Bocelli ce vede // Coperti sotto al mare

Niente, inutile, nessuna intelligenza, neanche quella posticcia di chi si è costruito una credibilità, una cultura e tutto un mondo interiore comprando musicaccia e parlandone seriosamente può alcunché contro l’evidenza che, sul più bello, arrivano i Bambini a buttare tutto drammaticamente in merda. I Bambini con le loro Vocine e le loro Testine di cazzo che arrivano sempre a rovinare tutto, unioni felici e parrocchie serene, e festival di musica per adulti fino a quel momento disturbati al massimo da Dita Von Teese, la Befana Cadente – che almeno era tardi e avevano cantato tutti -, Rania Di Giordania (o Rana la Giordana) cui solo un islam ormai rammollito permette di girare il mondo elegante magra e vuota, e Le Du Bucione (la Clerici e Jennifer Lopez) che parlano di minchiate dopo che Jennifer Lopez è stata farsescamente annunciata come “la regina del pop” che io mi aspettavo Lady Gaga e per un attimo ci ho creduto e invece alla fine era solo Jennifer Lopez, porca merda; e insomma, dicevo prima di perdere il filo, che i festival sereni, già messi in guarda e sotto schiaffo dal fatto che nella serata di venerdì l’esibizione del mio beniamino Powia era stata disturbata da una piccola ballerina – certo molestata nel backstage da Bocelli che passava di lì e prima l’ha stordita con un acuto: MIO PICCOLO FIOOOOOR – e dalla presenza di Mas0ni, definitiva gufata sulla possibile vittoria finale di Povia (nota: per portarmi avanti col lavoro, scrivo parte di queste righe prima della fine del festival, quindi se so già che Povia non ha vinto è che sono un grande mago del cazzo, oltre ad averne l’aspetto fisico), questi benedetti festival sereni (e tre) oggi sono stati finiti dalla raffica di bambini-mostri, genia malvagia e deforme dei Tre Tenorini, che si è esibita con le loro voci bianche ed effemminate (i maschi) o da donna fatta ma vecchia e brutta (le femmine), e finendo in un micidiale coro che ha intonato tanto pe’ cantà (e l’Italia ha cantato con loro!), capeggiato da due bambini guappi e astuti che hanno fatto pure la scenetta prima di iniziare.

Bustenay Oded lo diceva chiaro nella sua opera sulle deportazioni di massa assire: tu dai in mano la macchina del festival a una donna di casa, e questo è quello che ti ritrovi, bambini, nani, portoghesi e cristicchi che insiste con quei maledetti minatori che cantano canzoni romane, ma così come non esistono negri italiani non possono esserci certo minatori romani perché a Roma non ci sono certo miniere, se non quelle di pasta alla gricia che però non miniamo direttamente, ma ce la facciamo portare da ristoratori indiani perché er culo CE PESA.

E infatti a me me pesa e ora sento il dovere di fare una vignetta, che farò male e stancamente per il motivo di cui sopra, ma dedicatemi un altro po’ di pazienza e da simbolo del male muterò fino ad essere lupo e rondine per gli occhi vostri. Parliamo di Musica! La cosa peggiore nella prevista vittoria di Skanoo è nella retorica puzzapiedi di Castaldo e della sua banda di furfanti che domani parleranno di come i talent show hanno ormai preso possesso del festival di Sanremo, come se questa fosse una cosa tremenda e scandalosa ed era veramente tutto bello e buono quando vinceva la loro Cinquetti (a proposito: grandissima versione di Non ho l’età l’altra sera da parte di quel fico di Miguel Bosé, gay pop every day in every way). La verità, oltre ovviamente al fatto che tutto il ’68 è una grossa bugia (come testimoniato da film di merda come Cosmonauta) e che Castaldo è prezzolato dalla Caselli, che in questo momento sta licenziando i collaboratori più stretti a causa della sconfitta della Ayane e sotto un cielo di tregenda in cui campeggiano gli occhi da serpente lesbico della De Filippi (giusto prima della fine del festival ha anche mandato Costanzo ad accertarsi con mezzi mafiosi che Scanu vincesse) grida vendetta puntando il dito al cielo e lunedì si sfogherà con gli stagisti, la verità, dicevo è che Ora posso amare, ora.. e che oggi pomeriggio uscendo da Ricordi, dove ingrugnito e inferocito, dopo aver valutato l’acquisto di un cd doppio di Bruno Lauzi sulla cui copertina campeggiava lui giovane come un coglione (Lauzi peraltro viveva vicino casa dei miei genitori, e spesso lo incontravo la mattina sul 64 quando andavo a scuola. Che tristezza. L’unica altra cosa che so di lui è che suo figlio anni fa partecipò a Sanremo con una canzone intitolata “Il re dei giocattoli”, che arrivò forse ultima, e che da allora uso per definire tutti i barboni un po’ industriosi che trafficano con vecchie ferraglie) e anche, inspiegabilmente, un cd di hit di Peter Gabriel intitolato hit, alla fine ho comprato senza un vero motivo The Filth and the Fury, mentre fuori dal negozio un gruppo di ragazzini scartava avido Re Nudo di Marco Mengoni e nel gesto di togliere la plastica dal cd c’era un po’ lo scartarsi di dosso tutta l’inutilità di quanti provano a dire qualcosa di intelligente su Sanremo, perché sprecarsi quando si può parlare in vinile degli Alternative TV, e la grandezza di Valerio Scanu che ha appena vinto il festival e, intervistato da Mollica, mostra di avere il passo dei geni ostentando che, in fondo in fondo, non gliene può fregare di meno.

(Straight to Hell dei Clash, a sfumare)

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