Mancarone

Avere un’etichetta oggi è completamente diverso dall’averla avuta a partire dalla fine degli anni Novanta, come nel mio caso. Allora era anche una questione politica, c’erano le major cattive che facevano uscire musica corrotta, c’era dall’altra parte il mondo del punk/hardcore con le distribuzioni ai concerti negli squat e l’etica Do It Yourself, con l’allargamento di quest’etica a musiche che erano anche più interessanti e “di rottura”, e i rapporti leali di amicizia con le persone. Potevi avere un’etichetta anche a tempo perso, come me, perché comunque anche un disco che andava male vendeva magari un centinaio di copie, abbastanza per ripagarti la stampa o perderci solo pochi soldi. Oggi invece il nemico è morto, nel senso che le major non hanno più senso a livello discografico, si stanno riciclando come editori o producono spazzatura totale proveniente dai reality, roba talmente insulsa da non poter nemmeno venir considerata un nemico da combattere. Un brutto disco di rock, o un cantautore pacco, in passato erano cose che mi facevano veramente arrabbiare. Come ci si fa ad arrabbiare per le marionette che escono da Amici o X Factor? È roba che esce già senza alcuna credibilità, e lo sanno benissimo anche le major. I reality le hanno salvate dal fallimento e loro si sono adeguate, ma la musica ormai viaggia su altri binari. Allo stesso tempo però è morta anche la base della piramide, il DIY, le distro negli squat. Tutto questo c’è ancora, ma è diventato semplicemente un mercato parallelo, con delle regole molto, troppo simili al mercato dei “cattivi”. Tutto l’apparato politico è rimasto solo di facciata, come una sovrastruttura estetica necessaria, ma l’etica se n’è andata quasi del tutto. Oggi vai ai concerti punk e il gruppo annuncia candidamente al microfono che “dalla prossima settimana troverete 3 nostri nuovi brani su iTunes”. Ai miei tempi, se iTunes fosse esistito, il gruppo sarebbe stato cacciato via dal palco a calci nel sedere. Per me l’etichetta voleva dire andare ai concerti con gli scatoloni della distro, avere contatto umano, dare i dischi come scusa per comunicare. Ora invece vuol dire stare tutto il giorno dietro ai social network, fingendo di interessarsi alle vite degli altri sperando di vendergli qualcosa. Non fa per me. Ma il motivo principale riguarda le scelte artistiche. Oggi un disco che va male vende letteralmente 16 copie. Cosa racconto al gruppo? Che gli ho venduto 16 copie? E cosa racconto a mia moglie, che ho investito 2000 euro per stampare un disco che me ne ha fatti entrare 150? Ergo, non si può più rischiare. E non poter più rischiare significa pubblicare solo i dischi con cui si va “a botta sicura”. Non si possono più pubblicare i dischi di cui ci si innamora senza fare i conti. E Bar La Muerte ha sempre vissuto di queste scommesse, a volte vincendole, altre perdendole. Ma ora perdere una scommessa vuol dire rovinarsi, oppure, come fanno tanti, far pagare i dischi ai gruppi e pubblicarli col proprio marchio, cosa che trovo deplorevole. Con questo non voglio dire che aprire un’etichetta oggi sia sbagliato, ma semplicemente che non è più una cosa che mi interessa fare.

(Bruno Dorella intervistato su impattosonoro)

Una risposta a “Mancarone”

  1. Bè, potrei commentare una cosa cinica e adulta e management, devo davvero trattenermi dal farlo, ma la lettura mi ha piuttosto commosso e dirò soltanto: rezpect fo reprazentin

    Certo è proprio cambiato il mondo

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