HEROIN IN TAHITI, THE KNIFE, ALLAN GLASS, LIQUIDO DI MORTE (quattro dischi le cui recensioni non sono abbastanza buone da giustificare

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HEROIN IN TAHITI – CANICOLA Cassetta su No=Fi, la sentite comunque tutta su soundcloud. La traccia sul lato A è un MATTONE, nel senso della rubrica MATTONI del blog Bastonate, di diciotto minuti fatto di armoniche slabbrate e quella che sembra roba acustica processata-slabbrata, si chiama Canicola dallo stato fisico a cui il brano si vuole riferire o che il brano vuole provocare; le tracce sul lato B sono sono fondamentalmente ispirate da roba tradizionale italiana e contengono materiale proveniente da field recording di Alan Lomax e Diego Carpitella. Questa è la parte poco interessante del disco, che è tutto suono, e non ci è più dato discutere sul suono parlando di musica rock per via della maggior parte della musica rock che viene prodotta, e gli HIT non sono propriamente musica rock, e io non sono qualificato per parlare del SUONO, e di ciò di cui non si può parlare è necessario tacere (letta su twitter). Se ne potessi parlare userei parole tipo ricontestualizzazione o folklore o (ficuriamoci) psychedelia con la y o altre cose che sono state dette meglio da qualcun altro. Per essere un disco che parla soprattutto de il suono, in ogni caso,pezzi come La madonna hanno un lavoro percussivo che ti sotterra.

ALLAN GLASS – MAGIKARP (Nova Feedback) La maggior parte della roba buona che ascolto non è buona per scriverci dei pezzi sopra, nel senso, che cosa scrivi del trecentottantesimo disco alternative-indie-noise-pop che ascolti e non hai già infilato nelle prime dieci o dodici recensioni su questo genere di roba, e quindi di base la roba la scrivi solo per segnalare l’esistenza del disco e il fatto che sia piaciuto, due cose che odio perché (1) è una dimensione vuota e stupida dello scrivere di musica e (2) a parte un numero di casi molto ridotto non mi frega assolutamente nulla se chi legge il pezzo poi ascolta o meno il gruppo di cui scrivo. Gli Allan Glass ricadono meravigliosamente in questa dimensione di sbattimento di cazzo artistico: sono due tizi di Pontecurone, quindi probabilmente persone tristi, che suonano questo pop rock rumorosissimo, ma non rumorosissimo in modo stronzo (rumorosissimo in modo stronzo vuol dire fondamentalmente shoegaze), rumorosissimo in modo un po’ Sonic Yoof un po’ Dinosaur Jr epoca Hand It Over un po’ Motorpsycho, quel che volete insomma a parte abbia chitarre acidissime che ti ottundono la mente e rendono di difficile comprensione quello che sta succedendo (tipo le parti vocali, che sono un punto debolissimo ma non si può avere tutto). Mi sentirei comunque male a non dire che, fatta eccezione per roba uscita dieci anni fa o più, Magikarp è fondamentalmente il mio disco dell’estate appena passata.

THE KNIFE – SHAKEN-UP VERSIONS ne scrissi brevissimamente in un disegnino su Rumore: remix belli non migliorativi e la scusa per riascoltare gli originali. In realtà il disegnino su Rumore (la rubrica era fondamentalmente brutta e vuota e dal numero in edicola è sparita) parlava anche di un altro paio di cose, ma se iniziassi a spiegare come funzionava la rubrica Disegnini mi sentirei una merda totale anche adesso che è morta e sepolta. E a quanto ho capito da allora è successo che i The Knife hanno iniziato a fare interviste per promuovere il disco un po’ così a cazzo e hanno detto “sì insomma di base facciamo un altro tour e poi ci sciogliamo”. Come se avessero calpestato una merda e avessero chiesto scusa. Io approfitto del gancio d’attualità non tanto per ribadire quello che ho scritto sopra di questo disco ma che Shaking The Habitual del 2013 è uno dei dischi più belli dei nostri anni e un buon tentativo (parzialmente fallito) (fondamentalmente per colpa di un atteggiamento del cazzo da parte del gruppo) (e di un atteggiamento del cazzo da parte di chi ascolta il gruppo) (questa cosa delle quattro parentesi a fila l’ho copiata a man bassa da Madeddu) (funziona un sacco) di parlare di altro quando si parla di pop danzereccio o viceversa.

LIQUIDO DI MORTE – S/T Il disco è stato registrato da due ex-Full Effect, tra cui Bologna Violenta, e contiene tre canzoni che si chiamano tipo Ozric Pentacles (una, le altre si chiamano in modo diverso) (tipo 144 che ha un testo di Johnny Mox). Fondamentalmente è doom metal moderno scarnificato o postrock strumentale alla Mogwai-maniera (non credo sia ormai possibile stabilire la differenza, a parte la presenza di voci grattate e una copertina di stampo vagamente mistico nel primo caso), e anche qui la sto buttando troppo sulle parentesi. Dovessi dire della differenza tra Liquido di Morte e le altre centinaia di band che fanno questa roba ai nostri tempi direi che LdM è una roba più progressive come suono, e ha una chiave molto meno decadente.

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