Il complesso di Eat the Phikis

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Tra i miei compagni di liceo c’è un tizio che si chiama Fabio. In prima si presenta con una tuta griffata da portiere e sembra essere uno di quelli di città che ne sanno a pacchi di come vanno le cose al mondo. Sfotte alcuni compagni di classe per via di certi difetti fisici, sfotte alcuni altri compagni di classe perché non studiano, sfotte altri compagni ancora perché studiano troppo, perché si vestono troppo male, perché si vestono troppo bene e via di questo passo. In prima liceo avere in classe un personaggio come Fabio è come averci Woody Allen in persona, AKA cerchi di fartelo amico e di entrare nelle sue grazie. Ci riesco facendomi passare dischi rock che piacciono a lui tipo GnR e Skid Row e cose così, a lui passo certe cose italiane che ascolto nel periodo –Litfiba ed Elio, sostanzialmente. In seconda liceo io e Fabio siamo quel che oggi si definirebbe BFF, nel senso che ci sentiamo al telefono un’ora al giorno dopo che siamo stati cinque ore in classe insieme al mattino. Inizio a sentirci sotto qualcosa di strano verso la fine dell’anno, ma non è poi tutto ‘sto problema. D’estate ogni tanto mi chiama e mi racconta di certe scorribande in motorino con i suoi amici, tutta gente pericolosissima che finisce in risse regolari –anche io ho amici che finiscono in risse regolari, ma cerco di evitarli come la peste e di sicuro non ne parlo a terzi, vabbè. In terza superiore inizia ad andare in fissa con gli alcolici, serate rovinose in discoteca finendo a sboccare dietro uno steccato. Nel frattempo continua a sfottere tutti ma nel suo personaggio qualcosa s’è incrinato, non so esattamente cosa. Probabilmente qualcosa andava storto fin dall’inizio. Ti chiamava impanicato il giorno prima del compito in classe di fisica dicendoti “non ho studiato un cazzo, te hai studiato?”, sapendo che la risposta nel mio caso era no a meno di situazioni di pericolo immediato e concreto per la pagella di fine anno. Fissava schemi di posizionamento vicino a gente che ti passava il compito, due settimane dopo arrivavano i risultati e lui iniziava a maledire tizio e caio perché avevano preso più di lui studiando di meno. In quarta superiore non voglio sentir parlare di Fabio, del resto non voglio sentir parlare di nessun altro essere umano al mondo. Fabio mi aggancia verso la quinta, sembra aver perso qualsiasi altro amico, inizia a venirmi a prendere con la sua Punto nuova fiammante –ha preso la patente prima di me, perché io sono nato a ottobre- e continua a raccontarmi storie su quanto sono sfigati tutti gli altri nostri compagni di classe e mi racconta di avere iniziato ad uscire con questa ragazza con fama di esser facile, perché a diciott’anni se non scopi non sei nessuno. Io ho diciott’anni e non scopo. Lui inizia su base regolare. Mi racconta qualche dettaglio, non richiesto (ricordo ancora oggi i dettagli di una tirata di mezz’ora sul fatto che i preservativi alla fragola ti impediscono di sentire il puzzo di fica), e in generale rimanere solo con Fabio alla guida sta iniziando a sembrarmi pericoloso. Ne parlo con qualche altro compagno di classe, ma nessuno vuol più sentir parlare di Fabio. Pare che passi le giornate chiuso in casa, studiando come un matto e telefonando a una decina di compagni di classe a cui racconta di non aver studiato un cazzo; i sabati sera invece li passa in giro per locali “rock” barcollando con una mezza bottiglia di Beck’s calda in mano, offerta a chiunque dicendo non ce la faccio più a bere sono devastato, e tutti sanno che in realtà è la prima birra della serata. Dopo un po’ diventi una specie di personaggio senza pubblico. Un pomeriggio di quinta si presenta con la Punto nuova fiammante sotto casa mia, mi carica in auto e mi fa ascoltare il nuovo disco di Elio e le Storie Tese, che secondo certe sue deduzioni è il mio gruppo preferito. Il viaggio dura quanto il disco, cioè almeno il doppio di quanto dovrebbe: lo passiamo in silenzio ad ascoltare le tracce con Fabio che ad ogni battuta sorride e mi chiede “l’hai capita?”. È un’esperienza agghiacciante. Fabio mi ha già doppiato la cassetta, quindi mi ascolto Eat the Phikis a casa. A qualche pezzo rido ancora, ma in generale no e comunque non quanto nei due dischi prima. Do la colpa a me stesso e al viaggio con Fabio, ma credo ci sia qualcos’altro sotto. Continuo a pensare ci sia qualcos’altro sotto. Continuo a fare il tifo per Elio perché in tempi passati ha dimostrato di essere uno di noi.

Sono passati diciassette anni da quel viaggio in macchina e gli Elio hanno avuto una carriera esaltante ma non proprio memorabile. Apparizioni televisive in programmi quasi sempre poco-meno-che-scadenti (non credo che oggi riuscirei a guardarmi un Mai dire Gol di fine anni novanta, figuriamoci il resto), altri dischi, altri concerti, X-Factor, un altro Sanremo a cui entrano con un pezzo orribile e meta che vince il premio della critica ancor prima di essere suonato. Alla fine della scorsa settimana è uscito un pezzo degli Elio che fa ironia sul concertone del primo maggio e funziona come qualsiasi altro pezzo di Elio, cioè è estremamente comprensibile da tutti, è pieno di citazioni, dà sfoggio di una tecnica eccezionale e spara su dei cadaveri (Bregovic e i Linea77, voglio dire…) e si auto-giustifica mettendo in campo più livelli di analisi di quelli che sarebbero necessari –nel senso che è un pezzo così stupido e di grana grossa da dare il sospetto di avere dentro di sé qualcosa di più, e qualcuno sarebbe persino in grado di spiegarmi di preciso cosa, il che ha giustificato il dispiegarsi a gonfie vele della carriera degli Elio fino ad oggi. L’unico pezzo decente degli ultimi dieci anni di carriera degli Elio è quello che sta nella pubblicità della Vodafone col pinguino, ma è solo una mia idea sulla faccenda; quello su cui sarei disposto a scommettere è quanto e come in prospettiva saremo costretti a ripercorrere la nostra vita all’indietro e cercare qual è stata l’ultima volta che gli EELST ci hanno fatto sorridere e parlato del mondo, e che alla prova dei fatti dovremo tutti ammettere di aver salutato Elio con l’altra mano dieci o quindici anni dopo quando sarebbe stato necessario. Fabio non lo sento più, comunque: è tra i miei contatti di Facebook ma non mi compare mai tra gli aggiornamenti. Sospetto che abbia trovato una brava ragazza e le abbia chiesto di sposarla appendendo un cartellone coi cuori e una citazione di Hesse sul muro di fronte alla sua finestra, ma per quanto ne so potrebbe aver scritto il disco del secolo. Magari ha già comprato il nuovo singolo di Elio su iTunes e tra oggi e domani mi manda un messaggio privato per chiedermi se l’ho capita.

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13 commenti su “Il complesso di Eat the Phikis

  1. Micidiale. Comunque Eat the phikis non fa ridere, ma è un capolavoro, forse il disco in cui Elio e le storie tese hanno provato a smarcarsi dal proprio personaggio per diventare qualcosa di più… ma era già troppo tardi. Peccato che Fabio te l’abbia rovinato.
    Poi ci sono dischi come Craccraccricrecr o la colonna sonora di Tutti gli uomini del deficiente, che in realtà non fanno ridere un cazzo, anzi, fanno disperare più di tutta la trilogia dark dei Cure.
    Forse dovrebbero smettere di mandare avanti questa pantomima dei grandi musicisti e restare fissi nelle trasmissioni televisive, gioverebbe a tutti.

  2. italian rum casusu cikti è semplicemente insuperabile, non so cosa parliate a fare! oggi Elio rischia di fare la fine che il suo pubblico si merita, ovvero l’ennesimo opinionista non richiesto che viene dal mondo dello spettacolo (come se non ci fossero bastati Reagan, Schwarzy, Saviano, la Tommasi e Grillo) ma mi hanno detto tutti che il pezzo sul primo maggio fa super ridere. Perché non si poteva già ridere (o piangere) da soli di quei luoghi comuni da circa 20 anni sotto la luce del sole, NO: CI VUOLE UN OPINIONISTA RUBATO ALLO SPETTACOLO CHE CE LO INDICHI CON UN GROSSO INDICE DI QUELLI DI GOMMAPIUMA DELLE PARTITE DI BASKET AMERICANE PORCCOZZIO

  3. Secondo me Studentessi è il disco più bello degli Elii di sempre, molto più riuscito di qualsiasi altra cosa fatta da loro. È un disco leggerissimo, da canticchiare in macchina, e gustosissimo, da ascoltare con attenzione e, soprattutto, non stanca mai dall’inizio alla fine. Ok, a parte Tristezza.
    Comunque, purtroppo su alcune cose secondo me ci azzecchi in pieno (vedi la parte sul premio della critica di San Remo ancor prima che il pezzo fosse suonato), ma ti dimentichi anche le apparizioni positive, che sono chiaramente quelle meno in vista: il dopofestival nel 2008 e i vari Parla con me, che ci hanno regalato chicche come Regime di cuori (http://www.youtube.com/watch?v=9jk8xejtL3k).
    Insomma, non c’è solo la tristess. Io guardo a Studentessi e belivo molto in questo nuovo disco, anche se preferirei più roba loro invece che pezzi come La canzone mononota o anche sto Complesso del primo maggio.

  4. chinottorebel il said:

    Io sono fan di Elio tanto ma proprio tanto. Ma tanto. Tipo che quando torno in Italia me li vado a vedere, anche se hanno messo un po’ il pilota automatico. Che dire, certe critiche hanno senso: troppa tecnica, troppe menate, attitudine fusion più che zappiana, che secondo me affossa il loro disco peggiore in assoluto, cioè Cicciput (che ha qualche pezzo molto bello, comunque). In generale, non riesco più a impararli a memoria come ai tempi di (fino a) Eat the Phikys, ma pur con tutti i difetti di cui sopra, seguo ancora con entusiasmo la loro carriera. Nell’ambito della “musica italiana grossa” sono un gruppo che fa musica salutare, e il confronto con quello che passa il convento mi porta a chiudere un occhio anche sul “prog riccardone” (cit.). Il Dopofestival 2008 è uno dei loro punti più alti e la musica di quei giorni non è mai stata raccolta, lì si vede il versante sano del loro talento citazionista, Per quanto riguarda Sanremo 2013, “Dannati forever” era splendida e leggera come un pezzo dei primi anni, ma è stata sacrificata sull’altare della canzone mononota. Il pezzo sul primo maggio sparerà anche su dei cadaveri, ma ha il pregio di raccontare in modo meraviglioso un’atmosfera nefasta (e fa morir dal ridere).

  5. Si, che secondo me comunque Studentessi (ad esempio) è tutto tranne che riccardone. Chi è che diceva che la tecnica funziona quando non le si presta attenzione? Ecco.

  6. questo pezzo mi ha ricordato tantissimo quelli che faceva massimo coppola in brandnew.
    su mtv tanti anni fa (e a me brand new di massimo coppola piaceva)

  7. Pingback: Una per Fabri Fibra cacciato a pedate dal concertone del Primo Maggio | BASTONATE

  8. Fino a un certo punto potevo anche apprezzare un’analisi che non condivido ma poteva essere coraggiosa in quanto prodotta proprio nel momento storico della beatificazione mainstream del “complessino”. Poi però cominci a usare il plurale a capocchia: “saremo costretti “, “ci hanno fatto sorridere” , “dovremo tutti ammettere”…
    Sai qual è il punto? E’ che non ti accorgi che negli anni tu sei diventato Fabio.
    Lui aveva la macchina per passare a prendere uno dal quale poteva avere il consenso al suo (banalissimo) essere fuori dal gregge della classe. Tu hai il blog, i plurali, e probabilmente una birra calda in mano.
    No, grazie.

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