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La scaletta

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Io e il mio socio Luca siamo in quella fase in cui abbiamo un certo numero di pezzi per farci un disco e dobbiamo metterli in fila e capire se e cosa manca al disco per essere tale. Luca è convintissimo che un disco per essere tale debba avere un unico fortissimo “sapore” che pervade tutti i pezzi, un concetto sottinteso, uno sguardo univoco che sia subito “vivibile” dall’ascoltatore, altrimenti non è un vero disco con una sua identità, ma solo una raccolta di pezzi di un dato periodo di un determinato artista.

Secondo me è una stronzata. Ma questa mia opinione di persona non gliel’ho mai esternata quindi la leggerà in questo scritto e sono comunque certo che andiamo talmente d’accordo in questo periodo che mi farà trovare ancora la mia birra vicino al computer alle prove. Cioè, prove, non è che facciamo proprio le prove. Più che altro ci vediamo a comporre i pezzi con computer e basso (e birre tutte intorno). Per quanto ne so è una cosa che probabilmente fanno tutti i 20enni che oggigiorno hanno una band. Per noi 30-e-passa-enni è una cosa che non è “fare le prove” ma per comodità la chiamiamo comunque così. Dunque dicevamo questa cosa del sapore unico fortissimo per un disco per me è una cagata perché l’ascoltatore medio non capisce un cazzo di quello che ascolta, tanto meno si lancia in auto-condizionamenti sinestesici, quelli glieli devi dare tu tramite una bella copertina o un bell’artwork, o nel migliore dei casi (quando il disco viene comprato fisico) tramite un packaging e una scelta dei materiali appropriata e stimolante, carte ruvide o lisce o zigrinate piuttosto che materiali di recupero, fustelle strane eccetera.

C’è una montagna di dischi che non vengono stampati, nel senso di possibilità di stampare un package divertente e invece stampo il jewel case col libretto illustrato dal mio amico che fa il grafico. Fanno tutti i grafici e sono tutti amici miei. I Caroliner Rainbow mettevano i trentatre giri nei cartoni della pizza. Aveva un senso credo. E poi i Talibam!, cazzo i Talibam la prima volta che li vidi gli davi la maglietta e loro te la facevano diventare LA MAGLIETTA DEL GRUPPO con uno stencil e la vernice. È un modo come un altro per togliersi le ragnatele di dosso, passa attraverso la continua negazione del sé, dell’ascoltatore e del musicista –voglio dire, uno che paga cinque euro per farsi talibamare una sua t-shirt è uno che è disposto a fare la carità al gruppo.

Invece, secondo me un concetto vincente di album passa attraverso un unico fattore imprescindibile: le canzoni-tipo al posto giusto nelle tracce. Mi spiego: quando avevo 16-17 anni mi sono accorto che tutti i singoloni dei dischi che ascoltavo in quel periodo erano sempre LA DUE (esempi tracciabili nella mia memoria: The Beautiful PeopleBulls on Parade,Monkey WrenchTonight TonightSong 2, basta), quindi da lì in poi ho sempre posto crescente attenzione a questo aspetto numerico nella fruizione dei dischi e dopo molti anni posso individuare con certezza i seguenti stereotipi:

la 1 la dichiarazione d’intenti
la 2 il singolo
la 3 il singolo mancato
la 4 e la 7 due bei pezzi in stile
la 5 il pezzo d’amore
la 8 e la 10 due riempitivi di mestiere
la 9 la chicca nascosta
la 11 la chiusura

Questo per tutti i dischi che hanno 11 pezzi come tutti i dischi del periodo d’oro dei Sonic Youth, che è il mio metro di paragone preferito, per un motivo o per un altro. Perchè i Sonic Youth chiudevano i dischi con la 11 che è “un numero dispari e che lascia una certa apertura, piuttosto che un cerchio che si chiude” (qui mi ha aiutato Luca a dire quello che volevo dire), mentre 12 pezzi li puoi fare se hai la certezza di aver per le mani Nevermind o un disco che cmq entrerà nella top 5 di Pitchfork per l’anno corrente o nei migliori 1500 dischi non bruttissimi di Rolling Stone Italia. Secondo me c’è anche una regola aggiuntiva sulla traccia 7, che è quella secondo la quale dopo qualche ascolto è la traccia del disco che più lo rappresenta e quella a cui rimani più legato, tipo Sloop John B. La prima volta sei stordito dopo il singolo e ti concentri sui primi tre pezzi, poi decidi di ampliare lo spettro e magari ti concentri sul disco per intero e puoi persino fare il fighetto e quello che si ascolta le tracce in chiusura. La parte a metà è più nascosta o sfumata o come vuoi chiamare quella cosa lì insomma, e poi a un certo punto non puoi più ignorarla e ti esplode addosso. La traccia 7. Devi rispettarle, le tracce 7.

Noi ad ora abbiamo pezzi perfettamente corrispondenti alle tracce 1, 2, 3, 4, 7, 5 e chiusura, in tutto sono 7 forse 8 (un brano ci convince poco). Ora da qui come ci muoviamo?

Diciamocelo, 8 pezzi li metti in un disco e lo consideri finito se sei un rinunciatario; 7 se sei i Fine Before You Came (con la crisi anche 5 mi dicono); 10 sei un hippie del cazzo, e sapete benissimo cosa intendo dire; invece tipo 9 ci sta, per il 9 vale un po’ il discorso dell’11, perchè siamo ragazzi umili e caparbi e sappiamo che il nostro disco non cambierà la storia dei più, e soprattutto perché anche Washed Out ha fatto due dischi da 9 pezzi. Quindi Luca, siccome per ora abbiamo 7 pezzi buoni, direi che cacciamo dentro due riempitivi di mestiere, e poi mandiamo in stampa. OK?

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a quattro mani, Kekko e Sart del gruppo Twin Room

6 Risposte a “La scaletta”

  1. anch’io nel mio piccolo mi tiro pippe simili, ma non uso il numero 11 come metro, ma il 14 (per me IL disco è ‘The Downward Spiral’ dei NIN)… le pippe comprendono la lunghezza delle tracce (in primis), la velocità, la tematica, eccetera. ma comunque le priorità assolute sono la traccia di apertura e quella di chiusura. per quello che c’è in mezzo ci si può sempre arrangiare… sono pippe che alle volte raggiungono livelli patologici; tipo che una volta ho scomposto le tracce di un certo disco e le ho riordinate per i cazzi miei (il disco in questione era ‘One Minute Science’ dei Sunna e sono tutt’ora convinto che il MIO ordine fosse migliore dell’originale… se non altro il disco risultava meno dispersivo, più incisivo).

  2. in questo periodo sto facendo delle compilation da ascoltare in macchina (roba drum and bass principalmente) e diciamo che in 80 minuti ci stanno 15 pezzi in media… scelta la 1° e l’ultima, vado a mettere per 5°, 7°, 12° le tracce più lunghe. poi, la più quieta la metto per 10°, le più veloci o aggressive per 4° e 9°… tutto il resto lo incastro in maniera che venga fuori una roba abbastanza decente.

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