CE LO CHIEDE L’EUROPA: Pop-Hoolista, il nuovo album di Fedez con ha una copertina che non ci si crede ma almeno suona contemporaneo nonostante tutto.

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Anna MAgni

La sparo subito, prima che sia troppo tardi: Pop-Hoolista, il nuovo di Fedez, è un disco talmente sbagliato da risultare giusto – per un sacco di ragioni che forse elencheró o forse no. A livello di testi a modo suo è un disco politico e contiene calembour freschi e divertenti, però dietro a quelli ci sta una sfilza di luoghi comuni che ti fa quasi pensare che Fedez sia il nuovo italiano medio (mediamente informato grazie alla rete, mediamente sagace grazie alla rete, mediamente intelligente ed istruito, che guarda la crisi del Sistema-Paese dallo schermo di uno smartphone e pensa che forse un giorno grazie ad Internet risorgeremo) e la sua musica in fondo sia ciò che ci meritiamo davvero. Una copertina che più brutta non si può (copiaincollo a caso da Wikipedia: “Anche la copertina dell’album, in cui è raffigurato un poliziotto in sella ad un cavallo con un cono gelato spiaccicato in testa mentre con un bastone fa segno a Fedez, sdraiato a terra mentre vomita un arcobaleno, di rialzarsi, è un forte segno di protesta nei confronti del governo italiano” – personalmente io per protestare avrei scelto una copertina diversa, ma chi sono io per giudicare le copertine altrui?), belle melodie che anche dopo sei ascolti non riescono proprio ad entrarmi in testa perché non mi lasciano nulla –  però a questo punto forse dovrei sforzarmi di contestualizzarlo togliendomi 10, 15 o addirittura 20 anni di età (facciamo media, facciamo 15): se fossi un minorenne in cerca d’autore o un neopatentato Fedez mi sembrerebbe il massimo esempio di ribellione in campo socio-politico-musicale e sarebbe il mio idolo, ne sono sicuro (e comunque durante l’adolescenza ho ascoltato ed apprezzato cose ben più leccate, lo giuro); lo vedrei davvero come un Rappresentante dell’Italia Migliore, però in adolescenza sei contro al sistema ma crescendo diventi sempre più un Essere Prossimo a Giuliano Ferrara, ed allora finisci per giudicare il disco di Fedez solo per musica, copertina e testi al netto dei roboanti proclami contenuti nei comunicati stampa promozionali vari ed eventuali. Mi sono perso, è giunta l’ora di andare a capo.

 

Eppure, il miracolo: in un mondo musicale che – almeno a livello italomainstream – pare inesorabilmente rimasto congelato al 1998/99, con tanto di eventi dell’anno costituiti da un disco collettivo di Fabi-Silvestri-Gazzè (tra l’altro parecchio bello anche se, e sottolineo anche se) e dal nuovo album dei Subsonica (non ancora ascoltato, ma ad occhio e croce un disco dei Subsonica col pilota automatico ed una copertina che davvero non ci si crede), Pop-Hoolista di Fedez riesce nell’impresa di suonare contemporaneo come non mai. Musica e testi sono quello che sono, peró si sente che Fedez è uno sincero e ci crede, ed è da apprezzare lo sforzo che fa. Ce la mette tutta, è onesto, ci mette tutto se stesso e si sente. Il featuring di Malika Ayane è clamoroso, quelli di Elisa e J-Ax no ma non importa. I suoni sono davvero punk come annunciato da Fedez nelle varie interviste, ma punk come potrebbe intenderlo Billy Nutter l’amico di Jane stilista per caso (citazione colta) – basta solo regolarsi sui termini e non aspettarsi cose che non esistono – e dunque non c’è nessun problema, perché tanto dal settimo ascolto in poi mi ritrovo mio malgrado a canticchiare Generazione Bho (scritto proprio così, “Bho”) mentre sono sotto la doccia o mentre faccio la barba.

E, a proposito di interviste e notizie fresche fresche che probabilmente cambieranno il corso della storia o magari no: Fedez che scriverà l’inno del Movimento 5 Stelle per la manifestazione al Circo Massimo prossima ventura (sia nel senso di ventura che nel senso di Simona Ventura ex giudice di X Factor, e magari pure Ace Ventura che con Fedez ha in comune la predisposizione ad una certa mimica facciale). Mi viene subito in mente la terrificante copertina di Circo Massimo 2001 di Antonello Venditti (worst copertina ever) ma non c’entra niente ed allora posso solo dire che non ho nulla contro i pentastellati e con le scelte (anzi non-scelte, per dirla alla Fedez) di campo in quanto ho votato Movimento 5 Stelle alle Europee del ’99 e capisco benissimo cosa vuol dire combattere il sistema dal suo interno, anche a costo di rischiare di sputtanarsi per sempre. Apprezzo a prescindere chi ci mette la faccia e di espone per una causa, ma mi sono perso, è giunta l’ora di andare a capo, fare la doccia oppure fare la barba.

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10 commenti su “CE LO CHIEDE L’EUROPA: Pop-Hoolista, il nuovo album di Fedez con ha una copertina che non ci si crede ma almeno suona contemporaneo nonostante tutto.

  1. Fedez ha 25 anni, credo.
    Io non lo so quanti anni avessero i Punkreas che pur di prendersela con qualcosa in ogni pezzo s’accanivano pure con gli orologi, però ecco, non credo molti di meno e voglio sperare non molti di più.
    Non credo gli si possa imputare il populismo che si imputa a gente di 60 anni, anche se i concetti sono gli stessi.
    Sta mattina leggevo che dal PD hanno protestato che a XFactor ci sia uno che scrive l’inno del M5S. Se è vero è un autogol talmente clamoroso che non ci si crede.
    Quindi boh, vogliamo dire che Fedez ha fatto un disco sbagliato sulla base della qualità della musica? Davvero? Secondo me siamo fuori tempo massimo anche solo per parlarne, del disco di Fedez, e lo dico con la consapevolezza per cui questa cosa sarà sempre più vera anno dopo anno.
    La rima “un vecchio è un problema se guida una mercedes, figuriamoci alla guida di un Paese” (circa cit.) a me piace un botto, ma sarebbe da capire se quando parlano di vecchi non parlino anche di me. Cosa per nulla scontata.
    Il disco di Fedez lo metti nello stereo e:
    1) Senti se le basi ti tirano dentro o no.
    2) Ascolti i testi e vedi se c’è qualche rima che ti strappa un sorriso indipendentemente dal senso del discorso o dalla portata del contenuto.
    Andare oltre per me è davvero operazione senza senso e non lo dico con quel senso di superiorità che potrebbe trasparire, ma proprio con l’idea che non è una cosa che possiamo capire. Giustamente.

  2. Ciao Manq, capisco il tuo commento però non so se sono d’accordo o no. Anzi, non sono d’accordo per questi motivi:

    1) tra le tante puttanate che hanno scritto i Punkreas quella dell’orologio è una delle più intelligenti. E’ una cosa che sembra assurda a pensarci, ma il concetto di tempo misurabile con l’orologio ecc. è qualcosa di molto recente e collegato in pieno all’emergere del capitalismo (il tempo come denaro). c’era un podcast dei wu ming in cui se ne dava una bellissima esposizione storica. Poi beh, magari i Punkreas non la mettevano proprio così…

    2) Il cortocircuito del rap “per le nuove generazioni” è incredibile. Forse, ripartendo dalla tua osservazione, non è tanto diverso da quello del punk italiano per adolescenti suonato da 25-30enni. Salmo è uno che trasuda “generazione X” da tutti i suoi versi, eppure ha la mia età. Questa cosa gliel’avevo chiesta in un’intervista alla quale non ha mai risposto. Fedez ha 25 anni; Rancore sta lì o è addirittura più giovane. Sta di fatto che Rancore trasuda saggezza, e che io a Rancore lo capisco o credo di capirlo pure se faccio trent’anni il mese prossimo (non so quanto tu sia più vecchio di me, ma comunque il tuo discorso sul “da qui non si ritorna” lo capisco bene). 25 anni non sono così pochi, insomma.

    3) Quella rima mi fa gelare il sangue nelle vene.

    Comunque è interessante che il punk adolescenziale tutto sommato seguiva una grammatica della protesta, più o meno populista, che era già motlo tracciata. Forse è per questo che è più facile trovarcisi dentro. Questi stanno letteralmente scrivendo la grammatica di una nuova musica di protesta – “musica” e “protesta” orrende, ma vabbè, appunto.

  3. non c’entra ma quello che mi piacerebbe qui e spero di trovare nel prossimo trimestre è un/una 24enne o 25enne che scriva di musica e non sembri un vecchio di merda, da inserire nello staff per VINCERE

  4. Io però non sto dicendo che a 25 anni non si possa essere maturi, sto dicendo che è abbastanza legittimo non esserlo o non esserlo del tutto, specie se di mestiere fai il rapper e hai come target gente più giovane di te (o al massimo coetanea).
    Il parallelismo con il Punk della mia generazione (io i 30 li ho passati da qualche anno) lo faccio unicamente perchè parlo di ciò che conosco e quando si trattava di musica “contro” era tutta roba tagliata grossissima che se la rileggi adesso dici “vabbeh”, ma in cui allora credevi anche abbastanza. E tu avevi neanche 20 anni, ma chi la suonava ne aveva certamente qualcuno in più. E andava bene così. Poi se adesso c’è gente di quasi 40 anni che per forza di cose si deve mettere a tavolino e infilare basi di solida analisi polita economica e sociale dentro Paranoia e Potere io non so che farci. E’ una cosa che mi fa abbastanza tristezza non perchè quel disco vada rinnegato o denigrato. Io non lo sento da 15 anni, ma lo risentissi oggi canterei tutti i pezzi senza troppi problemi, però penso di poter dire che in quel disco ci fosse tanta denuncia, zero soluzioni e anche quella poca lettura critica delle questioni sfociava sempre in risposte facili (violenza e rivoluzione). Fedez fa la stessa cosa solo che lo fa con uno strumento diverso e in direzione di un pubblico dai gusti diversi, ma con la stessa predisposizione all’essere CONTRO.

    (A me la rima piace e ne condivido in un certo senso il contenuto, ma non mi ci metto perchè sono andato già abbastanza lungo così).

  5. Fede (no relation) il said:

    Io ne ho 22, e da quando ho cominciato a seguirvi, ma probabilmente anche prima, suono come un vecchio di merda. Anzi, probabilmente è il motivo per cui ho iniziato a seguirvi, la scelta era tra voi e il cantiere del nuovo tram.

    Vedo poche speranze per questo piano

  6. “il concetto di tempo misurabile con l’orologio ecc. è qualcosa di molto recente e collegato in pieno all’emergere del capitalismo (il tempo come denaro).”
    Sì ma i Punkreas canavano “Clessidre e meridiane no, non posso sopportare” quindi direi che quel pezzo rimane uno dei miei preferiti dei Punkreas ma non facciamone una critica la capitalismo.

  7. “Il titolo dell’album trae il proprio nome da un gioco di parole. Fedez ha intrecciato tra loro quelli che sono gli aggettivi che usa per descriversi, cioè cantautore e “hooligan del pop”, per manifestare il suo senso di ribellione contro il potere politico, e ha creato il titolo “Pop-Hoolista”.”

    No, qualcosa non mi torna

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