tema: IL MIO PRIMO CONCERTO. Svolgimento:

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Primo concerto al Festival de l’unità del paese, ma lo escludo perchè è un Vasco Rossi intorno al 1980 / 1981. Perchè non ricordo praticamente niente, ho un vago ricordo di mio fratello più grande che mi ci portò, a concerto non ancora iniziato per riportarmi a casa dopo un quarto d’ora scarso con concerto non ancora iniziato. In questa maniera fu sbrigata la pratica del sottoscritto che voleva vedere il fantomatico Vasco da Ciao Radio e nel mentre non avermi tra i maroni a concerto iniziato. Lui aveva 21 anni e farsi vedere in giro con fratellino non era cosa buona. C’è da dire che a tutti gli effetti: essere presente nel luogo in prima dell’inizio di un concerto non è “vedere un concerto”. Per questo motivo riesco a salvarmi e affermare che il mio primo concerto non è Vasco Rossi. D’altra parte non ho grossi problemi ad ammettere che ascolto una considerevole mole di musica del cazzo, se anche Vasco era il mio primo concerto non avrei avuto problemi a scrivere qualche riga sull’eventuale meravigliosa esperienza.

Il mio primo vero concerto è Robyn Hitchcock and the Egyptians, con l’altro mio fratello al Q.BO‘, anno 1986 in tour per “Elements of Light”. Io sedicenne in libera uscita durante la settimana, all’andata e il ritorno da Bologna mi immaginavo il giorno dopo a scuola, la mia entrata in classe e lasciarsi scappare un “uuuhm. sono stanchissimo, sai com’è: sono andato ad un concerto e ho fatto tardissimo. A Bolognaah. Se vuoi ti dico chi ho visto ma sai, non li conosci”.

Peccato che la sborata non spostasse di un millimetro la collocazione del sottoscritto all’interno dell’istituto tecnico, ero un mezzo sfigato e sarei rimasto tale. alle poche ragazzuole questo era un particolare inifluente, anzi se me ne fossi uscito con una roba del genere sarei stato ancora più trasparente. Infatti il giorno dopo non raccontai nulla a nessuno, ero semplicemente caduto una di quelle condizioni mentali in cui si entra periodicamente, quei momenti in cui vivi una “cosa” e la proietti sul futuro prossimo, cercando di immaginare quanto quella cosa può influire su tutto il resto e come sfruttarla al massimo. Con il tempo questi momenti sono via via scomparsi e infatti con il passare degli anni dormo sempre peggio, invece di farmi le seghe mentali su della fuffa ora nel mio cervello girano solo domande su come risolvere problemi lavorativi o incastri familiari.

Il Q.BO‘ era un posto dalle parti di San Donato, a 200 metri dall’attuale Covo. Un ex cinema riconvertito in locale per concerti. Non so nient’altro perchè di lì a poco venne chiuso, quel concerto fu la mia prima e l’ultima visita. Del concerto ricordo la botta di sentire ad alto volume qualcosa che ascoltavo tanto a casa, Hitchcock mi pigliava bene e l’lp che stava portando in giro mi era piaciuto molto. Ascoltandolo in cameretta ero rimasto impressionato dal suono molto brillante e pieno di effetti. Quando mi era stato comunicato che “se vuoi puoi venire al concerto, suonano a Bologna” il brufoloso ragazzino si era messo ad ascoltare tutto quello che c’è di Robyn Hitchcock. Per cui ho macinato a ripetizione i 2 vinili a disposizione e le 2 cassette C45. Ero diventato espertissimo di ogni singola nota e passaggio di: un lp dei Soft Boys, i primi due da solista ed “Elements of Lights”. Ero in fotta da primo vero concerto desiderato, pericolosamente vicino ad un attacco di ansia da prestazione. Hitchcock mi pareva il salvatore del pop rock psicadelico inglese, non c’era nien’altro di meglio in circolazione e tutto il resto poteva aspettare.

Il risultato è che feci un’ora e mezza in piena apnea da concentrazione e una cassetta con il live registrato da iddio. Si sentiva bene perchè quella sera lì c’era anche il Maurosis, che andava ai concerti da solo (e ci va ancora) portandosi dietro un walkman di ottima qualità, munito di microfono esterno incazzatissimo e se li registra tutti. Lo incontrammo alla fine del concerto e nei giorni successivi ci fece recapitare il bootleg che ascoltai negli anni successivi, questo ed altre registrazioni fatte e confezionate dallo stesso. Con il tempo le ho ascoltate sempre meno fino a non ascoltarle più, ora mi viene voglia di andare a cercare una C60 con la costina “Hitchcock live al QBO”.

Paolo Barbieri

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