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Road II Sanremo #3: IL COPPETTO

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A un certo punto negli anni ottanta iniziò ad andare di moda fare il coppetto, che credo ora non esista quasi più. Fare il coppetto è quando un tizio si sta facendo un mare di cazzi suoi, tu arrivi da dietro senza farti vedere e gli molli una manata nel coppetto. Credo venisse da qualche commedia italiana anni settanta, ma al momento non saprei. il punto del coppetto, all’inizio dell’esplosione del fenomeno, non era tanto fare male quanto vedere la tempra dell’uomo nel provare tanto dolore così inaspettatamente. Dopo un mesetto o due il coppetto era diventato di moda al punto che tutti i maschi in classe si presentavano in classe col collo già arrossato, e poi il coppetto diventò un’altra cosa. a un certo punto quelli fighi e forti non ricevevano più i coppetti, anche se si sentivano liberi di mollarne uno a quelli più deboli di loro. Quelli più piccoli e gracili non facevano il coppetto a nessuno e venivano coppettati da chiunque. Non era la prima volta che la cultura dei nostri fratelli maggiori serviva a creare una scala sociale di stronzi, e non sarebbe stata l’ultima, ma un paio di giorni in cui dovetti scappare in lacrime da un posto per via dei troppi coppetti me li ricordo ancora e se ci ripenso mi sento paralizzato ancora oggi. Poi ovviamente scappi via e trovi un posto dove ci siano due o tre persone più deboli a cui fare un coppetto.

Il problema con l’attuale classe dirigente è che l’hai vista arrivare ed è andata su a colpi di buonismo e buone letture. Fabio Fazio, tipo, credo sia una persona onesta. Che c’è di male nell’amare IL FABER? Fabio Fazio ama IL FABER, Werner Herzog (anche Jova è un grande fan di Werner Herzog), i REM, diocristo è uno di noi. Più vecchio, tipo il fratello maggiore del mio amico. Quanto è vecchio Fabio Fazio? Non voglio controllare su Wiki. Sicuramente è molto meglio Fazio dei suoi hater, la maggior parte dei quali ripete dogmi di stampo M5S secondo cui a Che tempo che fa gli ospiti non vengono messi sotto torchio, e il dibattito è tipo questa cosa è vera o no?. Un altro problema è che tutto questo buonismo e tutte queste buone letture hanno creato un clima in cui chiunque tiene famiglia e fa la sua cosa e tu stai qui a rompere il cazzo senza motivo. È anche difficile tenere a mente, in epoca odierna, che è possibile odiare senza essere hater, così come è possibile mangiare un pasto senza essere foodie. Questo è il secondo Sanremo di Fazio, che segue due Sanremo di Morandi agghiaccianti. La gente si schiera politicamente su due o tre questioni fondamentali per il paese, la principale delle quali è se la Littizzetto faccia ridere o no (coming out: io voto sì, non è che sia Lenny Bruce ma fa sicuramente più ridere di Papaleo o Luca Laurenti o chiunque si sia presentato sullo stesso palco da cinque anni a oggi, non che abbia questo disperato bisogno di comici a Sanremo). A me il Sanremo di Fazio dell’anno scorso è piaciuto, ma è anche vero che lo guardavo in uno stato di animazione sospeso in un periodo della mia vita in cui dormivo quattro ore a notte e di giorno credevo di aver visto Annalisa Scarrone in piedi nel piazzale della ditta dove lavoro.

Sono venuto su frequentando due tipi di persone. Al primo tipo di persone non frega assolutamente un cazzo della musica, intendo dire niente. Il secondo tipo mi ha insegnato che, nel momento in cui Cristina Donà scrive un pezzo ad Arisa per Sanremo, almeno una delle due non ha capito un cazzo -oppure sono io a non capire, o nessuno dei tre. Non è che sia la prima volta che si incrocia gente del genere a Sanremo, e non dà quasi più fastidio a patto che al seguito della partecipazione non venga pubblicato un manifesto-coppetto ideologico stile Afterhours, ma nel corso si è acuita la sensazione che questa cosa sia diventata un appuntamento fisso e/o il modo di svoltare qualche diecimila euro extra-stipendio una tantum, una specie di anticamera non-televisivamente-insostenibile del concerto del Primo Maggio. Miglior autore di pezzi sanremesi dell’ultimo decennio? Non saprei, ma così a mente fredda direi Giuliano Sangiorgi. Sia chiaro che a me Sangiorgi non piace, anzi mi sta sul cazzo a pelle (lo dico per la street cred), ma mi farei scrivere tutti i Sanremo da Sangiorgi (di cui non possiedo dischi) da qui a quando muoio piuttosto che dover dare un altro pezzo in gara a Bianconi o Cristina Donà (di cui possiedo dischi). E tra me e Sangiorgi almeno ci sono abbastanza gradi di separazione da poter dire  che mi sta sui coglioni la sua roba senza che arrivi qualche amico con gli estintori a chiedersi quali siano le ragioni di tanto astio e invitarmi a farmi una vita.

Un altro problema della cultura italiana è che quando non ridi a una battuta l’autore pensa che tu non l’abbia capita. Un altro problema ancora della cultura italiana è che tutti quanti pensano di volerla svecchiare e nessuno fa qualcosa di concreto per farlo (il problema non è che non viene fatto, il problema è che si pensa di sì). Invece di svecchiarla mettiamo qualche toppa qui e là. È una mentalità che abbiamo in generale, riguarda la politica ma anche l’accademia e il commercio. Un buon direttore commerciale olandese (non che io ami gli olandesi, lo dico per la street cred) ti vende il prodotto che dice al prezzo che ti dice. Un buon commerciale italiano ti vende (fondamentalmente) un coppetto. Ti mente sulla qualità del prodotto, sui tempi di consegna, sulle condizioni d’acquisto e sull’assistenza, ma rimane nei paraggi e continua a risponderti al telefono e ti fa un piccolo sconto sulla fornitura successiva e poi ti manda un panettone a Natale. Così tu magari sei l’ufficio acquisti dall’altra parte, il fornitore ti lancia un osso, tu fai vedere al tuo capo che hai ottenuto qualcosa e da fuori sembra che abbiate vinto in due. Per carità, è un lavoro per gente con le palle. Il peccato se mai è all’origine, anche se non ne siamo del tutto convinti. Fabio Fazio è chiamato a condurre Sanremo per svecchiarlo e renderlo appetibile al pubblico più giovane o è chiamato ad essere Fabio Fazio e questa cosa implica certe torsioni del gusto? Difficile a dirsi. Povia che agitava cartelli da umarell alla fine di Luca era gay non sarebbe mai esistito sotto la gestione Fazio, e forse questa cosa depone un po’  a favore di Fazio, ma a che prezzo? E sulla pelle di chi? Lo scopriremo, suppongo, ascoltando cos’ha da dirci il Povia di questa edizione, chiunque sia -probabilmente Gualazzi in micropunta che taglia il beat a Bob Cornelius Rifo con la stricnina. Tanto son sempre toppe messe su uno scafo che non tiene più botta e nessuno ha voglia-soldi-tempo per provare a cambiare e vedere se ci si naviga altri vent’anni. Nel frattempo, in ogni caso, ci capita di dover registrare l’edizione 2014 di Sanremo come quella che per ora ha la percentuale più alta (sul totale) di musica che interessa anche a quelli che comprano dischi. The Niro corre tra i giovani, i Perturbazione tra i big, Arisa ha un pezzo scritto da Cristina Donà, Sinigallia ha un pezzo scritto da Sinigallia, Gualazzi s’accompagna coi Beetroots, Frankie Hi-NRG, Giuliano Palma fa il piedino, il fottutissimo CRIBER, un pezzo di Antonella Ruggiero è scritto dal tipo dei Virginiana Miller e via di queste. Il Fazo ci infila ospiti stranieri di spiccata reputazione alternative tipo Rufus Wainwright; negli anni belli pensavamo fosse roba che avrebbe cambiato il mondo, oggi viene da pensare che semplicemente vengono per meno soldi, fermo restando che qualunque cifra abbiano concordato di corrispondere a Damien Rice per quanto mi riguarda è denaro sottratto illegittimamente al popolo italiano. Rimane la speranza segreta che Damien Rice subisca un coppetto del Fazo in diretta nazionale tipo Asaf Avidan, cioè lui che finisce il pezzo strappacuore e il presentatore lo raggiunge sul palco ordinandogli di risuonare il ritornello così a caso. E/o magari cantare Un chimico in coppia col CRIBER, così, a mo’ di coppetto.

Nel frattempo Renzi Matteo dà la stura e tira un coppetto ad Enrico Letta per mettere insieme la volata al governo, il quale sarà annunciato dopo Sanremo permettendo a Grillo di presentarsi al Festival martedì (e probabilmente, ma più no, di buttarla in caciara) e magari a Renzi di tastare il terreno su chi conviene andare a beccarsi -voglio dire, se il festival viene vinto a man bassa dal fottuto CRIBER (plausibilissimo) conviene davvero pensare seriamente a Baricco e Ichino, rispettivamente all’economia e ai beni culturali. Previsioni sulla gara: Gualazzi/Beetroots altissimi, possibile colpaccio di Renga, Arisa e Noemi se la sbattagliano in sala stampa, Perturbazione miglior canzone a Sanremo degli ultimi vent’anni (il batterista è il mio capo), Palma/FrankieHiNRG/Sinigallia figura di merda e polemiche al dopofestival, l’orchestra getta gli spartiti allo spoglio delle schede tipo quella volta che il televoto segò Malika Ayane e mandò avanti Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia. Pubblicità Coconuda con Anna Tatangelo, Ligabue brutto e quadrato in viso endorsa i Massimo Volume sul palco. Il fottutissimo CRIBER si becca il festival e il premio della critica, matematico come la vittoria di Emma Marrone al festival condotto da Gianni Morandi. Il ventennio fazista è iniziato con le primarie del PD e le uniche speranze per ucciderlo qui e ora sono affidate a Pippo Civati e Rosalino Cellamare. In bocca al lupo, cristo.

(sì, nel resto d’Italia si chiama coppino.)

10 Risposte a “Road II Sanremo #3: IL COPPETTO”

  1. da noi il coppetto era la pappina, che in dialetto diventava il “zughe spiaggia” (ignoro perchè venisse chiamato così, forse perchè più facile da eseguire in contesto balneare boh). Ricordo anche la variante del frontino, dove però l’effetto sorpresa per ovvie ragioni era assente.

  2. Voci di corridoio piuttosto attendibili (un mio amico è tecnico del suono a Ravenna e conosce di persona un fracco di rapper del giro) danno il pezzo di Frankie come una merda inascoltabile e prodotta col culo. Io gli credo perchè è anche piuttosto plausibile

  3. Zio, il tuo pezzo io lo vorrei anche limonare, ma non puoi dire sul serio quando metti insieme “la gente che compra i dischi” e i nomi seguenti. Hai davvero idea di quanti dischi vendano quelli che citi? Non ti confondere coi concerti, ché se i Perturbazione o Sinigallia riempiono San Siro ogni estate, quello è un altro discorso.

  4. @maddy – INTENDEVO DIRE che se uno possiede dai 300 dischi in su è più probabile che abbia in casa un disco di Sinigallia piuttosto che di Ron.

  5. Dissy, è una tua opinione, che rispetto – rezpekt! – ma esclude due generazioni di persone. Le quali, i dischi (e soprattutto, le cassette) li compravano davvero, mica come quelle attuali. Cionondimeno, siccome mi sono preso la briga (in questo pezzo gratificato di un titolo demente: http://www.rollingstonemagazine.it/musica/rubriche-musica/fallito-e-invidioso-rubriche-musica/fallitoinvidioso-sanremo-2014-ridateci-i-pupi-e-le-fiordalise/) di controllare come sono andati in classifica Perturbazione e Sinigallia e tutti gli altri, direi che oggi chi ha 300 dischi non ha né loro né Ron.

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