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Live report, discone, sonno e Satana: The Sabbath Assembly + Earth (Init, Roma 27 aprile 2011)

Oh, era un pacco di tempo come diceva Pezzals che non uscivo la sera per fare assurdamente tardi dietro a quattro perdenti e davanti a un palco, e svegliarmi il giorno dopo più vecchio e stanco e manager di me stesso di prima, con un LP inutile in più a occupare spazio vitale e a creare disordine con la sua massa piatta buttata su un tavolo, da qualche parte.

Nonostante vita adulta, pioggia e tedio, alle 21.43 di ieri ho vinto me stesso e indossando una maglietta dei SATANIC SURFERS (regalatami da un tizio tipo nel ’97) con sopra solo un giaccone Burberry, rendendomi perciò perdente e sciattissimo, sono andato dopo decenni all’Init a vedere gli Earth (i Tèra), per l’occasione supportati dai Sabbath Assembly, parte dei No Neck Blues Band a quanto pare e a quanto effettivamente dimostrato dalla loro ritualità pagana e le invocazioni agresti e fricchettone a Satana e a Geova. Insomma mi sono comprato il disco alla fine, anzi durante l’esibizione degli Earth, e questo non è tanto un giudizio sulla qualità o meno dell’esibizione (lo è) né un consiglio sull’andarli a vedere o no, quanto semmai un consiglio, se andate, a non lasciarvi sfuggire la maglietta chic bianca col caprone d’oro sopra, che peraltro non si trova su internet perché io, che in qualità di braccino corto mi merito questa sfiga, per aver voluto risparmiare quindici euro ieri oggi ho buttato una mattina cercando in lacrime quella maglietta, che mai più ritroverò.

Le serate come quella di ieri riconsegnano noi stessi alla non-vita degli appassionati della Musica (in senso di rock, Shostakovich merda) e in genere di ciò che è molto maschile e molto futile come le chitarre elettriche settantone e i primi Pink Floyd, e le fattorie nel sud degli U.S.A. e le zingare diaboliche che erano 25 anni che non si vedevano in un film se non fosse stato per Drag Me to Hell l’altr’anno, porco cazzo.

Insomma, tanto scrivere per dire così poco, ma tanto altri bastonatori andranno a vedere il freak-show e gli staticissimi Earth e ne sapranno dire con maggiore competenza mentre a noi, così autoreferenziali nell’osare pubblicare cose del genere piene di riferimenti a incomprensibili conversazioni private, non resta che dire: VAJE

A.A.E.

P.S.: Il disco “Restored to One” dei Sabbath Assembly è di difficile reperibilità in vinile (in cd non ha alcun senso), costa 15 euro appena e ha una copertina bianca e dorata – che vedete sopra – e un vinile dorato – che non vedete-. Io fossi in voi me lo comprerei, tenete presente che loro ricordano Syd Barrett che incontra dei Fairport Convention maschi e satanici, l’Angelo Moroni, un vecchio spaventapasseri infestato e tutto sommato anche l’ironia di un film di Sam Raimi. Vedete un po’ che dovete fa.

3 Risposte a “Live report, discone, sonno e Satana: The Sabbath Assembly + Earth (Init, Roma 27 aprile 2011)”

  1. 1 oggi puoi andare tranquillo ed ammettere, soprattutto a te stesso, che la maglietta dei Satanic Surfers nel ’97 l’hai COMPRATA, fa comunque vintage.

    mo’ leggo il resto.

  2. Confermo tutto il bello sui Sabbath Assembly (e sulle vecchie zinchere) di cui ora voglio il vinile dorato che come un cojone non ho comprato (fa pure rima). Sugli Earth momenti salienti Dylan preso dal suo suono della sua chitarra divina che non vuole flash e cerca di scalciare il tizio autore dei flash e dopo qualche seconda la inquietante bassista donna violenta che si avvicina minacciosa al tizio. E poi sopratutto il bis fatto di un pezzo sconosciuto che uscirà sul nuovo album (a novembre la seconda parte di angels of etc.) che era un improvvisiazione meno calcolata e con dentro più sentimento e ricerca disperata. Quello è stato il vero momento metad(r)one.

  3. Per vincere il tedio e la piattezza della vita adulta ti consiglio, la sera, di fare un thermos di tè caldo e distribuirlo ai barboni che vivono alla stazione: è eccitante e ti viene a costare anche molto meno del biglietto di un concerto; per il fastidio della pioggia invece raccomando ombrello o più comodo k-way o succedanei.
    Daje!

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