E’ ancora il weekend in cui c’è Sasha Grey in Italia quindi questo pezzo parla di dischi in cui hanno campionato la gente che si masturba

Yellow_Trash_Bazooka_-_The_Gerogerigegege

L’interesse forzoso per la FIGA CHE METTE DISCHI IN POSA INTELLETTUALOIDE sta dominando l’insensato attention span del mondo del clubbing italiano del fine settimana, ce ne siamo accorti. “Attention span” e “clubbing” sono le prime due pippe di questo pezzo, ce ne saranno altre metalessicali e metamusicali (se uso un’altra parola del tipo meta-qualcosa allora contatela come pippa anche questa, è tipo la terza sgrullata dopo aver pisciato). Prima inizio a difendermi di gomito dopo un passaggio e un arresto, sono in post alto a 5 metri dal canestro e allontano le vostre manate di “ma ancora?” premettendo che un’immagine virale di Sara Tommasi con in mano un libro di Kapuscinski e la maglietta dei Converge non avrebbe generato la stessa patina di curiosità-per-il-già-visto. Ma neanche se mettessimo Michelle Ferrari al posto di Sara Tommasi nella frase di prima -e quello che scrive è più fan di Michelle Ferrari che di Sasha tanto per dire-. Comunque il dato oggettivo è che l’associazione di idee più congrua e fruttifera delle ultime 72 ore è quella tra SASHA:MUSICA-NOISE:SEGHE, ce lo confermano dei sondaggisti in impermeabile marrone da pervertito sull’argine del Po ad altezza di Mazzorno Destro. Perciò, tolta Sasha dalla proporzione lì sopra perchè il pezzo di Kekko spazza via ogni altra cosa mi interessi leggere sull’argomento e perchè i nomi di pornostar ivi inseriti sono una palese gabola per incrementare i search, allora vado avanti parlando solo di SEGHE e NOISE e da quì si arriva ai Gerogerigegege nella figura di Juntaro Yamanouchi.

Consultando gli almanacchi dei luoghi comuni che ho sotterrato in giardino si può dire con certezza critica che i giapponesi sono i maggiori esportatori di noise malato e cultura sessuale discutibile, entrambe le cose lungo una tangente di umiliazioni corporali che nel caso di Yamanouchi-sensei diventano un tutt’uno indivisibile, inascoltabile, sgradevole ma assolutamente invidiabile per sperimentazione e spessore.
Immaginatevi la Shinjuku di metà anni ’80 (quella di Ryo Saeba, dai) abbastanza fedelmente raccontata da un Murakami a caso, però girate in fondo a destra dove c’è il vicolo che puzza di merda e troverete lo studio di registrazione-barra-stamberga del cazzo coi soffitti bassi dove è nata l’idea di far partire un’intera scena harsh (tacca, conta come pippa anche questa) basata sulla fusione dell’atto sessuale in solitaria o in discutibile compagnia e i droni: una scena peraltro floridissima nelle derive, imitatori e successori non solo in Giappone. Si tratta per lo più di gente che non sta bene di testa che ha lasciato un segno anche a livello di semiotica di titoli e copertine, con cazzi mozzi serigrafati sui vinili, bukkake come cover di dischi, lotta per i diritti degli omosessuali o scherno estremo dello stesso orientamento per overcompensare.

Si parlava di registrazioni e umiliazioni corporali perchè la leggenda vuole che Juntaro Yamanouchi chiamasse amici e amiche registrandoli dopo aver porto loro oggetti di varia forma e calibro da infilarsi dove più gli aggradava, la sublimazione del corpo umano nell’atto della grande vergogna (per la cultura del Giappone di quel tempo e spazio) in uno strumento musicale anatomico, più che analogico. La divisa d’ordinanza duranti gli show dal vivo del progetto Gerogerigegege prevedeva Juntaro nudo come un verme che schiacciava play da qualche parte, dava qualche giro di percussione a caso e poi giù di mano.
Dato che abbiamo parlato di scena florida e di seguaci numerosi (il riferimento anche a nomi blasonati come i primi Boredoms lo lascio implicito) è d’obbligo ritagliarsi una decina di minuti (all’anno o nella vita) per citare il progetto di Masaya Nakahara: Violent Onsen Geisha, forse il più brillante e riconosciuto virgulto depravato e citazionista -o riciclatore, come nella migliore tradizione di grinding-culturale giapponese- ad essere uscito dalla ghiaia bagnata della Tokyo brutta.

C’è quel disco lì sopra che si chiama Shocks!Shocks!Shocks!, per me introvabile a livello fisico e temo sia roba da ultracollezione (spero qualcuno mi smentisca e mi posti un link per comprarlo), che è il seguito temporale e logico del caposaldo Otis, che arriva dall’anno di grazia 1993 ed è il manifesto di quell’indole da svuotatore di cantine rappresentata dal buttare su droni e feedback su vecchie glorie della Motown: per me un capolavoro assoluto, si discosta dall’ambient tipico di Otis e degli altri dischi di Nakahara e sfocia in roba che ha fatto scuola, ve lo potete ascoltare direttamente su youtube se vi va.

Si va avanti negli anni arrivando a metà dei novanta con il progetto MASONNA di Yamazaki Takushi che continua la tradizione lercio-volgare giapponese però stavolta da Kyoto, quindi aria da antica capitale, mignolo alzato bevendo il sakè e solito contesto semantico di titoli e copertine che parlano di slunghe, orgasmi, rapporti con animali e cose così. Si potrebbe fare un trattato antropologico e sociologico di centocinquanta pagine sulla concezione della sessualità giapponese e gli sfoghi artistici che prendeva eppure ad un certo punto credo si arriverebbe ad includerci dentro anche questo album –Ejaculation Generater– credo.
L’altra cosa bella che aveva tutta questa scena è che ogni gruppo, progetto, deviatone che pubblicava qualcosa aveva in repertorio almeno una decina di cover neanche male. Ve ne snocciolo alcune se cliccate a caso, le prime non sono neanche sicuro se siano davvero cover ma è il pensiero che conta.

Per ultimo e per cambiare continente, anche se in linea d’aria più o meno siamo lì, ho tenuto una delle mie band preferite: gli SMEGMA direttamente da Portland, Oregon, dove non c’è molto altro a parte i Trailblazers da ricostruire e la sitcom con protagonista Carrie Brownstein che spiega abbastanza bene il luogo comune secondo cui tutti i folli della ‘MURICA peggiore finiscano o siano nati lì. Gli Smegma, tra le altre cose, mi pare abbiano fatto un tour insieme a Violent Onsen Geisha e secondo me c’era un sacco di figa ai concerti.

Credo sia ridondante ormai sottolineare il fatto che questo intero pezzo che ho scritto in una ventina di minuti è di per sè autoerotismo.

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