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FOTTA: Down – Diary Of a Mad Band (adesso vedrai che tira fuori il corvo)



piacioni.

È rimasto solo un gruppo a fare rock in terra, e quel solo e unico gruppo sono i Nomeansno, i Down, gli Shellac, gli Ex, gli Zu, Zeus, i Black Mountain, Corin Tucker, dj Pikkio, le vuvuzela, Justin Bieber rallentato, i Marnero, Silvio Berlusconi, la piadina di mia mamma, ashared apil-ekur, i Valient Thorr, Fabius Leoni, Tom Hazelmyer, Danny and the Nightmares, Jeffrey Lewis, i 16, i Brutal Truth, il Trota, Antonio Cassano, Sly Stallone, Henry Rollins, i Dinosaur jr. e i Kvertelak. Ok, probabilmente non siamo ancora proprio ALLA FRUTTA ma se fate una lista dei primi dieci nomi di gruppi rock che vi vengono in mente, o quantomeno che vengono in mente a me, state pur sicuri che i cazzo di Down sono in pole position. Per larga parte è merito del loro secondo disco, il quale (considerato che Nola era considerato uno spin-off estemporaneo) è una specie di calcio d’inizio della loro vita come band principale dei membri coinvolti E ha certificato il declino artistico di tutte le altre realtà che fanno riferimento ai membri del gruppo. Posto che chiunque sia arrivato a leggere fin qui sappia tutto dei Down, rapido excursus in merito alle ALTRE band dei singoli membri:

Pepper Keenan

I COC escono a pezzi dall’insuccesso commerciale del loro disco più cafone, America’s Volume Dealer (uno dei loro più belli IMHO), e l’apertura della parentesi Down impone a Pepper Keenan di iniziare a pensare a tutt’altri cazzi. Detto fatto: il gruppo finisce in stato di animazione sospesa e pubblica soltanto nel 2005 il suo ultimo disco In The Arms of God, telefonatissimo ritorno al rock sudista peso in cui –molto evidentemente- la band sconta troppo il comando di Pepper Keenan e sembra esser voluta deliberatamente entrare in studio senza pezzi. Reed Mullin è già fuori dalla band da cinque anni. Un anno dopo il gruppo si scioglie nonostante il relativo successo del disco, per poi riformarsi con la line-up di Animosity sotto falso nome, rimettere in commercio i dischi accacì grazie al fanatismo maniacale di Greg Anderson (Southern Lord) e mettere in cantiere nuovo materiale nel quale non è escluso un ritorno di Keenan.

Jim Bower

Gli Eyehategod sono a un passo dallo scioglimento dal giorno della formazione del gruppo. Per gran parte è colpa dello stato di salute di Mike Williams (uno che va tranquillo nella top ten dei vocalist più angoscianti di tutti i tempi), il quale post-Katrina torna in galera per affari di droga; per parte è la vulcanica ubiquità di Jim Bower (batterista in –più o meno- tutti i gruppi del giro) a mettere la band in un angolino. L’ultimo disco di studio risale al 2000.

Kirk Windstein

Ai Crowbar non va molto meglio. Come tutti gli altri gruppi citati finora i Crowbar continuano ad esistere, ma l’ultimo disco è di cinque anni fa e seguiva di quasi un lustro il disco precedente. Tutti dischi della madonna, sia chiaro, ma supponiamo sia per l’assetto generale della band (che non prevede particolari abilità di scrittura, quanto la produzione di riff sabbathiani a ruota e le torturate parti vocali di Kirk Windstein).

Rex Brown

I Pantera si sciolgono nel 2003, dopo tre anni di tira-e-molla che seguono la pubblicazione del loro ultimo disco Reinventing the Steel, il primo disco della band a non essere un capolavoro dai tempi di Power Metal. Nel 2004 Dimebag Darrell viene ucciso sul palco a Columbus, Ohio. Rex Brown si unisce al progetto Down per la registrazione di II e ne diventa una sorta di informale colonna portante; trova il tempo per suonare il basso nei Crowbar per un paio d’anni e mette piedi persino nel disastro Cavalera Conspiracy prima di annunciare quel che passa come il primo gruppo di cui è protagonista, di nome Arms Of the Sun (nessuna registrazione ufficiale).

Phil Anselmo

Phil Anselmo è il primo a mettere il piede sulla porta quando si parla di scioglimento dei Pantera (non era chiaro manco se ci stesse dentro nel ’95, tanto per dire). Down II è soprattutto un suo disco. Nello stesso anno lancia Superjoint Ritual, che dura due dischi e due anni per sciogliersi in una bolla di sapone ancor prima che l’omicidio di Dimebag Darrell possa porre fine ai Damageplan. Finito il cordoglio per l’amico morto –arrivano persino informali accuse di istigazione all’omicidio-  continua la vita dell’Anselmo-mecenate, più o meno impegnato a far uscire i dischi dei suoi amici con Housecore e ad organizzare benefit per tirare altri suoi amici fuori dal gabbio. Lo zenit personale è probabilmente la sua apparizione con i riformati Alice In Chains per una singola esecuzione di Would?, un momento in cui era lecito sognare un domani migliore che si è scontrato con la mostruosa realtà dei fatti.

In tutto questo arriva Katrina e mette insieme un esprit de corps come mai prima a New Orleans, e il terzo disco dei Down viene tirato in piedi in fretta e furia. Da lì in poi Down esiste soprattutto come testimonianza di una scena musicale che fa capo ad una città che ha vissuto la sua parte di danni e si è rialzata a forza di orgoglio partigiano e solidarietà tra concittadini. A conclusione del tutto domani esce il primo live ufficiale della band, CD/DVD, che si chiama Diary Of a Mad Band –e che quindi già dal titolo è una cosa da piangere come dei bambini. Difficile, ancora una volta, mantenere un atteggiamento critico: per certi versi, considerati i trascorsi, è già un miracolo che i musicisti coinvolti siano ancora in grado di tenere in mano uno strumento. E invece mentre il disco si avvia alla conclusione si continua a pensare a Down come all’ultima vera espressione del rock in questa terra. Assieme a Shellac, Ex, Zu e un altro centinaio di persone e gruppi e cose, ma nondimeno.

11 Risposte a “FOTTA: Down – Diary Of a Mad Band (adesso vedrai che tira fuori il corvo)”

  1. Ho appena sentito al tg che Priebke è uscito di prigione per fare la spesa (si è comprato una scatola di carote e NOLA).

    Nola comunque è anche una città di cafoni in provincia di Napoli, sono certo che i Down pensavano a issa.

    FOTTA totale. Hai omesso di dire che sono tutti dei bei ragazzi. Il loro peggior disco a giudicare dal nome, quindi il quarto miglior rock album di tutti i tempi.

  2. sì ho sentito anche io questa cosa di nola come la napoli di napoli, comunque a prescindere dal fatto che sia vero -io di base cavalco solo la riva nord del tevere- insomma. sì. che son belli poi diocristo ho messo le foto apposta, mica per ingrassare gli hashtag -qualsiasi cosa siano gli hashtag.

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