BOCELLI CE RIVEDE!!11!! Sanremo 2014 serata 2, o de li EMOZIONI VERI

noemi

(Questo pezzo sarà fondamentalmente illeggibile e conterà parecchi incisi tra parentesi, ma vi invito a non considerarlo tanto un pezzo di Bastonate su Sanremo quanto piuttosto un viaggio.)

Non so se abbia senso ritirare fuori una volta ogni quattro ore (l’ultima stamattina al bar con una letale commistione tra l’analisi politica di Gramellini sulLa Stampa e l’invettiva di un distinto cinquantenne grillino incazzato che ha commentato il summit Grillo-Renzi urlando VALÀ CHE DIO **IA senza aggiungere altro, mentre cercavo disperatamente di godermi il primo cappuccino al bar da due mesi e mezzo a questa parte, peraltro buonissimo) la cazzo di QUESTIONE MORALE quando due ore di Festival ti fanno a brandelli la pazienza al punto di considerare un grandissimo momento di televisione old skool quando una specie di versione photoshoppata di TAFKAClaudioBaglioni in stop-motion si presenta sul palco e (con la complicità di un FAZ in modalità autocelebrativa spinta) caccia la sua merda dando a bere che ci crede davvero. Ho la distinta sensazione che il magone che mi viene su mentre IL BAG esce una versione bella e senz’anima di Mille giorni di te e di me sia anch’esso realizzato con Photoshop, nondimeno uomo incredibile e leader maximo di una generazione intera di ascoltatori di musica italiana.

 

(La quale generazione non è né quella a cui appartengo né quella degli ascoltatori di musica italiana, ed è triste notare che la l’attuale generazione di ascoltatori di musica italiana è sempre la mia generazione che ha occupato militarmente lo scranno del perdere tempo in cazzate alla cerimonia inaugurale delle olimpiadi invernali di Lillehammer, avvenuta nel febbraio del 1994 (seguirà post di Ashared Apil Ekur a celebrazione del ventennale del nostro non far cose e rincoglionirci di canzonette e dischi dei Mortician), ma ancora la manda)

 

Del resto qual è l’utilità sociale di Sanremo se non il fatto che crea un terreno comune per fare una discussione politica tra me e mia mamma? Mia mamma non ha opinioni su nessun musicista a parte cinque o sei artisti che ama alla follia (Mina, Cocciante, Gianna Nannini, il primo Rufus Wainwright, Giuseppe Verdi) e due artisti che odia come se le avessero scopato un parente, Madonna e Claudio Baglioni. Di Claudio Baglioni diceva finto prima che assumesse le sembianze attuali, per dire, il che la rende in qualche modo un critico musicale rispettabile e rende me in torto quando cercava di sfondare la porta chiusa a chiave della mia cameretta con un’accetta tipo Shining (cito Stephen King, non Kubrick) (scherzo). Sto divagando. Sta di fatto che se la prima serata si apre con Santamaria e le gemelle Kessler (una delle quali è il chitarrista degli Interpol, ricordiamo) e da lì in poi si dispiegano pezzi in gara tra i quali il più memorabile a occhio e croce è scritto da Nina Zilli, alternati da ospitate tipo Franca Valeri e appunto le fottute Kessler e Tatanka Russo che sommate alla serata di ieri mettono insieme una situazione tipo Mostra delle atrocità (cito Ballard, non i Joy Division) (scherzo) in cui IL FAZ continua a intervenire con recensioni in diretta tipo “è stato un momento davvero memorabile”; l’intento manco troppo nascosto, naturalmente, è quello di abbassare il livello della prima parte della serata così da raggiungere un climax inaspettato e sborrare un ottovolante artistico nel culo di ogni indiesnob attaccato a twitter in questo momento (presenti inclusi). Il fottutissimo MAGONE che sale su Baglioni e l’artisticamente inappuntabile rottura di cazzo di Sinigallia in concorso, slavata da Sarcina per darci modo di avere uno sguardo critico sulla cosa (del tutto inutile nel momento in cui il busto s’irrigidisce nel tentativo di essere sciolti e non dire in giro che TUTTI noi l’abbiamo sempre chiamato con l’accento sulla I e non sulla A). E poi Rufus Wainwright che ti entra nel culo già unto spaccandoti a metà con Across the Universe, e a quel punto puoi pure aspettare la morte ideologica che tanto hai la pancia piena. Senza alcun nesso logico a parte la necessità di finire il pezzo, vado con le rece dei pezzi in gara, big e nuove proposte:

 

FRANCESCO RENGA

La più grande qualità di Renga è che fondamentalmente non esiste. Tu stai lì con la sensazione di fissare un palco vuoto, a un certo punto rinvieni, controlli e il palco è vuoto sul serio; Renga te la spara così, sempre addosso con quel modo gentile e democristiano di uno che ha cura di non disturbarti, e a me ricorda sempre molto certe robe norvegesi tipo Alog o Biosphere che stai lì e ti fai cullare da questa musica che se la senti o non la senti ti fa lo stesso effetto, ed è bellissimo perché se lo piazzano primo in scaletta c’è ancora da mettere i piatti in lavastoviglie e scopare il pavimento. Passa il pezzo più scritto da Elisa dei due.

 

GIULIANO PALMA

Arriva sul palco con gli occhiali da sole e capisci che invece di venir qui a insegnare LO STILE s’è presentato per la gag. Ora io mi vergogno un po’ a dire che mi piace Nina Zilli, ma è sempre meglio di un calcio nel culo e il King è comunque impostato a prescindere. Verrà asfaltato più o meno da chiunque, mi dispiacerà, farò spallucce e commenterò che ogni stop è solo un altro start pensando di essere divertente.

 

NOEMI

Prima o poi vincerà anche lei il suo festival. Ha la dignità di presentarsi con dei pezzi da podio, e quest’anno si veste pure tipo Katy Perry ai provini per il reboot di Flash Gordon, rimane il fatto che se quest’anno arriva più alta di Giusy Ferreri capace che pianto un machete nel collo di qualche essere umano a caso che mi sembri avere possibilità di entrare in una giuria demoscopica.

 

RON

Si presenta con un pezzo glorioso alla Ron e con un pezzo indiefolk di merda (cioè pienamente al livello di qualsiasi scarso di cui abbiamo comprato dischi nell’ultimo quinquennio), passa quest’ultimo, siete presi male perché vi pippa il culo. Anche io.

 

RENZO RUBINO

Ogni anno tra i big c’è qualcuno che mi prende male non conoscere prima del festival, e ogni anno decido che non vale la pena. Diciamo che tra Renzo Rubino e Simona Molinari preferisco Simona Molinari sia musicalmente che come estetica generale.

 

RICCARDO SINIGALLIA

Riccardo Sinigallia mi fa vomitare. Comprendo che faccia musica molto più ricercata e personale di chiunque altro in gara ma mi fa comunque vomitare, questioni personali mie, mai sopportato, manco quando ero un fanatico di Blow Up e Zingales lo spingeva come se fosse il De Gregori della nostra epoca. La cosa bella che distingue i blogger musicali dai giornalisti musicali è che si sentono in obbligo di dire che una cosa bella è una cosa bella, mentre io posso tranquillamente passare le giornate a insultare gente contro cui tutto sommato non ho niente per il solo motivo che la loro stessa professionalità senza sbavature mi irrita e mi fa sentire privo di argomenti. Vi invito a considerare comunque che il modo tentacolare in cui i due pezzi di Sinigallia ci rompono i coglioni (pluralone maiestatis) nel disperato tentativo di sovra-intellettualizzare roba intellettualizzabilissima per conto suo, fallito peraltro in un suono liofilizzato e carino all’estremo, un po’ alla Naked City (cito il film del ’48, non il gruppo) (scherzo) sono probabilmente l’unica crepa nell’armatura altrimenti perfetta del FAZISMO imperante dell’attuale edizione: arrivi al secondo pezzo slabbrato di noia che quasi quasi sei pronto per Sarcina. Da questo punto di vista odiare Sinigallia senza alcun motivo diventa un altro punto fisso della nostra resistenza, forse ancora più importante dell’odio cieco e scriteriato verso il fottuto CRIBER (scherzo).

 

SARCINA

Non ho opinioni in proposito.

 

 

GIOVANI

Dei giovani non ho molto da dire: la vecchiaia t’incula nel momento in cui scopri di aver vissuto dei festival in cui  tra le nuove proposte una come Giorgia Todrani (mica ho detto Lighea) arrivava tipo SETTIMA nella classifica finale dietro Bocelli, Danilo Amerio, Irene Grandi e paradossalmente Lighea. Stasera viene scartato il figlio di Ivan Graziani, altro colpo basso alle trame del FAZ (il quale probabilmente l’aveva fatto andare avanti all’apposito scopo di farlo decapitare e dare l’idea che le sue trame si stessero indebolendo), per fare spazio a un buzzurro che non mi ricordo come si chiama e a un altro tizio di nome Deodato e fissatevelo in mente perché non dimenticheremo, NON DIMENTICHEREMO, che questo tale Diodato si è presentato con un pezzo vuoto e triste e la magliettina di Daniel Johnston con scritto sopra HI HOW ARE YOU sotto la giacca, la quale (nonostante io ancora mi sciolga con Daniel Johnston) è diventata ufficialmente dal 2009 circa il simbolo occulto della massoneria degli stronzi. L’unico altro pezzo in gara era tipo avvilente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.