RIVAL SCHOOLS – PEDALS (se lo sapevo smettevo in tempo)

(non è la ristampa di Power Corruption & Lies)

Quando uscì United by Fate, era il 2001, fu come se piovesse realtà dal soffitto della cameretta. La band che l’aveva inciso si chiamava Rival Schools e figurava come il primo progetto post-Quicksand di Walter Schreifels ad arrivare alla pubblicazione di un disco. United by Fate era una specie di informale rivincita dell’FM-rock su tutta una serie di movimenti di mercato volti a sommuovere l’impianto di base per farlo sembrare sempre più post (gli anni del crossover, At The Drive In etc): un disco che era bello senza essere qualcos’altro. A volte serve solo un bel disco. Serve a farci rendere conto che nonostante quel che importa alla fine della fiera sono le canzoni. Su United by Fate le canzoni c’erano alla grande, spaccavano più o meno tutte e hanno creato una base di fan insospettabili che ha tenuto abbastanza nel tempo da lasciare qualcuno col fiato sospeso alla notizia della reunion e/o di un disco nuovo. Me compreso, probabilmente: Walter Schreifels è uno dei miei scrittori di canzoni preferiti di sempre. Basterebbe Start Today, ma Manic Compression potrebbe essere semplicemente uno dei dieci più bei dischi rock di SEMPRE (voi e i vostri cazzi di bob dylans, diceva un tizio della mia città). Ma anche i periodi più opachi della sua carriera, tipo Walking Concert e il disco solista dell’anno scorso, pisciano sopra a chiunque. Il problema che abbiamo a questo giro, invece, è che il nuovo disco dei Rival Schools (titolo Pedals, etichetta PhotoFinish/Atlantic, copertina che sembra un Monet periodo cieco o un effetto blur casuale di Photoshop, o tutte e due) è una ciofeca. Un disco pensato composto e inciso con la seria intenzione di 1 suonare identico a United by Fate, 2 pagare la bolletta della luce e 3 (probabilmente) giustificare un reunion tour adunastronzi sufficientemente capillare. Nella fattispecie, Pedals contiene più o meno la stessa scaletta di allora (tipo: un pezzo tirato, un pezzo emo, un pezzo quasi-acustico e via daccapo) senza un briciolo della botta che stava dentro canzoni come Travel by Telephone o che so, Undercovers On. Sembra una specie di fiera della normalità o il primo disco di inediti di una cover band dei Rival Schools: non c’è nemmeno più il gusto di rilevare che sono, che so, meglio di tutto quello che li circonda, perché non è vero e perché anche se lo fosse non ci basterebbe. Difficile dire perché l’uomo non si sia tenuto questa raccolta di canzoni nella penna; la cosa più probabile è l’ipotesi 2 di cui sopra, ovviamente. E sia ben chiaro che se c’è un musicista che nel 2011 ha il diritto di passare all’incasso si chiama Walter Schreifels, anche solo per il culo che s’è fatto in venticinque anni di attività. Ma forse nel caso sarebbe stata più divertente una vaccata vera e propria, tipo Rival Schools performing United by Fate, pietra sopra e niente nuovo materiale. A questo punto, come niente, il prossimo anno uscirà un nuovo disco dei Quicksand.

 

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