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Tema: “la mia collezione di dischi”. Svolgimento:

Dirò cose ovvie perché sono vecchio e la nostalgia trapelerà da ogni riga. Vi suggerisco di leggere immaginando Nonno Simpson che racconta di quando “i presidenti ci sculacciavano ai nostri tempi. Teddy Roosevelt mi sculacciò nel 1919…”

Fase 1 – L’approccio
Sono cresciuto in una casa piena di dischi, peccato non fossero quelli giusti.
Ecco, io ho sempre invidiato (ma anche no, perché vuoi mettere il gusto di arrivarci da solo?) chi dice che i genitori gli hanno fatto ascoltare (e gli hanno lasciato) vinili dei Beatles, degli Stones, di Dylan, di Neil Young. In casa mia al massimo c’erano i 33 giri di Pupo, Fausto Papetti, Rondò Veneziano, Julio Iglesias. A mia madre piace raccontare di quando per farmi mangiare mi metteva tra le mani quei padelloni e finiva che li lanciavo sotto il divano o addirittura giù dal balcone. Io rido con lei, ma dentro di me penso “vaffanculo, questo si meritava la merda che ascoltavi” e stimo il me ribelle infante. In realtà oggi mi capita di sfilare tra miei preziosi vinili d’antan Il meglio di Lucio Battisti vol. 3 (Edizioni RCA), allora ricordo che tra i nastri che giravano nell’autoradio di famiglia c’erano anche Lucio Dalla, De André, De Gregori e perfino la NCCP (non i CCCP, proprio la NCCP). E tutto sommato penso che ai miei ci voglio bene, perché in fondo è nato tutto da lì.

Fase 2 – L’apprendistato
Si comincia ascoltando musica brutta, è inevitabile. A me fa sorridere chi sostiene che già a dieci anni ascoltava gli Hüsker Dü. Io sono partito con i Duran Duran. La mia prima musicassetta acquistata (rigorosamente “pezzotta”) è stata Festivalbar ’88 volume 2. Ho consumato quella cassettina e in breve ho cominciato ad appassionarmi alla musica, sempre brutta però. Ho preteso dai miei uno stereo tutto mio, ottenendo un orrendo cubo Telefunken senza manco il lettore CD (uscito da poco e costosissimo) e cominciato ad acquistare cassette e vinili con le prime paghette. Sanremo, Film Parade, Vasco, e le prime cose di musica internazionale, come si diceva un tempo: Madonna, Phil Collins, Elton John (tutti Greatest Hits, che ve lo dico a fare). Una volta comprai una raccolta dei Police, tornai a casa, la ascoltai e la riportai al negoziante pretendendo di cambiarla con una di Venditti (quello già becero di inizio anni ’90).

Fase 3 – L’illuminazione
Arriva un momento nella vita in cui decidi che una passione diventa la TUA, per sempre.

Per dire, ho cominciato ad amare il calcio un mercoledì di coppa, manco mi ricordo chi giocava, forse era la finale di Coppa Campioni vinta dalla Steaua Bucarest. Un colpo di fulmine. Quella sera chiesi a mia madre un quaderno nuovo a quadretti nel quale cominciai a scribacchiare i nomi delle squadre, le formazioni e i risultati. Una mania.
Con la musica è stato quando al liceo un compagno di classe mi passò una cassetta dei Queen. Penserete: vabbe’, di musica di merda hai parlato finora e di musica di merda continuerai a parlare. E invece no, perché da quel momento ho dato ai miei ascolti musicali un’impostazione diversa, più “matura” e soprattutto (filo)logica. Il passaggio ai grandi classici del RUOCK (fate tutti il segno delle corna arricciando il naso mentre dite RUOCK) è stato breve. Tutto rigorosamente in cassetta, un po’ originali, un po’ copiate dai dischi degli amici: Pink Floyd, Zeppelin, Sabbath, U2, Bowie, Zappa… le pietre miliari, insomma.

Fase 4 – La consapevolezza
Nel 1995, con i soldi raggranellati per i diciotto anni, ho comprato un lettore CD (Technics SL PD 667 Disc Changer. Ho poi completato l’impianto nel 1999 grazie ai miei secondo+terzo+quarto stipendi(o) vero. Con il primo avevo preso una playstation…).
Possedevo già tre CD: The Wall, rubato ad un compagno di classe (eh sì, sono napoletano), il secondo e il terzo di Pino Daniele (visti per la prima volta in nice price a 20.000 lire e acquistati di slancio pur non avendo ancora il lettore).
Ecco, nel mio personale catalogo fonografico The Wall è il CD #0001, Pino Daniele il #0002, Nero a Metà il #0003. Da allora ho ricordi confusi, i dischi hanno iniziato a mischiarsi ma soprattutto ad accumularsi, però ero già consapevole (e felice) di essere entrato in un vortice senza via d’uscita.

Fase 5 – La maturità
Oggi mi ritrovo con circa 1700 titoli originali tra CD e vinili (e qualche MC conservata come cimelio). Senza considerare un centinaio di CD-r (stipati in una scatola di scarpe) e almeno un centinaio di GB di mp3 (il primo disco scaricato per intero a 56k: Gentlemen degli Afghan Whigs). Confesso che la mia passione oltre all’ascolto è la catalogazione. Ho il mio puntuale file excel e godo nel riordinare i dischi periodicamente mantenendo inalterato solo il vincolo dell’ordine alfabetico per artista / ordine cronologico di album. L’ultima rivoluzione mi ha portato alla suddivisione in “sezioni” per genere e decenni (l’idea più originale in tal senso l’ha avuta un amico catalogando il tutto in Serie A, B e C, ma non in base alla bellezza (s)oggettiva, no: in base alla frequenza di ascolto personale. Geniale). Ovviamente il tutto è andato di pari passo con l’ulteriore e inevitabile evoluzione dei miei gusti musicali.

I Queen campeggiano ancora nella mia collezione, ma oggi sono tra i Pretty Things e Lou Reed nella sezione “Cascione” (calderone ‘60/’70), insieme a tutti i classici di cui ho completato col tempo le discografie. Nella sezione ‘Novanta’, per citarne una, coesistono Flaming Lips e Beck, Elliott Smith e PJ Harvey, Fugazi e Pavement, Nine Inch Nails e Blur. La ‘Negro/Jazz’ raccoglie prevalentemente Davis e Coltrane, immancabili edizioni Blue Note, Impulse e Soul Jazz, dischi le cui confezioni spiegano al meglio il significato della parola feticismo, roba da sturbo solo a maneggiarla.
Ah, un po’ di tempo fa ho venduto una settantina di CD, ma solo per questioni di spazio, roba che ormai non ascoltavo più o doppioni. Inutile dire che ho dato via 3 dei miei 4 dischi dei Police.
Ho tenuto solo il primo, perché alla fine è quello che c’ha i pezzi.

Lucariello Cascione

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