il listone del martedì: SETTE SIGLE DEI CARTONI ANIMATI

Fantaman11

I presunti sottotesti dentro alle canzoni dei bambini mi fanno vomitare. Questa è la prima cosa. Tipo le storie che a un certo punto avete letto (magari nel sito del Centro Culturale San Giorgio, l’unica colonna portante dell’internet di un tempo rimasta intonsa fino ad oggi a parte Scaruffi) sulla sigla di Pollon la quale dava botte di coca da mane a sera. Tra l’altro non è propriamente vero che ci sia un pezzo che parla o non parla di bamba nella canzone di Pollon, perché in realtà la parte sulla bamba è in una strofa della canzone purgata dal cartone secondo l’usanza delle sigle dei cartoni animati. Bisogna quindi considerare SIGLE DEI CARTONI ANIMATI solo il primo minuto-minuto e mezzo di musica, e le canzoni complete (che potreste aver recuperato sui vari Fivelandia, o quel che erano) delle versioni extended e tutto sommato apocrife. Questa è la prima regola: le canzoni dei cartoni animati, almeno a quei tempi, venivano mandate in fade out dopo il primo ritornello, il che ovviamente le rendeva di fatto canzoni senza ritornello, quindi tutto sommato canzoni dei Minor Threat ma con i demoni e la cocaina al posto del salutismo, di picchiare le persone e della colpa di essere bianchi. Scherzo. Dicevo: questa è la lista delle più belle canzoni dei cartoni animati secondo me. Alcune cose prima di partire: 1 potrebbero essere inclusi anche telefilm per ragazzini, sigle di programmi per cartoni animati e altre cose che non sono cartoni in senso stretto; 2 salterò a piè pari le metafore, come detto; 3 mi limito ai cartoni che ho consumato o recuperato in prima persona, vale a dire soprattutto roba anni ottanta; 4 non discrimino nessun paese ma lo strapotere giapponese negli anni ottanta era semplicemente innegabile; 5 saranno saltate in blocco le versioni originali rimaste anche in italiano, tipo la sigla di Ken il Guerriero (stagione 2) con la tipa giapponese che cantava TOUGH BOY TOUGH BOY TOUGH BOY o la sigla dei Simpson o quella meritevolissima di South Park cantata dai Primus ubriachi di piscio; 6 il cartone influisce nel giudizio sulla sigla ma non tanto, e comunque i cartoni non me li ricordo moltissimo quindi, ecco, i giudizi sono i giudizi delle sigle; 6 ho deciso puramente a caso di mettere in lista (barando) un solo pezzo per ogni interprete; questo per evitare le questioni di cuore e sbilanciamenti eccessivi; 7 cerco di evitare in qualche modo l’effetto nostalgia, nel senso che non sono mai stato così desideroso di essere Mark Lenders dopo i miei nove anni e non credo che la stagione in cui passavo tre ore al giorno ipnotizzato davanti alla TV a guardarmi delle storie del cazzo possa dirsi un periodo particolarmente significativo della mia vita; 8 non ho messo i link ma tutto quello di cui parlo è sul Tubo. Perché ho deciso di metterne sette? La ragione di base è che già così il pezzo è lungo quindicimila battute.

HUCK & JIM

Qui la storia è lunghetta. La scelta d’istinto sarebbe inserire i Micronauti e la sigla di Daitarn 3. Allora controlli su internet e scopri che la musica è scritta da Vince Tempera, il tizio che suona le tastiere con Guccini per capire (torna sui palchi, guccio, che ormai l’unico momento in cui ho ancora la fregola di alzare il pugno è quando fai partire La Locomotiva alla fine del concerto). E che i Micronauti, a cui è accreditata la canzone, sono gli stessi di Capitan Futuro, ma questo non conta poi molto. C’è tutta una serie di colonne sonore di rigida osservanza new wave che all’epoca probabilmente saranno sembrate pure roba futuribile (non che sia il mio genere ma non trovo tutte ‘ste differenze tra Daitarn 3 e un pezzo a caso dei Bauhaus); da una parte è impossibile sceglierne una, dall’altra cadiamo comunque in un territorio delicato di canzoni superpop e piuttosto noiose tipo Uforobot, tutto sommato la canzone dei cartoni animati più conosciuta e suonata alle serate trash della riviera romagnola e non riesco a capire perché (essendo una merda senza la gruva e con un testo brutto brutto brutto). Soluzione di compromesso: un blues di porcellana dimenticato da Dio, sempre scritto da Vince Tempera e accreditato allo pseudonimo Louisiana Group. È un po’ un classico dimenticato che mi torna in mente piuttosto spesso nonostante l’abbia ascoltato a dieci anni l’ultima volta, quindi non vi stupite se mi conoscete nella vita vera e ogni tanto mi sentite canticchiare mille avventure contro i caimani nelle paludi tropicali (un verso che magari non c’è neanche, nella canzone).

IL TULIPANO NERO

Avere a che fare con i cartoni animati negli anni ottanta era già di per sé educazione politica di base. Educazione politica negli anni ottanta era sinonimo di prepararsi all’Avvento: da una parte c’erano cartoni vecchi e rocciosi e istituzionali, magari statunitensi, vale a dire la RAI; dall’altra parte c’era il nuovo che avanzava, l’EDONISMO (una parola di cui dubito esista il significato ma famo a capisse) e tutti quei grammi di polvere su per il naso. I cartoni Mediaset, allora Fininvest, erano una lunga teoria di robe noiose che richiamavano il soft-porno senza mai provarci davvero, una specie di rivoluzione formale condotta all’interno del canone estetico dell’ancien regime in cui tutto era softcore e senza quell’impeto criminale che trovavi nei cartoni spacciati illegalmente nei pomeriggi delle varie Odeon TV. I cartoni animati che passavano a Bim Bum Bam erano già il manifesto ideologico di una generazione che di manifesti ideologici non ne voleva mezza, il che in prospettiva ci ricorda perché tutto dentro a cose tipo Bim Bum Bam facesse schifo al cazzo in modi che nelle altre reti erano solo intuibili. Voi come la vivevate questa cosa? Il primo pomeriggio mi guardavo due merdate su Bim Bum Bam, poi arrivava l’ora di sintonizzarmi su Telesanterno e lì cominciava la roba seria: robot, cazzotti, omicidi, sangue e cattivo karma a badilate. Mi piace immaginare, così a caso, che tutto fosse voluto e messo in opera secondo una strategia della tensione evolutiva messa in piedi da un personaggio lynchiano di nome Alessandra Valeri Manera, responsabile della programmazione per ragazzi delle reti Mediaset fino ai primi anni duemila, un personaggio per il quale la ricerca su google immagini non fornisce risultati e il cui nome è indissolubilmente legato all’altra tizia che faceva il cazzo di LAVORO SPORCO al suo posto. E se il nome di AVM magari non vi è familiare, manco a me del resto, è impossibile stilare una lista di sigle dei cartoni animali senza considerare Cristina d’Avena. La quale tra l’altro è la definizione vivente del motto “abbastanza carini i primi, merda tutto il resto”. Il suo miglior pezzo è indiscutibilmente Il valzer del moscerino, cantato allo Zecchino d’Oro all’età di tre anni e mezzo, quindi verosimilmente qualche mese prima del maggio francese. Tra i pezzi di Cristina d’Avena c’è da scegliere il meno peggio. Per quanto mi riguarda opto per Il tulipano nero: leggermente più oscura della media la serie, leggermente più oscura della media la sigla. E con la curiosità di (sembrerebbe) essere stata reincisa perché nella versione originale il paroliere aveva fissato a buffo la data della presa della Bastiglia il quattro luglio (un errore probabilmente in buona fede in cui comunque è già possibile tracciare il sottotesto filoamericano che ammanta la politica berlusconiana). Abbiamo pazientato trent’anni, ora basta: Cristina d’Avena compirà cinquant’anni il prossimo anno, la sua ultima incarnazione miete successi sul palco assieme ai Gem Boy (tipo a letto con il nemico), e tutto va bene.

BEM IL MOSTRO UMANO

Di  autori/interpreti seri e professionali che hanno messo mano alle sigle per cartoni animati ce n’è un bel numero, ma il più califfo di tutti i califfi è senza nessun dubbio Nico Fidenco. Nico Fidenco sta alla musica dei cartoni come Mike Ness sta alla musica americana, ne è il man in black, il testimone oscuro, quello che arriva e pulisce il melo e quello che ti dà la versione definitiva di tutto. Nico Fidenco lavora sulla sigla in modo diverso, buttando fuori dei demoni personali che ha lui nella testa e un’interpretazione quasi sempre devastata/suicida che esula del tutto da quel che può essere il contenuto della serie; va sempre a finire che i cartoni con sigla di Nico Fidenco sembrano sempre e solo roba pesissima con un tasso di noir fuori da ogni soglia. Sam ragazzo del West e tutte quelle robe lì, ma anche Chuck Castoro sembrava roba SERIA per il solo fatto di avere una sigla cantata da Nico Fidenco. Ho letto in qualche intervista ai tempi dello scioglimento dei Faith No More che è il cantante italiano preferito da Mike Patton. Che di per sé vuol dire abbastanza, specie in epoca pre-Mondo Cane. Tra le varie cose che ha messo su nastro la migliore e la più tetra e quella più esemplificativa è la sigla di Bem il mostro umano, che prende la scusa di un cartone parecchio peso per tirar fuori il pezzo più radicale della storia dei cartoni animati in italiano. Ma dal mondo dell’orrore/dove il cielo è sempre nero/piomba il figlio del mistero/piu` veloce del pensiero. La base è una roba di bassi martellanti per cui Woven Hand ucciderebbe e persino la voce del bambino nel ritornello fa cacar sotto dalla paura. Dispiace davvero di aver lasciato fuori la sigla di Sam (la faccia nel vento il ferro nel braccio, ti guardi d’intorno con gli occhi di ghiaccio), ma a conti fatti non credo che mi pentirò.

(intermezzo casuale che non c’entra:)

DEVILMAN

Secondo posto tra i più grandi, i Cavalieri del Re: non buoni quanto Nico Fidenco dal punto di vista dell’interpretazione, ma le musiche arrivano in posti che gli altri non riescono a cacare. La scelta più scontata e forse anche la mia prima sarebbe la sigla dell’Uomo Tigre per via di quel funkettone, ma per prima cosa Riccardo Zara sbrocca troppo nel ritornello e seconda cosa la più oscura sigla di Devilman è un capolavoro da recuperare e piazzare a bomba in qualsiasi dj-set che si rispetti. La musica è disco/wave malatissima e suicida ai confini con l’EBM e nel ritornello (Devilman, grande uomo diavolo) non svacca un cazzo, anzi la butta sul baritonale e diventa tipo Sisters of Mercy ma meglio. La triste e ineluttabile verità è che se dovessimo trovare una sola sigla dei cartoni animati che non passa mai la voglia di ascoltare, probabilmente sarebbe quella di Devilman. E non pensate che per inserirla non si vada incontro a dei ragionevoli dubbi: oltre all’Uomo Tigre bisogna buttare nel cestino un classicone come la sigla di Lady Oscar accreditata ai Cavalieri del Re ma cantata dall’ineguagliabile Clara Serina (ci sono begli scambi sul tubo sul fatto che la Cortellesi la portasse ai provini).

LE NUOVE AVVENTURE DI LUPIN III

Qualche settimana fa ho masterizzato il disco con una trentina di sigle dei cartoni animati prese più o meno a caso tra quelle che ricordavo. Ho preso l’autostrada per andare al SoloMacello a Milano (miglior gruppo straniero: Wrust. Miglior gruppo italiano e del festival: In Zaire, in formazione senza Pilia purtroppo. Quest’anno i gruppi italiani hanno stravinto), ho iniziato a suonare il disco verso Modena Sud. Skippando un po’ sono arrivato alla traccia 14, all’altezza dell’incrocio con la Brennero. La traccia 14 era la sigla di Lupin nella versione dell’orchestra Castellina Pasi, che per un sacco di anni pensavo fosse il nome della cantante (spoiler: no.). E niente, l’ho suonata in repeat con le lacrime agli occhi dal raccordo della Brennero a Fidenza, che guardando Google Maps vuol dire più o meno 40 minuti e una quindicina di passaggi, prima di decidere che forse era abbastanza. Probabilmente a qualcuno non nato e cresciuto in Cesena quel riffone di fisarmonica malinconico alla Dinosaur Jr non ricorda le domeniche pomeriggio con la mamma che cuoce le cantarelle e a un certo punto arriva la zia Franca e si inizia a parlare di gente acciaccata, e quindi probabilmente VOI non siete propensi a considerarlo il pezzo più incidentalmente evocativo della storia del pop. Rimane comunque il fatto che metterlo come sigla di Lupin III con quelle immagini bollite dal sole tipo inizio dei film di Sergio Leone è stato insindacabilmente uno dei momenti più geniali e adulti e politici della storia dei cartoni animati in Italia. C’è da dire che il pezzo scende un pelo nella seconda parte con una tirata moralistica sul fatto che Lupin in fin dei conti non dovrebbe rubare, ma come già detto la parte della canzone di un cartone animato dopo il fade out semplicemente non esiste.

WOOBINDA

Su questa sto barando per tre motivi: 1 non è un cartone ma una serie televisiva, 2 è uscita in Italia nel ’78, quindi non l’ho vista coi miei occhi o insomma non ricordo di averlo fatto, 3 è di Riccardo Zara che in senso stretto è già presente in questa lista con i Cavalieri del Re. Sticazzi: quando l’ho scoperta non ci sono stato dentro per settimane. La sigla più funk della storia dell’umanità: un tappeto di bassi analogici e la voce sussurrata già enorme di Zara che esplode nel controcanto di un bambino raccattato probabilmente in strada il giorno della messa su nastro, il cui grido soffocato AIUTAMI sembra un po’ già la disperata richiesta di attenzione di una generazione (la nostra) a cui mamma e papà rompevano il cazzo perché han trovato la pappa pronta e quando è stato il momento hanno iniziato a mettere le manine in tasca lamentando la CRISI e la possibile assenza di pensioni. Sto divagando. Il telefilm, dicevo, non l’ho mai visto, ma ad ascoltare la sigla è la storia di un dottore di nome Woobinda che viene chiamato quando c’è in giro un cacciatore, lui lo pesta e il cacciatore smette di uccidere gli animali. In realtà sul pezzo non c’è un granché da dire: CERCATEVELO SUL TUBO, mica vi obbligo a leggere i miei pezzi insomma.

JEEG ROBOT D’ACCIAIO

Jeeg Robot d’acciaio finisce dentro la cosa per diverse ragioni, la prima delle quali ovviamente è la leggenda metropolitana (supportata da nulla di ragionevole credo) che una versione fosse cantata da un giovanissimo Piero Pelù sotto pseudonimo. Seconda cosa la fattura della sigla: è la musica dell’originale giapponese con appiccicata sopra la parte vocale in italiano. Terza cosa: la prima versione che è la più matta e la migliore foreva endeva è cantata da Mal dei Primitives. Ultima cosa, lo sbrocco quando Mal dice che tu sei JEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEG con la voce stridula. La bellezza. Qualche anno fa Piero Pelù ha omaggiato la leggenda metropolitana ricantandola. Anche quella la trovate sul tubo ma non è un granché.

La pianto qui. Mi dispiace per chiunque avesse voluto dentro la lista cose tipo Pollon o Rocky Joe o la straordinaria Fantaman ma non posso continuare a scrivere questa lista per il resto del mese. Nel caso abbia dimenticato roba clamorosa segnalatemela nei commenti, e Ken il guerriero l’ho lasciato fuori apposta.

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20 commenti su “il listone del martedì: SETTE SIGLE DEI CARTONI ANIMATI

  1. billie joe armstrong il said:

    beh, tutto quel che dice A. Valeri Manera nell’intervista è assolutamente in linea con il mio sogwriting

  2. La odio. sul serio. La detesto con tutte le mie forze, ha questa epicità forzata che non funzia un cazzo, è come gli arcade fire

  3. Iprite il said:

    Daitarn 3? Voglio dire, daitarn 3.
    La leggenda metropolitana nacque dalla diffusione nell’era di internet di un pezzo degli “Edipo e il suo complesso” che riproponevano la sigla di jeeg facendo il verso a pelù. Ovviamente il ritardato medio (ossia, tutti gli utenti dei primi p2p come napster o winmx) rinominava come cazzo glie pareva le canzoni, quindi nella discografia attuale dei litfiba su emule ci trovi pure jeeg degli Edipo, e blablabla.

  4. keitaro il said:

    Niente Fantaman col suo basso compresso e tutto spalato di medi per fare quasi un finto slap. Shame on you.

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