Tanto se ribeccamo: CRO-MAGS

I Cro-Mags sono una buona testimonianza empirica nel caso in cui vi serva un esempio di quanto i membri di un gruppo siano disposti a cadere in basso per continuare a monetizzare. In realtà nei Cro-Mags il concetto di “monetizzare” è abbastanza marginale, almeno credo: il gruppo sta andando avanti da venticinque anni senza alcuna ragione di esistere, con scarso successo, una discografia fortunatamente esigua e una serie di reincarnazioni che Jason Vorhees si toglie il cappello.

L’unico buon disco dei Cro-Mags si chiama The Age of Quarrel, identificato da molti come la summa concettuale di tutto il movimento accacì newyorkese. Io me ne sbatto i coglioni e posso rimanere rilassato nel puntalizzare che a ragion veduta, nella mia collezione, l’accacì di New York è rappresentato da una mezza dozzina di dischi in totale, gli unici dei quali che continuo periodicamente ad ascoltare sono Start Today e Scratch the Surface, che già con l’accacì non mi sembra c’entri moltissimo. The Age of Quarrel era arrivato verso la fine della storia del gruppo: il cantante John Joseph abbandona dopo pochissimo, il bassista Harley Flanagan diventa il principale responsabile del nome e si va avanti così fino a una reunion nei primi anni novanta che finisce ai ferri corti nel giro di un paio d’anni e lascia i gruppi separati in due tronconi (uno che fa capo a Flanagan e uno a Joseph, sostanzialmente) che si guardavano in cagnesco a vicenda. Harley Flanagan s’è visto con un gruppo chiamato White Devil che sembrava una derivazione dei Cro-Mags a cavallo tra ottanta e novanta (ricordo il disco molto vagamente, se devo essere sincero). John Joseph ha passato la seconda parte degli anni novanta a sputar merda sugli ex-compagni e su tutto l’hardcore newyorkese (peraltro giustamente) mentre metteva insieme un gruppo nuovo che si chiamava Both Worlds e che (ricordo il disco molto vagamente, se devo essere sincero) potremmo descrivere come una derivazione impazzita di certe intuizioni pop che erano in nuce nei dischi di Shelter e Civ dell’epoca. Nello stesso periodo tornavano in attività gli Agnostic Front con un disco che era più NYHC di Victim in Pain, i Suicidal Tendencies dall’altra parte degli USA facevano uscire Freedumb e dopo tre anni grassi di punk in classifica tirava quest’aria stile pararsi il culo meno, pararsi il culo tutti. L’ultimo disco a firma Cro-Mags si chiama Revenge ed è inciso dal troncone Harley Flanagan, ritorno alle origini e un sacco di palestra. Ha una sua utilità storiografica, comunque: era da tempo che entrambe le fazioni tenevano concerti con variazioni semantiche del nome Cro-Mags in una giravolta ideologica che ricordava più o meno lo split tra PDS e Rifondazione, tranne che qui non si capiva chi dei due era Rifondazione e chi il PDS. Ecco, i Cro-Mags di Revenge sono definitivamente Rifondazione, col torso nudo al posto del cachemire.

Vivo i dodici anni successivi della mia vita senza sentir più parlare di arcòr newyorkese in generale e di Cro-Mags in particolare. L’unica volta che ribecco Harley Flanagan è nel film American Hardcore, un documento calligrafico e un po’ deprimente sulla scena USA nella quale l’uomo s’impegna in digressioni tipo la vita faceva schifo ma eravamo pronti a tutto io dormivo col pitbull accucciato di fianco per non venire morso dai ratti, vaffanculo. Venti secondi dopo HR parlava di spiritualità, per dire. È notizia di cronaca recente il fatto che i riformati Cro-Mags, questa volta guidati da John Joseph (?) e credo nessun altro membro originale, siano stati aggrediti a coltellate da Harley Flanagan nel backstage di un concerto a New York. Harley ha rilasciato una dichiarazione in senso contrario, ma insomma. Qualcuno ha riportato ferite, non gravi a quanto pare, e c’è un procedimento penale in corso. Non è tanto la violenza del tutto a sbigottire, quanto l’idea che chiunque possa prendere in mano un coltello per difendere i propri diritti su un nome che sta producendo solo immondizia e grattacapi da vent’anni e passa. E come se il mondo non fosse abbastanza violento così com’è,  John Joseph ha minacciato (qualche tempo fa) un disco nuovo a nome Cro-Mags. Verrebbe da dire “scopate di più”, ma poi penso a come è finito Evan Seinfeld e mi viene la depressione.

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