PITCHFORKIANA – SPECIALE DEATH METAL (2): Aeon, Grave, Order of Ennead, Thulcandra, Trauma

AEON – Path of Fire (Metal Blade)
I dischi precedenti erano qualcosa sul genere versione europea dei Deicide con testi che al confronto Glen Benton è un chierichetto laureato ad Harvard. Qui provano ad ampliare leggermente lo spettro delle influenze andando a pescare dalla scena polacca dell’asse ultimi VaderDecapitated dei primi tre dischi, riuscendo a rileggere il tutto in modo efficace, coerente e personale. I testi sono deliziosi come sempre, e c’è pure un intermezzo atmosferico alla Nile dal titolo più stupido sentito negli ultimi mesi: Total Kristus Inversus.Grande album. 7.7

GRAVE – Burial Ground (Regain)
I vecchi dischi non è nemmeno il caso di ritirarli fuori come termine di paragone. Da quando i Grave si sono riformati escono con un nuovo album ogni due anni esattamente identico al precedente, logo e copertina puntuta da inferno dantesco compresi. Qualche sussulto di vita nel precedente Dominion VIII (decisamente un buon disco) ci aveva fatto ben sperare per il futuro, ma con Burial Ground si torna al solito piattume zanzaroso con testi da mongoloide, scritto e registrato modello ‘buona la prima’ e confezionato in fretta e furia nella speranza di turlupinare qualche reduce. Il fatto che loro siano stati tra i fondatori dell’intera corrente death svedese non costituisce un alibi per l’esistenza di prodotti del genere, ma – semmai – un’aggravante. 4.2

ORDER OF ENNEAD – An Examination of Being (Earache)
Progetto voluto da Steve Asheim in un momento in cui i Deicide erano in pausa forzata (forse Glen Benton era finito al gabbio, non si è mai saputo, comunque non poteva espatriare); dopo il debutto omonimo di due anni fa, An Examination of Being è il loro secondo disco. Quanto proposto è un death metal a forti tinte black con tempi di batteria da maratoneta sotto anfetamine (come è lecito aspettarsi dal personaggio), testi introspettivi portatori e generatori di paranoie assurde, assoli melodici da guitar hero giapponese e screaming vocals al vetriolo atipiche e malsane. Molto inquietante e non privo di un certo fascino perverso da culto minore. 7.3

THULCANDRA – Fallen Angel’s Dominion (Napalm)
Divertissement di Steffen Kummerer degli Obscura nato appositamente per plagiare i Dissection (ma dentro c’è anche qualcosa dei Necrophobic svedesi e dei dimenticati Eucharist), con tanto di intro identica a At the Fathomless Depths, gran dispiego di riff e accordature “alla Thorns” (il vero nume tutelare a cui tutti hanno rubato tutto), cover di The Somberlain finale e copertina di Kristian Wåhlin che per l’occasione torna a firmarsi con l’antico nom de plume Necrolord: il disco ideale per i nostalgici più disperati (ma solo quelli di bocca particolarmente buona) ora che l’ammazzafroci si è fatto saltare le cervella. Noi torniamo ad ascoltare gli originali. 5.2

TRAUMA – Archetype of Chaos (Witching Hour)
Ritorno della leggenda polacca con un altro tassello, l’ennesimo, di un percorso inattaccabile per coerenza, ispirazione e rigore, che sembra davvero non conoscere cedimenti. Death metal spaccaossa e svitacollo dal primo all’ultimo secondo (eccetto l’intro tastierata di prammatica), brutale e intenso, suonato con una foga e un trasporto che commuovono, tecnico senza mai eccepire, al passo coi tempi senza per questo dimenticare la vecchia scuola. Una benedizione. 8.0

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