MATTONI issue #20: BEDHEAD

A tanti che ci hanno provato, ad essere gentili, li impiccheresti. (cit.) Uno dei miei assunti preferiti a firma m.c. è quello secondo cui il concetto di slowcore non esiste al di là di The White Birch, e io non discuto quasi mai gli assunti di m.c. perché nel novantotto per cento dei casi mi aiutano a vivere meglio il mio rapporto con la musica. E tuttavia, per una questione di casi fortuiti, mi è capitato di ripescare Transaction de Novo dei Bedhead dopo un sacco di tempo, nello stesso periodo in cui la primavera ha smesso di farci sniffare sole e venticello caldo e ha iniziato a spinger nuvole e pioggia nel cielo. Ora niente, capita solo che il disco io non lo riesca materialmente a togliere dal lettore manco per ascoltare i notiziari e questa cosa, in un cambio di stagione del genere, con i Bedhead non m’era capitata manco a venticinque anni.

The Present è l’ultima traccia dell’ultimo disco a nome Bedhead. Matt e Bubba Kadane hanno sciolto il gruppo e formato i New Year (una cosa di tutto rispetto, ma comunque un’altra cosa); ma non è difficile considerarla per suoni e parole il testamento spirituale di una maniera di pensare scrivere e suonare la musica; una maniera così emotivamente lancinata che nonostante le declinazioni simili non si contino, in qualche modo sembra essere andata perduta per sempre con lo scioglimento della band. Non è un vero e proprio mattone perché i MATTONI secondo regola sono i pezzi che superano i venti minuti e questa qua ne dura solo sette, ma tutto sommato abbiamo deciso qualche tempo fa che col nostro blog ci facciamo il cazzo che ci pare e il testo di The Present fa venire abbastanza voglia di morire. Ci sta da dio pure la luna a scatto fisso nel video pirata che ho trovato sul tubo, anche se il consiglio è di andarvi a comprare/masterizzare il disco e suonarlo in auto a volumi indecenti.


 
It’s always this year’s gift
Is it ever what I wanted
Was I unhappy living in the past
Has my growth been that stunted
When to be ashamed is to be defined
And all this self awareness
The blind led by the blind
An empty conscience is sensitivity
I have to pretend I’m overcome with humility
It always comes on time
Not a second before the instant
But this year I think I’d rather be a relic
Than part of the present

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