QUANTO ERAVAMO DISADATTATI: il mio terzo tempo, il quarto e pure il quinto

The dark side of the spoon

Diciamo la verità: Max Pezzali all’ultimo Festival della Canzone Italiana non ha fatto una gran bella figura. Si è presentato con una canzone che cercava disperatamente di rinverdire i fasti dei bei tempi che furono senza rendersi conto che non siamo più nel 1994 e la gente è molto cambiata, sia esteriormente che interiormente. Tanto per dire, i giovani che erano giovani allora adesso non sono più giovani ed i giovani di oggi sono diversi dai giovani di allora, sono molto più giovani (con tutto ciò che ne consegue in termini di autentiche illusioni come “mi posso vestire male come mi vestivo male quindici anni fa, tanto mi apprezzano perché sono quello che sono ma soprattutto perché sono genuino”, “posso di colpo presentarmi con una canzone uguale a quelle che facevo ad inizio carriera, tanto io sono così e mi capiranno comunque” , “sono finito artisticamente da almeno dieci anni ma fortunatamente sono uno che sta simpatico alla gente e dunque perdoneranno ogni mio tentativo di raschiare il fondo del barile” e “sono il riccardone della canzone giovanilista italiana”)(dopo aver espresso un pensiero del genere mi gira la testa, rileggendolo non ci capisco nulla ma va bene così). È stato triste vederlo in quello stato, con la voce incerta ed un testo che parla di un ipotetico secondo tempo, ennesimo prototipo di metafora calcistica per annunciare al mondo una sua rinascita che poi non si sa se sia davvero giunta a compimento sul palco sanremese. Davvero triste, mi ha fatto male.

Eppure Max Pezzali resta sempre un grande ed io lo ammiro a prescindere. Con gli 883 ha scritto cose che sono state in grado di entrare nel cuore della gente e lo ha fatto usando un linguaggio il più semplice possibile. Le canzoni degli 883 parlavano di noi, un ipotetico noi che può comprendere sia chi le cose raccontate nei testi le ha vissute o le viveva sul serio che chi come il sottoscritto fingeva di schifare la poetica pezzaliana quando in realtà sotto sotto ne era un grande fan. E di fronte alle parole toccanti, alla magistrale interpretazione di Pezzali e alle melodie killer anche copertine inenarrabilmente inguardabili ed una produzione lo-fi fatta di suoni da pianobar (esemplare il caso di “Tieni il tempo”, all’epoca contrabbandata come la svolta big band degli 883 ma in realtà caratterizzata dagli stessi, bruttissimi suoni degli 883 che facevano tutto e niente con synth e drum machine – gli strumenti suonavano finti forse perché nella big band c’erano pure Saturnino, Paola e Chiara e Demo Morselli) divenivano cose di poco conto, dettagli a cui la gente non faceva caso perché l’importante era altro, l’importante era volare via.

Gli 883 (che poi erano lui e non una band, non ho mai capito perché Wikipedia nella pagina dedicata alla band afferma che quando Pezzali se ne è andato la band è rimasta senza frontman e si è sciolta per il contraccolpo dopo poche settimane) sono finiti nel preciso istante in cui Pezzali si è reso conto di non poter recitare la parte del ragazzo a vita ed ha cercato di scrivere testi un tantino più adulti e maturi, con conseguente tentativo di dare ai brani una veste sonora migliore mediante una produzione un tantino più pulita e ricercata. Si è persa la magia, si sono perse l’urgenza e l’immediatezza e nulla è stato più come prima, ed accanirsi andando avanti contro tutto e tutti è stato un grosso sbaglio (stendiamo a questo punto un velo pietoso sulla sua carriera solista, non vorrei mancare di rispetto al personaggio ma soprattutto non vorrei passare il resto della giornata a scrivere cose e a sputare sentenze alla cazzo di cane). Sul ritorno a Sanremo dopo quindici anni non voglio aggiungere nient’altro a ciò che ho detto in apertura del pezzo, avendo però l’accortezza di far mettere a verbale che io voglio un gran bene a Pezzali, ho enorme rispetto per lui e lo ritengo una delle dieci, quindici persone che sono state in grado di cambiare l’Italia negli anni novanta.

E alla fine di tutto, quali sbocchi potrebbe avere a questo punto la carriera del pur sempre grandissimo Max? I casi sono due: o sale sulla DeLorean di Ritorno al futuro e tenta la reunion della formazione originale degli 883 – un vero e proprio colpo gobbo che però necessiterebbe anche di un buon pusher che imbottisca di pasticche Mauro Repetto come ai bei tempi – per fare musica del tutto nuova ma che ricordi in maniera clamorosa l’originale, oppure tenta l’operazione autocover facendo uscire delle nuove versioni di suoi brani storici, riarrangiati finalmente in maniera decente per permettere di elevarli al rango di vere e proprie opere d’arte post tutto (magari ci potrebbe anche stare una terza eventualità – ossia fare le autocover di cui sopra dando però in mano l’intera produzione ad un Repetto totalmente fottuto perché ha dato fondo alla scorta di pasticche – ma potrebbero venirne fuori cose tipo una “Come mai” abbellita da bordate di droni che neanche i Sunn O)) in coca più di Fiorello quando conduceva Karaoke oppure una “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” con le basse frequenze talmente basse che ti fanno cedere di schianto gli sfinteri e sarebbe troppo pericoloso anche a livello legale). Altro all’orizzonte non vedo, ma posso anche sbagliarmi. Anzi, spero di sbagliarmi e spero che il prossimo album solista di Max Pezzali sia uno di quei capolavori che ti cambiano la vita. L’uomo se lo meriterebbe.

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8 commenti su “QUANTO ERAVAMO DISADATTATI: il mio terzo tempo, il quarto e pure il quinto

  1. due cose MOLTO importanti:

    -la prima è che avevo promesso pubblicamente che se qualcuno avesse scritto DRONI in un post di bastonate avrei chiuso il blog il giorno stesso. naturalmente me la rimangio, all’italiana.

    -la seconda è che visti i componenti dell’ultima formazione degli 883 apparsa sugli schermi, credo che la realtà superi di parecchio le ipotesi.

  2. Ho sempre apprezzato enormemente Pezzali per quel suo stile semplice elementare e immediato, molto “punk”. Anzi direi che gli 883 sono stati un grande gruppo punk italiano ( se si accetta l’idea che la musica popolare dev’essere appunto “popolare” e fatta/fattibile da tutti e per tutti e non necessariamente violenza sonora ). Neppure a me è piaciuto il pezzo presentato a Sanremo ma ho avuto l’impressione che lui si sia divertito e che questo sia ciò che gli piace fare, e allora lo faccia pure. Tanto come giustamente hai scritto, il nostro rispetto l’avrà sempre e comunque.
    Saluti 🙂

  3. BASTA LAME / BASTA INFAMI

    ossia

    “… direi che gli 883 sono stati un grande gruppo punk italiano ( se si accetta l’idea che la musica popolare dev’essere appunto “popolare” e fatta/fattibile da tutti e per tutti e non necessariamente violenza sonora ).”

    BASTA CAZZATE! Che sei, Nichi Vendola?!

  4. Beh evidentemente c’è chi non ha alba di cosa sia il punk e che ha interesse solo a offendere in modo stupido. un buon metodo per perdere utenza
    Saluti

  5. beh su questo hai pure ragione, io NON LO SO cosa sia il punk. la ragione è che a rigor di logica persino gli 883 sono “punk”.
    btw mi dispiace di aver perso utenza, davvero. io succhierei il cazzo a gandhi per un accesso.

  6. No, dai, scherzavo, parliamone

    ma VAFFANCULO! Come si fa il sottolineato in sti post der cazzo? Bè, il VAFFANCULO è da leggersi sottolineato comunque

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