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Appunti sul trailer del nuovo film dei Metallica in 3D

poco ma sicuro
poco ma sicuro

 

Il trailer è abbastanza difficile da credere. Intanto ci sono i Metallica dal vivo. In senso stretto, per come l’avevo capita io, i Metallica dal vivo sono costituiti dai Metallica che suonano i loro pezzi e un lavoro di luci serio ma tutto sommato non troppo cafone per la media di un gruppo da stadio. Ma questa cosa immagino si debba al fatto che il periodo in cui sarei stato davvero curioso di vedere i Metallica risale a qualche decennio fa ed è viziato dal fatto che il mio amico Francesco li vide tipo a San Siro introducendo per la prima volta a me profano il concetto di terzo anello, che ai tempi aveva qualcosa di dantesco e quindi in qualche modo proibito. Poi c’è una storia parallela che sembra del tutto a cazzo e consta di un tizio che deve recarsi da una parte all’altra di una città, finendo in mezzo a una rivolta postumana fighetta tipo il video di No Church in the Wild o 1997 Fuga da New York (ma più il video di No Church in the Wild). I Metallica suonano pezzi incredibilmente coraggiosi da infilare nella colonna sonora dei loro video, tipo Enter Sandman. D’altra parte anche il film si chiama come un pezzo del Black Album. Il tutto viene consegnato al cinema, in un cazzutissimo 3D, per chiunque abbia il coraggio di partecipare. Alcune cose che mi sono venute in mente su questa cosa, e prima o poi ci scriverò un pezzo. Intanto beccatevi il trailer. I grassetti, ne punti che seguono, sono messi a caso.

* non ricordo tre pezzi che nella scaletta di un disco dei Metallica successivo al Black Album. Questa cosa, considerato che ne sono usciti almeno altri due/tre finché ascoltavo assiduamente i Metallica, è abbastanza rivelatrice. Tra l’altro io il black album  l’ho chiamato “Metallica” per la maggior parte della mia vita di ascoltatore, poi qualcuno mi ha urlato contro “famo a capisse” su internet e io ho imparato a chiamarlo Black Album, giusto per non dover imparare ad usare correntemente famo a capisse quando scrivo.

* strettamente parlando, un gruppo il cui ultimo disco rilevante (e solo per la metà del loro pubblico) è di ventidue anni fa, e da allora continua ad aggrapparsi come un forsennato a qualsiasi nuova apertura tecnologica per trovare un modo di spippare altri soldi dai fan, sancisce in via più o meno definitiva la differenza tra istituzione del rock e barzelletta tirata troppo per le lunghe. Scherzo, in realtà quasi tutte le istituzioni del rock sono barzellette tirate troppo per le lunghe, ma i Metallica sono comunque a un altro livello, sia perché qualcuno (tipo la gente che va ai loro concerti) continua tranquillamente a definirli un gruppo thrash metal, sia perché –no, niente, ho perso il filo. Famo a capisse.

* Non se ne parla un’esagerazione, ma stiamo avvicinandoci a una data piuttosto importante nella storia del cinema in Italia: dal primo gennaio 2014 la distribuzione dei film nelle sale verrà effettuata solo in copie digitali. Questo significa fondamentalmente che un bel po’ di sale (mi sembra di aver letto si parli di un 30% dei cinema attivi) si ritroveranno obbligate ad acquistare proiettori digitali (50-60mila euro a sala) e sebbene sia previsto qualche paracolpi tipo crediti d’imposta e cose simili, è ragionevole pensare che la maggior parte dei piccoli cinema approfitteranno di questo evento storico per considerare il numero di persone che frequentano abitualmente la sala, sussurrare sticazzi e chiudere bottega. Questa cosa non dipende dai Metallica, naturalmente, ma è ragionevole pensare che in un momento di sostanziale morte del cinema, insomma, l’idea che qualcuno continui a vincere è legata ad un certo tipo di moralità prima ancora che di mortalità. Non che questo ci riguardi, dicevo, parliamo d’altro.

* Il concerto-al-cinema era un possibile scenario postumano abbastanza affascinante dal punto di vista teorico. L’idea che fosse possibile allargare la fanbase fino a dei micro-nuclei dislocati nelle singole città in cui poter poi trasmettere concerti-random che si potrebbe frequentare a condizioni audio non dico perfette ma quantomeno decenti, e senza doversi prendere la briga di recarsi fisicamente al concerto (voglio dire, io ci ho visto il Big 4 e c’era gente di trent’anni in piedi sulle sedie che faceva headbanging mimando la chitarra). Questo avrebbe portato i gruppi a fare una scelta consapevole volta a diventare la versione cinematografica di se stessi. La cosa ovviamente è andata bellamente a puttane non appena messa di fronte alla realtà dei numeri, secondo i quali i film-concerto che funzionano al cinema sono cose per ragazzini alla Justin Bieber non-rallentato e simili. Il che, dal punto di vista degli scenari post-umani, ci mette nella spiacevole condizione di registrare lo scriteriato innalzarsi dell’età media ai concerti fisici mentre i ragazzini, più sgamati e contemporanei, il concerto se lo sparano al cine a un decimo del prezzo del biglietto. Il paradosso è che prima o poi un ragazzino si guarderà in streaming a casa il concerto degli AC/DC o di qualche altra atrocità simile godendosi il proprio impianto audio ad altissimissima fedeltà e fomentandosi guardando spettatori cinquantacinquenni che alzano il pugno e si menano con trasporto.

* Robert Trujillo mi sta sulle palle. Sorry. Non ce la faccio. Jason Newsted ultimo baluardo dell’etica rock contemporanea, lui e i suoi dischi del cazzo ma intitolati Metal.

* Tra le cose correntemente accettate nel mondo della musica c’è il fatto che chiunque abbia il diritto a mettere le mani alla peggio merda promozionale in circolazione, per il solo fatto che nella peggio merda promozionale in circolazione ci sono ancora soldi che nella discografia in senso stretto non ci sono più. Da questo punto di vista, per me, il musicista contemporaneo che s’arrangia un po’ qui un po’ là vale più o meno quanto uno che si aggiudica un appalto pubblico per giocare con le penali e mettere in cassa settecentomila euro per un lavoro non-realizzato. Questa cosa comprende i vari Jay-Z che fanno accordi con Samsung definendo il concetto di musica-non-necessaria.

* Per quanto riguarda questo punto del fare musica in modo terzo vi rimando ad un pezzo di Girolami sul blog di Wired: contiene cose molto interessanti, anche se man mano che vai avanti a leggerlo ti senti sempre più come la prima volta che guardi Salò o le 120 giornate di Sodoma. Erano 120? Famo a capisse.

* Ricordo tra l’altro, su questa cosa, un’intervista de Le Vibrazioni sul Mucchio, tre o quattro anni fa, nella quale FORSE sputarono bile contro la casa discografica che li sottopagava e dichiararono tranquillamente di essere riusciti a spuntare un accordo migliore battendo i pezzi a Nokia e vendendogli un centinaio di mila copie del CD, o cose così –lamentandosi nella stessa intervista di non poter suonare all’Estragon in quanto covo di mentecatti che si cagano solo l’indierock alla Afterhours. dico FORSE perché cercando “le vibrazioni nokia” su google viene fuori una serie di siti tipo yahoo answers nei quali ti spiegano come togliere la vibrazione al telefonino. Sia quel che sia.

* Mi sta sul cazzo che questo genere di cose generi sempre un dibattito tra lovers ed haters, o meglio tra lovers e persone che hanno un’opinione negativa su qualcosa che riguardi il gruppo, in cui i lovers ti accusano di odiare usando argomenti del cazzo tipo “i Metallica sono sempre stati all’avanguardia nell’uso dei nuovi media”. Il che, considerando la storia di Napster, è abbastanza un paradosso, ma ESISTE effettivamente una letteratura in tal senso, volta a delegittimare l’idea che i Metallica abbiano la sabbia nella figa. Sia quel che sia, esiste davvero una serie di persone che vedono in Lars Ulrich un personaggio di rilievo per comprendere il modo in cui utilizzano le nuove possibilità della rete e della tecnologia in generale. D’altra parte esiste gente che considera LULU un disco della madonna.

Basta, per ora. Tutto sommato il pezzo credo non lo scriverò.

9 Risposte a “Appunti sul trailer del nuovo film dei Metallica in 3D”

  1. Cagare i Metallica nel 2013, qualunque cosa facciano, è come sperare nella reunion dei Nirvana.

  2. “per me, il musicista contemporaneo che s’arrangia un po’ qui un po’ là vale più o meno quanto uno che si aggiudica un appalto pubblico per giocare con le penali e mettere in cassa settecentomila euro per un lavoro non-realizzato.”

    😀

  3. ehy un momento il titolo dell’articolo del Girolamì può anche essere letto “per fare i soldi con la musica devi darla via” … UHAHUAUHAUHAUHA

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