Speciale True Believers: Goldie

 

 

È il 1996 e Goldie è il padrone del mondo. Il suo primo album, il titanico doppio Timeless che raccoglie una serie impressionante di hit tra cui l’imprescindibile title-track, ha rivoluzionato il corso della musica elettronica, rifondando fin dalle radici l’intero genere drum’n’bass e determinando la nascita del suo (ancora più) schizofrenico upgrade denominato jungle, ha venduto fantastiliardi di copie e lo ha reso di fatto la prima (e probabilmente unica) superstar conosciuta a livello mondiale dell’underground breakbeat britannico: fisico scolpito da lunghe ore spese in palestra a sudare sangue sugli attrezzi, street knowledge inattaccabile, una faccia che vista una volta non te la dimentichi (grazie anche a entrambe le arcate dentali interamente incapsulate in oro, antica specialità dell’uomo da cui il nomignolo Goldie), ogni dettaglio nel mosaico Clifford Price si rivela eccellente per la consacrazione iconica, perfettamente vendibile alle masse affamate di nuovi idoli dopo che Cobain si è fatto saltare le cervella e la scena dei rave è stata brutalmente smantellata previa manovre repressive da Terzo Reich. L’etichetta Metalheadz (da lui fondata un paio di anni prima) va alla grande, la sua faccia è su tutti i magazine che si occupano anche solo lontanamente di musica, la sua presenza a qualsiasi party che conti qualcosa tanto matematicamente certa da far nascere sospetti su una sua inspiegabile ubiquità; è praticamente di stanza a MTV, tra il video di Inner city life programmato a spron battuto e il suo ghigno beffardo intercettato dalle telecamere di MTV News in giro per le feste più cool del pianeta. Si fidanza con Bjork, e quando il volitivo folletto islandese lo scarica si consola uscendo con Naomi Campbell. Nel frattempo trova il modo di lavorare al suo ritorno discografico, la cui uscita viene fissata per gennaio 2008. Saturnzreturn è nuovamente un (mastodontico) doppio, il cui primo CD è quasi interamente colonizzato da un’unica traccia – Mother, probabile prossimo oggetto di osservazione sulla nostra rubrica MATTONI – lunga più di un’ora, il tutto nella (nemmeno troppo) segreta speranza di dimostrare al mondo che la sua genialità andava oltre l’aver ridefinito un genere (come se poi ciò non fosse abbastanza…!). Senza contare peraltro la messe di ospiti “prestigiosi” di cui è infarcito il resto dell’album: Noel Gallagher in Temper Temper, KRS-one (lui sì, grande per davvero) su Digital, fino a David Bowie nella spettrale e Lynchiana Truth. Il disco, forse ancora più del precedente, rivela la straordinaria abilità di Goldie come arrangiatore, produttore e mago dello studio di registrazione in genere, un “tocco” letteralmente unico e una maestria tali da rendere doveroso e per nulla azzardato l’accostamento dell’uomo, per importanza e maestria, ad autentiche autorità del tenore di Phil Spector, Todd Rundgren, Barry Manilow o Isaac Hayes. Saturnzreturn è anche il suo lavoro più personale e sofferto, una lunghissima interminabile sessione di autoanalisi brutale e introspezione che non arretra davanti a niente, svelando i fantasmi più nascosti (Demonz), le paure più recondite (la profetica Chico – death of a rockstar) e le ossessioni più tormentose e dolorosamente private di un uomo disperatamente solo al comando (Mother, la straziante, splendida Letter of fate, probabilmente il suo pezzo più toccante di sempre).
Raramente disfatta fu altrettanto epocale: il disco non vende un cazzo e lui viene rinnegato dai fans (che volevano soltanto roba schizzata in tempi dispari per farsi salire la scimmia più velocemente) e spietatamente sbertucciato dal resto del mondo. La casa discografica lo scarica, dopo che nemmeno l’EP vecchio stile accontentaidioti pubblicato a mo’ di “scuse” pochi mesi più tardi (Ring of Saturn, che pure contiene una edit di Mother arcigna e angosciante, con tanto di video orrorifico annesso) riesce a far rialzare le quotazioni. A quel punto, sfruttando quel briciolo di popolarità che gli era rimasta e di cui godeva soprattutto in Inghilterra, tenta la strada del cinema: compare in Snatch e nel James Bond di Michael Apted, in entrambi i casi nei panni dello scagnozzo cattivissimo. E non recita neanche male, solo che chissà perché non attecchisce, non resta nella memoria; nel James Bond rimangono impressi più che altro i prodigi ipertecnologici e le megaesplosioni di uno degli episodi più rutilanti dell’intera serie, e in Snatch la sua presenza viene irrimediabilmente eclissata dalla parata stellare di facce da stronzi che è il resto del cast (Jason Statham, Vinnie Jones, uno strepitoso Brad Pitt versione zingaro, Dennis Farina, ecc.). Gli rimane da giocare la carta del pietismo pietoso: sulla sua triste storia di orfanello rimbalzato da un istituto di correzione all’altro costruisce un lacrimevole documentario autobiografico (When Saturn Returns, oggi introvabile) mandato in onda una sola volta da una rete inglese poi impietosamente dimenticato dal mondo, e nel 2002 partecipa al Celebrity Big Brother con dichiarazioni del tipo: “se vinco ho intenzione di devolvere il montepremi a tutti i bambini senza genitori del mondo. Ne hanno davvero bisogno“. È il primo ad essere sbattuto fuori dalla casa.
Da allora di Goldie raramente si sente più parlare – almeno a livelli di mainstream. Dopo Ring of Saturn escono un paio di compilation da lui mixate su etichette underground e, nel 2007, un album sotto uno dei suoi pseudonimi più noti (Rufige Kru) di cui ho faticato come un dannato per riuscire a leggere recensioni a proposito (pochissime, e quasi tutte su giornali non inglesi). Nel 2008 finisce sulla copertina del venticinquennale di Mixmag, assieme ad altri ventiquattro dj che han fatto la storia. Come un residuato bellico. Come un vecchio dinosauro che un tempo è stato grande. Lui è un genio, ma la sua parabola discendente è ancora più epica della sua arte.

Letter of fate

 

No-one ever said that living would be easier than
My letter of fate, I write, for I am
No-one ever said that waiting would be easy for me
That I can feel and touch and see

 
No-one ever said that living would be easy
Than me alone, and
No-one ever said that living would be

Alone.
There is no breeze around me.

Alone.
I can feel and touch and
See, for me

My letter of fate I rise for me
My letter of fate I write for me
Tonight.

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3 commenti su “Speciale True Believers: Goldie

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