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Fa figo essere costipati nell’impossibilità del fare

 

A un certo punto un giornalista che poteva essere Luca Frazzi, o qualche altro mio mito assoluto, andò a vedere un concerto degli Horrors e ne parlò come della cosa più eccitante e vitale che fosse successa alla musica da anni e tipo la gente che da uno stato catatonico viene risvegliata per tornare alla musica pura (con l’altra mano Chris Cunningham gli faceva i video di tendenza). Probabilmente è stupido dare così tanto retta a quello che scrivono i tuoi eroi, ma se non fosse stato per quel report probabilmente avrei perso del tutto l’interesse in questi mentecatti un paio d’anni prima, quando ebbi la disgrazia di vederli suonare in uno dei loro primi tour (s’erano imbarcati nella cosa con una vaghissima idea degli strumenti che suonavano). Da allora è passato diverso tempo: gli Horrors hanno cambiato genere musicale tre o quattro volte (dipende se considerate il side project del cantante una puntata  della loro evoluzione). Dall’ultimo disco Skying gli Horrors sembrano, per la prima volta, non aver passato il tempo a cercare un altro genere musicale da cannibalizzare. Delle varie incarnazioni musicali a cui si sono aggrappati nel disperato tentativo di sembrare un gruppo quella pop tipo Tears for Fears è senz’altro la più ridicola, e suona divertente che ci si siano affezionati abbastanza da farla diventare la cosa per cui vorranno essere dimenticati ricordati. 

per così dire.

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