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IL CRIBER (#3)

faber

La serata inaugurale del Festival le armate faziste marciano sulla capitale della Cultura Italiana. La battaglia è stata preparata con determinazione e strategia, gli esponenti di spicco sono in prima fila e hanno iniziato da tempo a raccogliere il consenso e la legittimazione istituzionale;  e poi qualcosa non funziona. Lo scopriamo verso la seconda serata, quando il meccanismo s’è inceppato in maniera ormai irreversibile e tutti quanti stanno già a chiedere indietro il tempo perso, alla stregua dell’ignobile hipster che stacca la spina nello spot Coconuda con Anna Tatangelo. IL FAZ spinge peso sulla bellezza, forse cercando un crash impossibile tra etica ed estetica, forse cercando di allungare un gancio a Paolo Sorrentino per trovare una legittimazione al tavolo delle trattative sovranazionali. Poco conta, tutto sommato, mentre l’escalation finale arriva al massacro. Mentre tutti battono in ritirata cercando di far perdere le tracce rimane un solo cadavere sul campo: il maledetto e fottuto CRIBER, superfavorito della vigilia, viene travolto a man bassa dal rovinoso fallimento di quello che i giorni dopo sembra -a tutti gli effetti- un golpe da operetta e il canto del cigno del fazismo così come lo conosciamo. Rimane il fatto che mentre il fallimento è da imputarsi nell’aggregato alla generale incuria dell’intellighenzia fazista, la quale si presenta spossata con le mani in tasca e la barba un po’ incolta, il maledetto e fottuto CRIBER s’è comprato l’armatura buona, ha studiato la parte e spinge ogni sera di più su una canzone (diciamolo) di tutto rispetto. Mentre nella sera del venerdì intona un (evitabilissimo) de profundis tratto dal miglior disco del padre, il gioco di specchi collassa attorno a lui lasciandolo nudo a urlare il suo motivetto carichissimo ad un microfono sordo. Nel pre-finale del Festival l’ultimo affronto: gli viene assegnato il premio della critica, ma per la canzone che era stata scartata dal pubblico. Forse da oggi ridiventa possibile amare Fabrizio De Andrè, togliersi di dosso l’ombra del fottuto FABER, suturare una ferita ancora aperta. Forse no. Sicuramente è difficile accettare che il maledetto e fottuto CRIBER sia uno di noi.

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