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tema: “La mia collezione di dischi”. Svolgimento:

La mia storia con i CD, lo ammetto, ha avuto la sua stagione più sublime dalla seconda metà delle medie ai primi tre anni del liceo, vale a dire dai dodici-tredici anni circa ai sedici-diciassette. Non ho mai veramente smesso del tutto di comprare dischi (ora forse la media è di uno all’anno, ma è comunque una media), anche se i tempi sono cambiati; eppure quella stagione me la ricorderò per sempre e credo se la ricorderà per sempre anche mia nonna, dato che io, completamente senza soldi, la obbligavo crudelmente a finanziarmi. Lei era addetta alla guida e ai rapporti col venditore, mentre io ficcanasavo tra gli scaffali e mi divertivo a chiedere al tipo del negozio titoli che ovviamente non erano mai entrati nella sua lista di ordine. Altre volte comunque lo ammetto, ho comprato (molti) dischi commerciali: non bisogna dimenticare che ai tempi delle medie mi ascoltavo anche gente come gli Aqua insieme a gente molto rispettabile tipo gli 883 (anche se non ho mai comprato dischi di nessuno di questi due gruppi, in effetti). Gli anni delle medie e dei relativi dischi di quei tempi sono stati caratterizzati da una vasta collezione di scelte discutibili, ma sono stati anche forse i dischi che ho ascoltato con più accuratezza: a casa della nonna non c’era un cazzo da fare ed essendo lei molto ordinata non mi faceva mai lasciare i dischi fuori dalle custodie.

Poi sono arrivati i tempi del liceo e con loro il giorno in cui ascoltai la prima volta Smells like teen spirit. Col grunge è arrivato anche un altro modo di ascoltare, comprare e trattare i dischi: ero grunge anche nella fruizione, vale a dire: li trattavo male. Questo era sicuramente legato al fatto che di carattere sono molto pigra e disordinata e non ho assolutamente cura delle cose anche se sono cose a cui, potrei giurarlo, tengo moltissimo. I dischi erano sicuramente alcuni degli oggetti più di valore che c’erano nella mia stanza, dato anche quanto costavano (erano cari già cinque o sei anni fa), e quindi erano trattati al pari di un paio di pattine per i piedi. Però i pomeriggi passati dentro al negozio di dischi, non più al paesetto ma nei negozi della mia città, sono stati tra le esperienze più belle della mia vita. I dischi erano l’unica cosa che mi potevo veramente permettere oltre ai libri: me ne compravo un paio al mese, passando i seguenti giorni a elemosinare merende altrui all’ora della ricreazione e tagliando su qualsiasi cosa fosse tagliabile (c’era molto spirito punk, in tutto questo). I dischi più cattivi che ho nella mia collezione li ho comprati in quella stagione: molta gente li considererebbe robette senza spessore – si sa che io chiamo ‘pesanti’ robe che in verità sono sciroppo per la tosse – però li ho amati; li ascoltavo dentro il lettore mp3, a volume altissimo, spaccando un paio di cuffie ogni due mesi e scandalizzando le vecchiette sull’autobus alle sette del mattino. Quei dischi, sì, sono quelli che ho ridotto peggio: li ho graffiati, sporcati, tirati, spostati, lasciati qua e là, ripresi, stuprati, fatti girare sulla stessa canzone brutalmente per una, dieci, cento volte. Alcuni di quei dischi sono infatti attualmente impossibili da sentire (ogni tanto penso che dovrei ricomprarne una copia sana, ma continuo a non avere finanze per permettermi tali velleità ed è ormai molto raro che io compri un disco originale).

Complessivamente, la mia collezione di dischi è molto disomogenea e molto disordinata. Qualsiasi amante della musica o dei dischi o dell’ordine o degli oggetti o di tutte queste cose insieme rimarrebbe deluso e scandalizzato nell’apprendere come li tratto e come sono sistemati, soprattutto di fronte al fatto che io sostengo di amare, quei dischi. Eppure come molte altre cose, esiste tra me e la mia collezione di cd un rapporto di odio-amore: non sono una persona che rinnega il passato, però c’è da dire che mi vergogno di molti dei titoli che ho nel posto dove li tengo (un mobiletto di vimini fatto a celle dove entrano più o meno sei o sette esemplari per riquadro). Per questa ragione, da diversi anni, quel mobiletto guarda il muro. Nessuna delle persone che è transitata nella mia stanza negli ultimi tre anni sospetterebbe che possiedo una collezione di cd, e piuttosto che perdere la faccia a me sta bene così. Un giorno mi divertirò ad espormi al pubblico ludibrio invitando a casa amici che hanno gusti molto diversi e mi piacerà sentirli mentre si scandalizzano: “Che cazzo ci fa Kurt Cobain subito dopo Vasco Rossi?”. Io di dischi originali di Vasco Rossi ne ho uno solo, non l’ho comprato, me l’hanno regalato (giuro), ma dentro c’è una canzone bellissima che fa così e adesso vado a riascoltarmela.

(lapolaroidiuntuffo)

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sulla internet:

Nei primi tempi di spese me la vedevo un po’ brutta con i soldi, quindi i miei acquisti diminuirono. Ma per una fortunata coincidenza di eventi mi trovai invischiato in un mezzo lavoretto in un negozio di dischi. Capite che per un fanatico del supporto fisico, e dopo aver passato anni a rovistare tra gli scaffali dei negozi di dischi (per dire, quando capito al mediaworld mi viene subito spontaneo di dare un’occhiata al reparto dei dischi), mi ritrovai dall’altro lato della barricata: questo mi ha aiutato a capire che non ero solo, c’era un sacco di altra gente come me e, nel mio piccolo, cerco di aiutarli in quanto sono come loro.
(gecco)

Credo di avere tendenze ossessivo/compulsive. Di tutti i miei CD masterizzati stampavo le copertine, a colori, e li mettevo su una mensola (che in breve diventò molte mensole) con le band in rigoroso ordine alfabetico ed i dischi di uno stesso gruppo in ordine di uscita. Avrò cambiato almeno cinque o sei volte la posizione dei gruppi col “the” davanti, alternandoli da sotto la T a sotto la lettera che avrebbero dovuto avere se l’articolo non ci fosse stato.
(manq)

 

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