Calboni sparava balle così mostruose che a quota 1600 Fantozzi fu colto da allucinazioni competitive.


Sabato scorso ero in viaggio in autostrada e durante una sosta pisciata-panino-acqua-caffé all’Autogrill ho avuto il piacere di vedere un indie che leggeva Libero comodamente seduto da solo ad un tavolino. L’ho insultato pesantemente ma lui non ha sentito nulla perché alle orecchie aveva auricolari + Ipod a volumi da lesione permanente al timpano, ed allora ho capito tutto. Ho avuto l’illuminazione. Non poteva sentirmi perché stava ascoltando il rock per culattoni dei Drums (un valente collaboratore di Rumore li ha definiti così nella recensione di un gruppo rock perdente chiamato Cheap Time, dunque deve essere per forza vero che i Drums fanno rock per culattoni – anzi per ”culatoni” come ha scritto il valente collaboratore di Rumore) e voleva far finta di essere aperto mentalmente visto che l’impero berlusconiano è lì lì per crollare.

 

Sono andato a al banco dei libri e, all’interno di una copia a caso dell’ultimo, fantasmagorico parto letterario di Bruno Vespa 50 Special, ho trovato una manciata di pasticche di Prozac e BioY di Beatrice Antolini, il nuovo disco da duecento commenti circa su Rockit. Ho lasciato i Prozac a stagionare fra gli incredibili salumi nel banco frigo, ho preso il disco e sono ripartito, incurante delle urla di una vecchia signora che aveva visto tutto ed era rimasta parecchio schifata dalla scena. Non me ne fregava nulla, avevo il disco nuovo di Beatrice Antolini e non chiedevo altro che ascoltarlo. L’indie che leggeva Libero mi ha fatto davvero un bel regalo, anche se non sono sicuro che sia stato davvero lui a lasciare il disco della incolpevole Antolini all’interno del libro di Bruno Vespa. Comunque conta il pensiero.

 

E com’è BioY? Fa schifo, punto e basta. Anzi no, non fa del tutto schifo ma è parecchio imbarazzante. È un capolavoro. La Antolini è una culattona raccomandata e fa dischi perché ha i soldi. È un disco che scimmiotta modelli che hanno successo all’estero perché in Italia i musicisti non hanno fantasia. La gente non caga il mio gruppo ed io me la prendo con la povera Antolini, o con Vasco Brondi che tanto è uguale perché loro hanno successo ed il mio gruppo no. È il disco che cambierà le sorti della musica indipendente italiana nonché le giornate degli utenti di Rockit che lasciano duecentocinquanta commenti per dire più o meno cose del genere. Anzi no, scherzo. Non l’ho nemmeno ascoltato perché non ho avuto tempo, ma lo ascolterò prima o poi. Sono curioso di sapere se vale trecentoventi commenti (non ho tempo di leggerli tutti, ma ci vorrei provare). Luci accese anche di giorno e prudenza sempre, come diceva l’immenso Nico Cereghini (uno che per me c’è rimasto con le pasticche che giravano ad Ibiza nel 1988), e magari ascoltare a fondo prima di parlare di un disco.

 

Comunque attualmente sono troppo preso dal nuovo dei Negramaro, un disco di cui non so nemmeno il titolo perché c’è tutta una storia dietro. Un giorno camminavo per andare al lavoro ed ho visto un tizio che sembrava Diego Armando Maradona ed era vestito più o meno come un alternative di quindici anni fa (dieci/quindici anni fa si chiamavano alternative i tizi vestiti come si veste ancora oggi Luca O’ Zulù dei 99 Posse) ma sullo zaino aveva la toppa Boia chi molla. Si è fermato di colpo, mi ha guardato, ha estratto un disco dal suo discman (dieci anni fa/quindici non c’erano i lettori mp3 ma il massimo della tecnologia erano i walkman per i cd, ossia i discman), mi ha chiamato “negro di merda” e me l’ha lanciato addosso come se fosse una stella ninja, senza però fortunatamente colpirmi. Il cd in questione era una copia masterizzata senza titoli del nuovo dei Negramaro, ed io sono corso subito a casa ad ascoltarlo. Per un attimo ho addirittura pensato che fossero i Coldplay, i Keane. i White Stripes. gli Smashing Pumpkins con alla voce un ciccione pelato che parla di ammòooore invece di Billy Corgan che parla di amore & psicofarmaci, Justin Bieber rallentato dell’800%, i Klaxons rallentati dell’800%, Elton John che canta a squarciagola ai funerali di Lady Diana, ma poi mi son reso conto che non era vero ed erano solo i Negramaro. Insomma, ho pensato che fossero qualunque cosa tranne che roba bella ed originale, ed ho ragione. Il disco nuovo dei Negramaro è il declino di un gruppo (come se i Negramaro avessero avuto mai qualcosa di originale da dire), il declino di un uomo solo al comando che prova ad essere alla moda, crede di esser un artista ma non ce la fa proprio. Continuano imperterriti a passare in radio e in tv (tra l’altro, hanno pure il coraggio di dichiararsi vittime di un boicottaggio – come se accendere la radio ed imbattersi in un brano dei Negramaro fosse una cosa rara) , la stampa di regime dedica loro grande spazio, ma io continuo sempre a chiedermi il perché. Ed il bello è che i Negramaro quest’anno festeggiano i dieci anni di carriera e sono pure troppi.

 

Non finirò mai di ringraziare il Maradona con la toppa Boia chi molla e l’indie che leggeva Libero in Autogrill per avermi aperto la mente ed avermi fatto capire alcune cose importanti della vita. Ora sono una persona diversa, una donna diversa.

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