Marnero – Naufragio Universale (pipponi)

Se voleste tirare una parentela heavy metal più o meno a caso tra il quarto disco dei Bachi da Pietra che sta per arrivare nei negozi e il revival peso e preso male del ritorno di Massimo Volume con un nuovo disco che tutti hanno ascoltato prima che uscisse, un tutti da cui ideologicamente ci vorremo distanziare diventando gli unici patetici sciovinisti del niente che non se l’ascolteranno manco dopo, o anche sì (non mettiamo limiti alla provvidenza), c’è il nuovo disco di Marnero, la vera Bologna violenta. Il disco è in vinile, ma volendo ve lo scaricate gratis su Bandcamp. Il principio di mercato su cui si fonda è il solito: DIY, DIY, DIY. Si chiama Naufragio universale, ha un bellissimo packaging a cura di Robert Rebotti, contiene canzoni con testi che potreste voler leggere prima di ascoltarlo, o dopo, o nessuna delle due. È difficile parlare di qualcosa che hanno già provveduto a mettere in giro gratis loro stessi, e non vorremmo mai che la nostra idea si scontrasse con la vostra (voglio essere l’unico a pensarla, cit.). È piuttosto chiaro invece che John D. Raudo, più o meno anche stavolta il protagonista della vicenda –come fu per Laghetto, non ci scorderemo mai di citarli- sembri arrivare addosso alla gente dritto dritto dal decennio prima. Da dieci anni a questa parte arriva sempre con dieci anni di ritardo. Che se in un mondo pre-revival avrebbero avuto un effetto di noia e sgomento, oggi sono semplicemente DEVASTANTI. Ti ritrovi a guardare a dieci anni di scarti mascherati da ipotesi post, mentre Zoster cita involontariamente Worms (Bloodlet) e ti scarica addosso una camionata di clichè appena appena rivisti che a vederli scritti sembra la peggior cosa mai scritta e invece, non so, ti mangiano. Solo il dolore conta, perché la malattia che hai è la vita. C’è un sacco di gente che si fa di poesia a cuor leggero per mesi e mesi, s’adagia, prende le ferie da se stessa e si ripresenta qualche mese dopo con una crisi d’astinenza da grevità posticcia e/o metal apocalittico esistenziale. Marnero è vecchia scuola, il suo suonare dissociato esprime il rifiuto di associarsi e il suo suonare altrimenti denuncia il bisogno di rifondare se stesso partendo da zero, cercando di annullarsi ad ogni minuto che passa ed arrivando alla fine del disco con un niente di fatto che ti fa sentire più nudo e vulnerabile di quanto ricordi di essere mai stato di fronte a un disco di metal corazzato (ibidem). Donnabavosa/Sanguedischi, Escape from Today, Trips Und Traume, In Limine, No Joy.

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