QUATTRO MINUTI: BORIS and IAN ASTBURY – BXI (Southern Lord)

 
VIA 

Rockettaccio infimo che anche la più scalcagnata delle cover band da bar deserto si vergognerebbe, con chitarre fuzzose e la batteria che fa pata-pùm pa-tùm pa-tùm tipo rituale magico per poveri cristi; nel mezzo Ian Astbury in palese stato confusionale (doveva pagare la bolletta del gas?) che nel dubbio gioca la carta dello sciamano da tinello sperando di sfangarla il prima possibile – nella pratica: un bagno di sangue, tra rantoli e ululati da coyote afono che al confronto la reunion dei Doors è una freschezza. Un disco che non vale nemmeno il tempo del download, e manco mezzo dei byte che occupa nel cestino; se vuole essere uno scherzo di qualche tipo non solo non fa ridere né diverte, ma neppure riesce a suscitare fastidio o ribrezzo per quanto è grottesco: è soltanto un brutto disco di brutte canzoni rock. C’è anche una cover di Rain, però senza Astbury; è infatti sussurrata in punta di voce dalla chitarrista. Solito artwork poligonale/nebuloso di Stephen O’Malley. I Boris oltre la frutta.

STOP

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