Ciao, Nevermind. Hai vent’anni. Non li dimostri.

In occasione del ventennale di Nevermind (che cade il 24 settembre) è uscito uno specialone di Spin che fa più o meno il punto della situazione. Non l’ho letto ma ho ascoltato –disgraziatamente- la compilation in download gratuito con cui la rivista ha accompagnato il numero in uscita: si tratta probabilmente del disco più sbagliato dell’anno in corso, il quale già di suo potrebbe passare alla storia come l’anno dei dischi sbagliati.
La cosa, con Nevermind, è che è davvero un disco di cui la gente parla avendolo ascoltato. Di solito la gente parla a vanvera, mentre in questo caso ci sono persone che senza sforzo l’hanno comprato un paio di mesi dopo l’uscita e continuano a sentirselo settimanalmente da allora. Non fa proprio parte delle verità assolute della nostra generazione, ma quasi. Se hai davanti una persona che ha comprato dischi in vita sua E ha più o meno trent’anni, non può dire sinceramente una cosa tipo “non ho mai ascoltato Nevermind da cima a fondo”, il che per qualsiasi altro disco probabilmente non vale –anche per i Beatles. Che so, io posso tranquillamente dire di non avere MAI ascoltato Revolver dalla prima all’ultima canzone, e anzi ringrazio il pubblico di avermi fornito la sponda per poterlo dire ora: non ho mai ascoltato Revolver dalla prima all’ultima canzone. Invece, non so bene quale sia il motivo (o forse sì), NON puoi fare a gara a chi si è sentito più volte Nevermind, perché a volte ti trovi contro dei pazzi furiosi che hanno in carnet sedici milioni di ascolti e ancora stanno lì a periziare i singoli passaggi come se fosse l’unica cosa che abbia senso risentire. Quello che abbiamo fatto (un po’ per celebrazione e un po’ per scrivere “Nirvana” sul nostro blog e un po’ per ricordarvi che c’è un disco-compilation messo in download gratuito da Spin che si chiama Newermind e come si può desumere dal titolo È IL FIGLIO DELLA MERDA) è stato raccogliere pezzi dagli amici nostri e metterli qui sotto. Ad ognuno è stato chiesto “scrivimi tre righe in cui mi dici la prima e l’ultima volta che hai ascoltato Nevermind”. Il concetto di “prima volta”, di “ultima volta”, di “ascoltare un disco” e soprattutto di “tre righe” variano a seconda della sensibilità dei singoli. È venuta fuori una cosa molto lunga, per la quale i prossimi giorni ci prenderemo due minuti e raccoglieremo in una sorta di ebook collettivo. Nel ringraziare chi ha partecipato, Qualora vogliate partecipare all’ebook, mandateci un contributo all’usuale disappunto(at)gmail.com.
Non credo di essere il più adatto a tirare le somme, ma credo che alla fine di tutto ci sia una morale. Un grazie speciale a tutti quelli che stanno qui sotto. 

Nel ’91 avevo nove anni e va bene essere giovani e alternativi, però a nove anni i Nirvana ancora no, dai. Sarà stato il ’97, anzi, era sicuramente il ’97, l’anno della Smemoranda nera, me lo ricordo perché Manuel in un giorno imprecisato di luglio aveva disegnato una croce al contrario e la scritta Enfield 1997 tutta gotica: la nostra prima vacanza studio, la sua verginità smarrita tra le gambe di una punkabbestia spagnola, io che mi siedo sul pullman di fianco a lui, penultimo sedile, da Enfield a Londra sono tre quarti d’ora di pullman, lui che tira fuori il walkman e ci infila dentro la cassetta col bambino pesciolino e mi chiede: Li conosci questi? E io: No. E lui chissà cosa pensa, comunque mi passa un auricolare e io mi ascolto tutto Nevermind per la prima volta nella mia vita con un orecchio solo, il sinistro, mentre Manuel lo sa già tutto a memoria e fa Dave Grohl con le mani sulle ginocchia e in tre quarti d’ora da Smells Like Teen Spirit a Something In The Way arriviamo a Londra, la prima volta che vedo Londra nella mia vita, l’estate del 1997, quindici anni, già. Poi niente, sono tornato in Italia e mi sono comprato il cd originale a novemilanovecento lire e lo so ancora tutto a memoria, come credo chiunque. Comunque In Utero è più figo, dai.
simone rossi

la prima volta che ho sentito Nevermind avevo sedici anni. Mi arrivò sotto forma di cassetta da una ragazza vestita come una segretaria ma con l’atteggiamento più dark che ho mai visto. Il disco mi faceva paura. Lo ascoltavo col walkman come si fa con ciò che non si comprende. Ero rapito da quella voce e dal fatto che non c’erano assoli di chitarra. La copertina, con quel pisellino di fuori e il dollaro svolazzante, mi faceva impazzire. Le strofe mi rimanevano in mente, cercavo di capirne il senso, non lo capivo. Scoprivo. Rimanevo spiazzato ed esausto. Ma sapevo che mi stava dicendo qualcosa.
L’utima volta che ho sentito Nevermind è stata un mesetto fa in metropolitana a Milano, precisamente nel tragitto da Duomo a Sesto Marelli per andare a lavoro. Erano le 8.15 del mattino ed ero in mezzo a gente scazzata, piena di malessere e rancore. Come spesso faccio ultimamente nella mia testa ho cantato a squarciagola ogni singola strofa senza muovere un muscolo facciale o dare a vedere che mi divertivo. Mi è parso perfetto e sincero come non mai. è uno dei suoni della mia vita. Mi sono quasi commosso.
Ray Banhoff

Scrivi tre righe su Nevermind? La prima volta che l’hai ascoltato e l’ultima. Facile. L’ultima non la so, nel senso che il concetto di ascoltare (non sentire, come fate voi con i Fleet Foxes) è impegnativo. Penso siano passati anni da un mio vero ascolto di Nevermind. E presumo sia una colpa. Diverso se mi avessero chiesto: di recente hai sentito Nevermind? Beh sì, qualche pezzo e non solo grazie a Giulia Salvi e Rock In Translation. Sulla prima domanda, invece, sono sicuro: ero alle medie, in seconda. I miei compagni già amavano l’intollerabile menata di Guns e Metallica. Robe così. A me facevano abbastanza cagare (il decisamente è arrivato poco dopo). Un illuminato, di terza, mi passò la cassetta. Rimasi, tipo, sconvolto. Una roba che, pur avendo amato i Nirvana (e ritenendo Cobain una roba necessaria per l’eliminazione dell’inutile epica), non mi è più successa, anche se, durante i primi anni del liceo, ho sempre messo Bleach fra i miei dieci dischi preferiti. In realtà io, grazie a Nevermind, ho scoperto i Nirvana. E, cercando foto o notizie sui Nirvana, ho trovato gente con magliette di Sonic Youth e Pavement. Quindi ho scoperto il mondo che volevo ascoltare. E non sentire. Per me, Nevermind è più nonno che genitore. Ma di quelli da album fotografico.
Marco Delsoldato

1991: mia mamma all’epoca ancora ascoltava i dischi. Io avevo 14 anni e ascoltavo Alice Cooper, Bon Jovi e Skid Row a manetta. Un giorno mi fa: “Ti ho tenuto via questo articolo del Corriere che parla di un gruppo di quelli lì che piacciono a te, quelli coi capelli lunghi. Dice che in America sono famosissimi”. Allora io e il mio amico Carlo, con cui all’epoca compravamo Hard e Flash (una volta lui è riuscito a farsi comprare da un amico più grande il numero di Playboy con Stephanie Seymour in copertina, che me lo ricordo fortissimo ancora adesso e a cui ho dato i migliori anni del mio onanismo), siamo andati alla Virgin di Piazza del Duomo e abbiamo comprato Nevermind tutti contenti. Poi siamo andati a casa sua e l’abbiamo ascoltato tantissime volte di seguito. Non è che c’avesse convinto un granché subito, che a noi ci piaceva 18 & Life, mica quella roba lì che non si capiva bene. Però mi ricordo che a me m’aveva gasato quella più veloce di tutte, che diceva gappanaueiiiiiiiiiiiiii. L’anno dopo è uscito Vulgar Display of Power e allora sul cd di Nevermind, per me, potevano pure friggerci le patatine. E infatti poi pure Ciccia Romanotti di 3°F, due o tre anni dopo, era lì in fissa per Kurt. Lei gappanauei la skippava, ma non era quello il punto.
Federico Bernocchi

La prima volta che ho sentito Nevermind dall’inizio alla fine ero in gita.
Terza liceo. Verso Arezzo, o verso l’Umbria, non ricordo.
Cassetta copiata. Abbiamo mandato la nostra compagna più carina dall’autista implorandolo di togliere la radio e farci ascoltare Smells Like Teen Spirit.
L’ultima volta una settimana fa, dopo aver chiesto su twitter “Preferite Nevermind o In Utero?” e aver pensato tre ore alla risposta da darmi.
Massimo Fiorio

La prima credo fossi in casa di mio padre intorno ai quattordici anni, ero un po’ fissato con il punk, il solito dei Clash Pistols Ramones, sono sicuro mi disse “Ora ti faccio ascoltare una cosa” e mise su Nevermind. Figurati, un quattordicenne che ha appena cominciato a suonare la chitarra si ritrova Smells Like Teen Spirit nelle orecchie; lo ascoltai per molti mesi a venire.
L’ultima sinceramente non la ricordo, è probile risalga a più di un anno fa, forse due, ma questo non vuol dire che non lo ricordi ancora a memoria.
Tob Waylan

Parlare del mio primo ascolto di Nevermind significa sottoporre all’ennesimo bagno di sangue la mia reputazione musicale (trattandosi dell’ospitata in un blog in cui dovrei avere più o meno la credibilità di uno che apprezza Francesco Renga periodo belcanto, me ne farò una ragione).
Per l’ascolto dell’intero disco dovetti aspettare l’acquisto della cassetta originale (la Si*e di allora sarebbe contenta), giunto con notevole ritardo come mio solito. Niente folgorazioni, come sarebbe stato per Mellon Collie poco tempo dopo e come era stato per il coevo Ten dei Pearl Jam (su cui invece ero arrivato prima, tramite nastro di provvidenziale Amico Esperto). Il contesto spesso fa molto: se al ricordo della rockoteca dove ho sudato le prime camicie a maniche corte ballando Smells Like Teen Spirit sono tutto sommato affezionato (ma quanto tempo prima di capire che a quelle consonanti urlate a casaccio da tutti andava sostituito “a denial”…), il primo approccio con le altre canzoni era avvenuto alla rinfusa, nell’estate successiva al noto colpo di fucile e successiva iconizzazione, attraverso compilation autoprodotte fatte suonare su stereo portatili da giovani fans di Vasco e Queen e ragazzine con il diario appena ripulito dalle foto di Jim Morrison, nelle pause tra un limone e una corsa su motorini assai più truccati del Cobain più estroso (di certo con meno ironia). Mi sentivo escluso da tutto quanto: pogo, limoni, marmitte, culti.
I Nirvana in seguito (ma non a causa di quanto sopra) (o forse sì? conoscerli a cadavere già freddo può aver offuscato il mio giudizio e i miei sentimenti e avermeli fatti considerare in modo diverso da altri?) non sarebbero mai stati “il mio gruppo”. Quello che per un periodo sovrastava tutti gli altri, quello che parlava proprio a me. Non c’è neanche stato un momento preciso in cui mi sono innamorato di Nevermind. Semplicemente, i suoi pezzi si sono infiltrati nella mia vita di soppiatto uno dopo l’altro negli anni, in ordine causale, disvelandosi e regalando un’epicità immeritata a momenti che capitano a tutti. Un video visto in tv a notte fonda da sbronzo. Il dormiveglia di un viaggio in macchina interrotto bruscamente da uno degli inizi di lato B più folgoranti e crudeli. La scelta di canzoni da infilare in un nastrone per le vacanze. L’apertura di un mp3 a caso dalla relativa cartella per ripulirsi dentro dopo aver letto l’ennesimo panegirico di In Utero con annessi strali a Butch Vig (uno che ha prodotto anche Siamese Dream: in pratica ho più ricordi con lui che con un qualunque zio).
Quel che è certo è che Nevermind suonava allora e negli anni ha continuato a suonare perfetto così com’è: per chi è poi rimasto fan di Vasco o di Albini, e anche per uno come me che ora come allora spinge play e ascolta quella voce quegli arpeggi quelle stilettate e canta quei testi che non ha mai imparato per bene e muove la testa e spesso piange e a volte si gasa. Sempre con quella sensazione di fondo di non entrarci per un cazzo, eppure.
L’ultima volta che ho sentito Nevermind è mentre scrivo queste righe, perché è impossible parlarne senza riascoltarlo (e se anche così non fosse, le righe secondo chi me le ha chieste dovevano essere “tre” e ho già sforato. Chiudo male. Purtroppo c’è chi ha chiuso peggio).
Disorder

Non riesco a ricordare la prima volta che ho ascoltato Nevermind perché tipo dalla terza media (ovvero il 1994) in poi l’ascoltavo sempre da cassette di altri che senza alcun motivo plausibile non sono mai riuscito a copiare. E non ricordo quando fu la prima. Però ricordo la prima volta che l’ascoltai dall’agognato CD, sarà stato in quarto liceo quindi tipo nel 98/99 e mi ricordo l’esaltazione di sentire finalmente a cannone quelle chitarre e mio padre che mi disse “c’hanno delle belle chitarre questi Nirvana” perché lui alla fine sapeva solo del suicidio le droghe amy winehouse etc. L’ultima volta che ho ascoltato Nevermind sarà stato tipo 5 anni fa era così rigato che non si poteva sentire, rosicai e tutt’ora ancora devo riascoltarlo per intero. A sto punto mi prendo sto “remaster” e butto il cd copiatomi dal mio compagno di liceo Francesco Colangeli ciao Francesco!
Dj Pikkio

Me lo portò il fratello della Susy, registrato su una cassetta. Per quanto mi tormenti, non riesco a ricordare come si chiamasse, il fratello della Susy: mi dispiace, fratello della Susy, mi ricordo benissimo tua sorella e non te, eppure sei responsabile di una fetta importante della mia educazione musicale. Comunque, me lo portò il fratello della Susy, venendo a casa mia in bici. Andavamo in bici dappertutto, noi, nessuno aveva il motorino. Arrivò a casa mia (Riccardo? Stefano? Oh, niente, non mi viene) con la cassettina registrata.
Con i Nirvana ho sempre avuto questo rapporto di leggero distacco, che in retrospettiva forse mi salvò i nervi quando Cobain si sparò in testa. Certo, l’anno dopo sparì Richey Edwards, e lì i nervi mi cedettero comunque. Mi piacevano, i Nirvana, ma a volte non li capivo: non capivo le scariche di rumore bianco all’interno dei pezzi, non venivo dai Sonic Youth e mi erano estranee; non capivo i pezzi più rumorosi; non capivo tutto. Ma che Nevermind fosse una bomba, quello sì, lo capii subito. In capo a una settimana lo sapevo tutto a memoria, con buona pace di Weird Al Jankovic e dei suoi perculi all’indirizzo della dizione di Cobain. Ero, già allora, il tipo di persona che si attacca a un disco e lo ascolta ossessivamente: era più facile, non c’era Internet, non c’erano gli mp3, ogni disco era a suo modo una conquista.
Non ricordo l’ultima volta che l’ho ascoltato, doveva essere anni fa. Non ho mai posseduto l’originale: né di quello, né di In Utero. Bleach invece sì, quello me l’ero comprato, anche se ascoltavo solo due pezzi, About a Girl e Love Buzz. Ma quella è un’altra storia, un altro disco.
Giulia Blasi

Qualcuno dovrebbe scrivere qualcosa, se nessuno l’ha ancora fatto, sugli anni delle scuole medie come palestra di ruoli sociali.
Nella scuola media Dante Alighieri di Selargius l’integrazione passava per i Take That.
Alle scuole medie ho fatto un serio tentativo di integrazione sociale. Sono arrivata in quarta ginnasio a settembre ascoltando i Take That. A ottobre avevo una camicia di flanella a quadri appartenuta a mio fratello e una cassettina di Bleach. Se c’è qualcosa di più vicino al salto quantico, io non ci sono passata.
L’anno dopo avevo anche Nevermind.
L’ultima volta che ho sentito quel disco eravamo in macchina da qualche parte tra Ancona e Milano e non ascoltavo Nevermind da un po’ più di dieci anni, perché i dischi dell’adolescenza li consumi con un’intensità tale che poi dieci anni sono il minimo per poterli ascoltare di nuovo come dischi e non come un bigino delle proprie vicende autobiografiche. Quello di cui non hai idea da adolescente, è che bisognerebbe scegliere con cura a quali dischi dedicare gli amori ormonelli di quando la musica è la cosa più vicina ad una forma di definizione di sè che si possiede. Mica per altro: è che scoprire che una parte del proprio cervello per tutti quegli anni si è dedicata con zelo gesuita a mantenere intatto il ricordo di ogni singola parola – a non perdersi un attacco, a ricordarsi tutto come se ci si fosse alzati sei minuti fa dal pavimento davanti allo stereo nello studio di fianco alla cucina – ha qualcosa di inquietante.
Pensa se mi fosse successo con Nobody Else.
Tostoini

La prima volta che ho sentito i NIRVANA è stato con il video di SMELLS.. su Videomusic, un po’ come molti ragazzi del periodo; io, all’epoca ex-metallro, ero rimasto affascinato dalle sonorità di questi tipi americani che sembravano il mio gruppo preferito di allora, i MOTORPSYCHO. Il giorno dopo andai a comprarmi il vinile al negozietto di dischi del mio paese (ora ci hanno fatto un bar). L’ultima volta che ho sentito Nevermind è stato quando mi si è rotto il mio primo giradischi, circa due anni dopo.
Luca Benni

La prima volta che lo sentii fu ai tempi in cui Come as You Are era un singolo di successo e piaceva a mio fratello che s’era comprato il nastro. Della prima volta ricordo che Come as You Are era già la meno bella. L’ultima volta che l’ho sentito per intero è stato un annetto fa, quando sono finito in mezzo a una discussione su internet e mi hanno passato un mediafire con i rough mix (i celeberrimi nastri non remixati da Andy Wallace). L’ho riascoltato tutto per capire dove erano le differenze tra le due versioni, ma credo sia un fake –oppure le differenze ci sono ma le riescono a sentire solo i cani.
Francesco

Gli umori adolescenziali hanno l’odore del sesso e del sentirsi in nessun posto tranne che qui, ora. “Smells like teen spirits” per me è LA prima volta, è avere 16 anni, le prime sigarette mi fanno girare la testa, le lacrime per empatia sono vere, la pancia fa proprio male per inadeguatezza. “Nevermind” non ha tempo, è un momento, non importava se era uscito 7 anni prima e Kurt Cobain era morto da 4. E’ da allora che non lo ascolto, dentro ci sono un sacco di ormoni scatenati, che oggi, boh, da quando ho conosciuto un ragazzo che fuma Winston blu non ci ho più pensato.
Livia – Casa del Disco

la cassetta coi titoli scritti a penna che mi mandò lisa dal new jersey dove aveva registrato quest’album che andava fortissimo in america e io alle medie ero nella sezione di francese non ci capivo niente un frastuono bassi buio cose che non facevano prevedere nulla di buono chissà cosa aveva da urlare quel tipo e due anni dopo mi sono tagliata i capelli da sola e ho venduto la chitarra classica per un’elettrica e urlavo anche io e in inglese e tanto
Byronic

Scoprii Nevermind così in ritardo che nessuno osava più venderlo a prezzo pieno. Una volta mi trovavo in un negozio di dischi con un’amica fissata coi Nirvana. Prese in mano Nevermind e urlò: “PERCHÉ TI SEI SPARATO, COGLIONE”. Oggi non ci frequentiamo più.
Pop Topoi

Avevo 18 anni e vivevo nella profonda provincia marchigiana nel 91, non avevo fratelli maggiori o amici fichissimi che mi indirizzassero verso ascolti musicali decenti. Quando uscì Nevermind ovviamente non me ne accorsi, perché passavo le giornate chiuso in camera a imparare a mixare vinili di orrenda musica house-commerciale con la mia consolle appena comprata. E anche se le avessi passate altrimenti da noi non arrivava nemmeno radio DeeJay, figuriamoci MTV. Se alla radio si sentiva Ligabue c’era quasi da ringraziare. Quindi il mio personalissimo ventennale del primo ascolto di Nevermind sarà l’anno prossimo, perché risale al 92, quando avevo appena messo il naso fuori da casa per fare l’università. Era un giovedì sera invernale che non c’entrava niente, in una discoteca perugina dove mettevano la musica orrenda che io di giorno mixavo senza sosta. Ero ubriaco da varie ore, quando dalle casse partì inatteso, secco e potente l’attacco di Smells Like Teen Spirit. Praticamente un’esplosione atomica che si portò via per sempre il mio cervello e mi fece passare la sbornia. Finita la bolgia in pista mi trascinai fino alla consolle del dj, con gli occhi sbarrati, a chiedere cosa fosse quella roba. Il giorno dopo ero in un negozio di noleggio cd (una stagione breve ma intensa) ché i dischi allora costavano tanto, i soldi erano pochi e prima di prenderne uno che avresti posseduto per tutta la vita era meglio farsi una cassetta, ascoltarselo bene e poi eventualmente decidere di passare all’esoso all’acquisto. Con Nevermind questo processo fu molto meno riflettuto, roba di giorni. Da quella volta iniziò la mia seconda vita musicale e anche la seconda parte della mia “carriera” da dj. Quelle che fra alti e bassi continuano ancora oggi.
Benty


Io avevo già Bleach, prima di sentire Nevermind (sai le robe che una volta c’erano i negozi di dischi e dentro i commessi che ti consigliavano roba di cui non si leggeva no?). La prima volta che lo vidi, e parlo del cd, era a un negozietto vicino casa, ma presi la colonna sonora di The Commitments, avevo solo 15mila lire e le spesi lì.
In radio poi, un pomeriggio partì questa canzone, con un riff essenziale di 4 accordi a loop che faceva la canzone, a un certo punto diventava sempre piú fragoroso, metallico. Era Smells like teen spirits ed erano i Nirvana. Ricordai di Bleach e aspettai la paghetta successiva per comprarlo, nel frattempo ero andato ad affittare il cd e a farmici la cassetta per il walkman.
Credo sia il disco che ho più ascoltato nella vita con Sergeant Pepper (e per me difatti Cobain é il più grande scrittore di melodie con Lennon e McCartney), e, tra tante cose che ho smesso di fare quella di ascoltarlo è una cosa che non ho smesso mai.
Territorial Pissing, esce forte dalle casse mentre ho scritto ste dieci righe.
Giorgio P

Avete presente il famoso cugino? Quello più grande, quello che ha fatto un sacco di cose prima di noi, quello che all’occorrenza ci difendeva dai bulletti nel campetto? Quello che tutti millantano di avere?
Beh, io lo avevo davvero.
Ed è stato lui a farmi ascoltare Nevermind per la prima volta.
Avevo forse 13 anni, i maglioni lunghi fino alle ginocchia, i jeans calpestati da un paio di scarpe da tennis ed ero cresciuta a pane, Beatles, De Andrè e Pink Floyd da una parte e Madonna e Billy Idol dall’altra e dunque ricordo distintamente il mio stupore quando ho ascoltato per la prima volta l’indimenticabile attacco di “Smells Like Teen Spirit”, il colpo di fulmine immediato per Lithium, e l’attrazione irresistibile per quei suoni del tutto nuovi, per quella voce roca, tremula e un po’ disperata per quel dolore urlato, quasi ostentato, sapientemente tradotto grazie ad un vocabolario scalcinato.
La prima volta è indimenticabile, si sa.
A volte lo è anche l’ultima. Non nel mio caso però. Il grunge ed io ci siamo sempre voluti un gran bene ma come spesso accade, abbiamo preso strade diverse.
Ecco perché l’ultima volta che ho ascoltato Nevermind è adesso. In questo momento mi sto innamorando per l’ennesima volta del pazzesco giro di basso di Come as you are e della magia di In Bloom.
E mi chiedo come ho potuto dimenticarmi di questo disco. Ma più vado avanti nell’ ascolto più mi rendo conto che le cose meravigliose puoi accantonarle per un po’, ma in fondo restano sempre sepolte lì, vicine alla tua superficie.
E quando le tiri fuori non sembra passato neanche un giorno.
Tatiana

Il primo contatto una pubblicità su Radio Deejay che recitava (e dovete credermi): “Brutti, sporchi e cattivi. A volte fanno anche paura”, in sottofondo Smells Like Teen Spirit. All’epoca non sapevo che era Smells Like Teen Spirit, mi sembravano soltanto le urla di un essere che stava soffrendo moltissimo; quelle urla avrei imparato a conoscerle presto e molto bene, courtesy of tutte le stazioni radio del pianeta che trasmettevano il pezzo a qualsiasi ora del giorno e della notte a ritmi da esperimento nazista sul sistema nervoso.
La copertina del vinile di Nevermind rimase per mesi in vetrina al Disco D’Oro, credo si decisero a sostituirla soltanto quando uscì Revenge dei Kiss (vuol dire quasi un anno dopo). Non era un problema comunque: quel bimbo nudo col pisellino di fuori mi faceva sempre ridere.
Poi arrivarono le camionate di felpe alla Montagnola, e poco più tardi le camionate di stronzi che le indossavano pretendendo di fare a gara a chi fosse il più problematico dissociato semiautistico del quartiere; improvvisamente chiunque sotto i 20 anni di età portava i capelli lunghi e unti e vestiva come un taglialegna del Québec piuttosto male in arnese. Io, manco sapevo che faccia avesse Kurt Cobain; continuavo a scambiarlo per Chris Novoselic, che a naso (ovvero basandomi su un’unica foto vista chissà dove) mi era sembrato il più carismatico dei tre. Avrei scoperto che Cobain era quel mezzo gnomo platinato e sofferente nel dicembre 1993, me lo ricordo bene perché avevo comprato da poco il televisore e uno dei video che trasmettevano più spesso su Videomusic era Heart-Shaped Box: fu un piccolo shock, gerarchie da rimodellare e tutto il resto.
Di Nevermind mi faceva incazzare la produzione: sfavillante, ineccepibile, inattaccabile. Troppo. Avevo soltanto una vaga idea di cosa fosse la sporcizia sonora, ignoravo beatamente il concetto di ‘bassa fedeltà’ o l’esistenza di gruppi come i Discharge, i primi Sonic Youth o gli stessi Wipers ma ugualmente sapevo, sentivo che quel suono educato, rassicurante, controllatissimo andava bene magari per fasulli del cazzo tipo gli Stone Temple Pilots o Vanilla Ice, non certo per i Nirvana. Mi fa incazzare ancora oggi solo a pensarci. Non ricordo quand’è stata l’ultima volta che ho ascoltato Nevermind dall’inizio alla fine, sicuramente è stato molto tempo fa.
m.c. 

La prima volta che ho ascoltato Back To Black… no, scusate. Ripartiamo. Quello che ricordo meglio di tutto fu la prima volta che mi imbattei in Smells Like Teen Spirit. Sto per farvi una confessione che non ho mai fatto a nessuno. Incappai nel video mentre facevo zapping, ci capitai a meta’ strofa, e per 20 secondi pieni pensai “Sting e’ impazzito”. Ecco, l’ho detto. Per il 14enne al picco del suo periodo hard rock che ero all’epoca, Nevermind (assieme a Ten) fu uno dei primi dischi in cui magari non c’erano singoli all’altezza di, che ne so, Don’t Tread dei Damn Yankees, ma in cui TUTTI i pezzi, nessuno escluso, erano fighi. La cosa mi impressiono’ non poco. Come si dice, all killers no fillers. Poi acquistai Incesticide e capii dov’erano finiti i fillers. In ogni caso, In Bloom miglior video di sempre. Non riascolto l’album intero come minimo dal ’98 ma potrei farlo domani.
Valido

Ho vissuto Nevermind in maniera postuma perchè nel ’91 io avevo cinque anni e un problema di salute che non mi ha permesso di uscire di casa per mesi, è questo il motivo per cui in realtà mi ricordo nitidamente le interviste e i video dei Nirvana che per l’occasione passavano su Videomusic. Videomusic era il canale che guardava mio padre quando mia madre passava a chiedere perchè io -ma soprattutto lui- non fossimo a letto. Videomusic sul telecomando stava sull’otto, che era a sinistra del nove dove davano Colpo Grosso dopo una certa ora: per molto tempo non ho potuto fare a meno di associare Kurt Cobain ad una sorta di Portobello pre-serale che apriva alle tette glitterate con le sagome della frutta, anche questo per me significa far parte della magia. Il disco vero l’ho comprato parecchi anni dopo e me ne sono ricordato perchè in TV davano le repliche di Colpo Grosso. Alla fine a me i Nirvana, il disagio, lo spleen, la musica pop, lo strapparsi i jeans e l’atteggiarmi coi capelli sporchi con la consapevolezza di essere invincibile me li ha fatti conoscere -dal primo all’ultimo- Umberto Smaila. Umberto Smaila è l’uomo saggio che Cobain dice di non aver mai incontrato in Territorial Pissings.
Alex Grotto

1. Non la ricordo. Fa parte di un indistinto inscindibile dai miei ricordi protopuberali: le prime occupazioni, le prime uscite alcoliche, i camicioni a quadri, Pump Up The Volume (il film), le prime sigarette fumate negli angoli bui del centro. Nella mia testa essere grandi voleva dire essere capaci di capire i Nirvana. Nevermind era musica per gente grande, e io stavo diventando grande.
2. Lo ascolto ancora molto spesso. Nevermind è sopravvissuto a tutto. Ai ventisette anni, alla fine dell’acne e della sfiga adolescenziale, alla lettura dei mefitici Diari, alla disordinata apertura degli ascolti. Ma non ha mai smesso di farmi sentire incompleto, come se fosse qualcosa che io potrei capire solo più in là. Nevermind è come Peter Pan: smetti di crederci nel momento esatto in cui inizi a morire dentro.
Roberto “Trainspotting” Bargone

Il fatto che Nevermind abbia 20 anni mi fa sentire vecchia. Io sono cresciuta in un paesello, Chianciano, con un amico a farmi da fratello maggiore. Lui ha 5 anni più di me, ed aveva lui stesso la cassettina di Nevermind. Ricordo che causa grunge ci si vestiva con quelle camicie lì da boscaiolo sfatto e i maglioni che sembrava che si fossero allungati a dismisura. Nevermind copiai la cassettina tipo a metà novembre, un fine settimana a casa del mio amico. Avevo tipo otto anni, lì. Misi l’elenco delle canzoni, e niente altro. Lì in mezzo a un cazzo, tra i colli senesi, qualunque novità estera ci faceva sentire ganzissimi. Consumai la cassettina. Ci rimasi sottissimo, mi piaceva. Anche se, ridiamone, non sapevo che facce avessero i Nirvana. Una roba che pare l’embargo della Russia nei confronti dei Beatles, ma vi ci voglio a crescere in un paesino dove c’è la dittatura del ballo liscio. Io non credo che quel cd mi abbia cambiato la vita, ma mi piacque sin da subito. Anche perché non posso menarmela più di tanto: per motivi anagrafici due anni prima ascoltavo cristinadavena. Lithium mi colpì fin da subito. Rimanerci dentro, a un gruppo che non c’è più, e spiegare sempre ormai a tutti chi e cosa fossero i Nirvana.
Francesca

Il biondino era già bello che morto, sotterra, fuori dalle grinfie dei fan dell’ultima ora, cioè quasi tutti noialtri, lontano dalla flanella a buon mercato comprata al Benetton contrattando sulla taglia con la mamma che non vuole vederti sbrindellato. Io ero lontano, a Monza, periferia di un falso impero fatto di musica che allora non mi interessava. Nel novantasette mi intrufolavo dal fratellone e gli rubavo un po’ di roba: Superunknown, Vs. e questo disco con una copertina che mi lasciò un po’ così – cosa potevo capirne, allora? – che si chiamava Nevermind. Quell’estate al mare ho conosciuto una ragazza che mi ha insegnato il significato della locuzione con un disco dei Sex Pistols, ma quelli mi parevano dei cretini – cosa potevo capirne, allora? – e poi erano pure inglesi d’Inghilterra, cosa vuoi che mi importasse di gente che piglia il bas anziché il motorino, che beve il tì ogni giorno, cascasse il mondo, alle faiv o clòc anziché la birra al discount. Nirvana, che nome poi. Mi ricordava le ore di religione alle scuole medie, quindi vi associavo non un fricchettonismo, o una critica ironica dello stesso, ma piuttosto un moto di rivolta contro la suora di turno. All’inizio non distinguevo bene un pezzo dall’altro: questo era un fatto positivo nel mio giudizio estetico dodicenne. Sembrava che non ci fosse nemmeno da sapere la lingua: prima gridi “eeeh”, poi “oooh”, qualche volta, semmai, “ueeei”. La batteria suonava forte, precisa; le chitarre gracchiavano senza violare la mia verginità auricolare; i bassi erano cupi e fighi (avevo già scelto il mio strumento). Mi sentivo adolescente per la prima volta nella vita, la volta giusta.
Due giorni fa ho riascoltato Nevermind. Quella storia del club dei ventisette mi stomaca, ma ci casco sempre. Non che vada in giro a dirlo a tutti, ma non deve essere un caso se proprio quei ragazzi morti prematuri siano rimasti bloccati in un’eterna giovinezza su pagine di diario della prima liceo. Se c’è un collegamento, dev’essere il fatto che a tredici anni ti accorgi per la prima volta del significato della morte, e a questo significato dai un valore. Io fingo ancora di non conoscere la lingua, per uscire dalla logica aforistica. Sogno smemorande piene di “eeeh” o di “oooh”, qualche volta, semmai, “ueeei”. Quel giorno, quando l’onomatopea sostituirà la citazione a-cazzo, pagheremo il degno tributo alle nostre adolescenze, perché in fondo è sempre di queste che ci importa di più, non quello che sappiamo, non quello che abbiamo imparato in quindici anni di vita, non quello che saremo: sempre uguali, scontenti e scazzati, bimbi viziati che strillano. Ueeei.
Cratete

I Nirvana vennero a Roma una sera di fine Novembre dell’89. Io quella notte ebbi una sorta di imprinting. Giá adoravo Bleach. Ma quel concerto disastroso mi segnó. Cobain che prova invano a lanciarsi di testa da 5 metri di amplificatori (“Buttate. Te pijamo noi” urlavano dal pubblico. E addio Nevermind, allora). Chad Channing dietro ai tamburi non tira mai la faccia fuori dai capelli. Novoselic e l’assolo di basso piú lungo della storia del punk causa corda rotta e sostituita a bordo palco da Cobain in tempi biblici. Io ero lí con una pischella che mi piaceva parecchio ma nel pogo mi ruppi il naso e il seguito della serata non fu il massimo.
La mattina che uscí Nevermind ero da Disfunzioni Musicali a Roma. Sentimmo il disco per intero. Fu una sorta di commiato. Produzione liquida, singolo spaccamontagne, batteria tondeggiante. Molto bello. Ma non per me.
Ho risentito Teen Spirit l’altro giorno a Stoccarda. Ero da H&M con moglie e figlia. Di fronte a me un manichino di giovane donna grunge-revival. Ho pensato che sí, il punk é morto e anche io.
Punkwithgun

La prima volta che ho ascoltato Nevermind, mia sorella Polly aveva 14 anni cercava l’attenzione del barista che si era dimenticato del suo tè freddo senza ghiaccio: al bancone, Polly ha passato 2 minuti e 57 secondi a togliere con le dita tutti i cubetti di ghiaccio dal bicchiere di plastica trasparente.
L’ultima volta che ho ascoltato Nevermind, 17 anni dopo è oggi, Polly beve il tè freddo da trentadue centesimi del distributore dell’ufficio, quasi tutti i giorni di pomeriggio da tre anni e mezzo, le occorrono ancora 2 minuti e 57 secondi per farsi passare il brivido freddo del primo sorso.
Elena Marinelli

La prima volta fu per colpa del fratello maggiore di una compagna delle medie: capitolai praticamente subito di fronte a quelle chitarre, e fu grazie a lui – e a loro – che scoprì tante altre belle cose. Il colpevole dell’ultima volta invece si chiama Gregg Gillis: è per colpa sua che qualche mese fa ho ripreso in mano tutta la discografia per fare un bel revival – risparmiandomi le camice di flanella, ndr -. Sono cambiate tantissime cose, e passati almeno 12 anni da allora, ma ancora adesso saltello e canticchio gotta find a way, a better way, I had better way come se fosse la prima volta.
Ramona – Frigopop

La prima volta che ho ascoltato Nevermind non ne capivo nulla (non che adesso, ma insomma) e soprattutto mi sembrava incredibile che stessi ascoltando un gruppo non italiano. Cioè: la cosa per me assurda da concepire era che la musica girasse, da stato a stato, da continente a continente. Intendevo fino ad allora la musica come un processo connesso allo sciovinismo: da noi si ascoltano i Nomadi, gli 883, i cantanti di Sanremo – quello che si ascolta da voi sono cazzi vostri.
La cassetta era di Enrico, un amico con cui condividevo tutto nelle lunghe estati in paese, lui che scendeva solo per le vacanze, da Pistoia. Non ricordo cosa provai ad ascoltare quella roba: avevo appena dato l’esame di terza media e l’unica cassetta originale da me acquistata fino ad allora era Nord Sud Ovest Est degli 883. Però ricordo che il nome Nirvana mi dava un senso di paura, qualcosa di connesso al marcio, qualcosa che aveva a che fare con il rifiuto. Non ero così stupido, in fondo.
L’ultima volta: boh, sarà stato l’anno scorso, in giro dalle parti del Colosseo, da un lettore mp3 made in china. Nessuna sensazione particolare, a parte riflettere sui colpi del rullante.
Giampiero Cordisco

la prima volta che ho sentito nevermind non so che anno era, però era di sicuro sul mangiacasette della mia amica denise e kurt era defunto di fresco. andavo a casa di denise e ci ascoltavamo gli album doppiati in cassetta da suo zio e poi fumavamo le sigarette e guardavamo i film anni novanta sulle vhs. nevermind lo capivamo e soffrivamo un sacco ad ogni ascolto. l’ultima volta che ho ascoltato nevermind non me la ricordo mica. mi sa che era tipo in macchina di fronte al mare in un cd masterizzato mentre fuori pioveva. anche quella volta era da sola. insomma, ci tengo a dire che l’ho ascoltato pure originale, qualche volta.
Giudit

Il mito di Cobain non l’ho mai avuto, manco a 14 anni. Joey DeMaio e Glen Benton costituivano dei punti di riferimento più costruttivi e spararsi in testa lasciando una figlia piccola sono cose che non si fanno in Sardegna. Ma in quegli anni ho amato i Nirvana compulsivamente come non poteva non fare nemmeno il metallaro più integralista. Perché Nevermind era il disco rock degli anni ’90 più bello, importante, completo e totale che si potesse desiderare. E’ l’album che più lego in modo indissolubile alla mia adolescenza proprio perché sono l’unica band della scena di Seattle che a un certo punto ho smesso totalmente di ascoltare, laddove Ten, Dirt e Superunknown sono restati la colonna sonora della mia vita tanto quanto un Seasons In The Abyss o un Master Of Puppets. Nevermind l’ho recuperato a distanza di secoli un paio di mesi fa ed è pure rimasto nel mio stereo per un po’. Non so perché. Forse solo per ricordarmi che è il disco rock degli anni ’90 più bello, importante, completo e totale che possa desiderare.
Ciccio Russo

La mia prima reazione alla notizia della morte di Kurt Cobain, a Seattle il 5 aprile del 1994 , per cause che mentre scrivo non sono ancora accertate ma che sono purtroppo immaginabilissime, è stata di stupore – uno stupore immediato e violento, quasi involontario, diaccio, subito seguito da un altro stupore che, invece, nasceva ovvio e un po’ vile proprio dal primo. Come facevo a sorprendermi che la vita di Kurt Cobain fosse finita, in un fresco pomeriggio londinese di luglio? Ma non era morto a Seattle in aprile? Nel 1994 e non nel 2011? Non m’erano bastati tutti i segni inequivocabili di addiction che sembravano essere plurime, e nutrirsi una dell’altra, e rincorrersi in una corsa folle a svuotarlo, Kurt? Non m’erano bastate quelle terribili immagini di lui che a Belgrado, poche settimane fa, non riusciva nemmeno a reggersi ritto, figurarsi a cantare? Ma hanno mai suonato i Nirvana a Belgrado? Poche settimane fa o nel 1994? Cosa vuol dire quello che ho appena scritto? Non starò mica copiando un democristianissimo pezzo di Edoardo Nesi, vincitore del Premio Colpo della Strega?
Non avrò mica ascoltato per la prima volta i Nirvana alla festa di compleanno di un mio compagno di classe nel ’91, la tipica festa delle medie col gioco della bottiglia e tutto il resto (io non partecipavo perché preferivo di gran lunga armeggiare con lo stereo e rubare cassette – infatti la copia di Nevermind è tornata a casa con me ed un pochino mi ha cambiato la vita)? Non avrò mica ascoltato i Nirvana qualche giorno fa, rendendomi conto che In Utero è forse il disco che mi piace di più dei Nirvana, per la produzione di Steve Albini e per tutto il carico di sincero dramma che sta in quei quaranta minuti e passa di musica?
Sì. Edoardo “No One” Nesi tutto questo non lo sa, ma io sì. Ed è questo ciò che conta.
Accento Svedese

Ricordo nitidamente la prima volta che ho ascoltato Smells like teen spirit. Seconda media agli sgoccioli, fine svacco pomeridiano da tempo pieno. L’autista del minibus -una versione di Otto Mann in salsa romagnola tutto esse a strascico e assoli di Slash- roteando in aria una musicassetta: ora ve lo faccio sentire io un pezzo come si deve. Rewind, l’ho voluta ascoltare tre volte. Quando sono sceso nella tranquilla e calda campagna cesenate la sensazione era quella di aver infilato la lingua in una presa della corrente. Voglia di sassaiole con le pesche nettarine. Pochi giorni dopo acquistai Nevermind, in assoluto il mio primo CD. Il fatto è che non avevo neanche il lettore, mi fu regalato qualche settimana dopo per la promozione. Dettagli.
L’ultima volta che ho ascoltato Nevermind la ricordo meno… probabilmente è stato poco tempo fa, scegliendo i cd per l’ennesima festa anni ’90. Riascolti l’intero disco per decidere qual’è la più bella, finisce sempre che ne metti una a caso.
Diego – The Pulpit

La prima volta che ho ascoltato Nevermind, non ho ascoltato Nevermind. Ero in discoteca la domenica pomeriggio, avevo dodici anni, ed è partita per la prima volta Smells Like Teen Spirits: mi è scoppiata la testa.
L’ultima volta che ho ascoltato Nevermind, non ho ascoltato Nevermind. Ero a casa di una donna bellissima, avevo ventisei anni, ho visto una chitarra, l’ho presa e ho suonato Come As You Are: poi ci siamo innamorati.
Marco Manicardi “Many”

L’ho fatto ascoltare per la prima volta a mia figlia, di quindici anni, un sabato pomeriggio. Prima le ho spiegato un paio di cose. Lo abbiamo ascoltato tutto, in silenzio. Poi lei lo ha scaricato sul suo iPod.
Tito Faraci

La perdita della verginità
Mi piacerebbe poter raccontare di una prima volta epica, romantica e originale, ma sarebbe una bugia. Non ho una storia speciale da associare a “Nevermind”, anzi.
La mia storia è la storia di tutti quelli nati negli anni giusti, quelli che hanno visto “Nevermind” arrivargli addosso piano piano, da lontano. Come una zoommata in un film di Franco Zeffirelli (Zeffirelli nell’immaginario collettivo si traduce con zoom. O almeno è così nel “mio immaginario collettivo”), un ralenty in una soap di quarta categoria.
Doveva succedere, ed è successo.
Inizia in questo modo: nel mio paese Videomusic era impossibile da vedere. Bisognava orientare l’antenna in un modo particolare, un modo talmente particolare che per un Claudio Cingoli qualsiasi eri costretto a rinunciare a Rai Uno. Io l’avrei fatto molto volentieri, a dire il vero, ma la mia famiglia non era d’accordo. Videomusic era una cosa che vedevo tutte le volte che passavo da Roma, e fortunatamente capitava spesso. Poi di colpo, un giorno, una televisione locale – Rete Oro – prese a trasmettere MTV USA in maniera assolutamente illegale.
Funzionava così: durante varie parti della giornata, senza una regola ben precisa, si collegavano sul segnale di MTV e lo rimandavano in Italia.
 Io e il mio amico Massimiliano, fieri della nostra scoperta, passavamo tutti i giorni davanti al televisore, sperando in qualche concerto o clip di cui poterci vantare con i nostri compagni di classe.
Ricordo solo che era estate, i pantaloni corti, la maglietta di qualche gruppo metal e quel video. Quello delle ragazze pon pon con la “A” di Anarchia sulle tette – Massimiliano, figlio di un politico missino, si vantava all’epoca di essere anarco-fascista – e sdandadansdadadandandadandadatatututatutatuta.
Smells Like Teen Spirit, il primo singolo del nuovo disco dei Nirvana. Il primo singolo di “Nevermind”. Quello che avrebbe cambiato la vita di molti, e in qualche modo anche la nostra.
Quella canzone divenne un’ossessione: ci attaccammo alla radio per riuscire a registrarla – quando non c’era Internet, c’era già il file sharing – e alla tv per beccare di nuovo il video.
Lo passavano spesso. Lo passavano sempre di più.
Non si sentiva altro. E noi non sentivamo altro.
L’album arrivò qualche mese dopo, a settembre. Con le prime copie dell’edizione italiana ti regalavano una maglietta. Una maglietta bianca, brutta, con sopra la copertina del disco – il bambino, la piscina, il dollaro, la lenza – stampata male, in bianco e nero.
Io presi la cassetta. La comprai nell’edicola del mio paese. Che, nello stesso modo in cui Rete Oro trasmetteva MTV, vendeva dischi senza avere la licenza per farlo.
Ricordo la sequenza precisa: io che salgo sulla bicicletta con ventimilalire in meno e un disco in più da ascoltare, torno a casa, prendo lo stereo dalla mia camera, lo porto in soffitta, levo il cellofan (io avrei scritto cellophane, ma ora si può anche così), infilo la cassetta nella piastra, premo play e… mah.
“Massi,l’hai ascoltato ‘Nevermind’?”
“Sì…”
“Ti piace?”
“Insomma. Troppo pop”.

“Nevermind” era troppo pop. Troppo pop per noi ragazzini con le magliette dei Metallica, i dischi dei Manowar e i poster degli Iron Maiden in camera.
Eppure non riuscivo a smettere di ascoltarlo. Lo dicevo a tutti: “Non mi piace, ma mi piace”.
Una frase che non significa un cazzo, me ne rendo conto.
Passavano i mesi, il metal cominciava sempre più a prendere polvere, il nastro dei Nirvana, invece, si consumava.
“Emi, ho comprato ‘Bleach’.”
“Com’è?”
“Vieni da me che lo sentiamo. C’è un pezzo spettacolare, si chiama Love Buzz…”
Non lo sapevamo mica che Love Buzz era una cover, ma ormai c’eravamo dentro di brutto. E non saremmo mai più tornati indietro.

La ricostruzione dell’Imene
Bologna-Milano in cinque ore. In macchina, bloccati sull’A1 coi camionisti che ti fanno il caffè, mentre ti raccontano la loro vita.
Sto morendo di caldo e sto entrando nel palazzo di una major. 
Mentre mi fanno strada, pigio sui tasti dell’iCoso, in cerca di qualche nuova mail. 
Lo faccio sempre quando sono teso. È una cosa che ho scoperto ultimamente: faccio refresh e controllo compulsivamente la posta.
Eccone è una, me l’ha mandata Francesco, quello che una volta si faceva chiamare Kekko e ora Franci. “Ti va di raccontarmi della prima volta in cui hai ascoltato ‘Nevermind’ e dell’ultima?”.
Ok, penso.
Rispondo dopo.
Intanto cammino in un corridoio pieno di cartonati di Justin Bieber, faccio mente locale: “Ok, la prima ce l’ho. Me la ricordo bene. La cassetta comprata in edicola, la maglietta bianca indossata sì e no due volte. Ma l’ultima? Oddio, mi sa che negli ultimi quindici anni quel disco non l’ho mai messo su. ‘In Utero’ sì. ‘In Utero’ lo ascolto sempre. Mi sono anche comprato il vinile da poco. È uno di quei dischi che possiedo in tutti formati possibili: cassetta comprata il giorno dell’uscita, CD comprato quando la cassetta non andava praticamente più e vinile, preso ora, ché ‘sticazzi del CD.”
Entro nell’ufficio. Riconosco il riff. Il volume è altissimo. E ancora sdandadansdadadandandadandadatatututatutatuta.
“Scusa, è appena arrivata la versione rimasterizzata, deluxe. Esce a fine estate. Sono tre dischi: il remaster del disco, più varie versioni alternative, inediti, il fondo del barile. In pratica.”
Ecco qua, Kekko o Franci o come vuoi essere chiamato adesso, ora ho anche il finale della storia.
Emiliano Colasanti

Andavo al liceo.
Avevo i capelli lunghi, indossavo magliette a maniche lunghe sotto magliette a maniche corte, ai piedi portavo anfibi rigorosamente slacciati e con la linguetta di fuori e, attorno alla vita, indossavo come fosse un kilt scozzese, una camicia scacchi rossa e nera.
All’epoca, in giro per Roma c’erano ancora i negozi che affittavano i CD.
Un giorno, entrai in uno di questi e noleggiai Nevermind.
Non lo riportai più indietro.
Quel CD, ancora con il numero di noleggio sopra, è ancora in giro per casa.
Non lo ascolto mai, perché è stato uno dei primi che ho convertito quando iTunes è venuto a cambiare il modo in cui sentivo la musica.
Il mondo, nei suoi aspetti più superficiali, è cambiato parecchio da quando ho sentito per la prima volta quell’album.
Ma non così tanto, visto che lo ascolta ancora spesso.
Tipo oggi, per esempio.
Roberto Recchioni

 

40 pensieri su “Ciao, Nevermind. Hai vent’anni. Non li dimostri.

  1. Pingback: Vitaminic
  2. la prima volta che ho ascoltato Nevermind non mi ricordo più bene quand’è che fosse -sapete, ad una certa età la memoria comincia a fare strani scherzi- ma mi ricordo perfettamente che ho pensato: “Minchia quant’è angosciato ‘sto uomo!”

  3. Con tutto il rispetto, ma io un articolo che parla di musica scritto da uno che non ha mai ascoltato REVOLVER da cima a fondo non lo posso leggerlo. Mi fermo lì.

  4. Hahahahaha Giorgio ci sono altri modi per dire “si’, ho riconosciuto la forte influenza dei Beatles sulle melodie di Cobain”, ho sentito Brian Wilson bestemmiare e buttare in terra gli spartiti da qua ;D

    Detto questo: ho appena riascoltato Nevermind. Ha ragione Tito: e’ il disco ideale per distogliere tua figlia dalle boyband. Lo ascoltera’, lo riascoltera’, poi un giorno togliera’ le ruotine e (si spera) passera’ alla roba seria. Mai come in questo caso la produzione levigata e’ stato un sacrificio necessario per il Bene Ultimo.

  5. la cassetta con cui testai (sverginai) lo stereo nuovo, arrivato a casa nel 1992. quel riff. i volumi assurdi. erano le due del pomeriggio. credo che Bono, Dave Gahan e Michael Stipe se la siano presa con me per la preferenza che non gli accordai.

  6. Non vorrei offendere nessuno ma Nevermind, a mio modesto avviso, è un disco assolutamente sopravvalutato. Può colpire davvero solo un adolescente, per l’energia e la rabbia vagamente nichilista e disperata che ha in sé. Da questo punto di vista è un ottimo lavoro. Ma musicalmente è davvero poca cosa. Omogeneo, laccato nei suoni, suonato un po’ così… Bleach, per intendersi, era meglio. Più pankettone. Nevermind è un disco da classifica cammuffato da disco alternativo. E poi è francamente palloso, da ascoltare tutto d’un fiato. E lo scrive uno che in anni non sospetti ha girato una decina di centri “okkupati” a suonare In bloom…

  7. @gianfil – sì boh credo che una buonissima parte di quelli che hanno scritto preferiscano in utero o bleach, comunque secondo me “disco da classifica cammuffato da disco alternativo” non è esatto (non solo per la doppia M :D). se mai è il contrario, è un disco alt. camuffato da disco da classifica. e comunque a quei tempi alternativa e classifica non è che fossero quelle di oggi, di questo gli dobbiam pure dare atto…

    1. Chiedo venia per la “m” sfuggita dal sen. In ogni modo forse hai ragione: era alternativo con su un po’ di cerone, o la calza, se preferisci… Resta che i dischi (recenti) davvero da festeggiare sono altri: vedasi The Queen is Dead degli Smiths.

  8. Del mondo reale non mi frega un cazzo. Nel mondo irreale e contestualizzato degli Stronzi, lì dove la musica Conta e i dischi possono Essere Importanti, qualunque parola contro Nevermind o i Nirvana è punibile con la pena di morte eseguita da Mastro Titta a Via di Panìco, in quanto equiparabile all’Art. 1 del Codice dei Discorsi sulla Musica, che recita: “I Beatles non sono sopravvalutati. Chiunque affermi ciò, o cerchi in qualunque modo di disconoscerne la totale e imprescindibile preponderanza nel quadro della Musica Che Noi Amiamo che, come sapete, è strutturata in classifiche le quali hanno tutte al Primo Posto i Beatles, ad eccezione della Classifica del Jazz per la quale si veda il Codice Apposito, sarà punito con la morte e la pena verrà eseguita da Mastro Titta a Via di Panìco”.

    Detto questo: che vecchiaia, che ricordi. Load up on guns ecc. ecc. Il mio pensiero, quando ascoltai Nevermind per la prima volta (c’è stato tutto un mondo in cui per me Nevermind non esisteva, dunque), e precisamente all’attacco della batteria in Smells Like Teen Spirit, fu: “Non ho mai sentito musica altrettanto VIOLENTA”. Ero proprio un pulcino! Però è significativo che abbia un ricordo da primo ascolto di Nevermind. Di norma non ne ho, non così netti.

    Decisamente e senza discussioni la più grande band nata (e morta) nel corso della mia vita.

  9. @gianfil – è curioso che citi The Queen is Dead, visto l’ormai evidente parallelo tra i due (disco generazionale a cui un magazine europeo di buona fama ha dedicato un disco tributo orribile ad un anniversario decennale). se l’hai fatto apposta sei un figo. comunque sempre meglio the smiths is dead di newermind, anche se di poco. ogni generazione si becca il reboot di una ciofeca diversa.

    1. E’ un caso pilotato. Nel senso che se posso, a ogni piè sospinto, cito The Queen is dead. Secondo me è uno dei corni della Santissima Trinità degli anni Ottanta. Gli altri due, per completezza, sono The unforgettable fire degli U2 (prima di dare via il poparuolo) e Heaven up here degli Echo & The Bunnymen.

  10. Credo che ognuno abbia il suo momento da regazzino in cui ascolta la radio piu’ commerciale del momento e sente qualcosa che sposta le coordinate vendibili di rumore e cattiveria un po’ piu’ in la’ dopo il quale non si torna piu’ indietro. Per qualcuno furono gli Stooges, per altri i Sex Pistols, per me Welcome to the Jungle, per quelli dopo di me Nevermind, per qualche altro giovinotto che so, i System of a Down. E’ tutto bello, normale e utile. Ci sono ovviamente mille altri fattori che fanno di Nevermind un disco bello ma piu’ importante che bello, ma intanto fuori uno.

  11. gli scritti nostalgici venati di passatismo un po’ mi piacciono, di più li odio (ma con rispetto) perché stanno lì per ricordarti del tempo che passa, delle cose che cambiano, delle persone che non vedi più. una cerimonia di violenza, violenza.
    a nevermind ed ai nirvana mi ci sono dedicato tardi tardi, forse nel 2004, perché io, tutto schierato dalla parte del metal ed hc più rumoroso, a quelle cose leggerine mica mi piegavo. quando avevo 16 anni anzi li odiavo perché piacevano ad una compagna di classe che mi piaceva e tentavo di rieducare musicalmente. le consigliavo gli exploited di let’s start a war… mica c’è da stupirsi se non me l’ha mai data.
    circa 3 anni fa ho avuto una totale immersione a fianco al bimbo col pisello in mostra: è stata una fissa totale che si è consumata in alcuni mesi. ho molto amato la pubblicazione di ogni scorreggia registrata e proposta a distanza di eoni in with the lights out. ma anche quel tempo è passato e “qualcuno è post senza essere mai stato niente”.

    [youtube http://www.youtube.com/watch?v=TQYKgeWtXMM&w=425&h=349

  12. Il mio primo Nevermind – anticipato dalla heavy rotation di Smells Like Teen Spirit su 102.5, radio dell’autobus che ci portava a casa da scuola, seconda liceo – fu una Sony HF rossa, nonché l’incipit del romanzo di formazione condiviso con tanti altri sedicenni degli anni Novanta. L’ultimo non lo ricordo neanche, so solo che la HF rossa si smagnetizzò abbastanza alla svelta e si innescò la reazione a catena Mucchio Selvaggio -> Rumore -> Bassa Fedeltà. Curiosamente è una delle poche cassette dell’adolescenza che poi non ho ricomprato in vinile o cd.

  13. ma hai mai provato a farti assumere da repubblica/xl? loro ci vivono alla grande su queste minchiate nostalgiche ed autocelebrative della propria breve idiota adolescenza… ah, a repubblica non assumono nessuno al di sotto dei 40 anni, ma mi sembra che questo non sia un problema per te…

  14. @Valido. “Ci sono ovviamente mille altri fattori che fanno di Nevermind un disco bello ma piu’ importante che bello, ma intanto fuori uno.”

    Valido, tu sei saggio. Ma non puoi negare l’influsso che ha sul giudizio del disco (e sulla sua capacità di quei quattro accordi di suonare all’infinito senza stancarti mai), il fascino della persona curtcobein, la sua immagine, la capacità di comunicarsi e l’immediatezza di quella rabbia panc, la ventata di “genuina” rabbia moderna rispetto a gansenrosis e maicolgecson. Il disco, lo ha fatto questa persona qui, e non ha assoli belli, ritmi geniali, strumenti avveniristici o concetti nuovi, e la forza è proprio quella. Unire nicchia a popolare. E tutto questo secondo me, unito all’esposizione mediatica ricevuta e al povero cadavere arrivato proprio quando altri sarebbero arrivati con, chessò, il film, o il libro, ha fatto il resto. E’ triste. Ma è così che va avanti la fottuta storia…credo… ma ho saputo che è in arrivo un piccolo Drugo da qualche parte e la carovana torna a muoversi verso Ovest…

  15. No videomusic, no amici grunge, no whatever Nevermind, ne ho sentito parlare in chiesa durante la messa. Non era parte della predica ma dei discorsi tra amici appoggiati al muro del dopocresima mentre il prete faceva di tutto per essere più’ magnetico di un pisellino subacqueo. Forse ho sbagliato esempio. Poi l’ascolto..attento e tardivo, tanto che l’intro di smell like teen spirits mi pareva di averla gia’ sentita in self esteem degli offspring..e non potevo non sovrapporre le immagini e la cronaca a quello che I swear I don’t have a gun rappresentavano. Infine trovarmi a fare karaoke pochi mesi fa davanti allo schermo del computer con youtube tra le lyrics di
    In bloom e sentirmi chiamato in causa: ecco e’ qui..quello a cui piace cantare tutte quelle canzoncine..e non sa cosa significa, sparare con la sua pistola.

  16. 22 febbraio del 94. Palaghiaccio di Marino, vicino Roma. Concerto dei Nirvana. Io c’ero. posso dire io c’ero, e ricordo bene, lui un po’ sottotono, Krist Novoselic che bestemmia in italiano, Smells like teen spirit fatta in versione acustica, e qualche giorno dopo l’overdose di Roipnol e il ricovero all’ospedale americano. e due mesi dopo il suicidio.
    Nevermind non è stato un album. è stato L’album più importante e sconvolgente degli ultimi decenni della storia del rock, e non per malinconia adolescenziale, ma perché rappresentava e rappresenta ancora il verso significato del rock

  17. La prima volta che ascoltati Nevermind ero in 2a superiore, all’epoca i Queen erano la mia vita, ascoltavo praticamente solo queen, era dalla 2a media che ascoltavo solo Queen (infatti ora non li ascolto nemmeno più dalla nausea), ero andato a casa di un mio amico che suonava la chitarra (e la suonavo pure io) sarà stato il Marzo 2005, dopo le schitarrate siamo andati in camera sua e mi fa:”ehi mia sorella più grande ha questo CD si chiamano Nirvana sentirai che botta” lo ascoltammo tutto ma devo essere sincero non mi piaceva, all’epoca avevo una ragazza che proprio in quel periodo mi molla (ahimè la prima vera cotta) e Nevermind fece da sfondo alla mia ripresa, me lo feci masterizzare da un amico di papà che ha praticamente qualsiasi disco dal 50 ad oggi.
    L’ultima volta fu 1 mese fa credo circa, in questo periodo acquisto tutti i CD che secondo me sono importanti per la musica, e Nevermind è uno di questi, al ritorno dal negozio di dischi sul lettore CD della macchina a palla.

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