il listone del martedì: LE ESPRESSIONI ROMAGNOLE CHE PREFERISCO (parte 1)

edmeo

Il dialetto romagnolo ha una serie di parole meravigliose che descrivono cose che esistono anche in italiano, tipo l’imbuto in romagna si chiama pidariòl (credo senza nessuna ragione, non voglio approfondire); la lista che avete sotto, comunque, è una lista di modi di dire in italiano che vengono usati credo solo in Romagna, o in tutta Italia copiando la Romagna, o traducendo il dialetto romagnolo in italiano improprio. Ci tengo a precisare che io sono di Cesena anche se vivo a Ravenna, e quindi di base ne so di come parlano a Cesena e non di come parlano in Romagna. Tra l’altro l’attuale crisi di governo sembra aver messo il freno al piano di creare una provincia unica di Romagna con sede, incomprensibilmente, a Ravenna, e questa cosa è solo uno dei tanti motivi per cui voglio che muoiano tutti. A voi la lista.

SBORONE

Forse l’espressione italo-romagnola più conosciuta, e comunque è anche una delle più illuminanti. Lo SBORONE, traduzione letteralmente colui che chiami quando c’è da eiaculare e/o colui che quando sborra ne viene giù un metro o semplicemente insomma chi dedica una ragionevole fetta del suo tempo libero ad eiaculare sulle cose e sulle persone. Si dice di chi in una data situazione decide di fare lo splendido, come quei tizi che al bar ti raccontano storie palesemente false con loro stessi protagonisti (ho pestato due poliziotti mentre evadevo il fisco, sono io il vero padre del figlio di Balotelli etc.) o quelli che parlano ad alta voce durante le conversazioni o situazioni analoghe. Quando ero giovane la comunità dei regaz (in romagnolo i burdél, plurale, da non confondersi con burdèl che è la stessa cosa al singolare) decise di svecchiare e italianizzare il concetto di sborone rendendolo uno stato della mente e si iniziò a dire che quel dato tizio aveva una gran sborrata, il che significava più o meno che era il corrispondente romagnolo di James Spader in Bella in rosa –bei vestiti, bella moto, un giro di amici impeccabili con soprannomi tipo Monta o Caste o Mere o insomma abbreviazione del cognome nelle prime due sillabe, e comunque un giro di amici di cui non avresti mai potuto fare parte- e dicevo uno stato della mente a cui venivi associato più o meno ogni volta che manifestavi sicurezza di te e senso di superiorità, a prescindere dal fatto che la cosa fosse meritata o meno: è lecito o non è lecito fare il gradasso per il fatto che hai vinto tre volte le olimpiadi di matematica? Una storia verissima è che in seconda ci fecero partecipare TUTTI alle olimpiadi di matematica e io ottenni un risultato di 5 punti su 60, a quanto pare il risultato più basso di tutto il liceo scientifico Righi di Cesena in quell’anno scolastico. Il test era fatto di 12 domande a scelta multipla: 5 punti per la risposta giusta, 0 per la risposta sbagliata, 1 punto se non davi la risposta. In sostanza se l’avessi consegnato in bianco avrei ottenuto un risultato doppio, che sarebbe salito più o meno al triplo se avessi sparato le risposte alla cazzo –credo il triplo, non sono sicurissimo, e comunque fossi in voi non mi fiderei di uno che spara le probabilità dopo essere arrivato ultimo alle olimpiadi di matematica a Cesena.

SCAVIDARE

Scavidare è più o meno come dire sfangare in italiano. Però la parola sfangare in Romagna ha un altro significato. Quindi scavidare significa evitare –a mezzo ingegno o a mezzo fortuna- una situazione spiacevole, tipo il servizio di leva o un’interrogazione, e sfangare si usa solo al negativo e riferendosi a una persona noiosa, dicendole appunto che non ti sfango (non ti sopporto) o sei insfangabile (nessuno ti sopporta) o non ti sfanghi (non riesci ad uscire da una condizione svantaggiata che ti sei auto-inflitto perché sei un coglione o comunque non sai le cose), e se riesco a scavidare la chiacchierata di questa settimana è molto meglio. Non so da dove derivi il verbo romagnolo scavidè, ma sospetto la storia che c’è dietro sia una storia loschissima.

AVERE LE BAZZE

A un certo punto la parola bazza saltò fuori nei Promessi Sposi, e questo fu uno dei più grandi shock del mio secondo anno di liceo (il più grande fu scoprire che mi piaceva una tizia in classe con me, il secondo più grande fu arrivare ultimo alle olimpiadi di matematica e il terzo fu leggere la parola bazza nei Promessi Sposi), nell’esatto significato di fortuna, più o meno. Però in Romagna avere le bazze si usa per un numero di situazioni assurdo e potenzialmente infinito. L’italiano bazza si limita a descrivere una condizione di acquisto favorevole, in Romagna avere le bazze vuol dire essere introdotto in un certo giro (tipo quelli che rimediavano ingressi gratis al Vidia il sabato sera, un sottoinsieme di cesenati che negli anni migliori contava circa diecimila persone) o anche semplicemente essere in condizione di fare qualcosa, tipo comprare carta da pacchi all’ingrosso (la compro io per te, ho le bazze, AKA in questo caso bazza= partita IVA). A volte ho sentito gente usare la parola bazza per descrivere un oggetto qualsiasi, tipo fammi vedere ‘sta bazza (biglietto ferroviario), o anche hai sentito quella bazza del tipo vestito da Batman, cioè bazza come fatto di cronaca raccontato da qualche parte. L’applicazione concreta della parola bazza è sostanzialmente infinita.

SFUNEZZO

Citando una cosa che scrissi su Girl Talk e chiosai su un forum, è quando arriva una persona e fa un gran casino senza chiedersi troppo di fino il motivo per cui lo sta facendo. Oppure quando qualcuno mostra di lavorare a una cosa senza realmente arrivare a un risultato finale compiuto e specifico, oppure un milione di altre descrizioni che si avvicinerebbero al concetto senza infilarlo. Comunque da noi è una specie di dispregiativo, tipo “fai solo un gran sfunezzo ma alla fine diobò ti potevi anche stare a casa tua”. In altre parole, LO SFUNEZZO è sostanzialmente uno sforzo massivo teso alla realizzazione di uno sforzo massivo. Vale a dire che, condizione fondamentale, è un atto fine a se stesso. L’espressione dialettale corrispondente, il dialetto romagnolo purtroppo non si scrive (è uguale senza la O finale), identifica l’inserimento arrogante e chiassoso di un singolo all’interno di una situazione che lascerà invariata. Questa è la principale differenza ideologica tra SFUNEZZO e CASINO. fare UN CASINO implica appunto che succeda un casino. Oppure no. Esempio pratico è il ragazzo palestrato e grezzissimo con la camicia aperta che va a un tavolo di ragazze e attacca la pezza a quattro di loro parlando ad alta voce e facendo battute grossolane quando è chiaro che non rimedierà mai figa. Una cosa importante è l’utilizzo della lettera Z. La Z non ha la T e la D. la doppia Z di SFUNEZZO è dolce, come quando dite “ho una bazza”. In Romagna il plurale di “ZETA” è “LE ZETE”.

SPEZZABOLGIA

La parola BOLGIA ha un significato italiano, per essere esatti un significato dantesco, quindi insomma è più vecchia della lingua italiana. Non che sia ‘sto merito, eh. La parola bolgia, in Romagna, è un’altra cosa. La bolgia sta al divertimento come Andrew WK sta al concetto di party: ne è l’incarnazione definitiva e l’automatico elevamento ad un nuovo livello. Andare in bolgia significa più o meno divertirsi, ma non del divertimento sano e consapevole di chi –non so- balla tutta la notte. Andare in bolgia significa essere pronti ad inseguire il sogno e/o rendersi protagonisti di un’azione fuori dal comune, qualcosa che ti marchierà per sempre. Voi state immaginando la bolgia come una qualche forma generica di rito collettivo, probabilmente confusi dal parallelo con la definizione dantesca. Una persona può –senza problemi- andare in bolgia a casa propria un lunedì sera di metà novembre. Si scola una bottiglia di vino, va in bolgia e inizia a telefonare alle morose dei suoi amici per uscirci. La bolgia è uno stato della mente, una cosa positiva che ha spesso a che fare con l’ubriachezza, ma non necessariamente –anzi la dimensione più pura della bolgia è una dimensione di sobrietà e comunanza di intenti, qui da noi la maggioranza della gente vota ancora a sinistra voglio dire. Si dice SPEZZABOLGIA di chi compie un’azione che –volutamente o a caso- interrompe questo flusso di bontà ed invita le persone a ragionare, a darsi una calmata, a smettere di pisciare nelle buchette della posta e via di questo passo.

(domani la seconda parte, questo era sì e no il warm-up)

11 thoughts on “il listone del martedì: LE ESPRESSIONI ROMAGNOLE CHE PREFERISCO (parte 1)

  1. In dialetto lombardo l’imbuto si chiama pedriòò /pedrioe (letto alla tedesca, insomma) credo che abbiano una radice comune e quindi anche un senso, che però mi sfugge…

  2. Un mio amico ha basato la sua fortuna sulle bazze: ci ha fatti sentire delle merde per anni. Era anche parecchio spezzabolgia.

  3. stavo per scrivere la stessa cosa, però la cosa rimane in regione.
    da bolognese rivendico solo la paternità di “soccia”

  4. comunque a Bologna imbuto si dice “buineel”
    perfetta la definizione di sborone.
    poi l’importante è averci le bazze, per tutto!

  5. ah dì
    a mo dì / a mo cio / amo giù
    ingrancato
    tot inquel
    cosare
    quellare
    venire oltre
    massadìt
    fata roba
    …………….

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