Prong – Ruining Lives

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Benzina
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La prima volta che mi capitò di leggere dei Prong pensai che si trattasse di un refuso, cioè che il gruppo si chiamasse Prog e che il recensore avesse sbagliato a scrivere: e d’altronde, voglio dire, se esistono i Death e i Pop (aka gli 883 prima che si chiamassero 883) non capisco affatto il motivo per cui non possano esistere i Prog. Ma niente: i Prong si chiamano Prong e tanti saluti – e soprattutto, col prog c’entrano poco e niente. Su una press release di poco tempo fa c’è scritto veteran hardcore group, e l’unica cosa su cui avrei qualche dubbio è il group (dal momento che pare diventato il solo project di Tommy Victor da più di dieci anni a questa parte): i Prong sono in giro dall’86, fra poco festeggeranno il TRENTENNALE per capirci, provengono da un locale leggendario e adesso chiuso – il CBGBs, hanno avuto in lineup la buon’anima di Paul Raven e insomma, più veterani di così si muore; sui primi dischi suonavano una specie di mistone hardcore/thrash/metal/whatever che sta al resto della loro produzione più o meno come Pain Of Mind sta al resto della produzione dei Neurosis, e poi bum: Beg To Differ (l’album). A me, personalmente, viene sempre un tuffo al cuore guardando la maglietta dei Joy Division nel video di Beg To Differ (la canzone), oggi come oggi è una cosa che forse potrebbero fare tutti senza problemi e soprattutto senza sortire qualsivoglia stupore, oggi la neocosmica e lo djent, l’avanguardia popolare e le frappe vendono pure fuori stagione, il Subcomandante Marcos e l’erba libera.

Rimango del parere che Beg To Differ sia una delle cose migliori uscite dai novanta, non tanto e non solo per la qualità del disco in sé, ma per il fatto di essere riuscito a tracciare un solco in cui pochi sono riusciti ad inserirsi così bene: l’idea di fare qualcosa di nuovo e di ibrido ma senza snaturarsi e/o sputtanarsi a tutti i costi. Penso ai Napalm Death o agli Entombed, e onestamente mi viene in mente poco altro da ascrivere a quest’idea qui senza fare una certa fatica. Ma può essere un problema mio. Gli anni novanta che contano, per me, sono stati questi oppure l’opposto: e cioè quelli di chi ha voluto cambiare ed ha tragicamente fallito – gli anni novanta dei passi più lunghi della gamba, degli azzardi più o meno irrimediabili e via di questo passo: ma non è questa la sede. Beg To Differ aveva i suoi padri, i suoi fratelli più o meno maggiori, ha avuto molti figli, ma rimane questo: un tentativo riuscito – e riuscito bene – di metal fatto in una maniera diversa da tutto il resto del metal fatto fino ad allora; con tutti i nomignoli del caso che più vi aggradano (industrial, alternative, gruva). Che poi, a Beg To Differ sono seguiti una serie di dischi persino più sensazionali di Beg To Differ, a voler vedere la cosa da un certo punto di vista – ma non è questo il punto.

Il punto è che i Prong non vendono abbastanza, e che la Epic (Sony) li scarica. Seguirà lo split: siamo a fine ’96. Da allora succedono una serie di cose che portano Ted Parsons a diventare il batterista dei Jesu e Tommy Victor a collaborare coi Ministry, scelte che vanno ben oltre il dignitoso ripiego, com’è chiaro. Victor si attiva poi per organizzare una reunion del gruppo senza Parsons – ma soprattutto con una serie di musicisti di dubbio gusto e valore, primo fra tutti tale Monte Pittman, collaboratore di Madonna sin dai tardi novanta. Per quel che mi riguarda poteva essere lo svoltone, una roba fighissima e stronza senza precedenti, qualcosa tipo Lady Gaga virata thrash o peggio ancora; sta di fatto che le cose sono andate molto diversamente, che sono serviti quattro dischi del cazzo prima di arrivare a qualcosa di buono – qualcosa di buono che è arrivato solo dopo l’addio di Pittman, guardacaso. Mi riferisco a Carved Into Stone (2012), disco più melodico/pop degli ultimi, disco più decente degli ultimi e soprattutto disco con la botta, quasi che Tommy Victor si fosse ricordato che esistesse qualcosa del genere.

Ruining Lives è stato propagandato come l’album più veloce mai scritto e registrato nella storia della band – se a questo aggiungete che la copertina ricorda vagamente i Misfits, ecco che si crea un’aspettativa. Ma Ruining Lives è una specie di bruttissima copia del disco precedente: ne riprende i suoni, la produzione e tutti gli aspetti formali del caso – mancano però le canzoni, e non è cosa da poco. A tratti il cantato sembra ricordare delle cose tremendamente sixties in un contesto che è tutt’altro, a tratti non capisci che senso abbia quel dato cambio di tempo in quel punto del pezzo, a tratti ti annoi – semplicemente. L’uomo fa molto più di quanto possa o debba sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualsiasi cosa. E questo è terribile: che possa sopportare qualsiasi cosa, qualsiasi. 

Ciao Prong, un abbraccio. Ci rivediamo al prossimo giro.

4 thoughts on “Prong – Ruining Lives

  1. Sono d’accordissimo sui Prong in generale, una delle migliori band del metallo di sempre (aggiungo), e Victor è un genio misconosciuto di quest’arte. Tuttavia, sarà cuore di fan, trovo quest’album davvero bello. E il migliore dai tempi della reunion per me è Power Of The Damager, Pittman o non Pittman… 🙂

  2. Scusate a ma ho dei giorni liberi per cui ne approfitto per confrontarmi con voi come mai ho fatto e difficilmente riuscirò a fare in seguito (per vostra gioia).
    Per certi versi hai ragione, “sui primi dischi suonavano una specie di mistone hardcore/thrash/metal/whatever che sta al resto della loro produzione più o meno come Pain Of Mind sta al resto della produzione dei Neurosis”, ma manca una parte che riguarda il periodo in cui uscì. A noialtri di una certa età Primitive Origins sembrò qualcosa al di sopra di quel che girava di HC Trash e quant’altro hai menzionato. Soprattutto perché tutti sapevano che alla batteria c’era “quello degli Swans”, e quindi era come dire che non potessero non piacerci. E quando lo sentimmo, proprio perché non suonava come NoMeansNo o Fugazi o Slayer o Snafu o VicFam oVerbAssault o Lull o God o Gore o RollinsBand o il cazzo che ci si fregava allora, beh il disco fece il suo porco effetto. Ci piacque assai! Per il resto ti appoggio su tutto, compreso l’inutile Monte Pittman (ma se vai pe’ monti ingaggia Monte Cazazza noooo?!?) che nulla ha portato se non noia e fastidio.
    D’accordo anche sul Rovinare Famiglie, che sembra il titolo di un film di quelli della CentoXcento, ma va la.
    Ricordiamoli con uno dei pezzi che più apprezzo, la versione sul secondo ep SoundsBlasts di Your Fear:
    http://www.youtube.com/watch?v=kGOAKGvhrzg
    Grazie delle dritte e degli scambi.

  3. mmh forse la cosa non l’ho proprio espressa in modo chiaro ma: sì, anche a me piace assai primitive origins (pure pain of mind, per dire)

    purtroppo a quei tempi ero ancora in mente dei, quindi non ho potuto vivere di persona la storia del gruppo con ‘quello degli swans’ ecc.
    dunque grazie a te per questo spaccato di vita hc/metal/whatever se così si può dire

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