Come cazzo stiamo messi con Mark Lanegan.

(la miglior locandina dei Malleus ever)

In questa cerchiamo di fare un conto di quanto ci sia costato emotivamente essere fan terminali di Mark Lanegan lungo tutti gli anni duemila. Il sodalizio con Mike Johnson (bassista dei Dinosaur Jr nella loro miglior formazione e deus ex-machina degli episodi più significativi della carriera solista del cantante dei Trees) si interrompe nei primissimi duemila, non si sa per quale ragione. Sulle prime l’Uomo si chiude in studio assieme al giro QOTSA, non ancora esploso a livello planetario, e inizia un sodalizio che andrà avanti a bocconcini per almeno un lustro. Nel 2004, anticipato da un modesto EP, esce un modesto album dal titolo Bubblegum. Ai tempi sembrava chissà che cazzo, ma era già intuibile lo scarto di maniera rispetto anche solo al pacificatissimo Field Songs (che ancora aveva Mike Johnson in forze). Del resto ai tempi potevi mettere Mark Lanegan sul palco a recitare l’elenco telefonico, uscire dalla sala e raccontare ai parenti di aver visto la Luce. Da lì in poi Mark Lanegan è diventato come credere in Gesù nel periodo in cui non faceva più i miracoli: un disco penoso con Isobel Campbell, lavori a cottimo per l’ormai sterminata famiglia QOTSA (Desert Sessions, Auf der Maur, etcetera), il patetico sodalizio con Greg Dulli (Twilight Singers e il progetto Gutter Twins), le collaborazioni più o meno estese con Soulsavers e simili. Nella seconda metà degli anni duemila Mark Lanegan è passato dall’essere uno dei cinque-sei grandi cantautori dell’età contemporanea ad incarnare la versione in scala del bluesman prezzolato alla BB King, guest-starring di dischi a cas(zz)o che danno sempre e solo misura dell’uomo come cottimante in giro per i bassifondi del rock. Una messe di album prima irrilevanti se non per il contributo di Lanegan e poi NONOSTANTE il contributo di Lanegan. Per trovare un disco figo con lui alla voce occorre attendere il recentissimo ripescaggio dell’ultimo album perduto degli Screaming Trees.

Ora salta fuori che nel febbraio del prossimo anno, per la prima volta dopo otto anni, uscirà un nuovo disco solista di Lanegan. La ciurma che lo compone non reca traccia degli ultimi contributori, se non in forma di guest stars estemporanee. Non c’è nemmeno Mike Johnson, figurarsi: l’ossatura del gruppo è composta dall’ex-PJ Jack Irons (quello che aveva passato il demo a Eddie Vedder, se v’intendete di quelle robe) e Alain Johannes (anche produttore). Non ci sono anticipazioni al momento, ma già l’annuncio ci servirà a fare i conti col presente di Mark Lanegan IN QUANTO Mark Lanegan invece di continuare a considerare le sue apparizioni qua e là come indici di qualcosa. E magari decidere una volta per tutte se è il caso di relegarlo nel limbo degli artisti ex-fighi o liquidare il suo periodo lontano da se stesso e dai dischi a suo nome come un decennio sabbatico. Non punto soldi sulla seconda.

8 thoughts on “Come cazzo stiamo messi con Mark Lanegan.

  1. Patetico e Greg Dulli non possono stare nella stessa frase, ci possono stare solo se lo scrivi tu che notoriamente hai il cazzo al posto della testa.

  2. anche Field Songs era fico dai.
    Alan Johannes è il tipo dietro l’album solista bello di chris cornell (euphoria morning).
    ok a voi ha fatto schifo, a me è piaciuto.

  3. Pingback: Navigarella (BLACK METAL THANK YOU) « -bastonate-

  4. Pingback: Mark Lanegan – Blues Funeral (recensioni di mille e passa battute come quando eravamo giovani) « -bastonate-

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