il listone del martedì (quello vero): I DIECI PIÙ GRANDI GRUPPI DELLA STORIA

Nel senso di gruppi, persone che si uniscono e fanno cose assieme.

LA CIURMA DI ALIENS – SCONTRO FINALE

Il segreto del successo di un survival movie a caso dal 1986 (Aliens) al 2000 (Pitch Black) è che anche quando lo rivedi per la millesima volta, c’hai il magone quando muoiono i personaggi e vorresti che le cose andassero diversamente e stai a pensare: “Dai Vasquez, striscia più veloce” o “Hicks merda, chi t’ha detto che Drake è morto solo per un po’ di acido in faccia?”. Il melting pot è fondamentale da sempre, ovviamente. Tranne che per i cinesi, i cinesi nacquero in qualche laboratorio sperduto solo alcuni anni più tardi. Ma devono esserci sempre un Frost o un Apone, meglio entrambi e meglio è se uno dei due chiama “negro” l’altro. Il codardo Hudson deve strapparci il sorrisino e la merda Burke deve farci incazzare. Poi il tenente Gorman, incompetente per definizione: se era in gamba lo declassavano sergente o lo facevano capitano. I cannon fodder Dietrich, Ferro, Spunkmeyer. La capa tosta Ripley. L’infante. Capito cosa voglio dire? Mica che l’importante per un buon film d’azione sono la caratterizzazione, le battute cool, il testosterone, i sottotesti, blablabla. No, quello che voglio dire è che in ogni survival movie post 1986 tu chiami i personaggi VasquezHicksDrakeHudsonFrost.

Santamadonna, era ora che Propp andasse in pensione. (bellycat)

IL BLACK METAL INNER CIRCLE

Insomma diocristo diciamocelo, a essere FICHI nonostante fossero brutti, sporchi ed asociali ci hanno provato più o meno tutti. Il cinema ha provato a spacciare la cosa con certi meccanismi di sospensione dell’incredulità, tipo “sono un maschio fico e palestrato, piaccio alle ragazze ma non so di piacere loro e sarà una trentenne in carriera a darmi il boost”, i musicisti elettronici si sbracciano per dare l’idea di essere annoiati in culo mentre droppano il beat –o come cazzo parlano quei tizi lì, insomma. Gli unici che ce l’hanno fatta PER DAVVERO a sembrare fighi in quanto brutti lunatici asociali e malvagi sono un gruppo di norvegesi che badavano agli affari loro e si riunivano in un’associazione criminale volta a cambiare il mondo, bruciare case/chiese e uccidersi più o meno a vicenda -oppure no, i membri dell’Inner Circle erano così fichi oscuri e malfidati da rendere più che plausibile il fatto che, come sostiene gente tipo il nostro eroe, non sia mai esistito un Inner Circle. In fin dei conti a me non è mai fregato assolutamente un cazzo manco della parte musicale e di tutta la storia so sì e no quello che sta scritto nella pagina wikipedia, ma è bello sapere che qualcuno da qualche parte è riuscito a rendere la propria noiosissima oscurità una cosa figa e magari pure a scoparcisi un ragazzino. (kekko)

I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA

Prima di The Big Bang Theory, prima di The Social Network, dei nerd e dei geek, lo stadio ultimale del ripiegamento del sé in interessi assurdi e innocui tipo LA DISTRUZIONE DEL MONDO trovò incarnazione nel più classico degli agglomerati di perdenti che la razza umana possa produrre (dei giovani studenti di fisica) nel luogo più malefico che sia mai esistito sulla terra (Roma centro). Il tutto alla fine degli anni ’20, giusto in tempo, perciò, che i loro interessi di ex-bambini bruciatori di formiche con le lenti intercettassero un movimento folkloristico interessato a roba tipo la magia nera e lo sterminio, un gruppo peraltro simpatico e di poco o nullo impatto sulla realtà, conosciuto come il Nazismo.

Nelle segrete stanze di Via Panisperna, i giovani fisici Amaldi, Segré e Rasetti iniziarono i loro studi agli ordini del grande maestro nero Enrico Fermi (un cognome, un ordine), prima di essere raggiunti dal regista-attore Bruno Pontecorvo, dal chimico-dj Oscar D’Agostino e, soprattutto, da Ettore Majorana, l’unico ancora vivente, di cui abbiamo detto e scritto più volte.

Il movimento si sciolse quando Rasetti scoprì che la seconda serie degli Exogini era in realtà una taroccata della Mattel, all’epoca “Mattelli” per via del fascismo, che aveva comprato dei pupazzetti giapponesi a cazzo di cane rivendendoli ai ragazzi italiani (ci avrebbero riprovato con alterne fortune negli anni ’80). D’Agostino la prese sul personale e sapete come so’ ste cose, i Reservoir Dogs di Fermi si azzannarono a vicenda e tutto andò prevedibilmente in merda. Fermi morì di dispiacere pochi anni dopo, quando scoprì che gli alieni non esistevano. Rasetti e Segrè, l’unico che gli rimase fedele, progettarono con successo una serie di nuovi manga. D’Agostino continuò a pubblicare dischi, Majorana, al soldo del nazismo, fuggì in Argentina simulando la morte per suicidio. E sugli altri, se me ne sono scordato qualcuno, trovate comunque centinaia di libri.

Addio ragazzi, la vostra eredità di morte continua a illuminare le notti italiane di minacciosa luce radioattiva! (asharedapilekur)

QUELLI CHE FIRMARONO LA PACE DI VERSAILLES

1919: dopo quattro o cinque anni di guerra rovinosa e logorante e vinta più o meno a tavolino dalla triplice intesa (voglio dire, alla fine della seconda guerra mondiale ai tedeschi e ai giapponesi gli avevano ROTTO IL CULO, la prima s’erano rotti tutti quanti il culo a vicenda e la guerra s’è vinta al ballottaggio, voglio dire, siamo riusciti a vincere con il generale Diaz (omonimo del Diaz che vinse uno scudetto con l’Inter di fine anni ottanta, paradossalmente spinto al successo da dei tedeschi e dal ben più conclusivo Aldo Serena) ODDIO, doppia parentesi, la chiudo così a caso senza editare) i sopravvissuti si sono incontrati a Versailles e han fatto ballotta per qualche mese decidendo le condizioni della pace e creando con un certo successo le condizioni alla base degli eventi cardine del ventennio successivo (crisi del ’29, fascismo, nazismo, i presidenti francesi tra le due guerre, guerra civile spagnola, anschluss, seconda guerra mondiale e discesa in campo di Gabriele d’Annunzio in un memorabile video con calza su una telecamera). Finisce in questa lista perché annovera tra i protagonisti una sacco di rosiconi e un sacco di gente figa E sancisce nel modo più assoluto quanto le circostanze e gli eserciti possano rendere schiacciante una irragionevolissima vittoria ideologica dei primi (Orlando, Clemenceau, Lloyd George) sui secondi (Wilson, un furiosissimo Max Weber e soprattutto John Keynes, di cui qualcuno in facoltà lo dipinse come estremamente critico nei confronti delle sanzioni alla Germania per via del fatto che si stava scopando un banchiere tedesco che se  non sbaglio si chiamava Carl Melchior). Con l’aggiunta del fatto che il primo ministro italiano Vittorio Emanuele Orlando era costantemente mobbato da Sidney Sonnino, il più grande fan dello Statuto Albertino ever. Voglio dire, mancavano solo tipo Scilipoti e Obelix. (kekko)

LA BALLOTTA DEI GUAGLIONI

Nella jam in due parti I Messaggeri 1 e 2 un bel po’ di quel che c’è da sapere a proposito di alcuni degli anni più felici per l’hip hop italiano, gli ultimi prima di Merda&Melma che ne sarà la pietra tombale. Gli anni del Link e della Zona Dopa al Livello, dei SangueMisto in heavy rotation su Radio Deejay courtesy of la longa manus di Albertino, che del genere è stato il John Peel, il Greg Shaw, delle jam dei Cammelli, che hanno rivoluzionato la sintassi stessa della scienza doppia acca e della lingua italiana (i concetti di dissing e freestyle senza averli mai sentiti all’opera semplicemente non hanno alcun senso), di Bologna sulla mappa come Detroit per il soul (e la techno). La ballotta (scritto proprio così, con due ‘l’) dei guaglioni era al contempo collettivo tipo Wu-Tang Clan, Factory warholiana se la Factory avesse prodotto qualcosa oltre a trans problematici e schizzati borderline a random, motore della scena e aggregatore naturale in tempi in cui le cabine telefoniche funzionavano a gettoni, il cellulare era roba da magnaccia e i social network fantascienza che neanche nel più paranoico dei romanzi di Philip Dick. Tra i nomi più rappresentativi di questo mastodontico squadrone della presa a bene: Neffa, Deda, DJ Gruff, Soul Boy, Carry D, Kaos, Yared, Galante, prima Radical Stuff e Speaker Dee’Mo. Poi tutto finisce così come era iniziato, Neffa Molla il colpo nel 1999, lo stesso anno di Merda&Melma, Chicopisco l’addio alla scena, da allora soltanto macerie. (m.c.)

I LEMMINGS

Ecco, diciamo che se questa lista era concepita pensando a gruppi che si uniscono e fanno grandi cose, probabilmente è stata concepita apposta per citare il più grandioso inno al comunismo mai partorito da una società capitalistica, vale a dire i LEMMINGS inteso come i personaggi del gioco del Commodore, perfetto paradigma di una società in cui ognuno mette il proprio mestiere a disposizione di uno scopo più grande e del raggiungimento di un obiettivo, senza che nessuno si ribelli ed anzi mettendone qualcuno nella condizione di suicidarsi scavando un pozzo senza fondo in nome della rivoluzione. Voglio dire, manco i ciellini affogano il sé con così tanto entusiasmo.  (kekko)

I DODICI APOSTOLI

Quand’ero piccolo piangevo amaramente ogni volta che, per essere fico, dichiaravo di non credere in Dio, ricordando a me stesso la figura di merda di Simon Pietro che, cacandosi sotto al pensiero dei feroci romani, rinnegò di conoscere Gesù Cristo prima del canto del gallo. Ora che ci penso, anche io in fondo ho paura dei romani quando rinnego, e ce l’ho in realtà anche in generale quando sono in mezzo al traffico col motorino cinquanta sfigato, cosa di cui ho paura già di per sé, e mi aspetto che da un momento all’altro il traffico stockhauseniano della Capitale si sublimi in uno di quegli ingorghi fatti sì di lamiera, ma anche e soprattutto di vaffanculi e di rauche grida tipo AHO’ VO’ GAMMINA’ TE VOI MOVE? lanciate nella sgraziata lingua di questa città di merda.

Detto questo, dubito che io mi farò crocifiggere a testa in giù, come poi alla fine fece il povero Pietro redimendosi e confermandosi tutto sommato abbastanza fico, come fichi erano i suoi compagni, Luca, Levi, Taddeo, Arogrande, Beuma, Saro, Andromaca, Filippo, Matteo e Giovanni. Il dodicesimo era poi Giuda di cui sappiamo tutto, ma che alla fin fine ha storicamente almeno il merito di averci mostrato quanto sia vile il DANARO e di aver ispirato il film eponimo più clamoroso della cinematografia cristologica, che vi consiglio di vedere quanto prima perché nessuna descrizione renderà mai la scena di Lazzaro che esce dalla tomba con l’asciugamano sui fianchi e la faccia da minchione.

E così, nella torrida Palestina, in un mondo innamorato del mainstream filisteo-pagano e tutto preso dai sacrifici dei primogeniti, dodici amici non mollarono mai, e in un miracolo di hipsterismo senza uguali credettero in Gesù, realizzando il più clamoroso IO L’AVEVO DETTO/IO C’ERO DA PRIMA della storia della musica. Poi le cose andarono come al solito, la fama, la gloria, abbastanza carini i primi, merda tutto il resto, e così via – ma il seme era ormai stato gettato e l’albero della fede rigoglioso cresce ancora e ancora e ANCORA, e non c’è nulla che voi atei possiate davvero fare. (aharedapilekur)

X-FACTOR (di Peter David)

1991: rimpasto degli X-Men urbi et orbi con il lancio di due squadre divise, una mezza dozzina di nuove testate mensili e la gestione Jim Lee a fare il brutto e il cattivo tempo. Un periodo sospetto di transizione dello strapotere dalla casa editrice al disegnatore, diventato ai tempi una specie di rockstar a cui la gente si donava con amore da tifosi di calcio, il tutto dietro al culo di gente come Chris Claremont e gli scrittori in blocco. La serie regolare di X-Factor viene svuotata di tutti i personaggi e rifondata dall’inizio: Marvel la mise in mano a Peter David che creò un gruppo governativo di cinque o sei supereroi con cui non voleva avere a che fare manco Fabian Nicieza: Havok, Polaris, Forzuto, l’Uomo Multiplo, Quicksilver e Wolfsbane. Wolfsbane tra l’altro è il gruppo da cui veniva Blaze Bailey, che andò a sostituire Bruce Dickinson negli Iron Maiden ai tempi della realizzazione di X-Factor e ditemi voi se questa cosa non è IL MINDFUCK della vostra settimana. X-Factor di Peter David è grossomodo il miglior fumetto mai scritto, in un periodo di crisi nera del fumetto americano scritto. Poco dopo la fondazione la serie venne tolta dalle mani del disegnatore Larry Stroman e messa in mano a un’altra futura superstar di nome Joe Quesada. David mollò dopo n paio d’anni, Quesada divenne il gran capo di Marvel Comics dopo qualche tempo e in uno slancio di Fede Assoluta riassoldò David verso il 2005 per ripescare i personaggi e dare vita a una Rifondazione di Rifondazione X-Factor. La serie continua a tutt’oggi in barba alle rockstar e a quei fighetti di merda dei fan degli X-Men, molti dei quali hanno mollato il colpo alla prima avvisaglia di crisi creativa e crossover aziendali ad libitum, tipo me. (kekko)

IL SECONDO TRIUMVIRATO

Diciamocela tutta, la storia romana è una gran rottura di palle. Tra decine e decine di persone chiamate esclusivamente Germanico o Crasso (gridavi “Germanico!” al Colosseo e se giravano tutti, li gran mortacci loro! Tranne i Cristiani e i leoni, ovviamente), e continui eventi minori consistenti in rivolte e sedizioni in luoghi chiamati perlopiù Mutina (dalla famosa frase dei Commentarii di Giulio Germanico Cesare, “seditio est ad Mutinam” viene il termine “ammutinamento”), i libri sul tema sono tutti notorie, granitiche torture per i poveri studenti intrappolati dal fatto che, affascinati da piccoli da rovine grandiose tipo l’Arco di Crasso o il Circo Germanico, in men che non si dica si sono ritrovati a dare durissimi esami con quello stronzo di Carandini.

In questa valanga di carta inutile e tormentosa, le uniche pagine liete per tutti sono quelle relative ai due triumvirati, il primo (Cesare, Pompeo e, guarda caso, Crasso) finito gloriosamente in merda, e il secondo (Ottaviano, Antonio e un terzo di cui a chiunque sfugge il nome, che mi pare fosse Germanico) finito anche peggio. La storia è questa: a un certo punto, a Roma si decise che avrebbero comandato in tre. A questo scopo, vennero scelti tre tifosi delle principali squadre della capitale (Ottaviano per la Roma, Antonio per la Lazio e Germanico per la Lodigiani)  che si spartirono il regno – l’impero, quello che era – tagliando a cazzo di cane una grande cartina (si vede nella serie tv) e prendendo un pezzo ciascuno, Ottaviano l’Olimpico, Antonio l’Egitto e, quanto a Germanico, di lui nessuno sentì parlare mai più. Gira che ti rigira, scoppiò una feroce guerra che mise contro Ottaviano e Antonio, ricordata nei secoli successivi dalla ballata dei Limp Bizkit “I did it all for the nookie” e incentrata sulla figura storica di Cleopatra, la famosa puella defututa della poesia di Catullo. E qui sono vagonate di cultura che si sprecano.

Tito Pullo si allontanò con un bambino in una via semideserta di Roma. (asharedapilekur)

GLI SLAYER

La differenza principale tra gli Slayer e tutti gli altri grupi di persone incontratisi per fare musica assieme è che gli Slayer hanno registrato i dischi degli Slayer. (kekko)

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18 commenti su “il listone del martedì (quello vero): I DIECI PIÙ GRANDI GRUPPI DELLA STORIA

  1. Capitan Impallo il said:

    SI’ PERO’ non ci hai messo i Wu-Tang Clan. Li hai citati ma non li hai messi. Più fighi di loro si muore.

  2. Troppo d’accordo per gli Space Marine, gli Slayer e X-Factor di Peter David. L’Inner Circle però… erano veramente dei rifiuti umani del tutto privi di qualità: musicisti di merda, persone ignobili, l’intelligenza collettiva di un totano, amati e seguiti da imbecilli. In un film, sarebbero i tipi perseguitati dai ragazzi fichi della squadra di football, e tutti tiferebbero per questi ultimi.

  3. negrodeath il said:

    Ma sono diventati davvero così cool? Pensavo che, in genere, fossero considerati dei poveri coglioni derelitti, tranne che da quei fessi dei loro fan.

  4. Figurati! Beh, ne sono contento: è la più totale e bieca annichilazione dei loro stupidi discorsi e del loro stupido credo da mongoloidi.

  5. Oh, comunque se è vero che è seccante da una parte la rivalutazione chic del black metal, dall’altra BASTA-VE-PREGO con il fatto che erano “mongoloidi-poveri coglioni-pessimi musicisti”… cioè erano come gli Stooges?

    Dai, porco due, qualunque appassionato di musica o ragazzo intelligente sa che non esiste “il genere musicale sbagliato” per definizione. Non c’è, non è così. Alla fin fine stiamo parlando di diciassettenni che, in un paese decentrato, pieni di alcool, droga e cazzate, hanno inventato un concetto espressivo assurdamente potente dal punto di vista dell’immaginario, dell’estetica, della musica (o non-musica)… Poi faranno pure un po’ ridere gli abiti da vichingo di Varg Vikernes nella celebre foto, e il cerone bianco/nero ecc., ma stiamo parlando di REGAZZINI —alla fine, quanto fa ridere/è ridicola/patetica Bat for Lashes vestita da capo indiano? Bat for Lashes (parlo di diversi anni fa, ora non la seguo più perché non seguo più la musica) era una REGAZZINA che faceva grande musica, come i Darkthrone. Senti che sto a dì. Ma annatevene affanculo, ho ragione.

    FOREEEEEEEEEEEEST
    NIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIGHT

  6. Ma facevano schifo, che colpa ne ho io? Il concetto espressivo era potentemente ridicolo, cioè inneggiare alle foreste e al rogo dei negri dopo essersi pittati da panda con la chainmail e l’ascia +4 contro i negri. Da scassarsi in due dal ridere. Poi qualcosa di decente è uscito, i DIssection per es. erano bravi, gli Impaled Nazarene (che avevano però lo spirito dei Venom) pure, il resto era da velo pietoso.

  7. si perchè cmq anche il black metal sottosta’ alla regola “SE HA UN MERCATO, HA DELLE FIGHE”

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