Quella volta che mi son visto gli Slayer al cine

Beh, niente. Arrivo che gli Anthrax hanno già finito, perché io HO UNA VITA e qua iniziava tutto alle sette. Naturalmente sono solo: delle due persone a cui l’ho chiesto una è una conoscenza casualissima e l’altro è sposato con figli. Sono vestito come un diciassettenne, ovviamente un diciassettenne dell’anno in cui avevo diciassette anni: pantaloncini militareggianti larghissimi, felpa con cappuccio, un paio di Adidas bianche. Se avessi senso dell’umorismo mi piacerebbe notare che in realtà mi vesto così praticamente SEMPRE, quando inizia a essere abbastanza caldo per i pantaloncini. Alla cassa chiedono quindici euro. Mi chiedono se ho meno di venticinque anni. No, tra l’altro non sembra nemmeno –almeno credo. La cassiera è attempata. Ora tocca ai Megadeth, poi agli Slayer e infine ai Metallica. Quindici euro sarebbe una bazza assoluta, ma il concerto in realtà è a Sofia e qui siamo al cinema Eliseo di Cesena FC. La serata è parte di una serie di proiezioni in tempo reale in tutta Italia (i cinema aderenti) e probabilmente la prima volta in cui è possibile spararsi il concerto di quattro gruppi fighi via satellite in una sala con il dolby e i volumi sparati a manetta. Può starci, dico. Quindici euro in cambio di essere il primo uomo (insieme ad altri tot-mila, suppongo) a varcare la cazzo di ultima frontiera. Abbozzo, entro in sala, ho portato una moretti da casa perché in fin dei conti dio cristo è UN FESTIVAL e non voglio comprarmi la budweiser 33cl a settemila euro del bar del cine. O sì, dipende da quanto mi dura la moretti, giustappunto.
I Megadeth fanno schifo, o forse è solo che fanno schifo a me. Mai cagati i Megadeth, mi piacciono certe cose tipo Rust In Peace perché l’ho ascoltato in tempi non sospetti. Poi Mustaine ha un camicione bianco terribile e l’audio è equalizzato di merda, si sentono solo le chitarre altissime con la voce totalmente affogata e il basso che per quanto si sente l’avrei potuto suonare io davanti allo schermo. Un po’ di batteria. Non saprei dire se è colpa del cine o di chi trasmette o di chi altri. Di Megadeth non c’è più di mezzoretta, btw, poi uno spot e salgono sul palco gli Slayer. Tu immaginati cosa possono essere gli Slayer con le chitarre che coprono tutto il resto a parte un briciolo di batteria. La gente è DEVASTATA, un paio di metallari con addosso gli anni che ho io (e vestiti ancora più ridicoli di me) iniziano a fare mosh e salire sulle sedie e prendersi benissimo. Jeff Hanneman è il più grande chitarrista della storia. La situazione svacca totalmente quando si arriva a cose ingestibili tipo Raining Blood, poi il concerto finisce. Sono combattuto in merito al fatto di vedere i Metallica o meno, sai i Metallica etc. Decido di rimanere perché ho pagato quindici euro e nel giro di due pezzi son contento. Sul finale c’è un jammone allucinante con tutti che salgono e suonano una roba. È divertente. La gente s’è presa bene, i fan dei Metallica han fatto i fan dei Metallica e tutti s’abbracciano. Esco dal cine a un orario abbastanza decente per andare a spararmi una birra in solitaria –sfigato per sfigato, tanto vale andare a letto sbronzi.

Il 6 luglio i Big 4 (non è quel che penso, è proprio il nome del tour) suoneranno a Milano per la non imbarazzantissima cifra di 65 euro. Troverò una scusa per non andare, ma costano meno loro quattro insieme della reunion dei System of a Down, per dire.

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7 commenti su “Quella volta che mi son visto gli Slayer al cine

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  2. Rezpect per te. Comunque non è un’ultima frontiera: anni fa andai in uno squallido cinema romano a vedere, assieme ad altri sfigati, un concerto di David Bowie via satellite. Una rottura di cazzo assurda. In fondo mi son rotto le palle anche al concerto vero dei Metallica a Roma un anno o due fa, è dura ma non abbiamo più 15 anni. Megadeth mai piaciuti, ma il pezzo di Some Kind of Monster in cui Mustaine fa piangere Lars Ulrich è nella storia del cinema-verité.

  3. daniele il said:

    Cazzutissimo Jeff Hanneman. E difficilissimo da riprodurre.
    Reign in Blood è pura fregna.

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