Tanto se ribeccamo: TUPAC SHAKUR

Tupac Shakur è morto nel 1996. Era già un artista da primi posti di Billboard, ma da allora in poi il suo culto si è alimentato a dismisura, anche e soprattutto presso gente che col rap c’entrava relativamente e/o che non si è presa il disturbo di ascoltare tutti i suoi dischi, tipo me e altra gente che conosco personalmente. La cosa più terribile del suo ritorno, sotto forma di un ologramma verosimile che compare sul palco accanto a Snoop Doggy Dogg per due pezzi all’ultimo Coachella, non è (contrariamente a quel che si crede) l’idea che il pop possa sconfiggere la morte, che la notte dell’evento abbia significato qualcosa per le persone, che si siano aperti nuovi scenari per il pop in generale e per tutta la sottocultura di coloro che dopo il libro abbiamo cominciato a chiamare retromaniaci. La cosa più terribile è che qualcuno ha scritto DAVVERO queste cose e ha mostrato cognizione di causa nell’analizzare la cosa come se non fosse semplicemente la sega mentale di due sfigati privi di gusto E supportati da uno staff di nerd che si sono guadagnati tutti i soldi che han preso, e/o una minchiata sensazionalistica che per sua stessa natura (du pezzi etc) lascia il tempo che trova e grazie a dio non verrà ripetuta se non da gente con ancora meno gusto di Snoop Dogg e Dr.Dre -questo sì un possibile scenario eccitante, tipo i Dillinger Escape Plan che suonano una cover di Summer of ’69 con l’ologramma di Cliff Burton sul palco. Io tra l’altro una volta ho visto un concerto dei Metallica al cinema. La cosa più buona del ritorno di Tupac in forma di ologramma, al contrario, è che la gente non s’è cagata la terribile reunion degli At The Drive-In perchè DUE concetti così profondi e intensi nello stesso festival, insomma…

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