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Navigarella (il 7 sembra diventato il nuovo 6)

Enrico “Enver” Veronese chiude Italian Embassy. La nostra amicizia con Enver è lunga e (purtroppo) documentata. Tra le altre cose avevo scritto un pezzo pure io su Embassy, o forse due. Dei morti si parla solo bene, e questo immagino valga anche per i siti. Nel messaggio d’addio una verità enorme, che mi permetto di copincollare.
“Nessuno oggi”, ho scritto sull’ultimo Mogli E Buoi in edicola a dicembre “si chiede più il senso di quello che fa, il suo scopo: ve ne siete accorti? Perché, musico implume con poche sessioni di sala prove, o band celebrata al quinto disco sempre uguale, vuoi/volete per forza che io ascolti le vostre canzoni o tirate strumentali o esperimenti elettronici? Per quale motivo suoni? Per quale invece vuoi figurare sulle pagine, cioè vuoi avere un pubblico? E’ il tuo lavoro, ci ricavi qualcosa? O non hai limiti al comune narcisismo? Sai quanti ce ne sono come te… assumete per vero che è la musica che serve a voi, non siete voi a servire alla musica”. 

Mentre Enver chiude con la critica musicale, Andrea Girolami chiude con i negozi di dischi. Parla della cosa in termini piuttosto condivisibili, ma anche no (l’unico reale punto debole è un inizio tipo “sai cosa? sabato mi son fatto un giro nei bassifondi”). Lo citiamo testualmente anche a lui, errori di sintassi is my name.
Nel momento della smaterializzazione del supporto e dell’esaltazione del suo contenuto questa estrema volontà di rimanere legati ad un oggetto è quanto di più triviale possibile. Se il feticismo è esaltare l’oggetto più della sua reale funzione e amarlo più del suo stesso contenuto allora i negozi di dischi sono vuoti templi di ciò che era un tempo, lontanissimi dal presente dove la passione che ribolle davvero si muove dentro forum, social network, blog e mail personali con un attaccamento famelico alla materia purificato da ogni antico rituale. Non sono d’accordo, ovviamente. Intanto perchè sono un gretto, e poi soprattutto perchè la musica per me è un percorso personale di abbrutimento. Dovrei ricominciare da capo con la pippa dei negozi di dischi, e insomma sapete già da che parte stiamo e quanto ci piace rompervi le palle. Non è un attaccamento al formato, comunque. Il motivo di base è che il fatto che tutti possano ascoltare tutta la musica senza spendere soldi ci ha consegnato musica mediamente più brutta e critici mediamente più incapaci. Questa cosa forse non dipende dal fatto che la gente non compra i dischi nei negozi, ma io me ne frego.

In tutto questo Rockit cambia struttura-grafica-etc. Il commento obbligatorio è WOW, citando l’ultimo disco di quelli che nello stesso sito vengono definiti “la band rock italiana contemporanea più importante.”

Parlando d’altro, GiorgioP scrive un pezzo sulle parrucche di Maynard Keenan o sul fatto che Maynard Keenan sia un parrucca o parucca, e parla male dei Puscifer (grazie ar cazzo) aggiungendo la frase (anche qui cito testualmente) gli A Perfect Circle hanno fatto sempre dischi belli (o perlomeno molto piacevoli). Lasciamo stare. Non è comunque un bel periodo per essere fan di Maynard Keenan.

Tornando alLA CRISI, Enzo linka Girolami e con l’altra mano un articolone-superfiume sulla faccenda con qualche contributo autorevole e tutte quelle robe lì. Da un’altra parte, qualche giorno fa Daniele di Frequenze Indipendenti si lamentava del fatto che mentre s’allunga la data di scadenza del latte, si sta accorciando brutalmente quella della musica. Mentre qua dentro ce la si mena con discorsi sul secondo e il terzo grado, Deni ti butta addosso una croce lapidaria stile “il 7 sembra diventato il nuovo 6“. Parla di riviste di musica. Difficile dargli torto. Oggi leggevo un articolo di Wad Caporosso sul fatto che esiste il nuovo Tyler the Creator (nel quale si ammette implicitamente perfino l’esistenza del concetto di “il nuovo Tyler the Creator”).

E basta, giusto perchè i giorni scorsi ho provato una terapia di disintossicazione da internet e NON HA FUNZIONATO. Nel frattempo il mondo reale mi ha regalato cose turpi, tipo esseri umani di quattro o cinque anni più giovani di me che mi fermano fuori da una fiera e mi chiedono di firmare contro la droga. CONTRO LA DROGA, dai. Tra l’altro mentre stava succedendo ero connesso a twitter col telefonino e pensavo di far fuori qualche contatto femminile per poi scrivere “ho defollowato quindici ragazze. 17 anni di Berlusconi e ora mi fa schifo anche la figa”. Poi sono arrivati quelli contro la droga ed è andato tutto a monte. E ora l’ho raccontato qui e il twit sul fatto che mi fa schifo la figa non posso più farlo. Fanculo.

12 Risposte a “Navigarella (il 7 sembra diventato il nuovo 6)”

  1. “Dei morti si parla solo bene, e questo immagino valga anche per i siti.”
    Beh ma mica è morto lui. Le sue coltissime rosicate continuano su altri media, (vedo che posti qui una superba rosicata superpiú).

  2. Oh comunque mi sento di dire due cose
    1) Andrea Girolami ha fatto le vacanze con me in Inghilterra nel ’93
    e
    2) Il lato B di Pippa Middleton, cosa che mi ossessiona come rilevavo poco fa leggendo Chi a casa di Nonna Olga (non mi ossessiona il lato B di Pippa Middleton in quanto tale, ma il parlare del lato B di Pippa Middleton usando le parole “il lato B di Pippa Middleton” e mai, per esempio, “le chiappe di Pippa Middleton” o “il bucio di culo daa sorella daa reggina”. E poi perché questo gran parlare del lato B di Pippa Middleton che aveva in sostanza un vestito lungo bianco che le stava bene perché è magra? Presto su queste pagine un mio articolo sul “MARIO ROCK” e sul “POP MARIO”, ispirato al nuovo album di Venditti, un capolavoro di POP MARIO)

  3. con dieci cucchiaiate di fagioli si producono scoreggie ugualmente fetenti quanto questo post. però, in compenso, hai lo stomaco pieno.

  4. AHAHHAAH ammazza kekko sei stato blastato nientemeno che dai dj duri techno dell’anno! AHAHAHHAHA ma che è? cmq si mi fa ride un botto anche a me la rosicata di enver su BU, cioè ci vuole il 2011 per capire che si ti accolli le rece/segnalazioni di demo ti arriverà una quantità industriale di roba nosense (per voler essere buoni)? DAI SUUUUUUUUUUUUUUUu e poi scriverlo su BU, boh. Io ci farei fare un articolo fiume da Zingo di quelli caramellosi che ti ci blocchi e non vai avanti come quello su Lou Reed. Mammamia quanta voglia di chiudermi dentro Skyrim e non uscirne più!

  5. Caizzi, speravo capissi cosa volevo dire. Non che non me lo aspettassi di ricevere robba, ma nessuno mai (da un lato e dall’altro) che si faccia la domanda delle domande di Doc Brown: PERCHE’?. io per una volta me la sono fatta e mi sono dato la risposta, che è meglio lasciar perdere. Quando lo capiranno anche quelli dei gruppi sarà troppo tardi. Siccome sei sveglio, sei uno di quelli che forse può trovare un senso alla smania e volontà di protagonismo di chiunque suoni: spazio allora a chi condivide analogo entusiasmo, che personalmente ho perso. Salut/bella.

  6. ma io capisco, solo che sembra uno sfogo normale e di quelli fisiologici da parte di chi si grava del compito di essere sommerso da una valanga di demo e richieste di ascoltarli. Cioè mi sembra il classico, nulla contro la tua scelta di lasciare perdere, ma non riesco a condividerne il lato generale diciamo “i consigli”, nel senso che la massa continuerà a fare roba tanto per e gli altri (pochi) sono già consapevoli più o meno del loro ruolo. E non è un problema italiano. Per dire a me fa più spavento la continua autopromozione in rete che ormai avviene prima ancora della musica stessa, specie nel campo di quelli che lo fanno tanto per, che pensano che ancora con la musica si possa sfondare perché “c’è internet”. Bisognerebbe fargli capire che no, con la musica non puoi sfondare perché c’è internet, ma al massimo puoi avere un pubblico che prima ti sognavi, però questo pubblico, invece della tua famiglia, saranno 200 persone ecco. Tu dici una cosa che condivido “assumete per vero che è la musica che serve a voi, non siete voi a servire alla musica”, però io lo ribalterei come atteggiamento positivo, bisognerebbe essere più egoisti con la propria musica, stare li a casa proprio o in un saletta con persone con cui ci si trova bene (a suonare a parlare) a suonarla a produrne tanta e collezionarsela da soli e forse a non farla uscire mai e manco far sapere che esiste oppure renderne pubblica solo l’1% (ma che quell’1% però sia fatto uscire in maniera convincente però!). Questo almeno per chi non vive di musica. Belllaaa!

  7. il fatto è che non c’è bisogno, tempo, volontà, senso per tutta questa musica. quindi ci si deve autocensurare. fin che non è un mestiere pagato etc, può ben restare quello che dici: “bisognerebbe essere più egoisti con la propria musica, stare li a casa proprio o in un saletta con persone con cui ci si trova bene (a suonare a parlare) a suonarla a produrne tanta e collezionarsela da soli e forse a non farla uscire mai e manco far sapere che esiste oppure renderne pubblica solo l’1%”. ovvero sui propri spazi, per vanagloria. Poi qualcuno se ne accorge e magari pensa di poter ricavare denaro per sè e per gli artisti, questo deve succedere, ma non la ricerca opposta. Direi che siamo abbastanza d’accordo.

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