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Tema: “La mia collezione di dischi”. Svolgimento:

Tutto iniziò realmente durante l’estate del 1995, quando entrai nell’orribile mondo di OK Musica, un club di vendita di dischi per corrispondenza che ti obbligava a comprare un articolo, se non erro, ogni tre mesi. In caso di mancato ordine avresti ricevuto la loro selezione italiana o internazionale, e se ciò fosse accaduto, considerando il livello medio delle selezioni, ti avrebbe probabilmente rovinato per sempre l’esistenza. Il catalogo non era esattamente sterminato, pertanto in circa dieci minuti completai il mio primo ordine e partii alla volta di S. Teresa di Gallura per la colonia estiva, e al ritorno mi ritrovai con 8 kg in meno e 2 CD in più: un Best Of di Sting (so che ve lo state chiedendo, ma no, non ho avuto un’infanzia difficile) e poi lui, Vitalogy. Che ascoltai per un po’ per poi decidere che in fondo non mi piaceva più di tanto, e sapete perchè? Perchè non era METAL, e io in quel periodo divenni METAL e iniziai a schifare tutto ciò che non lo era. Non possedevo neanche un disco ma solo compilation in cassetta, molte delle quali registrate alla cazzo, di Pantera, Sepultura, Slayer, Megadeth e altre robe più o meno ascoltabili.
Più avanti iniziai a comprare CD di generi diversi, senza una logica ma lasciandomi guidare da una sorta di schizofrenia musicale che mi portava a passare senza alcun motivo dall’hard rock all’elettronica, dal nu-metal al cantautorato italiano, dall’hardcore al jazz. Questo comportamento aveva come effetto collaterale quello di farmi odiare periodicamente determinati generi o specifiche band, come accadde per esempio con gli Smashing Pumpkins, e un bel giorno arrivai a vendere a un amico il doppio CD di Mellon Collie. È l’unico disco che abbia mai rivenduto in vita mia, mi resi conto della cazzata che avevo fatto tempo dopo, ma oggi, nel 2011, ancora non l’ho ricomprato, anche se lo considero un grande album.
Poi un giorno venne da me un compagno del liceo e mi disse: ieri ho comprato ‘sto disco, l’ho sentito e mi fa cagare, lo vuoi? 5000 lire ed è tuo!.
Ci pensai 13 secondi e lo presi, era No Code.
Lo ascoltai e credo che con quell’album cambiarono un po’ di cose riguardo il mio approccio con i Pearl Jam e con la musica in generale.
Ora quando mi capita di pensare alla mia collezione di CD, o di osservarla direttamente nella mia vecchia camera, spolpata degli esemplari che mi hanno seguito nella mia nuova casa della mia nuova città, vedo un ammasso informe e senza alcun senso apparente, con i Chemical Brothers che per caso si trovano appena sotto i Cypress Hill (non seguo nessun ordine alfabetico, anzi non seguo proprio nessun ordine), CD masterizzati insieme a CD originali, la sezione dei digipack che se potesse parlare mi direbbe: ma che cazzo c’hai in testa?. Eppure è un pezzo della mia vita che parla di ciò che sono stato almeno fino ai vent’anni, con mia madre che sperava invano che mollassi questa mia strana passione, lei che sa bene che sono uno che si stanca presto della maggior parte delle cose, ma purtroppo per lei la musica ha continuato ad accompagnarmi e lo farà ancora per un bel pezzo.
Arrivato alla soglia dei vent’anni il p2p e la l’approfondimento del rapporto con la figa, ed i costi ad essa connessi, hanno ridotto notevomente il numero di dischi da me acquistati, fino a quando, diversi anni e hard disk dopo, ho ripreso a riempire i miei spazi di supporti musicali, questa volta in vinile, che molto spesso compro ai concerti come una sorta di premio per la band e lo show appena terminato.
Devo ammettere che della qualità del suono praticamente non me n’è mai fregato un cazzo, e il fatto che ultimamente il garage in tutte le sue forme sia il genere che ascolto di più supporta questa affermazione; mi sono chiesto allora cosa mi spinge a comprare i vinili, e mi sono risposto che la molla sono i colori, le copertine, il senso di benessere che ti da il possesso di un bell’oggetto che tu sai contenere dei suoni che ti daranno estremo piacere in determinati momenti. Li osservo e mi soddisfa anche solo l’idea della musica che hanno dentro, non è certo come guardare delle cazzo di cartelle in esplora risorse!.
Certo ora con gli LP è molto complicato ascoltare gli album al contrario come facevo con i CD. Non fraintendetemi, non cercavo messaggi satanici, semplicemente ho sempre avuto questa fissa di partire dall’ultima canzone e andare a ritroso, perchè la mia convinzione era che se l’ultima è bella allora sarà un disco della madonna, e io volevo scoprirlo subito. Ora che ci penso, Stupid Mop avrebbe dovuto farmi desistere fin dall’inizio, ma per molti anni questo è stato il mio rito al primo ascolto dei nuovi dischi.
Sapete che vi dico? Ora prendo il primo che capita e ci riprovo.

(Matteo Ena)

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