Tre punti esclamativi nel nome, molti di più nella musica.

chk

Non è che la musica di oggi faccia impallidire per il numero di storie che ci si possano raccontare sopra. Negli anni settanta gli artisti creavano opere rock e si ammazzavano su base quindicinale, noi è già molto se riusciamo a mettere insieme una top ten di fine anno. Questa cosa è relativamente figa, perché quando leggi una storia hai un briciolo di tempo per fermarti e renderti conto di come è stata messa insieme e da chi. Tanto per dire, la recensione dell’ultimo disco dei !!! apparsa su Pitchfork assegna la sufficienza al gruppo e si giustifica parlando del fatto (grossomodo) che se al suo interno è presente qualsiasi elemento che ha reso grandiosi i !!! in passato, al disco manca tristemente quel lasciarsi andare (nell’originale abandon) che aveva reso grande il gruppo. La recensione, volendo, è pure accurata: per prima cosa lascia intendere tra le righe che Thr!!!er è un disco molto buono, di seguito parla del fatto che il gruppo è rimasto attivo per un periodo che va da molto prima che il punk-funk fosse roba da grandissimi numeri a molto dopo che il punk-funk l’avevano sconfessato pure i fan sfegatati; e terzo parla del gruppo in un’ottica tipo “vediamo come siamo messi”. Il pezzo è comunque interessante perché ci fornisce qualche indicazioni su quale sia la sfera di interesse di un redattore di Pitchfork e del suo pubblico nel momento in cui viene scritta/editata/pubblicata la recensione di un gruppo come i !!!. Voglio dire, la mia opinione stratificata in una decina grassa di anni che la leggo è che il redattore medio di Pitchfork non riconoscerebbe l’urgenza (o qualsiasi altra sensazione emotiva legata alla musica popolare, insomma) manco se gliela infilassero su per il culo insieme ad un pugno di riso crudo. La domanda, a questo punto, è se si tratti di una mia interpretazione scorretta o di una cattiva gestione del proprio ruolo da parte di Pitchfork. Di solito mi fido del mio gusto, quindi propendo per la seconda; e se questo è il caso, chi legge ha qualche strumento base per decodificare quel che viene scritto e generare la propria opinione a prescindere da ciò che viene letto? Difficile a dirsi. Il tutto, naturalmente, sarebbe un esercizio retorico stupido e senza senso, se non fosse per il fatto che viene compiuto sulla pelle di uno dei gruppi più onesti in circolazione (l’ascolto di Thr!!!er mi ha abbastanza convinto in tal senso: soul duro e drittissimo prodotto in modo eccezionale, vagamente Tussle se vogliamo; ma la parte in cui vi spiego perché Thr!!!er è bello è noiosissima e verrà eliminata dal pezzo finale), a gente che si è guadagnata il diritto di starsene davanti a noi oggi con la sola forza dei dischi e dei concerti.

Qualche settimana fa ero a vedere i Maserati (una specie di costola apocrifa dei !!!) in un Bronson popolato di una cinquantina scarsa di anime: il gruppo suonava in condizioni di fortuna, con il bassista ricoverato il pomeriggio e una decina di pezzi riarrangiati alla bell’e meglio per farli funzionare in formazione a tre. Si sono presentati sul palco col cappello in mano e chiedendo scusa al pubblico, e poi hanno suonato un concerto incredibile. Casse dritte e chitarre psichedeliche come se grandinasse. Alla fine della fiera il discorso è tutto qui: il pubblico poteva tranquillamente valutare caso per caso e decidere di tenersi in casa il buono che era arrivato dal punk funk e scartare il resto, ma per paura di sbagliare ha buttato tutto nel cestino ed è passato armi e bagagli a qualche altro genere che definisse il futuro della musica (tipo lo shoegaze). Ai pochi rimasti è toccato il compito di continuare a gestirsela e lasciar andare la cassa: ha forse un suo senso perfetto che sia un gruppo come ChkChkChk, allora, il cui solo esserci (e così scintillante) vale quanto una dichiarazione politica, a mettere i puntini sulle ! e consegnarci un album che soffrirà pure di anacronismo, scarso abbandono, minima urgenza e scarso appeal sulle ragazze, ma di certo è un disco di musica vera –e di grande qualità- dall’inizio alla fine. E alla fine la storia di Pitchfork è inevitabilmente la storia sbagliata: ce n’è un’altra che viene raccontata dentro a Thr!!!er, è una storia di invecchiamento e di redenzione e vi posso assicurare che si arriva all’epilogo in un battibaleno.

2 thoughts on “Tre punti esclamativi nel nome, molti di più nella musica.

  1. “la parte in cui vi spiego perché Thr!!!er è bello è noiosissima e verrà eliminata dal pezzo finale)” potresti recuperarla nei commenti per favore?
    grazie, ciao,
    e.

  2. ciao caro /no, appunto, la parte è stata eliminata. conteneva una tomella assurda sul SUONO, l’idea di “ascoltare i dischi con dei cuffioni da settanta euro fatti per sembrare dei cuffioni da settecento euro” e parole tipo “ipercompresso”

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