IL LISTONE DEL MARTEDÌ: i dieci gruppi/artisti/pensatori/cazzismi peggio rovinati dalla loro fanbase (PARTE 2)

BRUCE SPRINGSTEEN

È passato recentemente dall’Italia e siamo venuti a conoscenza con una nuova razza di ascoltatori. Una razza più pura e perfetta di ESSERI UMANI, per dirla tutta, che possono tranquillamente andare a vedersi un concerto di tre ore e tre quarti e tornare a casa estasiati e pieni di botta perché ha suonato non so manco io che cazzo da solo al pianoforte. E ovviamente sì, i fan del Boss sono detestabili solo perché sono ascoltatori più puliti e perfetti di noi, gente che non ha nulla da nascondere e che nella sua onestà perfetta e senza scrupoli non ha problemi a passare ogni sabato sera della sua vita nella birreria del suo paese, ascoltando cover band e tribute band e conoscendo la differenza tra le prime e le seconde. Ma questo, obietterete giustamente, è qualcosa che persino i fan del Blasco o dei Pearl Jam hanno in comune. È verissimo, peraltro: stai mettendo dischi a un indieparty, hai la pista vuota da quaranta minuti perché come dj fai cagare e poi metti Daughter. Saltan fuori quattro buzzurri in mezzo alla pista, hanno i capelli lunghi e una barba incolta e non sembrano aver letto Wittgenstein, ti sorridono e ti abbracciano e ti parlano come se a livello di coraggio avessi messo i Suicide. I quali di loro, peraltro, sono il gancio con gli altri fan di Springsteen, quelli più sciolti ed oscuri e DANNOSI che hanno ascoltato il solo Nebraska e si beano della cosa come se State Trooper fosse il limite estremo dell’esperienza di un ascoltatore e GLI ALTRI fan di Springsteen delle merdine flippate con qualsiasi disco che il Boss abbia buttato fuori dal 1985 in poi. Questo aspetto bifronte della cafonaggine impegnata di Springsteen, se ci pensate, ha la sua massima espressione nel capellone interpretato da Michael Wincott in Talk Radio. Nel frattempo il Boss continua a suonare e cantare ed invitare gente sul palco tipo Mike Ness e Win Butler, entrambi rovinosamente destinati ad una fanbase fatta di gente il cui disco preferito continua ad essere Darkness on the Edge of Town o Liberi Liberi (lo so io cosa vi piace) e la cui birra preferita continua ad essere Heineken. C’è spazio per tutti, ma non all’autodromo di Imola. (kekko)

GESÙ CRISTO

La storia, in realtà, sarebbe questa: per salvare gli uomini dal Male, Dio, Signore degli Eserciti e delle Schiere Celesti, decise di mandare in terra suo figlio, scegliendo come madre una ragazza pura di cuore che ricevette l’annuncio della futura nascita da un maestoso spirito soprannaturale. Il ragazzo crebbe, raccontando storie fiche, scacciando demoni, e portando scompiglio nell’ordine costituito, che complottò contro di lui, e corrompendo il più classico dei figli di puttana, gli mise le mani addosso, cercando di intimorirlo e ricevendo in cambio il duro schiaffo dell’incorruttibilità: “Daje, se c’hai il coraggio, dillo mò che sei il figlio di Dio!” “LO SONO! E voi vedrete il Figlio dell’Uomo, seduto alla destra della Potenza, venire sulle nubi del cielo”. La potenza della citazione fece il resto. I sacerdoti del tempio, messi ko, non riuscirono a far di meglio che ucciderlo, con la complicità lassista del solito romano di merda che non si assunse la responsabilità della grazia. Gesù ebbe paura, perché ebbe paura se era il figlio di Dio e in un certo senso stava parato?, ma perché si era fatto uomo, ricordate?, e perciò sentiva il dolore della tortura e aveva ovviamente il terrore della morte. Eppure lasciò fare, anche se avrebbe potuto scendere dalla croce, anche se Satana ci provò a tentarlo, perché così facendo non abiurò, dette forza al suo messaggio e in sostanza prese su di sé tutti i peccati di voi stronzi, proprio voi segaioli bestemmiatori e tifosi di calcio, che ve ne fottete e irridete, ma il culo, intanto, ve l’ha parato.

Questo è quello che c’è scritto nel Vangelo, ma siccome da 1947 anni nessuno lo legge tranne forse Mel Gibson, nessuno, in fondo, lo sa, accontentandosi del messaggio super-filtrato che passa di bocca pretesca in bocca pretesca, messaggio ascoltato perlopiù all’età di dieci anni, poi a tredici si è scoperto che era fico fumare e non andare in parrocchia, e da lì non ci si è più mossi. Questo tranne alcuni selezionati freak, che invece dalla parrocchia non si sono più mossi, e lì hanno gettato le basi dei primi (o ultimi) accoppiamenti e delle proprie famiglie, indossando strane scarpe e pantaloni avana, mandando i figli ai boy-scout e propugnando un messaggio falsato in cui IL CRISTO è praticamente un coglione dai capelli boccolosi, vestito di bianco e profumato, che viene sottoposto ai più atroci tormenti senza fare una piega e AMANDO, AMANDO e ancora AMANDO. E a questo AMORE rispondono con altro AMORE, che nel loro caso si esplica con CANTI IDIOTI IN GIROTONDO, semplicistiche cazzate sul male (“ma perché, se Dio è buono, c’è stato il terremoto ad Haiti?” “IL CRISTO ama gli ULTIMI!”), e risposte-non-risposte che lasciano insoddisfatti i giovani di tutto il mondo che ovviamente abbandonano Gesù e il suo messaggio guerreggiante e fiero preferendogli i volgari piaceri effimeri di questo mondo, il Dio-Denaro o, peggio ancora, la coattanza dell’Islamismo. Teste di cazzo, la vittoria di Satana è colpa vostra, non lo capite!?  (ashared apil-ekur)

LUDWIG WITTGENSTEIN

La filosofia era una gran rottura di cazzo, per niente hipster, finché Ludwig WITTGENSTEIN, il più grande hipster viennese dell’epoca (das Hüpster) non comparve sulla scena di Cambridge, rivoluzionandone essenzialmente il look – non portava la cravatta -, i modi azzimati – pare che una volta menò Popper e le sue enormi orecchie – e soprattutto il modo di fare filosofia: ai testi lunghi e noiosi tipo Principia Mathematica di Russell in tre volumi e 1969 pagine (diffidate dai libri il cui numero di pagine è anche un anno dell’era contemporanea), che nessuno pretendeva di leggere veramente, WITTGENSTEIN sostituì un solo libro di tipo 70 pagine, in più scritto per aforismi e introdotto da quel rosicone di RUSSELL che scriveva, in sostanza, che le pagine che seguivano erano una grande stronzata. In realtà, è impossibile dire se lo fossero o meno, perché la caratteristica saliente del Tractatus Logico-Philosophicus è che non ci si capisce un cazzo in modo affascinante, come in un disco di LaMonte Young, ad eccezione del semplice concetto che qualsiasi altro libro tranne quello fa schifo, come in un disco di LaMonte Young sostituendo “disco” a “libro”, ed è esattamente questo il motivo del successo planetario di WITTGENSTEIN – questo, oltre al fatto che era un pazzo sbroccato, un precursore del black metal (celebre il suo lungo periodo solitario su un fiordo norvegese), una fighetta, in sostanza, che lasciò Cambridge sfanculando il suo relatore e dedicandosi per anni al giardinaggio e all’insegnamento nelle scuole elementari, TANTO PAGAVA TUTTO ER PADRE, E DIMOLO!, e in buona sostanza affermandosi presso i ragazzi, le ragazze e i Giovani in generale che lo emulano e lo adorano, come sempre avviene alle grandi teste di cazzo supponenti, che ti dicono I BEATLES FANNO SCHIFO ECCO I TALIBAM!, e la gente che gli dà retta, uno scaruffi, un’ondarock, alla fine li trovi sempre. Una nuova parola è come un seme fresco piantato sul terreno della discussione. Non vordì un cazzo, ma l’ha detto WITTGENSTEIN. (ashared apil-ekur)

RADIOHEAD

Tutte le arti minori devono avere i loro fan più accaniti che non le ritengono tali, pare, e l’indie rock o rock alternativo, che tra le minori non è neanche così tanto minore, ha tra i suoi sostenitori gente che lo ritiene ARTE. Questa manica di stronzi, morto per tempo Jeff Buckley, ha come santino idolatrato i RADIOHEAD e quel loro brutto cantante. I RADIOHEAD, e il loro orsetto di merda, partiti che sembravano una one-hit wonder, sono cresciuti, cresciuti e CRESCIUTI fino a diventare i malefici Topolino del rock che sono adesso, e proprio come l’insopportabile ratto – protagonista di un’altra arte minore – hanno sempre la cazzo di risposta a tutto, la soluzione a ogni male, la versione definitiva di ogni piccola tendenza. Va di moda il grunge, e cosa c’è di più grunge di Creep?; va di moda il brit-pop, ed ecco The Bends; torna l’art-rock, ed ecco Ok Computer; rock merda, ed ecco Kid A, e giù giù, fino a quando non è completamente passato di moda vendere i dischi e così lo hanno messo on-line, o hanno confezionato i loro album in modo puccettoso e carino al punto che, quando mi è arrivato l’ultimo infilato in un quotidiano, non l’ho manco aperto e se vi interessa, a proposito, è vostro a 500 euro. I RADIOHEAD hanno ragione su tutto, sono un gruppo da Tutto (quando esisteva), da Musica di Repubblica e da Rolling Stone, oltre che da rivista seria; piacciono a tutti, e hanno avuto la caparbietà di crearsi un pubblico di mentecatti minorati che conosce a memoria e canta in coro qualsivoglia incantabile esperimento. I RADIOHEAD sono apprezzati dagli stessi affezionati consumatori di Sigur Ròs e Antony, ma non solo da loro, e anche il più duro dei cazzoduri – tranne kekko il superposer, o altri metallari come lui – sarà titubante a confessare che i RADIOHEAD proprio non gli piacciono. I RADIOHEAD hanno ragione, i RADIOHEAD sono ormai proverbiali, ed ecco il nuovo dei RADIOHEAD che con la consueta classe. Io ho rinunciato a seguirli tempo fa, e non ho comprato il biglietto per il loro concerto di Roma (e che, nun vai ai RADIOHEAD?), ma questo non mi ha liberato della consapevolezza che qualsiasi cosa farò, in qualsiasi tempo, Thom Yorke e i suoi RADIOHEAD saranno pronti a farla meglio.

(Questo contributo è stato scaricato per tramite di una speciale RADIOAPP che a sua volta era scaricabile grazie al codice stampato metà a p. 69 dell’Oxford Herald del 13 aprile e metà a p. 96 dell’Oxford Herald di maggio. Gli articoli stampati su quelle pagine, firmati  da Stanley Donwood, erano in realtà dei mock papers composti da un aggregatore random di impulsi mentali provenienti dalle reti social del futuro altro quando e già pubblicati su Slowly Downward (ashared apil-ekur)

BRUNO MUNARI

Gente che qualsiasi cosa io scriva in questo paragrafo è capace di citarmi una cosa detta da Munari (il Jim Morrison dei graphic designer) che smonta la mia teoria, e proprio quando sto per dimostrargli che non c’è nessuna teoria ha già girato l’angolo e sta succhiando un cazzo pieghevole da asporto. (kekko)

Fuori classifica: GLI ANIMALI

geniale intuizione del commentatore Suttree, purtroppo arrivata mentre questo articolo stava già andando in stampa (non è vero). Worst fanbase ever, anche senza considerare i gattini.

Precedente Maria Antonietta @ HanaBi, Marina di Ravenna, 19/06/2012 Successivo Intervallo

17 commenti su “IL LISTONE DEL MARTEDÌ: i dieci gruppi/artisti/pensatori/cazzismi peggio rovinati dalla loro fanbase (PARTE 2)

  1. sylviaN9 il said:

    ora però voglio la parte III con inclusione di Elio e le Storie Tese/Frank Zappa/Captain Beefheart. Complimenti per il sito e il bel listone, aspetterò con impazienza il prossimo appuntamento. =)

  2. zioboia stavolta ashared hai spaccato culi come cecchi paone nel ritiro di una nazionale qualunque. gesù cristo e wittgestein (o come cazzo si scrive) sono pezzi d’antologia. sei il capo!

  3. no, dai ma Munari era un grande e ho sempre avuto l’idea che ad incontrarlo fosse un tranquillone.
    “texture:sensibilizzazione della superficie, omogenea e diffusa”: chiaro e conciso, altro che Gesù Cristo.

  4. e vabbè, se non leggete i titoli ci tocca chiosare. lo staff ci tiene a precisare che non ha nulla contro (e spesso ha molto pro) gli artisti-pensatori/cazzismi di cui sopra. anzi, il fatto che siano in una lista dI artisti ROVINATI DAI FAN è sintomo di un quantomeno modesto apprezzamento.

  5. Birsa il said:

    Oh, è intuile, Asha riesce a risultarmi supponente e palloso pure quando sono d’accordo con lui. “i Giovani in generale che lo emulano e lo adorano, come sempre avviene alle grandi teste di cazzo supponenti, che ti dicono I BEATLES FANNO SCHIFO ECCO I TALIBAM!, e la gente che gli dà retta, uno scaruffi, un’ondarock, alla fine li trovi sempre” FATTELA FINITA DE FA ER TRVE.
    POI: la colpa dei Radiohead è dei Radiohead, i fan sono solo consequenziali.

  6. steve jobs brutta persona, APPLE totalmente meritevole di finire in lista, ma fuori per un pelo perchè se fossimo dovuti finir dentro alle categorie MERSH ci sarebbe toccato metterci dentro pure la nutella, la Guinness, Muji e il panettone, comunque compreso alla voce Gesù Cristo.

  7. Capitan Impallo il said:

    Sui radiohead m’è scesa la lacrimina di gioia per quanto magnificamente hai espresso la mia opinione su di loro. Springsteen manata sulle palle

  8. AsharedApilEkur il said:

    Grazie, ma ci tengo a precisare che il problema non sono i Radiohead, ma i loro fan, come da spirito di tutto il post

  9. TRVE = true, quello duro e puro che gli piacciono le cose autentiche non come quelli là che sono hipster. Per esempio far finta di non sapere cosa vuol dire la parola stessa, “perché il linguaggio internettiano io non lo uso”, è un buon esempio di questo tipo di atteggiamento.

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