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THE SEER (reprise)

Gli Swans che ricordo io sono un gruppo molto molto furioso e depresso o un gruppo molto molto molto depresso. Il massimo esempio del primo caso è Filth, il massimo esempio del secondo caso è White Light eccetera eccetera. La musica degli Swans ha marchiato una fase del mio sviluppo legandosi a un certo tipo di sofferenza molto romanzesca e senza reali motivi (voglio dire, sono nato e cresciuto nel posto più tranquillo della terra), con la quale ho dovuto comunque fare i conti e a cui ho legato indissolubilmente la musica degli Swans.

In giro per i posti trovate recensioni della madonna del nuovo disco degli Swans perché musicalmente, al nuovo disco degli Swans, non puoi dirgli niente. È una specie di versione per adulti del disco post-reunion (My Father will Guide Me up a Rope to the Sky, o qualcosa di simile) con un po’ meno Angels of Light, contiene un mattone di trentatré minuti che è tipo il buzzkill DEFINITIVO e ha un sacco di roba intrigante nel menu tipo le ospitate di gente che c’entra, che non c’entra, che desideravamo come nient’altro al mondo e di cui potevamo davvero fare a meno. Il nuovo disco degli Swans è una cosa ossessiva e monolitica che si sviluppa –paradossalmente- su un canovaccio molto vario di impostazione folk ma molto elettrico, di quelle cose che ascoltare in giro per il resto della musica non è dato e a cui è quasi impossibile, anche con un orecchio un briciolo esperto, reagire con freddeza o sufficienza. Per la maggior parte dei gruppi basta e avanza, e probabilmente basta e avanza anche nel caso del nuovo disco degli Swans. Non amarlo in parte significa non capirlo e non capirlo in parte significa aver dato via una parte di te che insomma, magari era meglio che se ne stesse lì a macerare assieme al resto e a pesare tutto quello che facevi nella vita da allora in poi. Ma per quanto mi riguarda anche i momenti meno significativi degli Swans contenevano comunque una Alcohol The Seed con la quale potevo star tranquillo un anno e bere come un pazzo nella certezza che qualcuno capisse il motivo per cui lo facevo anche se io no. E insomma quando iniziano le fasi di coscienza probabilmente anche gli Swans devono soccombere, così come in qualche modo con tutte le pelli che si sono indossate gli Swans forse la pelle di The Seer sembra comunque una cosa un po’ irriconoscibile e meno respingente del solito, e ci sono ancora diverse inflessioni che vengono dagli Angels of Light e che rendono per parte meno emozionante l’esperienza e per parte incomprensibile perché Michael Gira non abbia continuato a fare uscire cose sotto quel nome, paghetta a parte. E già che siamo dietro a parlare di cose incomprensibili, la così sospirata con Jarboe si doveva PER FORZA risolvere in una serie di mugolii su due pezzi? E a che pro far cantare a Karen O (una che si è sbracciata per tutto il tempo dall’uscita del primo disco degli Yeah Yeah Yeahs a oggi per cercare disperatamente di dimostrare al mondo quanto vale realmente, cioè quasi zero) un pezzo palesemente scritto sulle corde di Michael Gira, avendo a disposizione il Michael Gira originale?

4 Risposte a “THE SEER (reprise)”

  1. “Gli Swans che ricordo io sono un gruppo molto molto furioso e depresso o un gruppo molto molto molto depresso. Il massimo esempio del primo caso è Filth,”

    Francè, ci sono 15 anni di Swans tra Filth e gli Angels Of Light, magari dacce un ascolto…

  2. E dico davvero, perchè liquidare certi dischi come “molto depressi” è un tantino riduttivo…

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