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That’s Entertainment (Metallica – Lamb of God – Mastodon, 24/06/2009 Palalottomatica, Roma)

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Si possono dire tantissime cose sul più importante gruppo metal (anche quando non suona metal) insieme agli Iron Maiden degli ultimi 25 anni (nota per il webzinaro di ritorno che sta per aprire bocca : importante non vuol dire influente o bravo a suonare ma vuol dire – pensa un po’ – importante). Si può dire che non azzeccano un disco da (a scelta) 1, 13, 18 o 23 anni, si può dire che ‘Lars non va a tempo’, che ‘adesso che il metal è tornato di moda (? si?) si ributtano sul metal, questi incoerenti’, che ‘l’unico che sapeva suonare era Jason (eh?)’, si può dire – si deve – tutto il male possibile di due dischi come Re-Load e St.Anger, tra i peggiori dischi di tutti i tempi ‘pound for pound’ (parentesi: andatevi a rileggere le recensioni dell’epoca, e vedete chi ne ha parlato bene e chi male. Vi dice qualcosa?). Solo che poi arrivano concerti come questi, e allora è il caso di ribadire qualche banalità. Primo, che gruppi in grado di sfruttare la dimensione live come loro al mondo ce ne sono pochi. Non so quante band possano tirare fuori un coinvolgimento simile con una scaletta che, pur avendo l’accortezza di evitare in toto i 2 aborti di cui sopra, sembra pescare completamente a casaccio. Secondo, che ogni paragone con le “nuove leve” è per queste ultime imbarazzante. D’accordo che i gruppi spalla sono senz’altro penalizzati dal punto di vista del suono, e d’accordo che il Palalottomatica non è il massimo per la loro musica, ma se “il meglio del metal moderno” sono tizi come i Lamb of God, assolutamente incapaci nell’occasione di far distinguere due note in un’ora, allora è il caso di tenersi stretti i vecchi. Terzo, che c’è stato bisogno dei Metallica nell’ambito della musica pesante per riportare al centro-sud italia il concetto di “Spettacolo” nel senso più made in Usa del termine. Luci, fiamme, quel saper essere pacchiani senza esagerare, quella capacità di far passare inosservati limiti tecnici e di far accettare all’ascoltatore cose che magari ad altri non avrebbe perdonato. Last but not least, quegli anthem che non fanno mai male e la capacità di portare in un palazzetto a Roma gente di 4 generazioni musicali diverse. Insomma, tutto il male che si può dire resta valido, ma dal vivo deve necessariamente passare in secondo piano e di rivali ne hanno pochi. Per gli amanti delle statistiche: “Phantom Lord” e “Seek and Destroy” da Kill’em All, “Creeping Death” da Ride The Lightning, “Master of Puppets” dall’omonimo, “One” e “Dyers Eve” da …and Justice For All, “Enter Sandman”, “Sad But True”, “Nothing Else Matters” e “Of Wolf And Man” dal black album, più uno sfracello di pezzi dall’ultimo che -incredibile a dirsi- dal vivo rendono e non sfigurano poi troppo. Cover di “Stone Cold Crazy” dei Queen nel bis. Ma come avrete capito, non era questo l’importante.

P.s. Foto courtesy of Paolo Salvadori, Thanks man.

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