il listone del martedì: DIECI GELATI CONFEZIONATI CHE CI HA DATO DIO

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Niente di particolare da dire, avevamo iniziato un altro paio di liste molto più divertenti e rosicone ma non abbiamo ancora terminato la baracca. Per questa settimana vi beccate i dieci gelati che preferisco. La lista che segue tiene in considerazione i soli gelati confezionati, presupponendo una logica superiorità concettuale ma nondimeno. È una lista con basi autobiografiche, e sebbene io sia in evidente sovrappeso non sto comunque passando le mie estati a ricordare i bei tempi andati dei gelati confezionati, il tutto per dire che i gelati contenuti in questa lista erano in auge all’inizio degli anni novanta, che ci sono riferimenti ad un’età dell’oro perduta riferendoci alla quale parliamo appunto di Eldorado, e tutto il resto lo spiego nei commenti.

CROCCANTE
A livello di gusto sono brutalmente influenzato dal mio amico Alberto. Una volta ero con certa gente della mia classe, facemmo una colletta per comprare i gelati, ognuno scelse il suo preferito, lui andò a comprare e tornò solo con dei croccanti, adducendo come scusa il fatto che aveva il prezzo tondo e che comunque era il miglior gelato di sempre. Il croccante è figo perché è impersonale e arriva al punto, possiede una pralinatura, la panna e un cuore all’amarena, ha un nome che puoi chiedere al barista anche a sedici anni senza morire di vergogna (è uno scoglio durissimo alle volte) e la forma di un gelato normale. L’unico reale momento di schifo del croccante è quando inizi a ciucciare l’amarena dallo stecco di legno, una sensazione sgradevolissima che per evitarti decidi spesso di lasciare incompiuta l’opera. Tengo comunque a precisare che nel tessere le lodi del Croccante sottintendo che esiste SOLO quello all’amarena. Quello al cioccolato, sia nelle sue forme polverose e millelire sia nella più alta forma di un cuore con la stessa consistenza del tungsteno a cui ho donato i migliori pezzi della mia dentatura, semplicemente non fanno parte dell’equazione.

GHIACCIOLO
La parte carina del ghiacciolo è che esiste un discreto mercato DIY fatto di formine standard, docce di sciroppo fabbri alla menta e bambini di sei anni che cercano di bilanciare le dosi come dei tossici alla ricerca del ghiacciolo che equilibri magistralmente il gusto finale, il tasso di polverosità della mistura al palato ed il residuo fisso di merdina verde sulle dita una volta iniziato l’inevitabile processo di scioglimento. Ma al di là delle formine per gelato che si compravano nei negozi di articoli casalinghi (che ora non esistono più, fagocitati da patetiche corsie “casa” dei supermercati), c’erano forme più alte di disperazione sociale per marginare anche sui concetti. L’esempio più barbaro fu quello delle bustine di acqua sciroppata che mettevi in freezer a solidificare, per unire una concezione DIY ad una produzione industriale da catena, che nel caso concreto serviva anche a gestire un prezzo concorrenziale che potesse evitare i costi di trasporto troppo alti che servivano ai prodotti che dovevano conservare la catena del freddo. Lavoravo in un negozio di alimentari e il numero di buste smerciate poteva fare la differenza tra un’attività in perdita ed una in attivo. Meglio allora i ghiaccioli da bar, che a dispetto degli infiniti tentativi di brandizzarli dando loro un nome tipo FREDDOLONE sono sempre e solo rimasti “il ghiacciolo”, uniche possibilità per quanto mi riguarda la menta e l’anice, quest’ultimo caduto in disuso e riportato recentemente in auge dall’unico reale esperimento di rebranding terminato con un successo, vale a dire la cosiddetta “bomba” della quale in riviera diversi bagni hanno un frigo pieno e dedicato. E che nessuno si azzardi mai a parlare di cal*ppo in questo blog, voi e il vostro residuo fisso di merda che pizzicava al palato, dovete morire tutti e tutti male.

FIOR DI FRAGOLA
Il Fior di Fragola, cuore di gelato alla panna ricoperto da un ghiacciolo al vaghissimo gusto appunto di fragola, è l’unico prodotto ad uscire vincitore nei tentativi di creare un crossover composto tra ghiacciolo e gelato. Nei furiosi ed edonistici anni ottanta si provò a più riprese ad affiancare al perfettamente bilanciato Fiordifragola una serie di prodotti con base fissa (il cuore di gelato alla panna) e copertura che di volta in volta diventava arancia, coca cola o limone, fallendo platealmente e rinunciando in via definitiva (o forse no, sto scrivendo senza alcuna cognizione di causa) ai tempi in cui Eldorado venne misteriosamente incorporata da Algida. A proposito, noi stiamo qui a fare i migliori anni della nostra vita e nel frattempo Algida appartiene ad Unilever e il FiorDiFragola ha ancora lo stesso gusto industriale-ma-casereccio di un tempo.

CUCCIOLONE
Last but not least, anzi nemmeno last. Il pensiero che qualcuno possa crescere senza le vignette che stanno sopra il cucciolone, quindi senza il primo e più fondamentale indice di cosa sia disposto a scrivere un maschio adulto per far ridere dei bambini, si accompagna all’idea più pop che i nostri giovani siano ormai del tutto privi di qualsiasi stimolo intellettuale a crescere. Le battute sulle due facce del Cucciolone sono l’unico grande momento di comunanza tra il bene e il male, fieramente simboleggiati da due dei tre gusti all’interno (il bene, il male e il marrone, mangiati in quest’ordine fisso), e l’unico vero padre putativo delle vignette che non fanno ridere nessuno, primi tra tutti ovviamente i Glimaldelli. Non c’è compila. Ancora adesso a volte mi capita di scartare un Cucciolone con la fotta di sapere cosa ci sarà stampigliato sopra e se la catena del freddo è stata conservata con abbastanza criterio da mantenere leggibili quei geroglifici di un’era passata, la nostra, che si specchia nell’eternità, quella del Cucciolone. Me lo ri-sparerei anche ora, ma a casa ho del gelato sfuso da consumare.

STECCALECCA
Per essere esatti si chiamava LIUK, non ho idea a che titolo, ma nell’immaginario popolare c’è arrivato dal giorno uno con la tagline che spiegava sotto al nome, molto semplicemente, di cosa si trattava. Nella fattispecie, un bastoncino di liquerizia invece di uno stecco di legno (a proposito: qualcuno mi sa dire che legno è quello degli stecchi per gelati?) avvolto da una quantità smisurata di sorbetto al limone (negli anni anche qui sono stati fatti esperimenti, ne ricordo uno all’arancia non disprezzabile, ma il core business dell’azienda è sempre stato il limone, guardiamoci in faccia e andiamo avanti). BASTAVA COSÌ POCO. Il mercato fu squassato da cima a fondo, lo steccalecca divenne un classico in tempo reale. Di lì a poco Silvio Berlusconi vinse la sua prima elezione.

PIEDONE
Il grande dimenticato dalla rivoluzione liberista, il Piedone passò un’evoluzione incrementale abbastanza simile a quelle che uscirono dall’hardcore e andarono a ingrassare le fila dell’indierock. Era il Jason Newsted dei gelati, d’altra parte, un mostruoso piede appiattito e totalmente rosa a cui nel corso del tempo vennero aggiunte venature bianche (senza che il gusto cambiasse poi molto, almeno a quanto ricordo) e un incolpevole crostino di cioccolata sul ditone a creare variazioni sul tema. Questo non ne ha impedito la diffusione di massa, nonostante tutto sommato si trattasse di un gelato ben congegnato (la parte grossa era in alto e veniva mangiata prima, quindi la parte che si scioglieva era di meno, sì, insomma, ammetto essere questa la teoria più stupida della storia del pensiero occidentale).

CORNETTO
Non si batte il classico, dice Seneca ne I Mercenari 2. La tristezza delle divisioni in varie pezzature e gusti del tutto dispensabili non lascia comunque spazio a dubbi sulla perfezione narrativa ed estetica del modello base, quello piccolo al cioccolato con la cialda fatta con la selce e la sorpresina di cioccolato duro e tozzo alla base. Ci fu un momento in cui lo vollero lanciare come una specie di veicolo per l’amore universale, probabilmente per contrastare il diffondersi a macchia d’olio dell’LSD, e iniziarono a parlare di CUORE DI PANNA in pubblicità sganciate su reti Rai e Mediaset a botte di venti o trenta al giorno. Il concetto passò. Ricordo momenti di intimità con ragazze che non erano tali se non per il fatto che sia io che loro stavamo mangiando dei cornetti, ricordo persino energumeni vestiti da muratori che chiedevano ai baristi di portar loro un cuore di panna e i baristi che li servivano senza prenderli a calci o tentare di argomentare in senso classico. La pubblicità può creare mostri, lo scoprimmo qualche anno dopo vedendo un bolognese fingersi romagnolo nello spot di un biscotto ed iniziare a inanellare una serie di successi e riconoscimenti internazionali e fidanzarsi con Laetitia Casta. Tra le due continua a essere meglio il socialismo orizzontale del cuore di panna, la capacità di vedere al di là dei divismi ed elevarsi a status symbol dell’uomo qualunque che è il vero selling point del gelato.

COPPA PANNA E CIOCCOLATO
La coppetta per eccellenza nell’immaginario popolare è la Coppa del Nonno, un pappone marroncino al gusto di caffè servito in un contenitore di plastica dentro il quale mio nonno probabilmente avrebbe cagato per vedere se c’era differenza tra le due tonalità di marrone. Si fa per dire, ma insomma non ho davvero MAI capito il successo popolare della coppa del nonno, una cosa che a me sembra abbastanza irragionevole da farla sembrare l’Ascanio Celestini dei gelati da bar, ecco. Piuttosto, meglio un milione di volte le infinite variazioni sul tema yin/yang di cui non so niente se non che vengono abbastanza ben rappresentate dalla coppetta panna e cioccolato, che a volte si chiamava coppa dei campioni o qualcosa di simile e a volte era la coppa di Pippo o insomma, anche per questa il concetto era così forte e perfetto (sostituire il gelato sciolto selezionando ex-ante una combinazione a prova di bomba e chiudendola in una mastella di cartoncino plastificato) da spazzare via qualsiasi possibilità di crearci sopra un marchio. Anche qui potevi distinguere già da bambini quelli che sarebbero diventati ossessivo-compulsivi, vale a dire la totalità della popolazione italiana: tutti quanti avevano una tecnica diversa per affrontare la coppetta, chi si sparava tutta la panna prima e tutto il cioccolato poi (un buon settanta per cento dei frequentatori di coppette panna&cioccolato preferisce di gran lunga il cioccolato, il che rende piuttosto legittima la domanda sul perché le coppette solo-cioccolato non facciano grandi numeri) e chi scavava in senso orario dentro la coppetta in modo da mantenere all’interno del recipiente la stessa quantità di entrambi i gusti per poter variare fino alla fine.

TWISTER
Altra punta di diamante del roster Eldorado dei tempi belli, niente di particolare da dire. Seguiva probabilmente le ambizioni di qualche laureato in architettura e veniva incontro al desiderio decostruttivista dei compratori. Come ci si pone nei confronti di un twister? Riesci a mangiarlo a morsi senza seguire con la dentatura gli scavi tra le singole componenti? È una cosa umanamente fattibile? E procedendo in un modo contrario, è possibile arrivare ad una scomposizione del twister in tre parti distinguibili e sensate? In generale la maggior parte di noi risolveva provando a scomporre un terzo di gelato e mangiando a cazzo gli altri due terzi, cosa che già stava rivelando che nonostante l’incoraggiamento della nostra maestra elementare, dei professori delle medie e dei nostri genitori nessuno tra noi era un vero genio e nessuno di noi avrebbe combinato un cazzo in questa vita se fossimo usciti dalla sfera del portare a casa uno stipendio e pagare le rate di un mutuo. Probabilmente da qualche parte qualcuno ce l’ha fatta.

MORETTO
Il premio Simpatia della nostra playlist settimanale: il gelato con il crocco di cioccolato e l’interno di panna ce l’ha in catalogo chiunque, ma il nome popolare dello stesso è preso di peso da quello dell’Antica Gelateria del Corso. Trasferendomi con la mia fidanzata ho scoperto che certi esseri umani sono capaci di mangiare il moretto dentro una coppa, scartato e steso ed affrontato con un cucchiaino come se questa cosa avesse un senso qualsiasi, ma l’identità del moretto è così spiccata e determinante da rendere pressoché inutile ogni tentativo di svilirla mangiandolo in modi non-consoni e chiamandolo in un altro modo. L’ansia ipertrofica del capitalismo contemporaneo ha cercato di succhiar via il senso rivoluzionario del moretto e rilanciarlo in senso reganiano con il più arrogante poderoso e fallimentare prodotto Algida, il Magnum, a cui poi venne collegata tramite pubblicità una spiacevolissima simbologia fallica che suggeriva orgasmi femminili a spiano ogni volta che veniva addentato quel crocco d’asfalto. Tristezza e rimpianti. La parte migliore della nostra gioventù, in ogni caso, ha saputo mescolarsi con facilità all’altra piaga del capitalismo contemporaneo, vale a dire il prodotto a marchio, riuscendo a risorgere nei Grandi Numeri della Grande Distribuzione e continuando a dare un senso alle nostre vite senza imporsi troppo e diventando “ricoperto al cioccolato” o cose simili, una vita da moretto. Segnaliamo invece sulla stessa falsariga la cosiddetta Bomboniera, vale a dire una scatola con dentro una decina di praline fatte come il moretto che quando la prendevi al bar ti sentivi fighettissimo. Il downside era che essendo fatta di singoli pezzi la gente era più propensa a scroccarteli.

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26 commenti su “il listone del martedì: DIECI GELATI CONFEZIONATI CHE CI HA DATO DIO

  1. Lasciare fuori quelle due perle che erano il cono MAGNIFICO e il Cinque Stelle denota scarsa preparazione.
    Specie se il loro posto lo prendono il Twister e il Piedone. 😉

  2. non è necessario che fai l’alternativo ad ogni costo. il cornetto è meglio, concettualmente e umanamente, anche se più corporate. poi nemmeno molto di più.

  3. Ci sono il Cucciolone e il Liuk. Quindi per me va benone così. Ma siamo certi che non si sia mai chiamato ufficialmente “Stecca-Lecca”? Ho la memoria che vacilla.
    Per il resto avevo un’insana passione per il bananito, prestandomi a facili prese in giro, e per la coppa che non mi ricordo il nome ma era alla panna e all’amarena.

  4. io penso di aver mantenuto il mio modo di organizzare le cose così come consumavo la coppa panna e cioccolato: mischiando tutto in una roba che sapeva un po’ di tutti due i gusti. comunque hai tirato fuori robe di cui non sentivo parlare da davvero tanto (o che la mia giovine età mi ha portato alla conoscenza solo grazie alle pubblicità del Topolino). In una mia lista avrei messo di sicuro il Nevelatte e il Winner Taco.

  5. è vero, il winner taco era metropolitanissimo. visto con gli occhi di adesso però sa di crossover anni novanta, non riuscirei a toglierne uno della mia lista per mettercelo dentro. il nevelatte così a naso mi sembra fosse ricoperto di cioccolato bianco, e se è così ci tengo semplicemente a precisare che il cioccolato bianco piace solo ai pedofili e a quelli del giro ku klux klan

  6. no no, il nevelatte era solo panna! era dell’antica gelateria del corso – come la crepes, altra bombetta di solo pan di spagna e gelato alla panna. il cioccolato bianco è la cosa peggiore dell’industria dolciaria.

  7. vado a memoria, ma mi sa che il nevelatte era panna and nothing else. praticamente un mottarello decappottabile. anzi, deccappottato.

  8. Dissento. Cornetto facilone, ma non più buono. Per ingerire la quantità di cioccolato presente in un MAGNIFICO dovevi mangiare dieci cornetti. Ti passo il Cinque Stelle come gelato hipster, ma il MAGNIFICO no.
    Grande il Winner Taco.

  9. Se non ricordo male prima del piedone venne il gelato della pantera rosa che era simile ma a forma di fazza della pantera rosa appunto e al posto degli occhi aveva due cicche che non sapevi mai come caspio fare a mangiarlo: cavavi le cicche e le appoggiavi da qualche parte (quando andava bene in un tovagliolo di carta, al peggio per terra… si era bambini), ti gustavi il gelato e le cicche poi; asportavi i bulbi oculari, te li mettevi in bocca e speravi che il gusto finisse prima che il gelato si liquefacesse o infine non cagavi assolutamente il problema e andavi dritto per la tua strada ruminando e mangiando contemporaneamente. Cmq per la coppa panna e cioccolato optavo sempre prima per il cioccolato perché volevo troppo bene alla panna: prima il dovere poi il piacere; infatti poi quando mi fecero la coppa solo panna non c’è stata più storia. Va da sé che tra moretto e nevelatte (che si era solo ed esclusivamente un tocco di panna) la scelta cadesse inevitabilmente sul secondo.

  10. @Gin sì la cicca della pantera rosa però era un crimine autentico, e oltretutto la pantera rosa come espressione artistica era totalmente deficitaria -e se posso permettermi del tutto avulsa dal concetto di gusto alla fragola sintetico, cosa che invece in qualche modo la puzza dei piedi ricorda, e quindi PIEDONE tutti i giorni della settimana..

    @Miss Hyla – sbagliato. no.

  11. Il gelato rosa con le cicche credo fosse il dottor strobik (o simile).
    Mancanza imperdonabile il winner (senza taco, santiddio) e il cono palla (combo di coppa del nonno, cono e copertura di cioccolato: una bomba).

  12. Filippo il said:

    Ma il cookie snack? Il primo intendo, quello con i 2 biscotti tondi e le gocce di cioccolato tutto intorno? Parliamone…

  13. maxicono all’amarena, quanta amarezza nel non trovarlo qui.

    comunque troppo eldorado in questa lista.. che t’ha fatto motta? c’è qualcosa sotto? algida ti passa le mazzette? INACCETTABILE.

  14. beh è inutile negarlo, sono un eldoradiano convinto. purtroppo niente mazzette, ma sono corruttibile. Qualcuno si faccia avanti e faccio il listone del martedì sponsored edition con i modelli del migliore offerente.

  15. Kekko, come hai fatto a dimenticarti del DALEK, il miglior crossover gelato-ghiacciolo della Eldorado, l’amico inseparabile del post-pera dei bucomani ’80, sostituito dalla Eldorado (si dice a causa di pressioni della digos e del vaticano) con il più rassicurante Fior Di Fragola, il Jeff Penalty della situazione.

  16. il Break. Non ho mai visto nessuno che lo riuscisse a tirar fuori senza rendersi la vita impossibile, altri col tempo si sono convinti che la plastica è commestibile e sa di biscotto.

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