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Coccodrillo

skiantos-monotono-frontIn prima media conoscere un gruppo in più o in meno ti faceva passare per un esperto di musica o per un idiota fuori dal mondo. Fabio un giorno ci portò da ascoltare un nastro nuovo, che conteneva perlopiù canzoni che ascoltavano i fratelli maggiori, tipo Vasco Rossi e cose così. E quello che lui chiamava Bruce Springersten. Una volta mi chiese se preferivo i Duran Duran o Bruce Springersten. Gli risposi “Duran Duran” a caso perché non avevo mai ascoltato l’altro (probabilmente a conti fatti oggi darei la stessa risposta); lui mi insultò a randella perché ero un finto e un pop, o non mi ricordo cosa, e diceva di continuo questa cosa secondo cui i fan dei Duran Duran erano dei cazzari che andavano in giro a dire che questo Bruce Springersten s’era montato la testa perché aveva fatto il concerto a San Siro. In Romagna San Siro diventa Scian Sciro. Non ho mai approfondito ma a conti fatti è stata la prima accorata discussione musicale della mia vita, cose che cinque anni dopo erano all’ordine del giorno.

Insomma, la cassetta va avanti e c’è roba tipo Margherita di Cocciante così a caso, e a un certo punto Fabio dice che aspetta, vi faccio sentire questa canzone qua. Inizia un pezzo lento in cui uno canta con una voce fastidiosissima -e satanica- delle strofe a rima baciata che iniziano tutte con IO SONO UNO SCHIANTO. Beh, è come la ricordavo finchè non l’ho riascoltata. Come si chiama il gruppo, chiede Davide. Boh, dice Fabio. Io sparo lì una cosa a bassa voce tipo “forse sono gli Skiantos”, che è un nome che ho sentito da qualche parte non so come, forse mio fratello, e mi sembra abbastanza logico che un gruppo che si chiama Skiantos faccia una canzone in cui il cantante urla IO SONO UNO SCHIANTO. Loro dicono “te lo inventi”, io dico “boh non so” e poi Fabio chiede a suo fratello e mi dice che è vero. Santiddio, è la voce più satanica e fastidiosa che io abbia mai sentito in vita mia, sembra che canti il diavolo in persona, non lo so. L’unica altra volta che ho sentito una voce così è stato quando il mio vicino di casa faceva gli scherzi telefonici da casa mia e chiamava le vecchie dicendo che la morte l’avrebbe presa la notte stessa. Mi fa più paura di tutti i film dell’orrore che ho visto fino a quel momento (due, credo).

La notte non dormo e ripenso a quella voce. Non voglio più ascoltare quella canzone. Ho paura. Non la riascolto più.

Negli anni successivi mi spavento per la musica per cui si spaventano più o meno tutti: il mio primo disco black metal, la prima volta che sento Frankie Teardrop, quando ascolto per la prima volta State Trooper di Bruce Springersten e non so che a un certo punto urla a caso, giapponesi a caso tipo Yamataka Eye o Masonna, quel pezzo della colonna sonora di Eyes Wide Shut che a un certo punto dà una sola nota di piano, Willpower dei Today Is The Day, eccetera. Gli Skiantos, quando li ascolto un po’ di più, sono un gruppo rock demenziale già da mo’ e sono già lontani i gloriosi tempi di Mono Tono e Kinotto; io ai tempi di Mono Tono e Kinotto ero sì e no uscito dal ventre di mia mamma (e peraltro sulla copertina di Mono Tono c’è già scritto rock demenziale). I pezzi vecchi mi arrivano sui 18 anni, a mezzo Manuele, detto Manu, in cassetta. Tutti nomi finti, ok, ma la cassetta contiene pezzi punk messi a caso e bellissimi, registrati col culo o passati su cassetta col culo, io già il punk lo conosco, mi prendo bene. È sempre Manu a passarmi Badilate di Cultura (fa molto ridere ma non so descriverlo, è una specie di incrocio tra i Diari Minimi di Eco e un ipotetico Esistere for Dummies; a 18 anni può essere il libro chiave del tuo passaggio all’età adulta). Poi ci diplomiamo e smettiamo di vederci; gli Skiantos li perdo per strada, non so dire come o perché.

Dal vivo li vedo una sola volta, a caso: mi incontro fortuitamente con Manu in centro a Cesena, che sono degli anni che non lo vedo, ad ora aperitivo. Mi dice che la sera andiamo a vedere gli Skiantos al Vidia, gli dico che ho un impegno, Manu mi dice che ora chiamo e mi libero. Chiamo e mi libero. Ho forse 24 anni e sono uscito da poco da una storia con la vecchia morosa, e NON SO COME SONO I CONCERTI DEGLI SKIANTOS. Me lo dicono poco prima di entrare. Siamo sbronzi come dei capretti. Non c’è il gruppo spalla, sotto il palco siamo in cinquanta a dir molto; sarebbe un disastro, ma il pubblico inizia a sputare e insultare, Freak Antoni risponde, fa scena, ha dei cartelli. Manu è completamente IMPAZZITO, sta urlando come un pazzo, va al bar, compra bicchieri di birra da 4 euro, arriva davanti al palco e lo lancia addosso al chitarrista senza averne bevuto un goccio, ripete la cosa tipo sette volte. Un’altra mezza dozzina di persone fa più o meno la stessa cosa. Mi arriva birra addosso e sono semplicemente troppo ubriaco. Un tizio sta lanciandone un bicchiere pieno, lo fermo, gli dico “aspetta”, ne bevo due sorsi e poi lo lancio io. A un certo punto arriva un buttafuori e rimuove un trentacinquenne brutto e storto che ha lanciato acqua sulla testata di un ampli. La musica in realtà è orrenda, sembrano gli Elio e le Storie Tese, giusto con quei pezzi cult che sparano, i gelati e tutto il resto. Alla fine del concerto Freak Antoni ci ringrazia e ci chiama pubblico di merda, esultiamo tutti e ci abbracciamo, tutti coperti di birra e acqua e alcolici. Il posto si riempie di ragazzini.

 

La notizia della morte di Roberto “Freak” Antoni, dopo una battaglia lunghissima con il cancro che l’aveva ridotto allo stremo delle forze, arriva questa mattina. Io sono uno Skianto sta su Mono Tono. L’ho riascoltata, alla fine: non fa mica paura.

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