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DISCONE: Blanck Mass – s/t (Rock Action)

Benjamin John Power è metà Fuck Buttons, dei due quello non cinese. Blanck Mass è il nome sotto cui ha raccolto una serie di pezzi prodotti ed eseguiti in solitudine a casa sua tra l’estate e l’inverno scorsi, per citare le parole dell’autore una raccolta di brani vagamente incentrati sul tema dell’ipossia cerebrale e la splendida complessità del mondo della natura. Una gran puttanata new age per ipocondriaci? Bedroom-pop da cameretta dei più beceri e improponibili? Col cazzo: un disco che è un capolavoro straordinario di trascendenza e celebrazione dell’estasi, frontale e spirituale come negli ultimi anni soltanto Stigmata di Martin Rev, vibrante come la vita nei momenti importanti, immaginifico come il miglior trip da LSD ma più potente, viscerale come un pianto che nasce e cresce dalle più intime profondità dello stomaco. Un monumento all’analogico mastodontico, dirompente, una cattedrale la cui imponenza spaventa, ipnotizza e attrae come magneti. Nessuna meraviglia che il disco esca per l’etichetta dei Mogwai, del resto la materia è la stessa delle loro cose migliori: sangue, budella, lacrime, il groppo in gola che sale inesorabile. Il cuore oltre ogni ostacolo. In più c’è la visione, il misticismo totale, lo sguardo ascendente, jodorowskiano. Una droga.

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