Thomas Balsamini RIP

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Per quelli di Cesena il Velvet di Rimini era una specie di frutto proibito, il posto dove le cose succedevano, Shangri-La o poco diverso. Magari i riminesi potevano farci una capatina in moto, per noi voleva dire trovare qualcuno più grande che ci accompagnasse in macchina e sperare che non si uccidesse sulla via del ritorno. Uscita Rimini Sud, direzione San Marino e non ti perdere la terza che il cartello si vede poco e niente, poi su per qualche chilometro e quando inizi a vedere gente nuda e ubriaca è ora di parcheggiare. Il Velvet era un posto dove già nel ’95 andare a ballare costava 25000 lire: all’epoca era un’enormità, credo che pure oggi non entrerei in un locale a più di dieci euro. Entravi al Velvet e uscivi ubriaco del suo passato: cartelloni di gruppi che avevano suonato, quei bei poster anni novanta con il nome del gruppo grandissimo e la foto in bianco e nero o a colori o magari l’immagine del disco e nomi come Ramones o Blur o Nofx o Echo and the Bunnymen o Jesus Lizard. E le centinaia di concerti che si andavano a vedere: Shelter, Motorpsycho una decina di volte, Rancid, Sick of It All, Biohazard, merde italiane che andavano per la maggiore, Sugar Ray, Fishbone, Rollins Band, Flaming Lips, Lanegan, Fear Factory e chissà quanti ce ne scordiamo. Il sentore che i Prozac+ di Testa Plastica suonassero di supporto ad ogni gruppo in cartellone quell’estate. E poi il sabato sera, quando il sabato sera diventava roba seria: entravi nel locale, la prima cosa che vedevi era una fila di panchine con gente che rullava e tu con i tuoi amici prendevi una panchina e qualcuno iniziava a rullare. Le auto nel parcheggio avevano un adesivo dietro. Le auto in ROMAGNA, in generale, si dividevano tra auto di tamarri con dietro l’adesivo del Cocoricò e auto di tamarri con dietro l’adesivo del Velvet. All’ingresso non pagavi tanto il locale, quanto il noleggio di un immaginario del cazzo per quattro ore. Partiva il pezzo di apertura che era una cosa tipo Killing Joke ma non proprio, non mi ricordo bene in questo momento. Le luci in sala si spegnevano, gli sparafumo sparavano fumo e s’iniziava a ballare alla meno peggio. Grosse gomitate addosso agli altri, ma con un briciolo di rispetto scafato di chi ha portato fuori il culo da troppe Should I Stay or Should I Go; i punk con la cresta e i vestiti strappati facevano capannello con futuri studenti di ingegneria griffati Fred Perry. Fuori il parcheggio era sterminato: la gente smerciava fumo, smezzava bottiglie di birra Dreher calda, calava trip e tutto il resto. La pista grande sparava musica a ruota, sempre quella, completamente a caso. Esteticamente il dj dentro la gabbia sembrava uscito un’ora prima dal casting per un film di Ken Loach: era senza alcun dubbio il peggior dj con cui abbia mai avuto a che fare. Pezzi sfumati a cazzo a metà o verso la fine, scalette sempre identiche, un groviglio di generi senza senso che passava in ripetizione RATM Oasis Prodigy Blur e poi si assestava su coordinate britpop a caso tipo Menswear e Kula Shaker e poi ancora così senza senso partivano i Korn, musica dark casuale, Aca Toro Aca Toro e via ricominciare. D’inverno il locale aveva un corrispondente chiamato Slego, tipo a Viserbella, un posto che mi perdevo tutte le volte per trovare e che ora credo ospiti un condominio o qualche altra oscenità. Allo Slego ci si drogava per interposta persona: sudore umano misto a fumo ed alcolici e vestiti bagnati, aria pesantissima, respirare a malapena e buttare giù birra cattiva per sopravvivere al delirio. Provarci mezzo svenuto con qualche ragazza mezza svenuta. Andare in bianco. Andare a segno. Provare a ricordare il numero di telefono fisso che ti aveva detto. La festa di capodanno costava diecimila lire e conteneva chiunque non avesse i soldi per andare da altre parti: un incubo claustrofobico e di gran lunga il capodanno più divertente che passai in un posto. D’estate si ricominciava al Velvet: la playlist, almeno in un certo periodo, era scritta su un bristol e inchiodata fuori dalla gabbietta della consolle. Il tizio si teneva i dischi in ordine orizzontale su dei porta-CD, dal punto di vista tecnico era uno spettacolo agghiacciante. Lo pensavo ogni sera che stavo lì a ballare: potrei andare lì sopra, suonare due cazzo di mangianastri e fare una figura molto migliore. Il tizio che metteva dischi non si faceva manco chiamare dj, d’altra parte: nelle locandine e nei biglietti c’era scritto FUN SELECTOR. Il nome del tizio era Thomas Balsamini ed è morto quest’oggi. Fondò il Velvet nel 1989, io allora ascoltavo le sigle dei cartoni animati credo.

20 Risposte a “Thomas Balsamini RIP”

  1. Quante serate di devastazione……tornare a casa coi vestiti intrisi di sudore/birra/fumo….bei tempi andati…..RIP Thomas

  2. Mardo
    In ricordo di Thomas, del nostro Storico viaggio in Auto RIMINI-LONDRA alla ricerca di DIschi per la stagione invernale. Guidava Thomas, io (Mardo) i fratelli Pecci (Mirko e Ghini) anno 1984, appena 18enni ed appena conosciuti.
    Poi gli anni dello SLEGO dei MODS, della New Wave……
    Thomas inizia una New Wave anche lassù e falli Ballare e Cantare tutti!!!!!!

    Mardo

  3. Sono di Bagnacavallo e non ho la patente. Prima di venire ad abitare in una famosa città europea cannibalizzata dal turismo e con un famoso festivalone alternativo del cazzo, soffrivo molto l’impossibilità di raggiungere la programmazione concertistica romagnola e bolognese per incapacità di guidare. A un certo punto, nel mio inquieto peregrinare da fermo scoprii che il Velvet era raggiungibile in treno a patto di partire da casa alle nove del sabato sera e tornare alle sette della domenica mattina. Mi pigliavo un libro, per diletto o per un esame, e andavo, rigorosamente da solo, quando in cartello c’era un concerto che mi sembrasse appena appena potabile. Erano serate incredibili a ripensarci ora, perché socializzavo poco (e con le ragazze ero veramente troppo timido), quindi stavo ore e ore in silenzio, sperando soprattutto nella musica della saletta piccola, ogni tanto buttavo là una frase a qualcuno. A volte andavo con gli amici, in macchina, un’ora e rotti andare, idem tornare e morta lì. Ma andare in treno era un’altra cosa. La libertà sofferta di potersi muovere da solo e farsi la serata senza chiederlo a nessuno, poi tornavi a casa e eri contento perché avevi ballato “The Model” dei Kraftwerk e “Gomorrah’s Season Ends” degli Earth Crisis, che a pensarci adesso è sconcertante, ma la cosa si giustificava col cambio del dj di saletta a metà della notte. La sala grande non la amavo troppo, appunto perché i gggiovani ballavano i Punkreas, però a volte ricordo qualche pezzo di “Relationship of command” degli At the Drive In. Se in sala grande mettevano una canzone che mi piacesse, le ragazze carine smettevano di ballare, era un eclissi. Alla fine però, non andavo per le ragazze, né per la droga e l’alcol dei quali non mi è mai fregato un tubo, andavo per la sensazione di libertà che provavo quando il pulmino del Velvet mi veniva a caricare in stazione (sempre piena di nazistelli con la gabber a palla) insieme a qualche altro disperato e per la MUSICA, della quale mi piaceva un 10/15% ed era grasso che colava. Ringrazierò eternamente il Velvet per avermi sollevato dalla sensazione permanente di disabilità che mi derivava dal non sapere accendere una macchina. Balsamini, la cui faccia vedo per la prima volta su un giornale locale online, metteva i Punkreas nella sala grande, ma ciononostante, mi ha salvato una fase della vita, per così dire. Che riposi in pace.

  4. Sono marchigiano, ho cominciato a frequentare lo slego di viserba dal 4 liceo in poi quindi 17 anni (1983-1984), all’inizio con le macchine degli altri e poi faticosamente con quella di babbo.
    Per me è stata una scuola di vita, inutile descrivere i ricordi già fatto dall’articolo…aggiungo l’orologio nel soffitto che a fine serata iniziava a girare con le luci accese e la devastazione di birra, fumo, sudore e quant’altro. La mia scuola di vita è poi continuata all’università a BOLOGNA, non aggiungo altro ragazzi. ciao Thomas e grazie di tutto

    Ciao Thoma

  5. Mardo.
    Penso che chinottorebel abbia vinto tutto con il suo racconto. Ne ho letti tanti in questi giorni, pare che ognuno avesse qualche importante ricordo legato a Thomas e al Velvet che avesse bisogno di esternare , come per rendergli omaggio. Ma tu chinottorebel hai vinto!

  6. Inoltre come dj a radio san marino era impeccabile, bellissimi i suoi programmi. Voce radiofonica e scalette meravigliose, band introdotte con poche essenziali parole che inchiodavano alll’ascolto

  7. Vedo solo ora la notizia ed è un fulmine a ciel sereno, arrivato a 46, per me vedere quel cognome è come un tuffo al cuore, tornare indietro di almeno 30 anni, quando la musica è entrata a far parte della mia vita per non uscirne più a tuttoggi, troppo di vitale importanza proprio come l’aria che respiriamo. Mi viene in mente il mio giro d’amici inizio 80′, esisteva una sola frequenza 88.8 oppure 98.4 ed era quella di RSM (non Repubblica ehhh). La MUSICA con M maiuscola erano una magnifica triade composta da Balsamini-M.Buda-Bertaccini. Tutto quello che usciva dai loro programmi era il Vangelo (internet???? cos’era????al loro livello solo Massarini con Mr Fantasy mettevo), info a non finire e per chi voleva conoscere, scoprire, ascoltare, vedere concerti Live, feste allo Slego e non solo, DJ set ecc. ecc. era come dar da bere agli assetati, ecche fontana di musica, un fiume in piena. Addirittura mi ricordo che a volte coi motorini si andava direttamente alla sede storica vicino alla stazione, come in venerazione. Si continua coi locali e quindi i must erano lo Slego, e chi suona lì?? Balsamini & friends. A noi solo la musica interessava e quindi loro erano l’apice. Ci compravamo vinili a go-gò (nascondendoli ai genitori) dietro le loro info.
    Si andava davanti al banco DJ e si comprava le cassette (mi sembra a £.10.000) che facevano e vendevano, le Slego che ho sono targate e numerate Balsamini, che poi io a casa copertinavo per bellezza. Un cimelio, tanto che le ho ancora, insieme a quelle di tanti locali di allora. Mi viene in mente il mitico orologio in stile (modello “Ritorno al Futuro” il film di quegli anni), i momenti mods Quadrophenia la mitica balconata Slego, Style Council, i momenti punk e giù calci in pista SexPistols-P.I.L.-Clash, quelli dark SisterOfMercy-Cure-Cult, la Wave i JoyDivision (e non per sbaglio qualche anno fà son finito pure a Macclesfield, e ripensavo a chi mi aveva aperto un mondo) Smiths-Japan-DepecheMode-SimpleMinds, il rock col Boss sopra tutti (l’elenco è infinito delle cose scoperte tramite Balsamini & c). Ho sempre amato e coltivato la passione musicale a suon di concerti Live, non sò se di malattia si tratta ma mi ha portato e mi porta tuttora in tutto il mondo ciò. Negli ultimi anni ho partecipato grazie a qualche amico ai remember Slego proprio al Velvet, ho provato una certa emozione/brivido. Sentire Balsamini e la sua timbrica era come tornare indietro (BACK TO THE FUTURE). Ancora adesso quando parto con la valigia per un concerto, quando conosco qualcuno più giovane che mi chiede come ho iniziato o cosa ho visto, il pensiero casca sempre lì: RSM e la mitica triade. Tutto il resto è fuffa ed è meglio chiuder qui altrimenti non smetto più.
    R.I.P. ad una grande persona, Ciao Thomas.

  8. Hai fatto un discreto casino. Mi sembri ragionare più come uno da discoteca normale che da rock club come il Velvet era. La musica era scelta in base al genere, all’epoca ma non secondo i criteri di una discoteca, cioè che sfumassero bene insieme, perché far sfumare insieme e bene brani di rock, pop, new wave ecc. è difficile.
    Il locale è nato a Viserba come Slego, li hanno suonato Blur e Ramones (e anche Litfiba), non a Viserbella. Era l’unica alternativa, negli anni ’80, a chi non voleva fare il paninaro e non amava le disco del cacchio dove ti facevano pagare 30-40-50.000 lire solo perché erano “in” e dove magari ti lasciavano fuori dopo un’ora di fila solo per “sorteggio”. Lo Slego era molto più economico (10-15.000 lire). Poi venne il Velvet per l’estate dato che lo Slego d’estate diventava “la Sirenetta”. infine lo stabile di proprietà di una Coop, venne venduto e demolito, ora al suo poste sorge un’elegante palazzina. Così morì lo Slego e nacque il Velvet, dove già ci era stato il Redz il cui DJ se non sbaglio fu una mia vecchia conoscenza, Willy Sintucci (già DJ del Lilì Marlene e poi di radio Elektra sopra allo stesso Slego) che poi aprì con altri L’IO a Marina Centro e oggi ha un’agenzia che organizza concerti (spero di non sbagliare).
    Alla fine il povero balsamini ci ha lasciato a 47 anni. Che tristezza.

  9. ciao Thomas,la notizia della tua partenza mi colpito come un pugno alla bocca dello stomaco che lascia senza fiato! ricorda da lassù che a tutti coloro che hai fatto conoscere i Fleshtones,i Fuzztones e molti altri,mancherai da morire…so long…. Mario

  10. Tra i locali che ho frequentato il Velvet mi è rimasto nel cuore. Poi è vero che i locali cambiano di anno in anno, di generazione in generazione, ma diciamo che aiutato anche dal fatto che il rock negli anni 90 era ancora al massimo ed i gruppi alternativi erano veramente tanti, l’atmosfera era decisamente unicasia dentro che fuori. Non vedevamo l’ora di entrare per divertirci ed ascoltare la musica che ci piaceva. Noi delle zone limitrofe a Cesena eravamo veramente in tanti, la serata iniziava in un pub poco distante e poi tagliando da vie nascoste che da Santarcangelo portavano su, facevamo tappa al barettino lì vicino per l’ultima partita a calcino e poi tutti dentro sia nella pista grande che in quella piccola che in quegli anni suonava musica anni ’60, fino alla chiusura, tornado casa sudati ma felici, aspettando un altro sabato di piacere. La scaletta di Balsamini nella pista grande era sempre da 10 e lode. R.i.p

  11. Chi più chi meno, credo che ognuno abbia una storia entusiasmante da raccontare legata al Velvet ed ancor meglio, allo Slego, che sia successa dentro o nel tentativo di arrivarci. Posso solo dire che chiuso lo Slego, ho iniziato a bere!

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