Sandro Giorello

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Sandro Giorello è il caporedattore di Rockit. L’ho conosciuto di striscio ai tempi di Movimenta, qualcosa come dieci anni fa.

A memoria non ti ho mai visto scrivere su una rivista di carta, forse mi sbaglio. mi sbaglio? nel caso, perchè?

Ho incominciato nel 2003, quando ho capito che scrivere di musica mi piaceva e che volevo impratichirmi mi sono proposto a più webzine possibili. Non ero un fanatico di internet, anche perché con la connessione nemmeno a 56 k (l’adsl arriva a Piobesi, il mio paese, nel 2006) e pagando ogni minuto navigato non potevi esserlo anche con le più buone intenzioni. Ma sicuramente mi si è aperto un mondo. Poi è arrivato Rockit, e se ne è aperto un altro. Man mano mi interessavano sempre meno le riviste e mi concentravo sempre di più su Rockit, poi ho smesso di leggerle e amen

A naso Rockit è più vecchio del 2003, mi sbaglio? secondo me mandavo dischi da recensire verso il 2001.

Nasce nel ’97.

E tu da quand’è che sei il capo? È esatto dire che sei il capo?

Sono il caporedattore dal 2007. Tu cosa intendi per capo?

Beh non so, riguarda la conformazione della rivista direi. nel senso, siete online, “il capo” diciamo che è uno che coordina dall’altro, assegna lavori eccetera. Nei posti dove scrivo io in genere arriva qualcuno col pezzo pronto e poi si tratta solo di caricarlo. diciamo così. che tipo di posto è rockit? come funziona la gestione dei contenuti?

Funziona così: io faccio un foglio excel dove c’è scritto tutto quello che andrà on line quella settimana, contenuti scritti, ascolti, singoli, free download, foto, video, e un buon 60% delle recensioni, il restante 40% me lo gioco giorno per giorno. Ovviamente non mi invento tutto io da solo, molte idee vengono fuori tra i redattori e i collaboratori spesso propongono cose. Sostanzialmente io decido che band spingere, che tipo di contenuti fare e a che collaboratori farli fare. Poi ci sono le news, le fa Marco, e ogni tanto metto qualche idea anche io, Marco ha piena autonomia, io controllo solo che tutto sia equilibrato (tra cose divertenti, cose più approfondite, tecnologia, cose più da addetti ai lavori come leggi sulla musica o sul diritto d’autore) e che non si spingano sempre le stesse band. Questo è il disegno generale, Fiz, il direttore responsabile, ha il compito di essere lungimirante, capisce di volta in volta se mi è sfuggito qualcosa, se sto esagerando in un qualche modo, o se sto perdendo di vista qualcos’altro e se ci stiamo, sostanzialmente, ripetendo o se stiamo andando avanti.

Quante persone impiega Rockit?

Ti interessa davvero? Mi pare noioso da spiegare. E’ complicato, Rockit è parte di una realtà che chiama Better Days. Siamo sempre noi, non c’è nessun editore o investitore esterno. Better Days si occupa di parecchie cose, quasi tutte collegate in qualche modo al mezzo internet, da consulenze per grandi marchi, sviluppare app, siti per altri o cose per noi, (Daylibest o Rest In Memory). Quindi, in redazione c’è un tavolone con due webmaster, un grafico, una persona che cura la contabilità, e quattro redattori, e poi ci sono altri quattro che passano ogni tanto ma, più in generale, lavorano in autonomia su altri progetti ancora. Quindi, di persone concentrate solo su Rockit ci sono io, tutti gli altri fanno anche Rockit, chi più chi meno, ma sopratutto sono concentrati su Better Days. In più ci sono una sessantina di collaboratori sparsi in tutta Italia, la maggior parte scrivono per Rockit, alcuni scrivono anche per Dailybest.

Beh, mi sembra la cosa più interessante finora, sì. Una volta scrivevo per un sito di musica che seguiva più o meno la stessa filosofia, si chiamava Vitaminic. oddio, filosofia: era stato comprato da una società per quello che era nei primi anni duemila, poi è diventato una webzine, e via di quelle. Una cosa interessante è che Vitaminic a un certo punto non generava profitti sufficienti a tenere attiva la baracca, invece Rockit sembra andare a gonfie vele. no? Anche il festival dev’essere una bella fonte di indotto.

Dov’è la stessa filosofia? Vitaminic aveva un editore, Rockit è nostro.

Sì, hai ragione, voglio dire che è parte di un ingranaggio più ampio. Better Days immagino generi più profitto. no? Quanta parte di Better Days in percentuale è rockit?

Siamo sempre noi, quando mi si inceppa un player Giulio smette un attimo di fare quello che sta facendo e me l’aggiusta, poi torna a cosa stava facendo prima. Quando abbiamo fondato Better Days ci interessava fare anche altre cose oltre a Rockit, rimettere energie in circolo, dividere ora le due cose non ha senso. Facendola breve, Better nasce due anni fa, Rockit era sostenibile già da prima. Ho risposto alla tua domanda?

In parte sì, mi accontento. veniamo ai contenuti. i sessanta che ci scrivono li scegli tu personalmente? secondo che criteri?

Li scelgo io, do una chance a tutti, a meno che non mi scrivano mail di presentazione orribili, sgrammaticate, o assurde. Parto con un paio di dischi, vedo come sono le recensioni. In rari casi vanno già bene, solitamente c’è un po’ di ping pong tra mie correzioni e loro risposte fino ad arrivare ad una versione pubblicabile. A quel punto cerco di capire se può essere importante investirci del tempo e spazio perché cresca, assuma una sua personalità e diventi cazzuto, oppure se è meglio lasciar perdere. Ovvio che non lo capisci subito, provi. In più c’è che molti mollano presto, se resistono un paio di mesi è già un buon segno.

Poi capita che legga in giro qualcuno che mi piace e gli proponga di scrivere per noi.

Per la maggior parte della gente che scrive due mesi è la totalità della carriera. ci provi, vedi che è noioso, smetti. Grossomodo. M’immagino anche -non ho controllato- che ci siano sfere d’influenza, tipo che i redattori vecchi si beccano i dischi importanti e poi via via a scalare. sì?

Direi di no, vecchio/giovane non è indicativo. Per dire Faustiko oggi fa quasi esclusivamente dischi brutti – stroncare è molto più difficile che parlare bene di un disco – e lui c’è dal ’97. Se un collaboratore è veramente bravo, magari dopo poco si prende già dischi importanti. Ad oggi, salvo eccezioni, quelli che mi danno soddisfazione e pubblicano la maggior parte dei dischi del giorno o della settimana vanno dai 22 ai 32. Quelli più vecchi, i redattori storici, ormai scrivono meno, tipo 4-5 recensioni l’anno.

La scelta di trattare solo cose italiane è una scelta storica che continua ad andare avanti o è una cosa in cui credi o è una cosa che semplicemente non avete mai pensato a cambiare?

E’ la caratteristica principale di Rockit e non penso che nessuno tra gli storici abbia mai avuto il dubbio di cambiarla. Per me è importante. Per prima cosa ascoltiamo 400 dischi italiani al mese, sono tanti, vuol dire che se spingiamo una band lo facciamo con cognizione di causa.

Poi c’è il fattore Italia: è come quando senti parlare senti descrivere l’Italia dai corrispondenti dei giornali esteri, a volte ti danno un ritratto in poche battute su cosa siano gli italiani. Può essere limitato e arrogante fin che vuoi ma è un punto di vista che deriva da un lavoro continuo, day by day. Io sono in contatto continuamente con musicisti italiani, se tieni presente che una band è su Rockit non solo per la recensione, spesso caricano il disco a prescindere perché essere su Rockit gli dà già visibilità. Capisci la quantità di band con cui ho a che fare ogni giorno, mi scrivono per segnalarmi le schede, mi chiedono pareri, informazioni, ecc ecc. Quindi una mia idea di come sia fatta la testa di un musicista italiano ce l’ho, e probabilmente è la stessa idea che ha un produttore o un gestore di un locale (dal momento che ormai gli stranieri non li fa suonare più nessuno e ci sono solo concerti di gruppi italiani).

In ultimo c’è un fattore più, diciamo, romantico: credo che la storia di un musicista sia molto importante, o quanto meno mi affascina parecchio chi riesce a raccontarla. Dopo un po’ che ne ascolti e ne conosci, inizi a tracciare dei confronti con la tua personale, individui dei temi e immagini ricorrenti, che ne so: la provincia, la famiglia, il pudore verso il sesso, la paura del confronto con chi è venuto prima di te, ecc ecc. Chiamala empatia, se vuoi. “Che diritti ho su di te” di Bugo mi provoca delle immagini che ho già vissuto e ho la certezza che non riuscirei mai a capire in maniera così approfondita Phil Elverum, e ti ho detto l’artista per me più importante in assoluto. Oppure in “Vorrei avere un Dio” – sempre Bugo – trovi tutta una serie di cose naif che in qualche modo capisci; io penso di capire anche l’idea di ironia che hanno i Melvins, ma non è la stessa cosa. Non so se sono riuscito a spiegarmi. Ora, non voglio farla più grande di quello che è, non c’è bisogno di tutto questo sforzo cerebral/amoroso per distinguere la musica bella da quella brutta, ma aiuta ad avere una tua consapevolezza. E non penso che esistano persone che ascoltano solo musica italiana, non vedo quali siano i motivi per cui farlo, ovviamente in redazione ascoltiamo di tutto, non solo gli italiani; ma se uno vuole informarsi su quale sia la musica bella & nuova italiana può seguire noi. Abbiamo il nostro punto di vista e non sicuramente non è un punto di vista superficiale. Ovviamente è l’utente che sceglie cosa gli piace e di chi fidarsi.

È un punto di vista interessante, davvero. A leggerlo mi viene in mente un’idea che andava molto negli anni novanta e che comunque sottopelle è rimasta e ogni tanto torna, quella che un gruppo italiano è buono se la sua musica “può competere con quella di oltreoceano“, o oltremanica che dir si voglia. e alla fine questa cosa comunque ha un senso limitato, e allontana abbastanza da un punto che forse ci dovrebbe essere ed è quello della musica italiana in quanto italiana. Della musica italiana migliore in quanto “più italiana”, non so se mi spiego. e se mi spiego, a volte io con certe cose ci entro più in sintonia perchè hanno qualcosa di italiano, anche in senso molto basico e caciarone, tipo in zaire o cannibal movie. Che so. marnero. ti sei mai posto questo problema? secondo te esiste?

Mi piace fare lunghe chiacchierate con i produttori, qualcuna l’ho pure pubblicata. Sull’argomento “confronto con l’estero” ho avuto pareri discordanti. Penso che il confronto con l’estero vada fatto sempre, non fa male, siamo un paese piccolo e c’è il rischio di ripetersi, di ritornare a rielaborare sempre le stesse idee e le stesse tradizioni. Non è facile dire se reggiamo o meno il confronto, obiettivamente ci sono troppi parametri in campo. Abbiamo anche noi le nostre star mondiali comunque, e non sono solo la Pausini o Ramazzotti.

Secondo me ci sono delle cose obiettive e pratiche da tener conto, ci sono paesi dove la cultura della musica dal vivo è più ramificata, le band hanno più possibilità/sono più obbligati a farsi le ossa altrimenti nessuno li nota perchè a quel punto la concorrenza diventa alta e feroce. Se suoni tanto diventi bravo, è una regola che va oltre al talento. A Berlino lo vedi chiaramente quanto sia facile aprire un locale, l’ultimo che ho visto ultimamente aveva ancora degli angoli con i mucchi di calce per terra e delle assi di legno appoggiate al muro, così, giusto perché non avevano ancora avuto il tempo di sistemarle. Locali che pagavano regolarmente un affitto, non squat. E lo vedi chiaramente che effetto può fare su una città l’idea di vie intere piene di locali che fanno musica. Rockit ha provato ad aprire un locale a Milano ed è stato uno degli anni più deprimenti in assoluto. Ogni volta che trovavamo un posto nuovo dovevamo investirci almeno 2-3 settimane per capire che lavori fare, quanto sarebbero costati, e per poi scontrarsi con il fatto che la licenza di agibilità non ti avrebbe permesso il numero di paganti sufficienti per rendere sostenibile il tutto. Alla fine ci abbiamo rinunciato. Da questo punto di vista chi oggi apre un locale in Italia si prende dei rischi enormi e senza alcun tipo di finanziamenti. Se pensi che c’è gente che si lamenta di un biglietto a cinque euro, o di band con cachet molto alti, ti chiudi il cerchio da solo. Detto questo, hanno approvato da poco la legge riguardante i concerti sotto le 200 persone, magari sta cambiando davvero qualcosa.

Ritornando al discorso iniziale, si esagera anche, ovviamente, ad osannare l’estero. Mi sono fatto più di un concertone del primo maggio a Berlino, quello che riempie tutta Kreuzberg e si parla di migliaia e migliaia di persone, e la maggioranza dei gruppi del pomeriggio erano del livello di una qualsiasi cover band della Bandabardò, ovviamente declinata punk-oi.

Sulla musica più bella perché “più italiana” o meno, non ti so rispondere. “Anima latina” di Battisti è bello perché ha scardinato le cose? Perché ha immerso la testa in immaginari diversi? O perché ha rimanipolato generi con una leggerezza naif un po’ caciarona, provinciale e italiana? Non saprei, forse tutte e tre. Poi arriva Alborosie e vince il premio come miglior Nero del mondo (link), quindi tanto caciarone non dev’essere. Penso siano discorsi che lasciano il tempo che trovano.

Son discorsi difficili da districare, perché si legano a dinamiche di amore/odio. Alla fine stiamo parlando del provincialismo italiano, e la provincia la ami e la odi contemporaneamente. Hai i suoi aspetti positivi e negativi. Io sono cresciuto in un circolo arci che esiste tutt’ora, il Cinema Vekkio, organizzavo parte dei concerti e facevo il fonico. E’ nel paese vicino al mio, Corneliano d’Alba. E’ nato nel ’98 e pian piano siamo riusciti a far cose davvero molto belle, per dire, i Queers, i Paper Chase, i National ai tempi di “Sad Song For Dirty Lovers”, tipo a 300 euro. Ovviamente anche tante band italiane, Dario dei One Dimensional Man ha voluto mettere la nostra maglietta nel video di “Tell Me Marie” perché era stato colpito da come gestivamo il posto e di come trattavamo i gruppi. Questo a Corneliano d’Alba, 2000 abitanti, ad Alba, la città più vicina, 31.000, sono riusciti ad arrivare ad un posto simile forse 8 anni dopo e con risultati decisamente meno interessanti. Nel piccolo le cose sono più facili, diventano tue prima. Per me è stato un posto molto importante, fondamentale, mi ha fatto crescere molto, ma alla lunga era diventato claustrofobico, ero sempre lì, non avevo opportunità di fare altro. Ovviamente non era facile mollare, e ci ho messo del tempo per distaccarmene. Quindi, il rischio delle realtà piccole, assolutamente tue e assolutamente viscerali, è che non riesci a guardare oltre, a porre un certo distacco emotivo, diciamo.

Per le band il discorso è simile, le scene locali spesso si compongono da 15-20 nomi sparsi in piccoli agglomerati di paesi, sono legami forti, dove ci si presta gli ampli quando serve, ci si scambiano le date, si organizzano i mini-tour ecc ecc. Sono cose formative, sopratutto a livello sonoro, tu non sai che influenza hanno avuto i Dead Elephant su una miriade di band della zona, gente che cresceva aspirandosi a loro, hanno davvero contribuito ad tipo di suono, e sto parlando di una band sconosciuta, mica i Marlene. Moltiplica questo per tutta l’Italia. Ovviamente, c’è anche l’altro lato della medaglia, la parte claustrofobica, le band si sentono coccolate ma quasi mai si confrontano con qualcosa di più grande, alla fine non hanno più stimoli e si sciolgono o peggio continuano a fare revival con un concerto solo all’anno.

Però, hai capito, credo sia una cosa un filino più complessa del lamentarsi, del dire che abbiamo una mentalità piccola e ottusa, che non sappiamo prendere gli aerei e facciamo aspettare tutti in coda perché sbagliamo il bagaglio a mano, ecc ecc. Prometto che le prossime risposte sarò più breve.

Ci sono cose simili anche fuori, voglio dire, tutto quello che succede nelle micro-scene negli USA che poi diventano macro-scene o generi musicali, tipo il postrock. è interessante quello che dici perchè qui in romagna va davvero abbastanza così, cesena e la valle del savio suonano in modi simili un po’ perchè si scambiano i musicisti un po’ perchè si influenzano coi suoni, quindi c’è questa componente folk un po’ trasversale che mi diverte ma forse ha un senso. la stessa cosa succede a forlì, per dire, coi gruppi screamo, a ravenna negli anni novanta era molto forte la cosa dell’arcòr e tutto il resto, sì, fitta, bravo, ha un senso. Senti, posso chiederti una cosa? In giro c’è un consenso contrario su Rockit, un gruppo di persone che la odia e che è abbastanza nutrito (per certi versi ne faccio parte, per altri no). è gente che si confronta direttamente con voi o è roba trasversale? Ti capita di confrontartici?

Cosa intendi per trasversale?

Trasversale, non so, roba fuori dai vs canali. Roba che se non la cerchi non la trovi.

Il mio punto di vista sugli haters è che sono sempre e comunque una percentuale microscopica delle visite che facciamo al giorno. E’ vero che quando si attacca Rockit molte volte accade in maniera esagerata e si perde di vista il punto di partenza della discussione. Perché di compile in stile 883, revivaliste  e naif, ce ne sono state davvero tante, prima e dopo la nostra, ma nessuna ha scatenato un movimento di pareri e opinioni tale alla nostra. Penso ci sia più di un motivo per cui questo succede. Più in generale, su facebook c’è un desiderio diffuso di sentirsi in qualche modo superiori, e bisogna essere i primi a dire subito che la tal cosa è una merda, anche se, magari, non conosci nemmeno l’argomento. E poi hai anche bisogno che il tuo sfogo abbia un pubblico, cerchi sostanzialmente la tua gratificazione in numero di commenti e di like, e se prendi di mira un blog piccolo non ti caga nessuno. Rispondendo alla tua domanda, io non partecipo quasi mai alle discussioni che vanno avanti per decine di commenti, forse è pure sbagliato ma di carattere son così, sono un orso e il più delle volte mi sembrano posti dove ognuno cerca il suo piccolo momento di visibilità (o un buon modo per far passare il pomeriggio) ma non gli interessa davvero di cosa si sta discutendo. Diciamo che se c’è qualcuno che a mio avviso ha la delle idee in testa e critica qualche modo Rockit, gli scrivo in privato e capisco perché ci critica. Può sempre partire un confronto utile.

 riguardo alla compila sugli 883 non so se siate in una posizione privilegiata o meno rispetto a qualsiasi altro parere sugli 883 uscito fuori nello stesso periodo -tipo noi nel nostro piccolo abbiamo scritto pezzi e avuto un po’ di visite in più del solito, molte da gente che criticava, anche giustamente. voi avete avuto il sito in down per il boom di richieste. quindi intanto mi viene da chiederti se questa cosa vi capita mai di cercarla esplicitamente, la polemica, dico. il pruriginoso. a me ogni tanto capita, a livello teorico, di dire “scrivo una cosa su questo piuttosto che su quest’altro perchè questa sarà cagata da più gente.” Poi in genere il pezzo ha il sopravvento, nel senso, quando scrivo sto scrivendo qualcosa che amo e se non amo scrivere droppo il pezzo e questa cosa diciamo che è la mia giustificazione.

2 questa cosa te la chiedo perchè ci sono pezzi che sembrano fatti apposta per cercare il confronto. tipo http://www.rockit.it/mi-ami-2013-editoriale o http://www.rockit.it/recensione/22196/salmo-midnite o http://www.rockit.it/articolo/17890/trucebaldazzi-piu-reale-del-vero (le prime tre cose che mi sono venute in mente). roba che intanto mette in campo una serie di aspettative che sono specifiche, sul genere “so benissimo quali saranno le tue critiche a quello che sto per fare o scrivere, metto le mani avanti”. e poi comunque cerca il confronto a viso aperto, e secondo me è molto riduttivo mettersi a parlare di “haters” o “cercare il proprio piccolo momento di visibilità”, ecco. in fin dei conti se io e te stiamo parlando è perchè abbiamo a cuore un certo tipo di discorsi sulla musica e sullo scrivere di musica, quindi a volte è merda serissima. ci ho provato pure con Caporosso a fare questo discorso, ma non mi ha preso molto sul serio.

 

Non è che ti voglio attaccare, eh, anzi è un problema che sto iniziando a sentire pure io. cioè mi è sempre capitato di sentirmi dare del fascista, magari da dietro, ma bene o male ho sempre contestualizzato e deciso che erano critiche senza costrutto. Ultimamente le critiche stanno aumentando un pochetto, c’è questo consenso contrario che non riesco a decodificare ancora bene, ma mi infastidisce pensare che sia una questione di haters, di odio alla cazzo -voglio pensare che abbiano le loro ragioni, fare qualcosa per questa cosa. boh. c’è una domanda in tutto questo secondo te?

Le provocazioni a tavolino non le abbiamo mai fatte, la compila degli 883, per dire, è nata perché volevamo fare qualcosa per i 15 anni di Rockit, e abbiamo visto che anniversari si incrociavano con il nostro. Poi tutti ne hanno parlato e tutti l’hanno criticata, ognuno ci ha letto un po’ cosa voleva, dalla retromania alla voglia di rivalutare una cosa che per molti era l’immagine della peggior musica possibile, con conseguente crescita dell’imbarbarimento culturale nazionale. Noi non abbiamo nemmeno usato la parola tributo, fai te. Era una compila naif e leggera, con il pregio di fotografare 20 nomi, la maggior parte nuovissimi, e tutti davvero belli. Finiva lì.

Io sono piuttosto convinto che moltissimi in quel momento abbiano avuto uno spunto bello succoso per i propri post lunghissimi e indignati; e pochi mesi prima era uscito il film di Woody Allen, Midnight in Paris, che ti risolveva la questione con una semplicità leggera e banale e un po’ ti suggeriva quanto fosse un po’ esagerato tutto quel polverone, per dire. Il tipo di risposta che ha avuto la compila non te l’aspetti, non la cerchi nemmeno perché vorrebbe dire pensare ad un’idea che faccia in qualche modo indignare le (facendo un veloce conto a mente) 100 persone che potrebbero esprimere un parere su facebook, ed è un po’ triste come cosa.

Sulla rece di Salmo e sull’editoriale non ho capito cosa vuoi chiedermi. Wad non è uno che scrive solo per far partire i dissing, se fosse uno che cerca sempre e comunque la rissa sterile sarebbe già sparito, ha la sua forma e la sua sostanza. Idem Carlo. L’articolo sul LOL rap, oltre ad essere una cosa divertente, aveva una sua forza comunicativa perché ti raccontava delle storie da servizi sociali con un’immediatezza mica da poco. E comunque l’aspetto LOL non va sottovalutato: Buzzfeed ha rivoluzionato tutto, se il tuo compito è gestire un sito web fare gli snob su una cosa del genere mi sembra miope come punto di vista. Certo, rimane la regola che se ti ripeti dopo un po’ non sei più divertente, quindi devi cambiare prima che l’argomento diventi patetico e basta. Alla fine sul LOL rap abbiamo dedicato due articoli, forse qualche news, non siamo andati avanti per mesi, magari su Quasi qualcosina lo pubblichiamo ancora ma non è certo uno degli argomenti più importanti.

Detto questo, il confronto con i lettori è importante, una persona che ha un sito internet non può prescindere dai Google Analytics ogni mattina, vuol dire iniziare a confrontarti davvero con il fatto che tue determinate scelte abbiano funzionato o meno, ammettere a te stesso che magari l’idea non era così figa oppure al contrario decidere che ci credi sul serio e ti assumi tu la responsabilità di continuare su quella linea. E’ un mettersi in discussione ed è un pelo più impegnativo di partecipare al solito thread su facebook. E ti aiuta un pochino a ridimensionare l’hater di turno. E questo non vuol dire che si annulli anche il nervoso, figurati, ci sono i giorni che ti incazzi comunque. E ripeto, se le critiche arrivano da qualcuno che ha un cervello funzionante io ci passo anche il pomeriggio a discutere. Resta il fatto che non puoi piacere a tutti.

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