Piccoli fans: BLACK BREATH

Il mio amico Gilberto (non ho amici di nome Gilberto, ovviamente) mi chiama esaltato e mi dice che deve TROPPO farmi sentire un gruppo. Gilberto è un fighetto impenitente che ha ascoltato death metal fino all’anno prima, poi ha scoperto il rock anni sessanta/settanta e infine è caduto dentro al postrock, abbandonando in toto le cose che ascoltava in precedenza. Mi ha chiamato perchè gli hanno passato il primo disco degli Haunted e sta pensando di tornare al metal. Siamo nel ’98. La mia trippa non è ancora così terribilmente debordante. Ho una vita sessuale regolare per la prima volta da quando sono nato. Li ascolto e penso di tornarci pure io, al metal, anche se non credo di essermene mai andato.

La cosa va avanti per una mezz’oretta, poi il metal torna dove stava. Gli Haunted continuano ad essere un buon gruppo, ma non sono gli At The Gates, e probabilmente non sono mai riusciti a superare il problema fondamentale dei loro dischi -cioè che nessuno dei pezzi venuti dopo la traccia 1 del primo disco (Hate Song) riesce a superare la perfezione della traccia 1 del primo disco.

Black Breath è la nuova novità nuova di casa Southern Lord. La musica di casa Southern Lord sta smettendo le proprie inclinazioni avant e cercando una propria innocenza di secondo grado, declinandosi in recuperi vintage di rara bellezza ed in nuove band con un tasso di aggro che quasi quasi a Greg Anderson non glielo sospettavi più (con tutto che cercare di ricostruire chirurgicamente il filo della cappella è davvero qualcosa di molto andersoniano). Da questo punto di vista Black Breath è davvero un acquistone, e piazzare il loro primo disco sul lettore ci porta in territori che la maggior parte della gente che ci siamo auto-venduti come importante se li può giusto immaginare mentre se le tira. Non che Black Breath lo sia, importante: piuttosto è un buon modo per ripescare certi dischi che hai lasciato nello scaffale dei non li ascolto più, non si sa bene su quale base, tipo la seconda fase degli Entombed o -appunto- Haunted et similia. Che diocristo scusa se è poco, e aggiungeteci pure che sono di Seattle e che come prima influenza su myspace citano i Poison Idea. E parimenti, ovvio, si abbeverano a quel genere di immaginario del cazzo da cafoni che ultimamente sta tornando in auge -stile 3 Inches Of Blood o Valient Thorr, per capirci: fate conto che il primo pezzo si chiama Black Sin (roba da quarta elementare) ed è sottotitolato Spit On The Cross (roba da terza media). Sono talmente dritti e dozzinali che a metà del disco viene voglia di rileggere Musil per compensare. Probabilmente nemmeno loro andranno mai oltre la traccia 1 di Heavy Breathing -o quantomeno la prima metà della traccia 1, dopo diventa pure un po’ palloso- ma visto quanto vi costa scaricarvi i dischi ultimamente vi conviene dargli una possibilità. Probabilmente il primo disco di Black Breath è DAVVERO la cosa che state cercando di questi tempi per far tornare al metal il vostro amico Gilberto per un paio d’ore. No scranno no party.

E comunque il miglior gruppo Black-qualcosa su Southern Lord continua ad essere Black Cobra. Sai che notizia.

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