zuismi

La prima volta che vidi gli Zu dal vivo non la ricordo nemmeno più. Sicuramente era già uscito Igneo, bellissimo disco su Wallace registrato da Steve Albini. Sicuramente il concerto fu abbastanza bello da rendere inevitabile tornare a vederli quando ricapitarono in zona. Dal terzo concerto in poi suppongo fosse diventata una routine, per me: da solo o in compagnia, andare a vedere gli Zu suonare ogni volta che capitavano nel raggio di cento chilometri. Per gli Zu la musica è sempre stato un affare estremamente serio: provare quotidianamente, registrare a getto continuo, un tour dietro l’altro, una collaborazione via l’altra. I locali che li ospitano tendono a riospitarli, le persone che li vedono tendono a rivederli. Nel mio caso era diventata pure una cosa per cui venivo sfottuto. Ho iniziato a dovermeli andare a vedere da solo. La top 3 dei concerti degli Zu che ho visto:

Al terzo posto un concerto all’Area Sismica dalle parti del 2003/2004. La band era carichissima e Jacopo continuava a fare battute -anche durante i pezzi, continuando a suonare e quant’altro. Il repertorio era ancora quello di Bromio ed Igneo, lo sarebbe stato ancora per un po’. Fu l’apice degli Zu per come ho imparato ad amarli: dei cafoni di Ostia che suonano precisi e violentissimi.

Al secondo posto l’unico Zufest che sono riuscito a vedere, al TPO di Bologna. Suonavano con Mats Gustafsson e da soli, Lightning Bolt subito dopo. Si erano costruiti un piccolo palco al centro dell’immensa sala del locale, sollevato di una trentina di centimetri da terra. La gente stava seduta tutta intorno. La gente era tantissima e i gruppi erano presi da dio. Fu una serata epocale.

Al primo posto c’è una data all’Hana-Bi di un paio d’anni fa, una delle ultime volte che mi capitò di vederli. Per i canoni di un gruppo indie-rock gli Zu erano arrivati: disco di successo su Ipecac, sempre più gente ai concerti, tour con Mike Patton in formazione. La musica era diventata molto più aggro, il gruppo aveva smesso di cazzeggiare dal vivo. Il nucleo dello show era composto di pezzi che la band suonava ogni sera da almeno tre anni –Ostia, Chtonian etc- ma per il pubblico di chi ascoltava da casa si trattava di dischi usciti da nemmeno sei mesi. Quella sera gli Zu fecero il loro miglior concerto tra quelli che ho visto. Il pubblico era composto perlopiù da indierockers casuali, ma non credo qualcuno se ne sia andato via insoddisfatto. Faceva parte del piatto anche un pezzo tirato giù di peso da Amplifier Worship (quando i Boris erano un grande gruppo). Quella sera la musica degli Zu era quella di una generazione di ascoltatori che s’erano rotti il cazzo di sorbirsi puttanate finto-avant ad ogni costo senza soluzione di continuità. Fu un concerto pesantissimo e concentratissimo. I tre membri della band non si guardavano in faccia.

Dopo quel concerto iniziò una specie di lungo addio agli Zu. Un solo altro concerto l’anno successivo (stessa scaletta), poi il gruppo ha iniziato a girare un po’ meno e ha moltiplicato i progetti laterali. Oggi arriva la notizia che Jacopo Battaglia, il batterista lascerà il gruppo dopo un tour d’addio a marzo. La band continuerà comunque a suonare.

è triste quando succede a quelli che ami, voglio dire. Il mio disco preferito degli Zu è Radiale. Seguono Igneo, The Way Of The Animal Powers, i dischi con Gustafsson e Takemura e Carboniferous.

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5 commenti su “zuismi

  1. Pingback: Vitaminic

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  3. Condivido tutto. Musicisti preparatissimi, devastanti dal vivo. Un fiore all’occhiello italiano.

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