The Knife @ Milano, Alcatraz (29/04/2013)

(il report è scritto da Fede, amico/sostenitore/possibile futuro membro della ballotta)

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Lunedì sera a Milano hanno suonato (per modo di dire, poi lo vedremo) i The Knife.

I The Knife sono un due svedese, la loro vera e propria hit è del 2003 e si chiama Heartbeats. È una canzone pop molto bella ma anche molto carina e educata, ed è nota soprattutto per una cover di Jose Gonzales, che sta anche nella pubblicità della Sony con le palline rosse.

Dopo quel disco lì ne hanno fatto uno, il loro migliore, che si chiama Silent shout. È un po’ la via pop a quell’elettronica oscura che si porta molto, e ha avuto un successo clamoroso (anche di critica).

Poi la tipa ha fatto un disco solista a nome Fever ray e uno che ne capisce (il quale figura anche su Bastonate a nome technoiglesias) dice che è il disco più bello degli anni zero. Io ogni tanto per qualche mezz’ora ci credo.

Tre anni fa han fatto una cosa minore su commissione, ispirata a Darwin, ma in sostanza sono spariti per un bel po’.

Quest’anno è uscito Shaking the Habitual. Un doppio, lunghissimo, con alcune cose estenuanti, molto duro e angoscioso, molto influenzato dalla techno. Un bel disco, meno peso di quanto loro stessi vorrebbero far credere, con alcuni difetti (tipo che non finisce mai e c’ha vari pezzi sui 10 minuti e uno sui 20), ma tutto sommato un bel disco. Dicono di essere praticamente un altro gruppo rispetto agli inizi, ed in effetti fanno tutt’altra roba. Dicono che non hanno cambiato nome perché va beh sono sempre loro, però ammettono che di solito quando un gruppo cambia così tanto in genere cambia anche il nome.

Credo che rispetto a certo pubblico paghino soprattutto il successo, e la cover di un pallemosce come Jose Gonzales, ma che se un disco con gli stessi suoni fosse uscito a nome di qualche oscuro fattone su un’etichetta tipo Modern love o Tri angle sarebbe molto apprezzato da tanti che li disprezzano. Mentre i tanti che li ascoltano probabilmente non se lo inculerebbero di pezza.

Comunque a loro sembra non fregare molto, sono molto presi da altre questioni e lo hanno presentato con comunicati e interviste noiosissimi, tutti basati su prese di posizione politiche su temi quali gli studi di genere, la messa in discussione delle norme sociali, la lotta al capitalismo… A leggerli sembra di stare negli anni 70.

“Son svedesi, son fatti così”. Al che una ragazza mi fa notare che pure Avicii e gli Abba sono svedesi. “Gli svedesi politicizzati son fatti così”.

you bet

Il concerto milanese è la terza data del tour, la terza data in assoluto da non so quanti anni. Va sold out in prevendita ai Magazzini, lo spostano all’Alcatraz (grazie a dio, che vedere un concerto sold out ai Magazzini è l’esperienza più simile alla tortura militare data da vivere oggi nel mondo civile, tra gente che sviene, corpi schiacciati, aria irrespirabile e non vedere un cazzo di quello che sta succedendo) e va sold out in prevendita pure lì (ma è un ambiente molto più vivibile).

Un comunicato parla di

“Absurdist Aerobics class taught by a master-teacher-guru-shaman-dictator-aerobics instructor- new age workshop leader, Tarek Halaby.

Participatory/interactive absurdist warm up for anybody who wants it.
Death Electro Emo Protest Aerobics… DEEP AEROBICS

DEEP AEROBICS is a workout form invented and shamelessly disseminated by Miguel Gutierrez, who hopes to soon destroy the technique, because it’s just too hard to teach, and really the world is going to hell in a hand basket anyway. It is the communal/political/conceptual/imaginational workout experience you always wanted but never could embarrass yourself enough to find or do in public. It is for anyone who has ever had any interest in combining the joie de vivre that is the vigorous bouncing of one’s anatomical/spiritual/energetic molecules with the existential absurdity that is living in a world/country/economic system of injustice, war-mongering, and cultural ineptitude. Oh wait, that’s you. If you feel like it: come in your own crazy aerobics costume, whatever that means to you. Taste the sweat”.

E in effetti le danze si aprono con una mezz’ora in cui un tizio conciato in modo strano urla incessantemente cose (“Say yes! Say no!”) sopra a musiche tipo Heavy cross, invitando la gente a unirsi a lui nel ballo. Dà più che altro fastidio perché urla come un forsennato, ma nessuno se lo caga più di tanto.

È solo l’inizio, letti un po’ di commenti in giro sulle due date precedenti sapevo cosa temere, e si è rivelato tutto vero.
Alle 9 e 30, anziché in due, salgono sul palco in metà di mille (non è vero, sono tipo sette), e alla seconda canzone ogni tanto smettono di suonare, ma la musica va avanti. Perché stavano facendo finta.

Dalla terza canzone non fanno neanche più finta, mollano gli strumenti e diventa un balletto, tipo villaggio turistico. La musica è quella dei dischi, ma nessuno suona e nessuno canta.

Questa rimane la costante più o meno per tutto il concerto, e realizziamo di non stare assistendo a un concerto dei The Knife ma, di volta in volta, a “uno spettacolo di danza su musiche dei The Knife”, a “giochi di luci (nessuno sul palco) su musiche dei The Knife”, a “gente che sta ferma (ferma) sul palco su musiche dei The Knife”, a “gente che sventola glowstick su musiche dei The Knife”, a “gente che fa finta di suonare (anche strumenti finti) e di cantare su musiche dei The Knife”, a “improvvisi momenti di giocoleria su musiche dei The Knife”, e così via.

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La cosa più sconcertante è che nessuno (a parte un tizio di fianco a me che a un certo punto mi chiede “ma non suonano mai?”) ha niente da ridire. La reazione del pubblico è costantemente quella della totale presa bene. Balli forsennati, battiti di mani, grida come se stesse succedendo qualcosa.

In vari punti capita che parta proprio quell’”wuuuh” tipico di quando c’è una sorpresa inaspettata, io ogni volta mi aspetto che sia salito sul palco Gué Pequeno o qualcosa di simile ma invece non succede mai, e ogni volta mi chiedo per che cosa stiano esultando.

Lo spettacolo ha i suoi momenti, tipo alcuni giochi di luce molto belli, ma in definitiva fa abbastanza cagare e sembra sempre al limite del ridicolo o della provocazione (le parti in cui fanno finta di suonare e poi smettono mentre la musica continua, tipo Elio e le storie tese o Fausto Rossi al Festivalbar, sono emblematiche – cercando conferme alla cosa di Fausto Rossi ho scoperto che esiste una sua cover fatta da Massimo Boldi e ci tenevo a farvelo sapere), ma la provocazione non viene raccolta mai.

O è il pubblico più avanti di sempre, che apprezza il gioco, la scoperta presa per il culo, e si esalta e partecipa all’“installazione”, o è del tutto inconsapevole e sta dimostrando che si sarebbe bevuto allegramente qualsiasi cosa – infatti un po’ spiace che, e quello sarebbe stato interessante, il gioco non sia spinto oltre, con parti più lunghe con nessuno sul palco, o con i ballerini immobili per tre canzoni di fila e non per una sola. Invece la provocazione è comunque abbastanza bilanciata, i momenti più vuoti si alternano comunque a quelli che simulano effettivamente un concerto, o a nuove trovate che riescono comunque a compiacere il pubblico (l’ingresso di un monitor, nuovi costumi, l’uso dei nastri da ballerina…).

Nell’oceano chiamato “commenti su internet”, riguardo le due date precedenti, molti si chiedono come mai la gente non li abbia presi a bottigliate. La sensazione tra il pubblico è opposta, è euforia.

Perché la musica comunque è verosimilmente quella di uno dei loro gruppi preferiti? Perché ormai che ho pagato mi voglio divertire (o mi devo divertire)? Perché in fondo non è troppo diverso da un djset (anzi: costa anche meno di una serata all’Amnesia, la scaletta è conosciuta, l’animazione è più coinvolgente)? Qualunque sia il motivo il pubblico apprezza.

L’animazione punta quasi troppo scopertamente a quell’effetto: a incitare il pubblico, a farlo ballare. E restano un sacco di dubbi e di discussioni possibili. È tutta una grande presa per il culo, e l’euforia ne sancisce il successo? È effettivamente uno spettacolo “diverso”, ma comunque percepito come bello? È da vecchi rincoglioniti pensare che si era venuti a vedere un concerto e cazzo questo non so bene cosa sia ma è tutto playback e comunque sia non è un concerto?

Dopo un’ora e mezza scarsa (scaletta con poca roba vecchia, anche dai primi ma non Heartbeats, e molto dal nuovo) lasciano il palco ma la musica non si ferma, e tutti continuano a ballare.  Chiedo a un tizio di fianco, che sembra contento, “ti è piaciuto?” “che cosa?” “il concerto” “ma mica è finito” “credo di sì” (avevo letto i report delle date precedenti) “no, no, figurati. Adesso tornano”.

E invece non tornano, si accendono le luci ma la musica continua (un set techno, non più roba loro) per almeno un’altra mezz’ora. Man mano molti se ne vanno, ma tanti restano a ballare.

Uscendo sembrano tutti soddisfatti, e per tutta la durata dello spettacolo ci sono stati applausi convintissimi.

Solo sulla pagina facebook della band leggo grande incazzatura e grandi ridatece li sordi. Uno scrive “You are thiefs like the politicians . Fuck i want my money back . You are a fucking capitalist”. In mezzo a molti commenti del genere ce ne sono anche un po’ che dicono “non capite un cazzo, cosa volevate da musica elettronica, chitarre acustiche e violini?? È stato bellissimo, grande adrenalina, grande energia, grandi tutine, mi sono divertito da pazzi wooooo”.

Sarebbe stato meglio se fosse stato un live canonico? Lo show è volutamente brutto ed è tutta una presa per il culo? Anche solo stupirsi che non ci sia gente che fa delle cose live sul palco significa essere fuori dal tempo? Il gioco è fare una merda e godere del fatto che qualcuno, proprio capendo che è una merda, la troverà geniale, fottendo così due tipi di pubblico (gli entusiasti e gli intellettuali) in due modi diversi?

Non lo so, alla fine non sono stato in grado di farmi un’opinione. L’amica che era con me dice che che preso a momenti singoli era una merda e spesso ridicolo, ma che forse alla fine tutto insieme non è stato male, e che ha preferito averlo visto che non essere stata a casa.

Forse il senso di tutto è che, alla fine, non sai bene che cosa hai visto e se l’hai capito, e che quantomeno si esce con qualcosa di cui parlare e su cui fare mille speculazioni e magari anche litigare, e non con quella tipica sensazione di aver visto l’ennesimo concerto medio che tra 3 mesi ti sarai dimenticato. È qualcosa.

– L’idea iniziale era di scrivere “quantomeno danno la possibilità di scrivere un report interessante”, ma arrivato alla fine non ne sono più così sicuro.

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13 thoughts on “The Knife @ Milano, Alcatraz (29/04/2013)

  1. urca, ricordavo un post (anche ben motivato) in cui dicevi che avevi finito per ascoltarlo un sacco, tempo dopo, ed eri giunto a quella conclusione. ero convintissimo che fossi tu. col forum chiuso non posso neanche controllare chi fosse invece.

  2. il concerto era una cagata pazzesca, questo tipo di provocazioni sono vecchie e stantie, falle gratis le provocazioni, non a 25 euro mortacci tua e delle tue tutine hipster rumene

  3. eccomi sono il tizio che con un inglese da terza elementare ha dato loro dei ladri e fottuti capitalisti.
    Ps
    concordo ogni riga scritta e comunque a saperlo prima sarei stato a casa. personalmente non so se mi ha dato più fastidio la presa in giro sul palco o la passività del pubblico nel subire tutto ciò, poi per carità può essere pure piaciuto in fondo chi sono io per giudicare, c’è tanta gente al mondo che prova piacere nel ricoprirsi di feci o nel farsi ficcare un braccio nel culo ognuno ha i propri gusti basta essere consapevoli. Ieri in molti, me compreso ,non erano consapevoli di ciò cui andavano incontro e se ti arriva un inculata senza manco chiedere il permesso beh un po ti girano e fa pure male

  4. beh però se non sbaglio loro ce l’hanno l’aria da “manco so’ se mi va’ di fare il prossimo concerto io sono troppo superiore a queste cose passate tipo suonare” no? ecco secondo me certa gente non va supportata. E cmq ti fa sentire impotente questa cosa del pubblico passivo che non si domanda il valore di una cosa, ma cerca solo di capire se la data cosa la si può bere, scopare, ballare o almeno ha un link da cliccare.

  5. Ma se apriamo una Class Action nei confronti dei Knife? Non parliamo dei prezzi del CD e del Vinile, meno male che l’etichetta per cui incidono è loro, 27€ per il CD quando in rete lo si trova a 11€, pazzesco

  6. Forse sono il tizio che ha detto “Ma prima o poi inizieranno a suonare?”. Sicuramente sono d’accordo con la valutazione del concerto.

  7. Non mi importa niente di questi Knife, probabilmente non li ascolterò mai, ma penso sia molto significativo che Guglielmi se ne sia andato dal Mucchio dopo l’ultimo numero con questi qua in copertina.

  8. lascia perdere c’ero anche io, purtroppo (o perfortuna?!) sono arrivata un po’ in ritardo saltandomi le urla del matto, ed in più ero in un posto un po’ sfigato. devo dire che non ho capito subito cosa succedeva non riuscendo a vedere praticamente nulla del palco, perciò ho ballato alla musica dei the knife, beata ignoranza. Tutto fino al momento in cui non sono riuscita ad infilarmi un po’ più sotto… la reazione é stata “ma che cazzo..!??”. dopo un po’ si sono spente le luci per poi reilluminarsi al centro e mi dico anche io “ok é una trovata di qualche tipo, ora tornano sul palco e si fa sul serio!…”. Guardandomi in giro vedo facce rintontite come la mia, e no, non capiamo. La nostra buona fede viene spazzata via quando vediamo i tecnici che smontano il palco. Partono le urla dal mio capannello di gente: “ma hanno suonato appena un’oretta abbondante!” “che delusione…” “ma che cazzo succede é finito?!” “E chi cazzo fa sto djset tamarro?!?”. Usciamo scazzati, insieme a tanti altri, allibiti dai commenti positivi.
    Esperienza da non ripetere.

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