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DIME CAN MA NO ITALIAN: LIBERO CALIFFATO ANTIESTATE DEL VENETO, OVVERO BASTA NON SONEMO PIÙ

Non xè el logo del Radar, xè el sole a spicchi visto dalla Guantanamo voluta da Bitonci, a Roncaiette.
Non xè el logo del Radar, xè el sole a spicchi visto dalla Guantanamo voluta da Bitonci, a Roncaiette.

So che xè Istà, so che Bastonate xè a regime balneare inquinato controllato per cui bisogna pubblicare solo post curti e leggeri, ma chi se ne incuea.
Dunque la storia più o meno la savì tutti, l’Assesore alla Sicuressa Saia (no Gabrio queo che vende i dischi al Prisma) l’ha tirà su un beef coi fioi del Radar Festival nella so edission più esuberante e ricca per presunte iregolarità, i suddetti fioi non ghe stà a essere oggetto de articoli e attacchi ignorantissimi sul Mattino e quindi ià deciso de andare via portandose drio anche el balon e tuto el lavoro de sviluppo e crescita coltivà in anni de schei spesi (tanti) e soddisfassion raccolte (tante, ma sempre meno dei schei e rischi economici assunti). Pacifico, regolare, amaramente giusto.
Tutto queo che non xè giusto, al netto dea tristessa da social, xè l’humus de ignoranza, disonestà intellettuale, malafede, campagna elettorale sensa colpi de scena e de novo ignoranza ed inadeguatezza su cui se impianta, cresse e diffonde tutta la faccenda inerente al fare musica in luoghi pubblici in Veneto, ma xè uguae in tutta Italia. Padova e el Radar Festival i xè el dirigibile pubblicitario grosso che na volta abbattù lassa un vuoto che xè impossibile non notare, da cui xè impossibile non imparare ad avere paura, perchè Padova xè un macrocosmo universitario e giovanile in cui la noncuransa verso lo spessore de na manifestassion culturale come un festival musical con chei nomi lì pareva essere lontana. E invesse no, e invesse se scopre che anche a Padova l’amministrassion non sa cossa xè un festival de musica, non sa rapportarse con questo, non sa valorizzare, non voe capire. La vole solo sparare a vista dove che la sente rumore, come el cacciatore che va a sparare de notte e sensa saverlo el mira alle rode della so macchina. Fa ridere perchè Padova non poe permetterse de rapportarse al SUONARE con la stessa leggeressa rurale con cui un paesetto de mille anime gestiria un concerto grindcore. Non se poe permettere frasi alla Mario Merola con personalità pubbliche che va a tranquilisare ansiani, malati, i cani randagi e i tossici vedovi dei sguardi ironico-disgustai dei residenti. Perchè in tel 2014 la materia legale che riguarda festival e musica all’aperto (locuzione orribile) non pole essere ancora cussì pesante, poco chiara (le stesse amministrassion e chi di dovere nelle suddette non sa rispondere con chiaressa a dubbi e quesiti degli organizzatori, giuro) fatta da concetti labili e sospesi nel nullo che i xè veri oggi per po’ venire smentì domani.
E vale per la materia legale, amministrativa locale, come per quella fiscale nasionale con la SIAE. Entrare in un ufficio della SIAE de un paese medio piccolo vol dire entrare in te un ufficio con iMac usà da uno che non sa rispondere ae domande, perso in tei meandri de direttive fantasma, regolamenti fatti a cazzo, cifre a naso e la foto sul muro de un concerto de Le Orme fatto in piassa in tel 1972.
Nessuno e ripeto nessuno me farà cambiare idea sul fatto che se la SIAE invesse de essere un ente parassistenziale-sindacalista-maneggione che premia i pochi e asfalta i tanti fosse na tassa comunale i cui proventi restasse -in percentuale elevata o in toto- al comune, nissun se lamenteria più, ansi. Se ariveria a fare festival anche solo de 3 ore pur de intascare qualcossa. Galan avria podesto sistemare el giardin della villa con la SIAE de 20-30 Radar Festival, per populizzare un attimo.
La vicenda Radar ne insegna che non conta più la dimension, gli sponsor o il luogo per fare musica, conta solo el costo sociale di quartiere e l’immaginario sbagliato.
E attenzione, el problema non xè solo e soprattutto la Lega in perenne campagna elettorale e stelletta sul petto. El problema xè anche che all’organizzatore del Mira On Air Festival ghe xè rivà 1000 euro de verbale per non aver interrotto i volumi dopo la mezzanotte e per aver violà la capienza dell’evento fatto approvare per 300 partecipanti (uno dei esempi de goffaggine legislativa imbarazzante: non xè possibile attestare a ocio se in te un posto ghe xè 299 o 310 persone). E Mira non xè grande come Padova, el Mira On Air Festival non pole essere soggetto alle stesse regole e osservanze de na roba più grande come el Radar e a Mira non ghe xè la Lega che amministra. Serve gradualità e accortezza, che però a livello locale costa energie ed interesse e competensa, tutte robe inottenibili, con la conseguenza che poi si arriverà a sentire la necessità sempre più preponderante di Centri Sociali Occupati da far sfollare con la forza e da esporre in prima pagina sul giornale, tuta roba che non serve a nessuno.
Toccherà adeguarse ad avere il Festival Hardcore Democratico, la Grindfest ecosostenibile a 5 Stelle o il Dark Sabbath delle Libertà? Piuttosto propongo che el sonare in tel Califfato Veneto sià gestì da leggi consuetudinarie sul modello del Kanun di Lek Dukagjini delle tribù Montanare Albanesi.

5 Risposte a “DIME CAN MA NO ITALIAN: LIBERO CALIFFATO ANTIESTATE DEL VENETO, OVVERO BASTA NON SONEMO PIÙ”

  1. infatti lo spakemotuto è disperso nella campagna più remota di Inculolandia Creek nella sparuta provincia agricola rodigina. Se questo nel contesto dello spakemotuto può essere anche un punto a favore, per eventi come il Radar sarebbe un suicidio tattico. E’ solo per dire che, di questo passo, ci troveremo ad essere obbligati giocoforza ad organizzare eventi culturali-musicali sempre più modesti e costretti in aree periferiche molto difficili da raggiungere. D’altro canto gli amministratori leghisti, abituati a sagre della salamella d.o.p. di Borgo Vattelapesca, non ci vedono nulla di male… facendo loro fatica a comprendere per quale motivo deve esistere gente più interessata ad un concerto che ad un piatto fumante di somarino e polenta.
    Qualcuno mi dirà però per quale motivo invece le varie “notti bianche-rosa-gialle-blu”, organizzate dai comuni stessi, possono agevolmente superare la soglie delle ore 3.00 con manifestazioni anche musicali. Non saremo veramente convinti che le Amministrazioni Comunali siano in grado di rispettare TUTTE le normative relative alla sicurezza previste per eventi di questo tipo… Le Amministrazioni si auto-applicano l’unica strategia possibile per organizzare qualcosa in questo disgraziato Stato fondato su regolamenti e codicilli: le DEROGHE. Insomma se lo fa il Comune è in deroga, se lo fai tu sei un criminale. Già scritto troppo, scusate.

  2. anche in Friuli non scherzano, basti pensare alla cacciata del Rototom Sunsplash nel 2009.

  3. oppure possiamo parlare del comune di Codroipo che lo scorso inverno ha montato una polemica contro i grandi eventi a Villa Manin e ora piange il morto parlando di stagione flop.

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