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8 Risposte a “promemoria”

  1. Non è vero, io da quando compro online compro di più e meglio (= più scelta, prezzi migliori). Aiuta anche il fatto che, dove sto, di bei negozi di dischi non ce ne sono.

  2. dove ce ne sono io ce ne sono diversi, di belli. cmq entrare in un posto qualsiasi e non trovare NULLA che volessi comprare mi è capitato tipo mai. sulla questione “prezzi migliori” non controbatto, ma sono d’accordo il giusto. comunque sono disposto a pagare due euro in più a disco per il privilegio di poter andare dal negoziante e beccare per caso gli shipping news tra gli scaffali.

  3. Nei negozi compro pure (quando ci passo davanti mi perdo in periodiche esplorazioni ed esco sempre con qualcosa, basta la consapevolezza che non devi chiedere – non sanno – e non devi ordinare, che tanto è inutile), ma solo roba in offerta. Non riesco a trovare un solo un motivo per pagare diciotto euri una roba che sull’interbwebs la pago nove. Allora spendo diciotto euri e mi prendo due dischi diversi, nel caso.

  4. In realtà sarebbe bastato già ricordare che “i dischi vanno comprati”. Figuriamoci, tuttogratis, tuttofacile.

    Amazon.it con i suoi sconti paraculi suscita consumismo sfrenato. Ho comprato o sto per farlo: Matando Gueros dei Brujeria. Il libro del papa. Un libro di saggi brevi di Keynes. Una rottura di cazzo di Kripke. Eric Priebke. I biglietti per Lazio-Albinoleffe. Un libro sulla storia d’Italia dal 1796 a oggi scritto da un inglese. Diario (riproduzione anastatica della rivista). Il greatest hits dei Take That (MANCARONE anni ’90, grandissimi TT l’altra sera a X Factor con Robbie). Quant’è profondo il vostro amore? Quanto dista? Quanto tempo?

    In ogni caso, compro poco (in generale, ma in particolare nei negozi) perché c’ho poco tempo di andare nei negozi belli (cioè RADIATION RECORDS qui al Pigneto) e Feltrinelli/Ricordi fa cacare. I ragazzi che per il rock’n’roll fanno discorsi tipo 18 euro vs. 9 e 90 non hanno capito un cazzo del rock’n’roll stesso e non lo meritano. Bulimici merdosi. E comunque non amo che le rose che non colsi.

  5. Negozi di dischi dalle mie parti non ce ne sono più. Sempre che non si consideri negozio di dischi “Mediaworld” o roba simile, cose a cui preferisco 100 volte il web.
    Non c’è più nemmeno il negozio dei metallari in cui non sono mai entrato. Da giovane per paura dei soggetti che ci bazzicavano. Da adulo per schifo verso i medesimi personaggi.
    Che poi on-line c’è di molto meglio rispetto ad amazon…

  6. Ma chi se ne frega, tutto sommato?

    Oh, comunque mi sono preso il nuovo disco dei Uochi Toki, debolissimo, l’ho tolto dopo tre pezzi, ho messo Mia Martini e ho rifiatato. No indie.

  7. Ma dai, ancora sta a dì er maiale, er suino. Ma che è?? Poi ve la piate co Brondi!

    In ogni caso, visto che l’ho pagato tipo dodici euro sani (temo quattordici, ma non ho più lo scontrino per fortuna), sta settimana lo risento e me lo faccio piacé.

    Comunque sto pian piano stilando una classifica dei dischi della madonna che gli indie (tipo anche me) non ammettono manco a se stessi di amare: 3. Libertines (primo album), 2. Mia Martini tipo una raccolta o La musica che mi gira intorno, 1. Vasco Rossi, Colpa d’Alfredo.

    Poi chissà perché tutti si infliggono apertamente TENCO CIAMPI e PAOLI.

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